L’inno alla vita e alla libertà di “Ora e sempre riprendiamoci la vita”

Ora E Sempre AgostiOra e sempre riprendiamoci la vita (di Silvano Agosti, 2018)
Non tutti conoscono le opere dell’ottantenne Silvano Agosti, cineasta a tutto tondo perché oltre che regista è sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia, nonché poeta e saggista. Contrario a ogni forma di potere e di istruzione, Agosti si è distinto sia per la sua produzione di film di finzione, sia per i documentari, e soprattutto per essere riuscito a filmare i movimenti giovanili negli anni della contestazione.

Proprio grazie a questo materiale il regista è arrivato, con doverosa calma, a presentare ai giorni nostri un film che parla del decennio più caldo della nostra storia recente, che si apre con la bellicosa manifestazione a Villa Giulia a Roma nel 1968 e si chiude con il cadavere di Aldo Moro nel 1978. Il lavoro alterna le affascinanti riprese d’epoca a interviste (comunque risalenti a una ventina d’anni fa) ai protagonisti di ciascun capitolo, legato a manifestazioni particolari o stragi di Stato: il tutto rigorosamente narrato in ordine cronologico.

Le voci sono tante, da protagonisti “sul campo” come Mario Capanna, Pietro Valpreda e Oreste Scalzone, fino agli artisti Bernardo Bertolucci, Paolo Pietrangeli, Dario Fo e Franca Rame, passando per i filosofi Massimo Cacciari ed Emanuele Severino e così via. I contributi degli ospiti danno ancora più forza alle immagini girate da Agosti, sottolineando la grande importanza del periodo, paragonato “almeno” alla Rivoluzione Francese e intriso di un generale senso di ottimismo: molti protagonisti credono che il seme della rivoluzione sia come un fiume sotterraneo che prima o poi tornerà fuori.
Vedendo però la società odierna, la cosa mi pare piuttosto lontana e difficile.

Dal punto di vista cinematografico, alcune immagini d’epoca dei cortei sono altamente suggestive, tanto da chiedersi come il regista possa essere stato così dentro l’azione e vicinissimo agli scontri; inoltre le scene delle stragi risultano estremamente forti e commoventi.
Più criptico il finale, che non è altro che l’espressione della poetica dell’autore, presente proprio nel titolo dell’opera, e cioè un inno alla vita, alla libertà dell’essere umano da ogni forma di schiavitù che la società contemporanea ti impone, dall’istruzione al lavoro stesso.
Più televisive e meno efficaci le interviste, alle quali un aggiornamento non avrebbe guastato, che creano di fatto un distacco di tensione con il girato d’epoca e a volte risultano poco interessanti in sé.

Il materiale come detto è affascinante, gli spunti non mancano, la discussione è di fatto lasciata allo spettatore: tutti elementi che fanno di Ora e sempre riprendiamoci la vita un viaggio di 50 anni nel passato per riguardare e attualizzare quanto è successo.
Visto a Ravenna all’interno della rassegna “Per non morire di televisione”, il film è distribuito nelle sale in un numero ridotto di copie, da qualche parte nel nostro paese.

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