venerdì
29 Maggio 2026
Rubrica L'opinione

La Lega è sparita, ma per fortuna al segretario le percentuali non fanno paura…

Condividi

Tanto per cambiare, alle elezioni in provincia ha vinto il Pd con l’aiuto di alleati e liste che, nel caso specifico, hanno garantito a Cervia e Faenza una vittoria netta al primo turno dei candidati di coalizione, entrambi esponenti del Partito Democratico. E come ormai avviene da tempo, tra chi ha perso di più c’è la Lega.

Ora, la Lega a Faenza era riuscita a sfiorare la vittoria nel 2015 con Gabriele Padovani e a eleggere Andrea Liverani consigliere in regione nel 2014. Dopo poco più di dieci anni, nessuno dei due fa più parte della Lega, ma entrambi sono stati protagonisti delle elezioni manfrede (dove la Lega invece è stata protagonista del grande flop di Claudio Miccoli, raccogliendo poco più del 4 percento dei voti in una lista unica insieme a Forza Italia). A Cervia, il Carroccio era arrivato ad avere alle politiche il 20,4 percento dei voti nel 2018, non nel secolo scorso. E del resto era qui che Salvini frequentava il Papeete e incontrava la stampa ed è sempre qui che ogni estate la Lega Romagna fa una grande festa con ministri e parlamentari. C’era quindi da temere che Jacopo Morrone, dal 2015 a capo della Lega Romagna, fosse un po’ preoccupato dagli ultimi risultati a dir poco imbarazzanti per il Carroccio (a Cervia la Lega non ha neppure presentato la lista, schierandosi invece con il civico Savelli…). Ma per sua fortuna non è così. Morrone infatti nel post voto parla di “Luci e ombre in una regione che continua a essere militarizzata da una sinistra che in decenni di potere ha messo radici profonde e ben ramificate nel tessuto socio-economico”. Insomma, la colpa è un po’ degli elettori; non una novità, d’accordo. Ma il calo drastico dei consensi nello specifico al suo partito? «Abbiamo un’esperienza ormai consolidata rispetto anche ad altre forze e non ci spaventano certo percentuali che salgono e scendono». Ah ecco, e se non preoccupano lui, figurarsi quanto possono preoccupare le altre forze del centrodestra, che appunto dal bacino di ex elettori leghisti stanno attingendo a piene mani. Peraltro anche qui inizia a farsi sentire la proposta di Vannacci e questo, volenti o nolenti, può essere un segnale preoccupante perché si rischia una corsa alla provocazione facile, all’iniziativa ad effetto (vedi gli adesivi della campagna “Negozio italiano”) per affrontare temi complessi su cui ci sarebbe bisogno invece di riflessioni e sinergie tra istituzioni e la cosiddetta società civile. Ci sarebbe bisogno di interventi stratificati che al momento latitano da ogni parte.

E ci sarebbe bisogno, più in generale, come non ci stancheremo mai di dire, di ricambio e proposte alternative in grado di riportare le persone alle urne, di scuotere lo status quo, di non permettere alle solite forze di vincere sempre e comunque. Perché certo non si può che condividere invece la riflessione di Morrone sull’astensione che, dice, è un segnale «comunque preoccupante anche per la sinistra». Il che è indubbiamente vero. La speranza è che si possa invertire questa tendenza, magari riuscendo a coinvolgere giovani e meno giovani in progetti e visioni possibili e credibili non solo durante le campagne elettorali per raccattare voti ed evitando boutade utili solo a infiammare inutilmente, se non pericolosamente, gli animi, illudendoli di facili soluzioni di fatto impraticabili.

Condividi
CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi