Nuovi turismi per nuove Tribù

Come Dioniso regola la nostra esperienza di viaggio.
Dalla ricerca delle “nuove rovine” all’inseguimento dell’arte di strada, dai raduni neofolk ai cammini della spiritualità millenaria

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foto Annie Spratt

Il turismo è l’ambito d’eccellenza di quello che il filosofo francese Michel Maffesoli ha definito il neotribalesimo postmoderno. Le nuove tribù contemporanee non hanno un fine da raggiungere, non si riconoscono in un progetto – economico, politico o sociale – da realizzare: la loro sola ragion d’essere è il «desiderio di un presente vissuto collettivamente». L’obiettivo che dirige questi nuovi gruppi postmoderni, è la «conquista del Presente»,  la «ricerca di una vita quotidiana più edonistica, […] meno finalizzata, meno determinata dal “dover-essere” e dal lavoro», la quale «porta a sperimentare dei nuovi modi di essere», nei quali anche le microazioni condivise come la passeggiata, la partita alla playstation, il concerto della band preferita, l’apericena al lounge bar o anche il tramonto sulla spiaggia in mezzo ai gabbiani,  purché vissuti insieme, occupano un ruolo importantissimo: diventano rituali.

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foto Arthur Poulin

A differenza delle tribù primitive, quindi, queste neotribù possono essere puntuali ed effimere: ciò che le muove è il semplice desiderio di “essere insieme”. «[…] il tenersi caldo, il sostenersi a vicenda, lo stringersi agli altri», il sentirsi parte di un gruppo, anche soltanto per un breve periodo di tempo.
Le neo tribù, per Maffessoli, sono unite quindi da una socialità empatica, basata sulla condivisione di passioni e affetti. Una condivisione che però è effimera, rizomatica, liquida, per citare Baumann. Il neotribale può trasferirsi da un’identità all’altra, partecipare a un gruppo con determinati rituali e a un altro con rituali diversi. Il tutto senza essere in contraddizione perché ogni neotribù è e resta un sistema aperto, si aggancia da altre e diventa costellazione. E, nonostante le apparenze, le neotribù non sono esclusivamente composte dalle generazioni più giovani, ma anche da baby boomers, tutti ugualmente delusi dalla distanza siderale della politica e dalla caduta delle ideologie, tutti ugualmente alla ricerca di una quotidianità da sacralizzare, di un hic et nunc rassicurante che li faccia sentire “ casa”.

Per fare qualche esempio: tutti noi apparteniamo a qualche community sul web che, paradossalmente, invece di renderci più virtuali ci ha reso più “ fisici” e , per citare ancora una volta Maffesoli, dionisiaci, nel bene e nel male.  Ci ha messo per strada, con i piedi e con la testa. Può essere il mio amico fotografo, che, come Filippino Lippi e il Ghirlandaio che “ andando per ruine” alla Domus Aurea hanno trovato le grottesche, è impegnato in mappature di edilizia bellissima e abbandonata – le sue  ruine – sulle orme degli Atlanti di Silvia Camporesi e di Gehrard Richter.  Può essere il giovane writer che vuole vedere tutti gli esempi di public e street art di una città e si informa sull’ultimissima app che li localizza per chi arriva. Ma può essere mio figlio diciottenne che segue in meno di dieci giorni due festival di folk-pagan metal sparsi per l’Italia, si riunisce con la sua tribù di amici di tutta Europa, cimentandosi anche con il lancio del tronco e con la full immersion nella cornamusa scozzese. O può essere la mia amica, assolutamente atea, che, fiera del quarto cammino di Santiago di Compostela, quest’estate ha già fatto, in due step diversi, la Via Francigena a piedi, insieme ad un gruppo di amici conosciuti su Facebook. Tra poco ha intenzione di cimentarsi con la Via Appia, seguendo con altri fedelmente il libro di Paolo Rumiz.

Come anche tutti quelli che si mettono per strada e camminano, sempre più numerosi fanno Nordic Walking in città, trekking sugli Appennini alla ricerca delle lucciole o dei grandi Patriarchi (gli alberi secolari), partono in bicicletta per viaggi lunghissimi, con buona pace di una nazione che dovrebbe investire in piste ciclabili e sentieri antichi e non lo sta facendo, per oscuri motivi (forse perché imprese meno titaniche di ponti tra Scilla e Cariddi?).
Anche se spesso lontano dalla disponibilità finanziaria delle élite, questo turismo neotribale che frequenta festival e luoghi insoliti portatori di nuove storie e miti, è mediamente piuttosto colto e porta, con il suo effetto costellazione, non poche ricadute economiche ai territori che vengono scelti, con tutto il rispetto per il luxury di Briatore in Puglia, regione che, già da tempo e prima dei suoi consigli, ha saputo promuoversi con intelligenza in ambito neotribale, valorizzando le sue ricchezze (artistiche, culturali, gastronomiche, paesaggistiche) con guadagni non indifferenti e ben distribuiti tra la popolazione.

Perché questo turista è anche polisensoriale e multimotivato; vuole la relazione “vera” con il luogo, immergersi nella cultura, assaporarne la lentezza, i sapori antichi, ascoltarne i suoni e le musiche, viverla “ dionisiacamente”.
Il che non ha alcuna relazione con gli stereotipi, ma riflette una nuova libertà, una libertà non astratta, ma piccola, interstiziale e minima, relativa anche soltanto a un’esperienza, ma vissuta come emotivamente ricca, specchio di una nuova possibilità estetica e insieme etica.

Tutte le immagini sono tratte dal sito web https://Unsplash.com

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