Sistema Ceramica

Libera e non esaustiva flânerie tra arte e artisti, design, pubblico e privato a Faenza e dintorni

Andrea Salvatori, Amore… ma che succede, 2016, ceramica e porcellana, cm 42x46x40 (foto di Luca Nostri)

È quasi banale parlare della relazione tra Faenza e la ceramica, ma, in tempi di chiacchiere vane, vale la pena raccontare gli effetti virtuosi della valorizzazione in chiave sistemica di una risorsa che è anche (ma non solamente), artistica e culturale, diventata lo specchio, felice e risolto, di una strategia etica che avvolge un’intera città, mantenendola coerente con la propria storia, la propria identità e in linea con il futuro prossimo venturo. I numeri, grandi, della fiera “Argillà 2016“ ne sono l’esempio, ma, ponendoci fuori dalla moda dei numeri e dei fatturati anche quando si parla di cultura e arte – che è sempre piuttosto fuorviante e sbagliato come pensiero – raccontiamo una città e il suo indice di felicità culturale ed etica diffuso, se i ragazzi, usciti dalle scuole, trovano lavoro, se gli artisti che hanno studiato sui banchi dell’istituto locale sono riconosciuti a livello internazionale, se è una città che accoglie l’”altro”, straniero e innovazione, poco importa. Ed è quindi aperta al confronto e allo scambio, disposta a correre rischi e a evolversi pur rimanendo fedele a se stessa, ad uscire dalla propria comfort zone per rinnovare il suo punto di vista.
Attraverso un sistema culturale agile e vivace, Faenza è riuscita a vincere queste scommesse, mettendo in rete tutti i livelli che ruotano intorno alla Ceramica: storia, istituzioni, privati, aziende, formazione (Istituto d’Arte Ballardini, ISIA e Corso di Laurea in Chimica e Tecnologie per l’Ambiente e i Materiali di Unibo), musei, artigiani, fondazioni, restauro, arredo urbano, pubblici e privati. Il Museo Internazionale delle Ceramiche è una delle realtà museali più attive e dinamiche della regione e punto di riferimento internazionale per la storia, la tradizione e il restauro fìttile; il suo Premio è uno dei riconoscimenti più importanti del mondo e nello stesso tempo è il sismografo dei nuovi linguaggi per gli artisti che lavorano con la ceramica; ha una direttrice, Claudia Casali, molto competente e allo stesso tempo innovativa.  Poi c’è il Museo Carlo Zauli che, oltre ad essere uno spazio espositivo dedicato all’opera del grande scultore, organizza le Residenze d’Artista, incontri che, coinvolgendo un curatore, un ceramista, un gruppo di studenti e l’intera città, diventano ogni volta un processo creativo guidato da un artista che non conosce le regole ceramiche, con esiti  unici e sorprendenti dal punto di vista artistico, tecnico e relazionale; allo stesso tempo da alcuni anni ha promosso un Corso per Curatore e un proprio FabLab, con il corso per “Artigiani Digitali”, creato in collaborazione con Ecipar Cna Faenza, dove si impara la progettazione 3D e si può sperimentare liberamente.

Sembra quindi che il sistema faentino si sia comportato come la ceramica: materiale duttile e immensamente libero per infiniti usi e sconfinate declinazioni, sperimentazioni, contaminazioni.

Sopra alcune opere di Andrea Salvatori, foto di Luca Nostri

Lo è soprattutto quando entra in contatto con artisti giovani, italiani e stranieri.
Barnaby Barford è un artista inglese che, meno eccentrico del Turner Prize 2003 Grayson Perry ma altrettanto valido e apprezzato oltremanica, nella sezione del Victoria and Albert Museum al London Design Festival 2015 ha creato una grande Torre di Babele con 3000 piccole sculture in ceramica che riproducevano i negozi tipici di Londra, etnici e non, rappresentando il melting pot e la gerarchia dei consumi di Londra in chiave critica e ironica (in basso i negozi più poveri, in alto quelli più chic).  L’installazione è stata uno dei grandi successi della Design Week. Barford ha affermato che il periodo più stimolante e profondamente ricco per la sua crescita di artista è stato quello trascorso a Faenza a studiare ceramica durante un Erasmus del 1999. Dieci anni dopo, nel 2009 Barford partecipò al Premio Internazionale del MIC, ottenendo una menzione d’onore. Nello stesso anno di Barford, (ex aequo con il Giappone di Tomonari Kato) il Premio Faenza fu vinto da Andrea Salvatori, altro artista di grande classe, faentino doc cresciuto nelle aule dell’Istituto d’Arte Ballardini e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, e diventato amatissimo a livello internazionale per il mix incantante di ironia, kitsch, calligrafia tecnica e humor dada delle sue opere, oggetto di slittamenti semantici che spiazzano lo sguardo e  sono, nello stesso tempo, altamente seduttivi.
Lo stesso pensiero divergente, accompagnato a un mix tra attenzione filologica alla materia e poetica colta e raffinatissima, è la strada percorsa dal duo imolese Bertozzi e Casoni, precedenti come generazione a Salvatori, ma anche loro provenienti dall’Istituto d’Arte Ballardini di Faenza e dall’Accademia di Bologna. Sono entrati, e a ragione, nel gotha del mercato e dell’attenzione degli addetti ai lavori già dagli anni ’80 del secolo scorso. Autori di meravigliose vanitas tutte contemporanee, Bertozzi e Casoni uniscono alla pratica artistica la sperimentazione e la ricerca tecnica sui materiali ceramici più innovativi di derivazione industriale all’interno della Cooperativa Ceramica di Imola. I loro epos ipnotici sono lo specchio dell’infinita trashitudine dei nostri tempi; raggelano, con una sintassi perfetta, la bellezza transitoria e obliqua del mondo, affermandola per mezzo di tableaux vivents di figure retoriche tridimensionali e costruendo una vera e propria grammatica della Meraviglia: ossimori e iperboli affascinanti come la sedia elettrica e le farfalle, il rifiuto e i fiori, lo scheletro-Madonna che falcia l’erba.
Un altro artista innovativo e giovane, che lavora – anche – con la ceramica è Nero/Alessandro Neretti, anche lui faentino, Premio Faenza Under 40 nel 2013. Nero è forse l’artista più fortemente iconico e simbolico per raccontare le possibilità espressive della ceramica che, in lui, diventa linguaggio nomadico, concettuale, politico, multidisciplinare, in grado di sviluppare una critica acuta  sulla condizione umana, mantenendo salda una qualità alta ed esigente nei confronti della materia e della pratica plastica.

La ceramica a Faenza è segnata a più livelli dall’equilibrio tra il registro propriamente artistico, quello legato al design e quello più spiccatamente artigianale.

Opere di Betrozzi e Casoni
Opere di Nero/Alessandro Neretti

La cosa, altrove fonte di polemica, a Faenza non rappresenta un problema ma, al contrario, diventa una risorsa eccellente per continuare a fare ricerca in tutti gli ambiti. Senza gabbie puriste e veterotestamentarie. Su un versante liminale tra arte e design agiscono, infatti, altre realtà, come Ceramiche Fos, nata come manifattura di ceramica da un’idea di Piero Mazzotti e Andri Ioannou che, anche con la collaborazione di Pastore e Bovina – Studio Elica e Giovanni Cimatti, danno vita a collezioni di oggetti e manufatti fito e biomorfici. Tra tradizione e sperimentazione contemporanea lavora invece Antonietta Mazzotti che, oltre a creare collezioni storiche nella Manifattura ricavata nella serra dei primi del ‘900 della dimora di famiglia, percorre anche la strada di artista.  Su un versante ancora più particolare, e unico a livello europeo, si muove la Bottega Gatti che, probabilmente, è una delle realtà più innovative e insieme neorinascimentali dell’intera scena creativa italiana. Nata nel 1928, sin dagli esordi la Bottega ha collaborato con i protagonisti del futurismo Balla, Marinetti, Dottori, con Giò Ponti e Giovanni Guerrini ai tempi dell’Enapi, e ora è diventata, grazie all’azione appassionata di Davide Servadei, pronipote del fondatore Davide Gatti, il punto di riferimento per molti protagonisti dell’arte contemporanea che vogliono realizzare un’opera in ceramica. Dal laboratorio Gatti, un vero e proprio Atelier nel quale gli artisti sono condotti per mano dentro la materia rispettando la loro poetica e la loro visione, sono passati, tra i tanti: Aldo Mondino, Ettore Sottsass, Arman, Enrico Baj, Giosetta Fioroni, Sebastian Matta, Carla Accardi, Pablo Echaurren, Hsiao Chin, Mimmo Paladino, Agostino Bonalumi, Mike Kelley, Hidetoshi Nagasawa, Vedova -Mazzei, Liliana Moro – per problemi di spazio l’elenco è forzatamente sintetico.
Così Faenza, grazie a questa rete che unisce cultura, identità, genius loci, accoglienza, arte, collaborazione e spirito imprenditoriale, è diventata un tessuto connettivo ricco e fertile, che attira e muove energia creativa intorno a sé, creando nuove relazioni, commistioni virtuose di cui, alla fine, trae beneficio l’intera comunità, di artisti, artigiani ma anche di semplici cittadini.  Il che, in questi tempi mediocri, è un pensiero da copiare. Mutatis mutandis, ovviamente.

Particolare da: globalization #2, 2014, stampa a getto d’inchiostro su D-°©-bond cm 70x50x0,4 (courtesy dell’artista)

AGENZIA MARIS BILLB CP 25 02 03 20 – 31 01 21
COOP START UP BILLB 16 – 31 01 21
CONSAR BILLB 07 – 24 01 21
AGENZIA CASA DEI SOGNI BILLB 20 03 20 – 31 01 21