Raccolta rifiuti, turbativa d’asta: chiesto rinvio a giudizio per Mazzoni (Hera)

Il ravennate in pensione da alcuni mesi è accusato di aver fatto pressioni per escludere una ditta dal raggruppamento di imprese in gara per l’appalto da 90 milioni per la raccolta dei rifiuti a Bologna

La procura della Repubblica di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per il 60enne ravennate Tiziano Mazzoni, direttore dei servizi ambientali di Hera fino all’autunno 2016 quando è andato in pensione, nell’ambito dell’inchiesta sull’appalto da 90 milioni di euro per la raccolta rifiuti nell’area del capoluogo regionale messo a gara dalla multiutility nel 2015.  L’accusa, come si legge dal sito dell’agenzia Ansa che riporta la notizia, è turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per «condotte atte a interferire, con pressioni e minacce indebite, sulla ritualità» del procedimento diretto a stabilire il contenuto del bando.

In altre parole Mazzoni è accusato di aver fatto pressioni perché dalla cordata d’imprese guidata dalla Brodolini di Comoacchio, in gara per la gestione della raccolta dei rifiuti, ne uscisse una: la Borelli Orlando che poi presentò un esposto da cui è nata l’inchiesta della magistratura. All’epoca dei fatti il servizio era gestito da una rete temporanea d’imprese capitanata dalla società ferrarese. Secondo la procura, Hera stava valutando la proroga del contratto o un nuovo bando. L’indagato avrebbe tra l’altro informato i legali rappresentanti della volontà di Hera di non prorogare il contratto del 2012 se dalla cordata non fosse uscita la Borelli. Secondo quanto riporta l’Ansa, Hera «sembra aver concordato con alcune imprese se inserire una clausola in un bando e ne ha dato comunque notizia ad altre imprese» dello stesso raggruppamento aggiudicatario «prima della sua pubblicazione».

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