Processo Cagnoni, la difesa chiede trasferimento in altra sede: «Colpa dei giornali»

Prima udienza / Il dermatologo accusato dell’omicidio della moglie Giulia Ballestri. Gli avvocati accusano i quotidiani locali di aver dipinto un solo colpevole. Starà alla Cassazione stabilire cosa fare. Intanto la corte d’assise sceglie di non sospendere il dibattimento. Chiesta l’esclusione di alcuni atti delle indagini preliminari. L’associazione Dalla parte dei minori ammessa tra le parti civili assieme a Comune, Udi, Linea Rosa e familiari

LEGGI LA CRONACA DELLA SECONDA UDIENZA (26 ottobre 2017)

Matteo Cagnoni in aula

A sinistra Matteo Cagnoni al banco degli imputati, al suo fianco l’avvocato Giovanni Trombini

Questo processo non s’ha da fare a Ravenna. Perché una campagna mediatica dei due quotidiani locali ha ficcato il pregiudizio nella testa dei giudici rappresentando l’imputato come l’unico colpevole. Di questo è convinto il collegio difensivo di Matteo Cagnoni, il 53enne dermatologo alla sbarra per l’omicidio della 40enne moglie Giulia Ballestri, ritrovata morta il 18 settembre 2016. Alla prima udienza del processo, il 10 ottobre 2017, gli avvocati Francesco Dalaiti e Giovanni Trombini hanno presentato istanza per la rimessione del processo: in gergo tecnico legitima suspicione, in parole povere la richiesta di trasferimento in altra sede davanti a un’altra corte d’assise. Che non sia stata raggiunta dal «disastro mediatico». Spetterà alla Cassazione stabilire se il processo vada trasferito. Alla corte d’assise ravennate spettava la decisione su una eventuale sospensione del processo (come chiedeva la difesa). Ha invece stabilito di procedere: non potrà pronunciare sentenza prima del pronunciamento della suprema corte e se questa dovesse accogliere l’istanza della difesa vorrà dire che quanto fatto fino a quel momento in aula a Ravenna andrà gettato nel cestino. È stata l’unica mossa inattesa in un’udienza per il resto andata come da copione.

Ravenna 10/10/2017. FEMMINICIDIO GIULIA BALLESTRI. Iniziato Il Processo Che Vede Imputato Matteo Cagnoni Accusato Dell’ Omicidio Della Moflie Giuglia Ballestri.

La pubblica accusa del processo per omicidio a carico di Matteo Cagnoni: il sostituto procuratore Cristina D’Aniello e il procuratore capo Alessandro Mancini

Camicia azzurra e giacca blu con fazzoletto nel taschino, occhiali da vista: Cagnoni è entrato nella gabbia per gli imputati con il volto impassibile e in mano una cartellina rossa che ha aperto per un controllo del contenuto e poi richiuso. È rimasto seduto quando è entrata la corte la prima volta (forse una distrazione dovuta alla tensione del momento) e poi ha chiesto e ottenuto di seguire il processo fuori dalla gabbia, accanto all’avvocato. Per tutta la giornata (l’udienza è andata avanti dalle 9.30 alle 18 con alcune interruzioni per la camera di consiglio dei giudici) il dermatologo ha scambiato pochissime battute con il legale e preso molti appunti. Per la prima puntata del processo ressa di telecamere delle più celebri trasmissioni televisive nazionali e circa duecento persone affluite per scorgere le reazioni sul volto del medico e magari scattare un paio di foto. Tra il pubblico anche l’assessore comunale Ouidad Bakkali.

La mattinata è servita alla corte (presidente Corrado Schiaretti, a latere Andrea Galanti) per respingere la richiesta della difesa di escludere Comune, Unione donne italiane e associazione Linea Rosa dalle parti civili tra cui invece è stata ammessa anche l’associazione Dalla parte dei minori che era stata esclusa nell’udienza preliminare. In tutto sono così cinque, compresi i familiari della vittima.

Cagnoni

Matteo Cagnoni con Giulia Ballestri

La prima questione più nel merito riguarda alcune prove. In buona sostanza la difesa chiede di escludere dal dibattimento gli atti raccolti in fase di indagini preliminari a proposito di autopsia e intercettazioni perché ritenute fuori dal quadro normativo di riferimento. Per le intercettazioni non c’era necessità, per l’autopsia serviva un incidente probatorio. L’avvocato Trombini affonda: «La procura ha voluto farsi le prove in casa». La pubblica accusa (pm Alessandro Mancini e Cristina D’Aniello) bolla tutto come illazioni, respinge la richiesta e la giuria scioglierà la riserva in apertura della seconda udienza, fissata per il 26 ottobre (dal 3 novembre calendario già fissato per ogni venerdì fino al 22 dicembre ma è verosimile ipotizzare che si arriverà a primavera per la sentenza di primo grado).

Il cadavere di Giulia Ballestri fu trovato nella tarda sera di domenica 18 settembre 2016 nella legnaia di una villa disabitata della famiglia Cagnoni in via Padre Genocchi a Ravenna, a due passi dai giardini pubblici. Il fratello Guido non aveva più contatti con lei dal giovedì sera e la domenica, dopo aver scoperto l’auto della sorella parcheggiata aperta davanti a casa in via Giordano Bruno, si è rivolto alla questura mettendo in modo le ricerche. Gli accertamenti del medico legale dicono che è stata uccisa a bastonate e fissano il momento della morte alla mattinata di due giorni prima.

All’alba del 19 settembre gli investigatori della squadra mobile della polizia, coordinati dal procuratore Alessandro Mancini e dal sostituto Cristina D’Aniello, arrestano il marito nell’abitazione dei genitori a Firenze, al termine di una rocambolesca fuga (giustificata poi come reazione istintiva alla vista della polizia ricordando una vecchia perquisizione notturna in occasione di un’inchiesta poi archiviata). L’uomo aveva raggiunto la villa sui colli del capoluogo toscano venerdì 16 insieme ai tre figli, di sei, otto e undici anni.

Ravenna 10/10/2017. FEMMINICIDIO GIULIA BALLESTRI. Iniziato Il Processo Che Vede Imputato Matteo Cagnoni Accusato Dell’ Omicidio Della Moflie Giuglia Ballestri.

L’avvocato Giovanni Trombini, difensore Matteo Cagnoni

Il matrimonio dei due era ormai in crisi da tempo, una circostanza però nota solo agli amici e parenti più stretti per via dell’immagine di coppia perfetta che i due ancora riuscivano a mettere in mostra nelle occasioni pubbliche a cui Cagnoni teneva particolarmente. Lei da qualche settimana aveva allacciato una frequentazione con un altro uomo che conosceva e voleva il divorzio. Il marito, secondo la sua versione, era d’accordo e in effetti i coniugi si erano già rivolti a un avvocato.

In buona sostanza secondo l’accusa i fatti si sono svolti così. La mattina del 16 settembre la coppia accompagna i figli a scuola e poi va a fare colazione in un bar di viale Newton (le telecamere di videosorveglianza li riprendono). Poi vanno nella villa di via Genocchi: lui l’avrebbe attirata con una scusa, lui dice che avevano deciso di andare a visionare alcuni quadri per una vendita. Una volta in casa l’aggressione. Iniziata al pian terreno e conclusa nel seminterrato. L’arma del delitto un bastone di legno, dello stesso tipo di legno di quello accatastato.

Per la procura è colpevole perché sul luogo del delitto ci sono impronte insaguinate di Cagnoni, perché il medico ha fatto disdire tutti gli appuntamenti in studio prima di sapere ufficialmente della morte della donna, perché la borsetta che la moglie aveva al bar è la stessa che Cagnoni scarica dall’auto una volta arrivato a casa del padre. Lui si dichiara innocente perché sotto le unghie di Giulia ci sono tracce di Dna di un’altra persona, le impronte di scarpe nel sangue non sono dello stesso numero del medico, nella villa andò spontaneamente e non forzata.

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