Mazzette, funzionari Hera arrestati. Le intercettazioni: «Quella cosina che sai…»

Nelle telefonate tra Gambetti, Galliani e le ditte che avevano appalti dalla multiutility i contorni dei favori richiesti dai due funzionari pubblici che si stupivano anche della velocità con cui venivano assecondate. A volte con linguaggi in codice: la pressione di 1,5 bar per indicare una busta da 1.500 euro

RAVENNA 12/01/2018. CONFERENZA STAMPA IN PROCURA PER L’ ARRESTO DI 2 FUNZIONARI DI HERA.

Da sinistra il colonnello Andrea Fiducia della guardia di finanza, il procuratore capo Alessandro Mancini e il sostituto procuratore Monica Gargiulo

«Lì chi paga il lavoro?»
«Paga Barabba… i soliti ignoti»
E giù risate.
È un passaggio dell’intercettazione di una telefonata del 4 novembre 2015 tra Roberto Gambetti – il 61enne di Massa Lombarda dipendente di Hera ai domiciliari da ieri con l’accusa di aver ottenuto soldi e beni dalle imprese appaltatrici della multiutility per facilitare i loro pagamenti – e il titolare di un’impresa edile a cui sta chiedendo di asfaltare il piazzale di un amico. A pagare, pare di capire dalla battuta di Gambetti, sarebbe stato il complice dei due ladroni crocifissi con Gesù. La battuta del massese dà il nome a tutta l’inchiesta condotta dalla guardia di finanza (pm Alessandro Mancini e Monica Gargiulo).

La lettura delle conversazioni e degli sms captati in quasi due anni di indagini, contenuti nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che oltre a Gambetti ha raggiunto anche il collega Andrea Galliani, aiuta a comprendere il clima del sistema che secondo gli inquirenti i due avevano ben radicato con le imprese con cui aveva rapporti diretti di lavoro. Secondo la denuncia di un imprenditore, che ha fatto scattare l’inchiesta, le vicende andavano avanti almeno dal 2004.

Viene da chiedersi cosa avrà pensato Galliani tra ieri e oggi leggendo i titoli di siti e quotidiani che riportavano il suo arresto visto che il 16 dicembre 2015 telefonava a un impiantista – di una ditta che aveva lavorato per Hera e che quindi era in condizione di vedere i propri pagamenti sottoposti al vaglio di Galliani – per mandarlo a installare un allarme antifurto nella sua abitazione di Casola Valsenio «perché nel giornale c’è scritto “Sos Ladri” e c’ho la sindrome del ladro adesso».

La presunta condotta illecita dei due, uno direttore lavori e l’altro assistente di cantiere, non conosceva pause nemmeno per le festività. La vigilia di Natale di due anni fa Gambetti incontra in un bar un dipendente di una ditta che lavora per Hera. I Finanzieri sono appostati fuori ma non possono vedere cosa accade. Qualcosa però si può intuire dalla lettura dell’sms che il 61enne manda all’interlocutore dopo essersi salutati: “Il certificato di collaudo che mi hai dato è da 1,5 bar. Eravamo d’accordo di fare la prova di pressione almeno a 4,5 bar. La rifaremo nell’anno nuovo, ok? Intanto Auguroni”. Gli accertamenti degli investigatori non hanno individuato alcun collaudo e alcun certificato emesso in quel periodo. L’ipotesi è che il riferimento alla pressione sia solo una via criptica per riferirsi a somme di denaro: 1.500 euro ricevuti invece dei 4.500 attesi.

Non è l’unica volta in cui le trascrizioni vanno a scovare linguaggi in codice. Prendete la telefonata del 21 dicembre 2015, pochi giorni prima del “certificato di collaudo”, tra Galliani e il dipendente di una ditta di Imola. Quest’ultimo a un certo punto dice: «Quella cosina lì che tu sai… c’è solo wifi in giro… per te è un problema?». Quando l’uomo verrà interrogato dagli inquirenti proverà a dire che stavano parlando del suo tablet. Ma secondo la ricostruzione del pm, accolta dal gip, il lavoratore stava dicendo all’ingegnere di Hera il modello di tablet che gli avrebbe potuto fare avere accogliendo una sua richiesta. Più avanti nella telefonata il lavoratore dice: «Quando poi passi di qua che vediamo la contabilità credo di potertelo dare».

A volte poi capitava pure di stupirsi per la tempestività con cui gli imprenditori esaudivano le richieste. Nel pomeriggio del 16 dicembre scorso Gambetti è al telefono con la moglie e la donna si stupisce di aver trovato una asciugatrice in garage: «Come ha fatto ad arrivare lì?». Allora il marito le spiega chi ha consegnato l’elettrodomestico (ancora un dipendente di una delle ditta in appalto da Hera) e poi commenta: «Non mi aspettavo che arrivasse così presto». A quel punto la consorte si preoccupa che sia quella che aveva richiesto la figlia e Gambetti è esplicito e inconfondibilmente romagnolo con l’intercalare iniziale: «Ciò, gli ho dato solo quel codice lì quindi non dovrebbe aver sbagliato». Del resto nella denuncia che ha messo in moto la procura, l’imprenditore faentino aveva sottolineato che spesso le richieste dei due avvenivano portando la stampa della scheda o del volantino dell’elettrodomestico richiesto.

Si è già visto che non sempre le pretese dei due indagati erano per loro stessi. La procura è convinta che Gambetti abbia usato la sua posizione per indurre due ditte (una di Imola e una di Cesena) a sponsorizzare eventi del Pd. La sponsorizzazione è avvenuta per certo e dalle intercettazioni non pare che si possa mettere in dubbio l’intercessione di Gambetti. Ma con quale peso? Il gip non ravvisa indizi sufficienti per concedere la custodia cautelare su questa accusa. A ottobre del 2015 il 61enne si sente con un addetto all’amministrazione della Srl cesenate che gli dice: «Avrei bisogno dell’Iban per quel bonifico, anche su carta intestata del Partito democratico o della festa, non so di chi, per giustificare queste spese pubblicitarie». Due mesi dopo un sms di Gambetti a un rappresentante dell’azienda imolese: «Mi stanno triturando i maroni per il bonifico della festa dell’Unità». Risposta: «I primi dell’anno fanno il bonifico».

Ma ci sono anche intercettazioni che non tratteggiano la natura dei presunti favori richiesti e ottenuti però servono a capire la reale consistenza della richiesta. A novembre del 2015 si sta ristrutturando a Imola la casa di proprietà del genero di Gambetti. Quest’ultimo allora chiama il geometra di una ditta di Borgo Tossignano che ha rapporti con Hera e parte con cortesia: «Bisogna che ti metti nell’ordine di idee di fare un’opera pia…». L’opera è la pavimentazione di un capannone «120 mq, non chissà che». Con una precisazione importante: «Ci devi mettere anche la fornitura dei materiali». Dall’altra parte del telefono però non c’è l’intenzione di accettare perché «adesso siamo talmente impelagati che…». E allora l’ex assessore comunale di Massa Lombarda (in giunta con il sindaco Linda Errani) mette in chiaro le cose: «Allora se adesso hai poco tempo la condizione potrebbe essere che io la contabilità degli altri lavori te la faccio nel momento in cui tu mi hai fatto questo». La telefonata si chiude con il geometra ben più disposto ad assecondare la richiesta.

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