La criminologa: «L’assoluzione Poggiali insegna che il giudizio si forma in aula»

Ospite del Pirata di Cervia, Flaminia Bolzan dice la sua sul caso dell’infermiera di Lugo. Il volto televisivo di Sky e altre reti nazionali si presta anche ad uno show cooking tra i fornelli

Flaminia BolzanPer stemperare il clima noir che, da sempre, avvolge la sua professione, la criminologa romana Flaminia Bolzan si è concessa uno spensierato weekend a Milano Marittima dove, tra una tintarella e un happy hour, si è prestata ad uno show-cooking tra i fornelli del ristorante “Al Pirata” di Cervia. E’ stata l’occasione per una chiacchierata sui casi giudiziari più noti in Italia che non poteva che partire dall’assoluzione di Daniela Poggiali. Avevamo già chiesto a Bolzan un’opinione rispetto alla sentenza di primo grado dove l’infermiera di Lugo era stata condannata. L’Appello ha ribaltato il verdetto.

Ospite dell’amico Francesco Iasi, accompagnata dal manager Ale Piva, l’ esperta di “cold case” ha cucinato dei prelibati paccheri allo scoglio, deliziando il palato di molti commensali. Poi, tra una portata e l’altra, incalzata da molti appassionati di cronaca nera, la Bolzan si è concessa ai microfoni, dove ha ripercorso gli ultimi delitti italiani.

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Flaminia,  partiamo da Daniela Poggiali, ribattezzata da molti media “infermiera killer” per l’accusa di aver ucciso una paziente con potassio. Condanna all’ergastolo in primo grado a Ravenna e poi assolta in Appello a Bologna perché il fatto non sussiste. Come vede l’intero processo? E davvero i media, alla fine, hanno raccontato una verità distorta?

«E’ indubbio che l’immagine di Daniela Poggiali che tutti abbiamo ben stampata in mente è quella che la ritrae sorridente in un “selfie” accanto ad una paziente deceduta sul letto di ospedale, ed è ovvio che questo, unitamente all’appellativo mediatico di “infermiera killer” già utilizzato in precedenza per altri casi tra cui quello famosissimo di Sonya Caleffi, abbia fortemente influenzato la percezione dell’opinione pubblica rispetto a quanto accaduto. Va però ribadito che la verità processuale si forma nelle aule di tribunale e non sulle pagine dei giornali, motivo per il quale le considerazioni frutto di impressioni a volte pregiudizievoli meritano di essere valutate approfonditamente solo nelle sedi opportune. In buona sostanza, il processo è processo, tutto il resto rimane gossip e la perizia d’appello redatta dagli esperti ha portato alla decisione dei giudici di ribaltare la sentenza di primo grado sulla base di considerazioni scientifiche che non permettevano di attribuire alla Poggiali le morti sospette in corsia»

A proposito di “interferenze dei media”, sul caso di Roberta Ragusa, dopo i 20 anni in primo grado, Antonio Logli annunciando l’appello ha dichiarato: “I giudici si sono fatti influenzare dai media…”. Cosa ne pensa?

«Il libero convincimento appartiene al giudice e, specie quando si parla di giudici togati, non bisogna rischiare di mettere in discussione le decisioni che vengono prese non “a caldo” ma sulla base di quanto il diritto sostiene e gli elementi di prova dimostrano. Va detto però che i media hanno certamente il potere di influenzare la gente in un senso o nell’altro. Questa è la logica della comunicazione che spesso, purtroppo, non è imparziale come può essere al contrario una sentenza. In ogni caso l’eccessiva mediaticizzazione di un caso certamente non giova quasi mai all’imputato, né tantomeno facilita il lavoro di chi si trova a giudicare»

Il caso di Yara. Ergastolo confermato in appello per Bossetti: la Cassazione potrà cambiare qualcosa?

«La Cassazione potrà pronunciarsi sulle questioni di legittimità così come è previsto, non potendo al contrario esprimere giudizi nel merito, cosa che invece è prevista nei due precedenti gradi di giudizio. Motivo per il quale se nell’ambito dell’intero processo dovessero essersi verificati “vizi procedurali” gli Ermellini, nel rilevarli, dovranno rinviare e si verificherà, come è accaduto in altre circostanze, un appello bis».

Tre grandi casi di cronaca giudiziaria: delitto di Cogne con la condanna alla Franzoni, strage di Erba con il carcere a Rosa Bazzi ed Olindo Romano, morte di Melania Rea con la condanna a Parolisi: tutto chiaro, tutto giusto? Qual è la sentenza che ti convince di più e quella che ti convince di meno?

«Non mi convince affatto la sentenza di condanna nei confronti di Olindo Romano e Rosa Bazzi. L’ho ribadito più volte in altri contesti e ho avuto modo di parlarne anche con l’avvocato Fabio Schembri che difende i due sin dall’inizio del processo. Trovo che il profilo della coppia non sia assolutamente compatibile con quelle che invece sono le evidenze ricavabili dalla scena del crimine e aggiungo inoltre che le confessioni, così come la testimonianza di Frigerio, mi sembrano assai poco attendibili. Al contrario ritengo più che convincente la sentenza che sancisce la condanna e quindi la colpevolezza di Annamaria Franzoni per l’uccisione del figlio Samuele».

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