Musica a palla in auto per caricarsi poi svaligiavano case: 4 arrestati per 33 colpi

Indagine dei carabinieri di Faenza. Banda con una organizzazione quasi militare: sopralluoghi di giorno e ritrovo alla stessa ora tutte le sere. Ogni due settimane buttavano via i telefoni. Si vantavano di essere dei “falchi” e la mattina dopo i colpi portavano il bottino a un orefice ora denunciato per ricettazione

IMG 4676Una canzone albanese, sempre la stessa, sparata a palla in auto per darsi la carica e poi entravano in azione. Con le informazioni raccolte dai sopralluoghi nei giorni precedenti, in poche ore erano capaci di svaligiare anche tre o quattro case a raffica senza fermarsi, anche se sapevano che dentro c’era gente. Tra di loro si vantano di essere dei falchi, nel senso di predoni: in albanese skifterat come il titolo della canzone a tutto volume diventato anche il nome dell’operazione condotta dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Faenza conclusa con quattro arresti. Gli inquirenti attribuiscono 33 furti al sodalizio criminale composto da albanesi tra 24 e 44 anni, tre residenti ad Alfonsine e uno a Ravenna, uno in Italia da diverso tempo e gli altri da un anno: sono finiti tutti in manette nella serata di lunedì 28 maggio eseguendo un decreto di fermo per indiziato di delitto firmato dal sostituto procuratore Lucrezia Ciriello che ha coordinato un’indagine durata sei mesi, con pedinamenti e intercettazioni.

Il fascicolo è ancora aperto su un altro filone parallelo, quello che ha portato alla denuncia di altre tre persone per ricettazione: tra loro anche un orefice del centro di Ravenna a cui portavano la refurtiva ogni mattina successiva alle razzie in cambio di contanti. Il negozio è sotto sequestro. Un altro ricettatore senza attività ufficiali veniva invece di solito contattato subito durante la notte. E la terza persona è la fidanzata di uno dei componenti della banda: i carabinieri le hanno trovato addosso alcuni gioielli rubati. A chiudere il quadro degl indagati c’è un altro uomo che avrebbe avuto un ruolo solo marginale.

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I carabinieri hanno fermato i quattro presunti ladri poco prima che «montassero di servizio». È l’espressione usata dal capitano Cristiano Marella, comandante della compagnia di Faenza, per indicare la consolidata routine della banda. Quasi ogni giorno si incontravano verso le 18.30 e rientravano a casa verso le 23. Tra loro si erano distribuiti i compiti e avevano messo a punto una metodologia accurata attenta ai minimi dettagli, quasi paramilitare. A partire, come detto, da un’attività preventiva di sopralluogo nelle ore diurne per studiare le zone. I colpi sono distribuiti tra le province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena e Ravenna (Fusignano, Savarna, San Bartolo, Alfonsine, Bagnacavallo). Il più anziano faceva l’autista: scaricava gli altri distanti dagli obbiettivi dove non davano nell’occhio e poi questi cominciavano a camminare. Dalle case portavano via di tutto: gioielli, monili, orologi ma anche accessori di abbigliamento griffato come borse, cinture, occhiali. O addirittura profumi. Che regalavano alle fidanzate. Per portare via la refurtiva di solito usavano le federe dei cuscini ma spesso nascondevano il bottino per tornare a riprenderlo solo più tardi, stesso stratagemma utilizzato con gli arnesi da scasso: in questo modo se qualcosa andava storto e veniva fermati non avevano nulla addosso che potesse accusarli. Erano addirittura capaci di portarsi il cambio dei vestiti per sbarazzarsi di quelli sporchi.

IMG 4680Freddi, organizzati, spavaldi e spregiudicati. Come dimostrano le intercettazioni telefoniche. Tra di loro si passavano le informazioni sul calendario degli eventi: dalle sagre di paese alla Notte d’Oro, per sfruttare le serate in cui più gente era fuori casa e loro potevano lavorare meglio. Quello che è considerato il leader del gruppo si vantava di essere capace di aprire una finestra in 15 secondi. Infatti molto spesso i danni lasciati alle abitazioni erano ben superiori al valore del bottino. E al telefono con la fidanzata le racconta che la sera prima sono stati scoperti in una casa: «Una vecchia si è accorta che ero in camera da letto e ha cominciato a urlare “Franco, Franco, ci sono i ladri, prendi il fucile”. Tra un po’ l’ammazzavo quella vecchia ma poi siamo andati via tranquilli da dove eravamo entrati, tanto erano dei barboni».

Un errore però l’hanno commesso ed è costato caro. In un’abitazione visitata a Faenza hanno dimenticato uno dei telefoni cellulari che usavano per comunicare fra loro. Ogni 15-20 giorni andavano nello stesso negozio e ne compravano dei nuovi con numeri nuovi, i modelli più semplici che servivano solo per “il lavoro” e poi veniva buttati via. I telefoni con i numeri personali invece li lasciavano a casa spenti.

Soddisfazione per il procuratore capo Alessandro Mancini e il colonnello Roberto De Cinti, comandante provinciale dell’Arma. Entrambi hanno sottolineato lo spessore criminale del gruppo e la pericolosità delle loro azioni spendendo parole di elogio all’indirizzo dei militari impegnati sul campo in un’indagine delicata che non ha permesso mai di coglierli in flagranza ma attraverso una meticolosa attività di appostamenti ha consentito la raccolta di importanti elementi d’accusa confluiti nel decreto di fermo.

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