Quel carabiniere che minacciò i colleghi con una Beretta rubata. Difendeva la droga?

Arrestato un luogotenente in servizio a Roma e un uomo con precedenti: per l’accusa furono loro a puntare la pistola contro a una pattuglia di Savio che il 10 novembre stava cercando i protagonisti di uno sbarco di 25 quintali di droga in spiaggia. Il sottufficiale tentò la fuga su una Punto fantasma: sequestrata dal suo reparto e ufficialmente restituita

RAVENNA 20/11/2017. CARABINIERI, CONFERENZA PER MAXI SEQUESTRO DI DROGAHa caricato il colpo in canna e da mezzo metro di distanza ha puntato la pistola contro al maresciallo che gli aveva chiesto i documenti: il carabiniere non poteva immaginare che ci fosse un collega dietro alla canna lucida della Beretta Fs calibro 9 diretta al suo petto. E invece il 10 novembre scorso a Lido di Classe sarebbe stato un 55enne sottufficiale dell’Arma, in servizio al nucleo operativo della compagnia di Piazza Dante a Roma, a minacciare una pattuglia della caserma di Savio impegnata nelle ricerche di un uomo in fuga da un furgone fermato con 25 quintali di droga a bordo. Il luogotenente Leonello Del Monte è stato arrestato nei giorni scorsi, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: la procura di Ravenna (pm Monica Gargiulo) è convinta che l’inquietante episodio (alle minacce seguì una colluttazione con un colpo sparato) sia da collegare proprio al maxi sequestro di stupefacenti (con quattro arresti contestuali). In manette con Del Monte anche un altro romano, Tiziano Amici di 45 anni: sarebbe il complice, in sua compagnia nei pressi dell’incrocio tra via Bevanella e via Canale Pergami ai bordi della pineta, che tentò di disarmare i militari in servizio per l’operazione antidroga scatenando una colluttazione finita con un colpo partito senza colpire nessuno e uno sparato dalla pattuglia verso le gomme dell’auto in fuga. I due sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, tentata rapina, lesioni personali, porto d’armi illegale, ricettazione. Il gip non ha accolto le richiesta per l’accusa di tentato omicidio. All’appello manca un terzo uomo che quella mattina è stato visto allontanarsi dagli altri due all’arrivo della gazzella: gli inquirenti hanno già in mano un nome di un possibile indiziato, un altro romano di 47 anni.

RAVENNA 20/11/2017. CARABINIERI, CONFERENZA PER MAXI SEQUESTRO DI DROGAPer capire l’esatto spessore criminale di questa vicenda occorre partire da qualche ora prima. Alle 4.40 viene bloccato il furgone sulla Romea a Savio dopo una breve fuga da un posto di blocco: dentro ci sono marijuana, hashish e olio di hashish. L’autista (Daniele Brancato, 26 anni) finisce subito in manette mentre il passeggero se la dà a gambe per i campi. La droga e il veicolo sono sporchi di sabbia: sulla spiaggia vicina i militari trovano tracce di pneumatici e due file di tappi rossi che lasciano supporre che la roba sia stata sbarcata dal mare e messa su strada. Qualche ora dopo tre albanesi vengono trovati a fumare al bar Cenni di Savio: hanno gli abiti bagnati e sporchi di sabbia, tanto basta per accusarli di aver partecipato al trasbordo (Erald Alidervishi, Alfred Kamberaj, Bledar Danaj).

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È quindi durante quelle ricerche del fuggitivo dal furgone – concluse poi con il triplice fermo al bar – che la pattuglia composta dal maresciallo Giorgio Tantimonaco e dall’appuntato scelto Antonino Sturniolo alle 7.30 arriva all’incrocio delle due viuzze nel bel mezzo del nulla: ci sono una Fiat Grande Punto grigia con un lampeggiante sul tetto, un’Alfa 147 nera e tre uomini accanto. Uno si infila in pineta e tanti saluti (ed è quello che ancora manca). Gli altri due? «Sono un collega di Roma sotto copertura per un’indagine su un grosso sbarco di droga – dice Del Monte mostrando di sfuggita un tesserino da sottufficiale – e lui è il mio tecnico del Gps», indicando Amici. Quando il maresciallo chiede di rivedere meglio il tesserino, e si fa consegnare il telefono dal socio di pattuglia per un controllo con la centrale operativa, l’altro sfodera l’arma. Si scatena il parapiglia: Amici tenta di prendere l’arma di Sturniolo, Tantimonaco afferra la canna della Beretta, parte il colpo, i due cadono a terra, la pistola finisce nel canale dopo un calcio dal carabiniere in divisa e in acqua anche il maresciallo con una costola rotta, i due malviventi salgono sulla Punto e danno gas. Poco dopo l’auto verrà trovata in via dei Lombardi. Dei due a bordo nessuna traccia.

RAVENNA 20/11/2017. CARABINIERI, CONFERENZA PER MAXI SEQUESTRO DI DROGADue dettagli non secondari che aggiungono gravità. La Beretta risulta rubata a un membro della guardia di finanza a marzo del 2016. La Punto è stata sequestrata nel 2014 dal reparto dove è in servizio Del Monte perché trovata con 12 kg di marijuana e dalla banca dati delle forze dell’ordine risulterebbe restituita al legittimo proprietario tre mesi dopo. Oltre al lampeggiante, identico a quello dei corpi di polizia, l’auto era stata munita di una sirena bitonale e di una placca falsificata identica a quella delle auto di servizio dei carabinieri.

Nell’abitacolo della Punto c’è un marsupio con un telefonino cellulare con due schede. È da qui in buona sostanza che si dipana l’indagine conclusa con i due arresti. Il primo spunto investigativo viene da una delle due Sim che risulta aver fatto una chiamata a casa della madre di Del Monte e spesso è stata agganciata a una cella vicino all’abitazione di Del Monte. Nel fascicolo di indagine entro il nome del carabinieri romano, si intercettano altri numeri in suo possesso e si scopre che uno di questi è stato in provincia di Ravenna dalle 4.42 alle 13.06 dell’11 novembre. E in quelle nove ore scarse ha chiamato due numeri: uno è quello di Amici, l’altro potrebbe essere dell’uomo in pineta. Per chiudere il cerchio dell’accusa c’è il riconoscimento fotografico avvenuto senza incertezze da parte dei militari minacciati: «Perché quando qualcuno ti punta una pistola addosso la sua faccia non te la scordi per tutta la vita», dice il procuratore capo Alessandro Mancini.

RAVENNA 20/11/2017. CARABINIERI, CONFERENZA PER MAXI SEQUESTRO DI DROGAQuindi secondo gli elementi raccolti dalla procura, Del Monte sapeva della droga, era in compagnia di un uomo con precedenti, con un’auto fantasma e ha estratto una pistola rubata per minacciare i carabinieri. Perché? Sembrerebbe da escludere la possibilità di una reale operazione sotto copertura ma anche l’ipotesi di un tentativo di rapinare i trafficanti. Per gli investigatori è invece più plausibile una complicità con i quattro del furgone, con quali modalità al momento è ancora da chiarire. La reazione alla richiesta del maresciallo sarebbe stata la volontà di proteggere la propria identità. «Dobbiamo considerare che un quantitativo così ingente di droga – dice il procuratore – presuppone un’organizzazione criminale importante e consolidata che forse sta puntando sta utilizzando questo tratto di costa per i suoi affari». C’è infatti più di una analogia con il sequestro di due tonnellate a ottobre sulla costa ferrarese: anche lì era arrivata via mare.

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