«Il gioco libero e all’aperto? Un diritto dei bambini da rispettare»

Renzo Laporta è il coordinatore di un tavolo che promuove iniziative fuori e dentro le scuole: «Tra i primi ostacoli a giocare in cortile, per i bambini ci sono i “vicini insopportabili”. Se gli adulti hanno diritto al tempo libero, perché non lo devono avere anche i bambini?»

PromuovianchetuIl gioco libero vissuto all’aperto è una valida alternativa ai videogame e ai pomeriggi passati tra una lezione di inglese, i compiti e una di pianoforte? I bambini, oggi, beneficiano davvero di quel “diritto al gioco” stabilito dalla Convenzione internazionale per i loro diritti? E come far sì che tornino il più possibile a riappropriarsi degli spazi all’aperto, al tempo libero come momento di divertimento ed esercizio di libera scelta, indispensabile per la loro crescita? Sono alcune delle domande a cui cerca di dare risposte il progetto della “Festa del Diritto al gioco” che nel mese di maggio prevede un programma con vari appuntamenti, coinvolgendo anche delle scuole, in particolare il 25 maggio a Ravenna si è svolto un convegno pubblico sui Regolamenti condominiali, ed il 26 maggio una vera e propria festa all’aperto con attività ludiche e laboratoriali al parco delle Mani Fiorite, in via Eraclea, quartiere Darsena.

Educatore e coordinatore del tavolo di lavoro che opera su questo tema è Renzo Laporta, che lavora anche direttamente in una logica di ascolto, stimolando la capacità e la competenza dei bambini a trovare soluzioni autonome ai loro problemi.

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Laporta, di cosa si parlerà sabato e perché c’è appunto l’esigenza di mettere insieme più persone per ragionarci? Avere bambini che giocano nei cortili non dovrebbe essere qualcosa di spontaneo che, semplicemente, accade?
«In realtà, come sappiamo bene, accade sempre meno e per una serie complessa di ragioni che abbiamo cercato di indagare innanzitutto a partire dai bambini stessi. Alla domanda “perché non vai in cortile a giocare?” tra le risposte al primo punto c’è“i vicini insopportabili”, che quando l’ho registrato la prima volta fece sorridere la classe, e così l’espressione è rimasta nel documento che fa lista degli “Ostacoli al gioco all’aperto dal punto di vista dei bambini e delle bambine”. Il tema dell’ascolto e del considerare seriamente le necessità ed esigenze dei più piccoli è una difficile conquista di civiltà. L’Italia ha ratificato la Convenzione che tutela i diritti dei bambini, ma gli adulti devono fare ancora parecchi passi di umiltà per il pieno riconoscimento. I bambini, come i loro genitori, se sono residenti hanno diritto all’uso degli spazi comuni del condominio. E per i bambini è una questione di legittimare i loro interessi specifici, diversi da quelli degli adulti, come il gioco. Nel privato come nel pubblico stiamo cercando di lavorare in questa direzione, sia con Acer che con gli amministratori di condominio abbiamo trovato validi alleati, impegnati in serie mediazioni».

Al di là di regolamenti e vicini, i bambini oggi hanno forse anche meno tempo libero, tra scuola, compiti, sport, attività organizzate?
«Se per tempo libero si intende esercizio di libera scelta, è sen’altro così; hanno un’agenda spesso fittissima di impegni verso attività pre-confezionate, almeno coloro che crescono in famiglie che possono permetterselo. Questo nasce anche dal fatto che tutt’oggi il gioco è considerato “improduttivo”, laddove è invece essenziale per crescere nel benessere, sperimentarsi e mettersi alla prova, anche per imparare sbagliando. Gli adulti non possono pretendere di insegnare tutto ai bambini. Un tempo non molto lontano da oggi i bambini spendevano molto più tempo tra di loro, giocando in modo auto organizzato, senza la presenza di un adulto che prestabiliva, Credo che gli adulti di oggi preferiscano, o sono indotti, verso il “bambino competente” piuttosto che un “bambino che sta bene con se stesso”».

Quanto sono un problema i compiti scolastici? C’è un grande dibattito intorno a questo tema…
«Certo, i compiti sono una questione da affrontare. Per fortuna lavorando dentro le scuole ho notato molti insegnanti veramente sensibili a questo tema, ed altri più legati a una concezione superata dell’educazione, secondo cui prima viene il dovere e poi il piacere. Parte delle richieste dei compiti arrivano da genitori che immaginano comunque il tempo libero dei figli impegnato con attività “produttive”, Ma se gli adulti hanno diritto al tempo libero, perché non lo devono avere anche i bambini? quanti degli adulti che fanno un lavoro obbligato vorrebbero portarsi a casa dell’altro lavoro?».

Ma perché genitori di generazioni cresciute a giocare in cortile e in strada ora stanno negando di fatto questo diritto ai propri figli?
«In molti si sono dimenticati della loro infanzia. Ma le ricerche in questo senso dicono che i ricordi più importanti e più felici di quell’età sono legati ai momenti vissuti all’aria aperta, da soli o in compagnia di altri coetanei. E poi oggi è anche più facile tenere i bambini in casa, con i videogiochi».

Ecco, i videogiochi. Possono essere considerati anche un momento di gioco libero o sono solo il “male”?
«Non la metterei in termini di male o bene. I videogiochi esistono e il problema è che hanno una presa fortissima sui bambini. In un contesto tra l’altro in cui vedono anche gli adulti perennemente connessi ai loro telefoni. Loro stessi ammettono di non essere in grado di controllare quanto tempo giocare nel il mondo digitale, e che prima di disconnettersi accusano mal di testa, bruciore agli occhi, arrivando a negarsi agli inviti ad uscire all’aperto pur di completare la partita, battere il record. Non hanno praticamente efficaci competitori. Anche nel passato esisteva la potente televisione con programmi mirati per i più piccoli, ma c’era anche il luogo all’aperto maggiormente accessibile e più bambini che l’abitavano nel tempo libero».

Ma in città ci sono spazi sufficienti, anche per chi non abita in condominio?
«Sì, trovo Ravenna davvero una città molto verde e ricca di opportunità, ma il problema è che i bambini vanno accompagnati da un adulto, portando come conseguenza ad un ridotto esercizio di autonomia e indipendenza. Servono più percorsi sicuri che collegano per esempio parco-scuola-zona residenziale».

E poi c’è l’enorme tema del rischio “abbandono di minori”. Se lascio mio figlio di 10 anni al parco da solo rischio una denuncia?
«Ho sentito dire dai genitori: “Non mando mio figlio in cortile senza di me perché sennò poi dicono che l’ho abbandonato”. Ed effettivamente, in caso di incidente, le forze dell’ordine che intervengono o eventualmente gli operatori del 118 devono accertare che i bambini fossero sorvegliati. Ma qual è il superiore interesse del minore? Perché di questo si parla nella Convenzione. Non possiamo nemmeno pensare di proteggerli da qualsiasi rischio fino ai 18 anni, così si crescono persone incapaci di gestire se stesse».

Forse tutta questa scarsa attenzione al diritto al gioco e la scarsa tolleranza nasce anche dal fatto che oggi ci sono tante più famiglie senza bambini?
«È vero, non avere amici con cui giocare è uno degli ostacoli individuati dai bambini. Soprattutto è venuto a mancare quello “sguardo di vicinato” che faceva sì che tutti si sentissero un po’ responsabili dei bambini della zona… Ma è un tema su cui non ci sono risposte univoche ed è necessario ragionare in una cornice di sistema».

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