Se il Guidarello diventa una tavola rotonda sulla guerra con le voci di 4 inviati

Bruno Vespa, presidente di giuria e conduttore, modifica la scaletta della cerimonia del premio al teatro Alighieri: non interviste singole ma un salotto collettivo – quasi fosse una puntata speciale di “Porto a Porta” – con Sala (Chora), Biloslavo (Giornale), Battistini (Tg1), Brera (Repubblica) e ne esce uno dei momenti più significativi della storia recente del riconoscimento targato Confindustria

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In prima fila da sinistra: Fausto Biloslavo, Stefania Battistini, Bruno Vespa, Cecilia Sala, Paolo Brera

Farsi spiegare il conflitto tra Russia e Ucraina da una tavola rotonda di quattro reporter di guerra è qualcosa che non capita spesso. È il privilegio avuto ieri, 19 novembre, dalla platea del teatro Alighieri che ha assistito alla cerimonia di consegna del premio Guidarello promosso da Confindustria Romagna per il giornalismo d’autore.

Le voci di Fausto Biloslavo (Il Giornale e Mediaset), Stefania Battistini (Tg1), Cecilia Sala (Il Foglio e Chora Media) e Paolo Brera (La Repubblica) hanno rievocato scenari e drammi visti davanti ai propri occhi – Sala, ad esempio, era in Ucraina fino a una decina di ore prima di salire sul palco del teatro – e hanno provato a ipotizzare gli sviluppi futuri di un conflitto che il prossimo 24 febbraio compirà un anno. I contributi dei quattro inviati hanno fornito così un quadro esaustivo di cosa accade in una terra che con Ravenna ha collegamenti non secondari tramite i traffici portuali. E il caso ha voluto che tutto accadesse nel giorno del 21esimo anniversario dell’uccisione della giornalista Maria Grazia Cutuli in Afghanistan, come ha ricordato Biloslavo.

La serata non prevedeva questa tavola rotonda. È stato Bruno Vespa – presidente della giuria nazionale dal 2006 e presentatore della serata accanto a Ilaria Iacoviello che ha portato sul palco lo stile di conduzione di SkyTg24 – a fiutare l’occasione ghiotta da uomo di spettacolo e ha modificato la scaletta consolidata: non brevi interviste uno per volta, ma un dialogo collettivo durato tre quarti d’ora. Ne è venuta fuori una sorta di puntata speciale di “Porta a Porta” che entra di diritto tra i momenti più significativi delle recenti edizioni di questo premio che vanta 51 edizioni, un botta e risposta fra colleghi con un ritmo forse mancato in qualche edizione passata.

Non è stato solo un racconto dei fatti ma è stata anche un’occasione per vedere affianco due generazioni di giornalismi, se si considera che passano 34 anni tra i 27 di Sala e i 61 di Biloslavo. Proprio quest’ultimo ha raccontato la differenza del mestiere rispetto ai suoi inizi (nel 1982 a Beirut). Ed è stato interessante sentire Sala raccontare come per il suo podcast quotidiano su Spotify sia fondamentale registrare i rumori dei luoghi. Vespa ha ricordato quando invece i suoni dei carri armati veniva aggiunti in studio per sonorizzare i servizi audio ricevuti dagli inviati.

Ci sarà mai una pace? Se sì, quando? Queste le domande a cui Vespa a cercato risposte dai quattro reporter premiati. Sostanzialmente unanime l’opinione: il momento buono è ora. Ma occorre che l’Ucraina rinunci almeno a un pezzo di Donbass e anche alla Crimea.

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