martedì
21 Aprile 2026
Lavoro e salute

Per il terzo anno di fila in provincia crescono le denunce di malattie professionali

Nel Ravennate 865 casi nel 2025, erano 511 nel 2023. La tendenza in aumento riguarda anche le altre province della Romagna. In numeri assoluti Forlì-Cesena registra più episodi

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Negli ultimi anni la provincia di Ravenna sta vivendo un’impennata delle denunce di malattie professionali, cioè patologie che i lavoratori contraggono per effetto dei lavori svolti. Partendo da 579 denunce nel 2022, il territorio ha vissuto una flessione nel 2023 (511) prima di esplodere nel biennio successivo: 626 casi nel 2024 e ben 865 nel 2025. Si tratta di un balzo del 38,2 percento nell’ultimo anno, trainato dall’agricoltura (+46,4 percento) e dall’industria (+33,3 percento). Sono dati Inail analizzati dall’Osservatorio del sindaco Cisl Romagna.

La tendenza in aumento riguarda anche le altre province della Romagna. Forlì-Cesena registra i numeri assoluti più alti: dalle 1.136 denunce del 2022 si è passati alle 1.370 del 2024, toccando il picco di 1.513 nel 2025 (+10,4). A Rimini dopo un biennio 2022-2023 sostanzialmente stabile (rispettivamente 429 e 438 denunce), c’è stata una netta accelerazione: 542 denunce nel 2024 e 584 nel 2025 (+7,8). La tendenza romagnola supera la media complessiva dell’Emilia-Romagna, che si attesta su un +7,5 percento.

«L’aumento delle denunce di malattia professionale in Romagna è un dato che non può essere ridotto a una semplice variazione statistica – dichiara Francesco Marinelli, segretario generale della Cisl Romagna -. I numeri mostrano una tendenza strutturale: c’è un problema che riguarda l’organizzazione del lavoro, i carichi sempre più pesanti e i ritmi produttivi, oltre a una prevenzione che non sempre riesce a stare al passo con i cambiamenti».

Secondo Marinelli, quando crescono le denunce significa che aumenta la sofferenza nei luoghi di lavoro: «Parliamo di persone che si ammalano a causa della propria attività lavorativa, ma parliamo anche di un disagio diffuso e di un malessere che oggi emerge sempre con più forza. Questo è un segnale che va ascoltato. Non basta registrare un dato, serve un cambio di passo concreto. Occorrono più investimenti in prevenzione, più formazione continua e controlli più efficaci».

Per la Cisl Romagna la risposta a questa crisi non può limitarsi al solo adempimento burocratico, ma deve passare attraverso un modello di partecipazione attiva dei lavoratori e delle lavoratrici: «Chi opera quotidianamente sulle linee di produzione, nei campi o nei servizi è il primo sensore dei rischi emergenti e dei carichi insostenibili».

Il sindacato punta con forza sul ruolo dei delegati Rsu e dei rappresentanti per la sicurezza Rls e Rlst, figure che devono diventare protagonisti della contrattazione aziendale. L’obiettivo è trasformare la sicurezza da “costo da comprimere” a “processo condiviso”, dove il lavoratore non è un mero esecutore di norme calate dall’alto, ma un soggetto attivo capace di segnalare criticità strutturali e proporre soluzioni migliorative».

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