Nel periodo 1996-2024 risultano 374 casi di mesotelioma maligno (Mm) tra i residenti in provincia di Ravenna al momento della diagnosi. Il dato proviene dal Registro mesoteliomi (Rem) dell’Emilia-Romagna attivo dal 1996 e sono divulgati dall’Osservatorio nazionale amianto (Ona) in occasione della giornata mondiale vittime dell’amianto che ricorre il 28 aprile per ricordare chi ha perso la vita a causa dell’esposizione a una delle sostanze più pericolose e diffuse del Novecento. Il mesotelioma, infatti, è un tumore raro ma di grande interesse scientifico per la documentata correlazione con un’esposizione professionale e/o ambientale ad amianto e per l’aumento dell’incidenza registrato negli ultimi anni in Italia e in molti altri Paesi industrializzati. Nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sono oltre duecentomila le vittime ogni anno causate dall’amianto.
Nella provincia di Ravenna, sui 374 casi complessivi, il Rem indica 234 esposizioni professionali, 8 familiari, 3 ambientali e 6 extraprofessionali. Risultano inoltre 24 casi con esposizione improbabile, 44 con esposizione ignota, 49 ancora da definire e 6 non classificabili. Considerando solo i casi già definiti, Ravenna presenta quindi 251 casi con esposizione ad amianto individuata tra professionale, familiare, ambientale ed extraprofessionale. Il peso dell’esposizione professionale resta nettamente prevalente: i 234 casi professionali rappresentano circa il 62,6 percento di tutti i casi provinciali e circa il 73,4 percento dei casi già definiti.
La serie storica per Ravenna mostra una presenza costante di casi lungo tutto il periodo di osservazione. Negli anni più recenti risultano 17 casi nel 2018, 21 nel 2019, 16 nel 2020, 13 nel 2021, 19 nel 2022, 15 nel 2023 e 11 nel 2024. Il Rem precisa che l’incidenza può considerarsi pressoché completa fino al 2022, mentre per il periodo successivo la rilevazione dei nuovi casi è ancora in corso.
Il dato di 374 casi colloca Ravenna dopo Bologna, Reggio Emilia, Parma, Modena nella distribuzione regionale per provincia di residenza. Va ricordato che le quattro province hanno tutte una popolazione residente superiore a quella ravennate. Il registro regionale segnala che, nel periodo 2018-2022, i tassi standardizzati di incidenza risultano superiori alla media regionale per Ravenna nei soli uomini. Il dato è collegato alla presenza storica di attività produttive del settore conserviero-alimentare e, per Ravenna, anche del settore petrolchimico.
Nel quadro regionale complessivo, il Rem registra 3.650 casi incidenti tra il 1996 e il 2024. Di questi, 3.132 sono classificati come certi, 181 probabili e 337 possibili. La sede prevalente è la pleura, con 3.351 casi, pari a circa il 91,8 percento del totale regionale. Seguono il peritoneo con 264 casi, il testicolo con 24 e il pericardio con 11. In Emilia-Romagna, si registrano circa 650 decessi l’anno legati a patologie asbesto-correlate, confermando la regione tra le più colpite a livello nazionale.
A livello regionale, i settori più coinvolti nell’esposizione professionale ad amianto sono le costruzioni edili, con 309 casi, la costruzione e riparazione di rotabili ferroviari, con 218 casi, l’industria metalmeccanica, con 197 casi, gli zuccherifici e altre industrie alimentari, con 178 casi, la produzione di manufatti in cemento-amianto, con 142 casi, e la produzione di prodotti chimici e materie plastiche, con 120 casi.
Regione Emilia-Romagna indica tra i principali effetti sanitari dell’amianto le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici diffusi, l’asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma. Le placche pleuriche sono indicate come la manifestazione più comune dell’esposizione inalatoria ad amianto, mentre l’asbestosi è descritta come una malattia cronica non oncologica del polmone, oggi diagnosticata in rari casi, legata a una prolungata e massiccia inalazione di fibre.
Sempre la Regione Emilia-Romagna riferisce che, negli ambulatori ex esposti amianto delle Ausl regionali, tra gennaio 2019 e novembre 2025 sono stati effettuati 984 accessi, tra prime visite e controlli periodici, e 1.323 accertamenti diagnostici. Nello stesso periodo sono state comunicate all’Inail 87 malattie asbesto-correlate, tra nuove segnalazioni e aggravamenti di patologie già note; nel 60 percento dei casi si tratta di placche pleuriche.
Per il quadro assicurativo nazionale, Inail ricorda che l’asbestosi è stata la prima malattia professionale amianto-correlata riconosciuta dall’Istituto; dal 1994 sono tabellati anche il mesotelioma pleurico, pericardico e peritoneale e il carcinoma polmonare. INAIL segnala inoltre che in Italia si registrano ancora oltre mille casi ogni anno di nuove diagnosi professionali asbesto-correlate.
Per l’Emilia-Romagna, Inail indica 183 rendite di inabilità permanente da malattie asbesto-correlate in vigore al 31 dicembre 2024. Sempre alla stessa data risultano 1.030 rendite a superstiti per malattie asbesto-correlate. Questi dati sono regionali, non provinciali, ma sono utili per completare il quadro sulle conseguenze sanitarie e previdenziali dell’esposizione ad amianto.
«L’amianto non è un problema del passato – spiega l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona –. È una presenza ancora attuale e diffusa, un’emergenza silenziosa, ma ancora profondamente radicata nel nostro quotidiano. Materiali contenenti amianto sono ancora oggi presenti nelle abitazioni, nelle scuole, negli ospedali, nelle biblioteche, nelle strutture sportive, fino alle tubature dell’acqua, così come in numerosi siti produttivi e contesti industriali, e anche ambiti istituzionali e operativi, comprese le forze armate senza escludere altri corpi dello Stato. Una presenza invisibile ma pervasiva, che espone ancora oggi milioni di cittadini a un rischio concreto e quotidiano».
Bonanni riconosce che negli anni l’Emilia-Romagna ha sviluppato un approccio avanzato, fondato su programmi di sorveglianza sanitaria, registri tumori e monitoraggio epidemiologico, mappatura dei siti contaminati, interventi strutturati di bonifica: «Un sistema che rappresenta un modello organizzativo a livello nazionale, capace di integrare prevenzione, diagnosi e intervento. Eppure, il dato resta invariato. La stabilità dei numeri dimostra che l’emergenza non è superata. Organizzazione e strumenti sono fondamentali, ma non sufficienti se non accompagnati da un’accelerazione decisa nelle bonifiche».
L’Ona offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800-034294 e il sito www.osservatorioamianto.it.



