I pini della Basilica di San Vitale e del Mausoleo di Galla Placidia sono in pericolo? Negli scorsi giorni, il sito web della diocesi ha annunciato la chiusura del sito per le giornate del 25 e 26 giugno, mentre sulla strada sono stati apposti i cartelli comunali che annunciano la chiusura della strada per le stesse giornate. La dicitura sul cartello indica lavori di potatura, ma per i rappresentanti di Italia Nostra Ravenna e del comitato cittadino Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna la verità potrebbe essere diversa: «Abbiamo già visto usare questa dinamica per far passare in sordina l’abbattimento dei pini di viale Romagna, a Lido di Savio – spiega Francesca Santarella di Italia Nostra Ravenna -, il comune firma ordinanze last-minute compilate in modo impreciso e incompleto per evitare richieste sospensive e azioni giudiziarie. Impugnare l’irregolarità dell’ordinanza non serve a nulla: il tribunale la considera spesso una questione marginale e quando l’albero ormai è stato abbattuto non c’è risarcimento o sanzione che possa riportarlo in vita».
Il piano di abbattere alcuni dei dodici pini domestici monumentali del sito Unesco, considerati pericolanti, è in essere da tempo e già nell’autunno dello scorso anno sono stati organizzati presidi e mobilitazioni per evitarne il taglio. Secondo quanto ricostruito dagli attivisti, la colpa sarebbe da attribuire a «un architetto di Milano (Giulio Crespi ndr) giunto come turista a Ravenna e poi subito attivatosi in ogni dove per chiedere l’immediato abbattimento preventivo degli esemplari». A seguito dell’allarme dell’esperto, la diocesi ha fatto eseguire analisi tecniche che avrebbero confermato la pericolosità di almeno sei alberi. Il comitato si è quindi attivato per confrontare il parere con quello di altri esperti: «Nessuno pensa che un pino sia più importante di un mausoleo – continua Santarella -, ma quegli alberi, sani alla vista, fanno da ottant’anni parte del contesto stesso del monumento. L’obiettivo è quello di tutelare quanti più esemplari sani possibile: abbiamo inviato richiesta formale a diocesi e carabinieri forestali per proporre il secondo parere di esperti come l’agronomo Daniele Zanzi e il dottore forestale Giampietro Cantiani, oltre all’equipe dell’ingegnere Lothar Wessolly, inventore delle prove di trazione, ma non abbiamo mai ricevuto nessuna risposta».
Gli attivisti si sono radunati nel pomeriggio di oggi (24 giugno) nella piazza dell’Arcivescovado, cercando di intercettare l’attenzione di cittadini e turisti, nonché della stessa curia, con cartelloni e slogan in italiano e inglese. Oltre ad aver richiesto un nuovo accesso agli atti della soprintendenza (ancora senza esito), il comitato ha inviato una diffida alla Diocesi, una dettagliata segnalazione all’Unesco e una missiva a Papa Leone XIV. Durante il presidio, gli attivisti hanno citofonato agli uffici dell’Opera di Religione della Diocesi di Ravenna, per chiedere conferme e delucidazioni sui presunti prossimi abbattimenti, ma senza ricevere risposte chiare.
«Agire senza fornire ai cittadini informazioni chiare e tempestive denota vergogna nel sostenere queste scelte – concludono i militanti -. Siamo consapevoli dei rischi legati al cambiamento climatico, ma riteniamo che questo sistema di potature non vada nella direzione giusta. Domani ci recheremo sul posto in maniera spontanea per verificare con i nostri occhi quali azioni saranno messe in campo su un sito unico al mondo».



