Ha creato un certo scalpore, nei giorni scorsi, la notizia riportata dai volontari dell’Associazione nazionale carabinieri: una delle scorse notti avrebbero soccorso due ragazzine uscite da un locale di Marina di Ravenna incapaci di reggersi in piedi, completamente ubriache, scoprendo che facevano parte di un tavolo in cui sarebbero state servite bottiglie di gin a un gruppo di minorenni. Tutti questi condizionali sono d’obbligo solo per chi non frequenta quei locali o non abbia figli adolescenti. Per tutti gli altri, purtroppo, questa ha perfino smesso di essere una notizia. Eppure, forse, non dovremmo rassegnarci all’idea che i nostri gli possano bere liberamente alcolici nelle discoteche e nelle pseudo-discoteche in riva al mare (e non solo). Certo, il primo compito è quello dei genitori: spiegare ai figli i danni che provoca l’alcol, soprattutto quando si è minorenni. Certo, la responsabilità educativa è prima di tutto della famiglia, e aggiungeteci pure tutte le precisazioni che ritenete opportune.
Però è anche vero che questa prassi va avanti da anni praticamente sotto gli occhi di tutti, facendo finta che non esista. E quando incontro genitori di adolescenti, non appena scoprono che faccio il giornalista, mi chiedono sempre la stessa cosa: «Perché non ne scrivete?».
Davvero è difficile capire come le forze dell’ordine, pronte a elevare multe ai bagni che non rispetterebbero le capienze (in spiaggia, già detta così fa sorridere) o a intervenire se qualcuno balla dove non si potrebbe, non capitino mai in uno di quei locali dove decine e decine di minorenni bevono indisturbati superalcolici ai tavoli. O li ordinano direttamente al bancone – il riferimento in questo caso è ad alcuni stabilimenti balneari che organizzano feste sulla spiaggia – senza che venga loro chiesto nemmeno un documento. La risposta dei gestori, o di chi per loro, è quasi sempre la stessa: magari c’è un maggiorenne che acquista le bottiglie per tutti. Mentendo sapendo di mentire. Ma davvero si può far finta di niente quando davanti agli occhi ci sono ragazzi minorenni che buttano giù gin o tequila, magari lisci perché ancora non sanno nemmeno come si beve, spesso di qualità discutibile, tanto non se ne accorgono? Davvero va bene tutto, purché si incassi? Davvero un genitore non può accompagnare il figlio in un locale con la ragionevole certezza che nessuno gli servirà un superalcolico? Davvero nessuno si accorge che, all’uscita di molti locali della nostra costa, è pieno di ragazzi che non riescono nemmeno a reggersi in piedi? La sensazione è che, su questo tema, si preferisca semplicemente voltarsi dall’altra parte. E questa, più che tolleranza, ha un nome ben preciso: ipocrisia.


