Come ogni estate a Ravenna torna la mostra dedicata al sommo poeta nel giardino e nei chiostri della Biblioteca Oriani: Dante Plus – curata da Marco Miccoli (Bonobolabo) – è giunta oggi alla 11ª edizione e sempre sorprende per sapere mantenersi nell’alveo del fumetto, illustrazione, digital art, video games, street art e dintorni, ma riesce anche a sorprendere con novità impreviste. Il legame con le passate edizioni è segnato da alcune belle tavole originali in mostra e dal videogioco dantesco realizzato da The_Holuk – esperto di pixel art altrimenti noto come Manolo Saviantoni (1980) – in collaborazione col gruppo Dinobros. Il gioco, che prevede una piattaforma fino a 8 giocatori e può essere provato in mostra, prevede lo scopo di sopravvivere nel tragitto dell’inferno dantesco fra fiamme e demoni, accumulando punti.
La prima parte della mostra attuale raccoglie 50 tavole inedite sul tema del ritratto di Dante, raccolte sotto il titolo Uno, nessuno e centomila volti, che poco ha a che fare con Pirandello se non per la varietà di interpretazioni, vedute e stili diversi. Nonostante la varietà appunto, le età e i generi diversi di chi crea, i passaggi generazionali, è strano constatare quanto le immagini riescano a sedimentarsi nell’immaginario comune. Risulta evidente infatti che molte, moltissime delle 50 opere selezionate presentino il mezzobusto del poeta visto di profilo, preferibilmente rivolto a sinistra, in modo simile alle prime immagini che molti secoli fa hanno costruito la figura di Dante nelle gallerie degli uomini illustri delle case rinascimentali italiane. In questa versione più sottomessa alla tradizione c’è chi gioca con un paper-cut analogico di un Dante còlto in mezzo alla foresta come lo vede Helga Aversa (1995), una illustratrice e graphic designer di Napoli da tempo trasferita a Milano. Veronica Menestrina invece, illustratrice e graphic designer neanche trentenne, trasforma il mezzobusto in una costruzione arcimboldesca, fatta non di vegetali o frutti ma di simboli derivati dalla Commedia. Costruisce così un’immagine digitale che si modifica grazie alla realtà aumentata, fruibile scaricando un’applicazione. La stessa app si può utilizzare in varie immagini esposte come nel ritratto dantesco eseguito da Massimo Pastore, un illustratore napoletano oggi a Bologna che propone uno stile semplice, sintetico, ma dalla forte connotazione grafica. Più curiose diventano quelle opere in cui si abbandona il mezzobusto della versione tradizionale: già basta girare un tre quarti verso destra come immagina Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, un artista e attivista veneto che recupera l’invenzione di Arcimboldo per costruire il suo Dante, sostituito da cibo e frutta. Questa particolarità che è il suo segno distintivo viene applicata da Cibo anche nelle sue missioni quotidiane in quel di Verona, dove da diversi anni sovradipinge i simboli nazisti o di odio che spuntano sui muri sostituendoli con ciambelle e hot-dog, pomodori e piselli. Esce dal seminato collettivo anche il piccolo Dante a figura intera della genovese Alice Piaggio (1991) che colloca il poeta in mezzo a una foresta brulicante di ori gialli dalla gioiosa e raffinata versione decorativa. Estremamente còlta e del tutto inversa alla traccia sedimentata è anche l’immagine di Gianluca Costantini – inutile spendere parole per questo noto illustratore ravennate –, che nel solito impeccabile tratto lineare si ispira in modo dichiarato a una scultura del 1876 del palermitano Benedetto Civiletti. La statua in grazia realista e raffigurante Dante da giovane a figura intera viene organizzata attorno a simboli apparentemente estranei al linguaggio dantesco – un’ape, un cane, un blasone a forma di drago, un tamburino bendato – e alle riflessioni di William Blake sull’opera dantesca che propongono il superamento della divisione fra bene e male postulata da Dante. Tempi diversi e una visione sicuramente più complessa dell’anima.
Passando alla novità di questa edizione si può affermare che il Crucidante – una sorta di settimana enigmistica a tema dantesco – riesce a mantenere le caratteristiche dell’ironia e del divertimento tipiche della manifestazione. Veri enigmisti, matematici e docenti universitari assieme a professionisti dell’illustrazione e del fumetto hanno collaborato per creare un numero di una rivista basata interamente su cruciverba, crittogrammi, rebus e sagome enigmatiche. Nella ricchezza degli interventi si cita la prima pagina col cruciverba classico proposto dal famoso enigmista Giorgio Dendi, integrato dall’immagine realizzata da uno dei grandi del fumetto italiano quale Gipi, di cui è esposta una seconda versione della tavola in serigrafia a due colori. Seguono i cruciverba illustrati da Veronica Menestrina sulle tre cantiche e le immagini a confronto – quelle in cui occorre trovare le differenze – immaginate da Daniele Pierantozzi, un illustratore marchigiano il cui stile psichedelico si adatta ai panorami caotici della Commedia. Lo sapevate che… rimane una delle rubriche più gettonate della storia enigmistica italiana: la versione ravennate è stata scritta e illustrata da Nicola Montalbini, artista e mosaicista ravennate che ha già abituato il pubblico a conoscenze storico-artistiche sterminate e a una visionarietà vorticosa. Rimandiamo alla sua pagina del Crucidante per scoprire cosa siano il Conchincollo, la porta Tremendula e l’amato Lyon. Sulla falsariga si misurano anche le note di Maria Cristina Carile, docente e bizantinista del polo universitario ravennate, che in onore al centenario teodericiano – con la E al posto della O, come è corretto dire – racconta una serie di curiosi e sconosciuti aneddoti sul grande sovrano ostrogoto.
Danteplus 2026 – fino al 20 settembre 2026
Ravenna, chiostro e giardino Biblioteca Oriani, orari: tutte le mattine 10.30-13.30; pomeriggi LU-VE-SA 15.30-18 – ingresso libero



