Le operazioni di sbarco e accoglienza dei 73 migranti a bordo della nave Humanity 1, arrivata al porto di Ravenna alle 10 del 18 agosto dopo il soccorso nel mar Mediterraneo, hanno richiesto più di tredici ore. La nave ha attraccato a Marina di Ravenna e i naufraghi sono stati poi trasferiti al Pala De Andrè per le procedure di identificazione e smistamento.
Si tratta di 54 persone provenienti dal Sudan; gli altri da Somalia, Mali, Etiopia, Ghana, Ciad e Costa d’Avorio. Tranne tre persone accompagnate in ospedale per accertamenti sanitari tuttora in corso, gli adulti ed i nuclei familiari sono stati poi trasferiti nei centri di accoglienza di destinazione, tutti in Emilia-Romagna, mentre dieci minori stranieri non accompagnati, tra cui una ragazza, sono giunti in una apposita struttura in Molise.
La prefettura di Ravenna ha coordinato l’attuazione del dispositivo stabilito dal nuovo patto europeo per l’asilo e la migrazione, entrato in vigore lo scorso 12 giugno, che prevede lo svolgimento di screening di sicurezza, di salute e di vulnerabilità, svolti da personale della polizia di Stato, della Croce Rossa Italiana, dell’Ufficio di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera, dell’Ausl, dei Servizi Sociali del Comune di Ravenna e dell’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo. Erano inoltre presenti, al momento dello sbarco, operatori delle altre forze dell’ordine, della capitaneria di porto, della polizia locale e dei vigili del fuoco, nonché – durante le operazioni al Pala De André – rappresentanti del volontariato sociale.
«Come sempre finora accaduto – ha dichiarato il prefetto Raffaele Ricciardi, che ha personalmente seguito tutto lo svolgimento delle operazioni, dall’arrivo della nave alla partenza dell’ultimo migrante – la macchina organizzativa ha risposto con efficienza e tempestività: per questo voglio ringraziare tutto il personale coinvolto nello sbarco e nell’accoglienza per la grande professionalità dimostrata. Ho particolarmente apprezzato le modalità con le quali tutti gli operatori si sono relazionati con bambini, donne e uomini, dimostrando profonda umanità e rispetto per persone già provate da un lungo viaggio e da dolorose pregresse esperienze».



