giovedì
03 Settembre 2026
Sanità

Trombosi venosa, turista straniera operata d’urgenza: rischiava l’amputazione di una gamba

Primo intervento di questo tipo nell’area ravennate. La donna si era presentata al pronto soccorso di Faenza con un improvviso gonfiore e forti dolori

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Una turista straniera, in vacanza in Riviera nella settimana di Ferragosto, è stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna per una grave trombosi venosa dell’arto inferiore sinistro. Si tratta del primo intervento di questo tipo effettuato nell’area ravennate.

La donna si era presentata al pronto soccorso di Faenza a causa di un improvviso gonfiore alla gamba sinistra, accompagnato da forti dolori. Gli accertamenti hanno evidenziato una trombosi estesa all’intero asse venoso dell’arto, fino al tratto intraddominale, in un quadro di “phlegmasia cerulea dolens”, una rara e grave complicanza della trombosi venosa che mette il paziente a rischio di evoluzione in ischemia e amputazione dell’intero arto.

Dopo il confronto tra il Servizio di Angiologia della Medicina Interna di Faenza e la Radiologia Interventistica di Ravenna, è stato deciso il trasferimento della paziente nel reparto di Medicina d’Urgenza del Santa Maria delle Croci. Durante la notte è stata poi sottoposta a una procedura di tromboaspirazione endovascolare, finalizzata a ripristinare il flusso nelle vene trombizzate. Si tratta di una tecnica utilizzata in pochi centri ospedalieri italiani.

Dopo la procedura, la paziente ha proseguito il trattamento con la somministrazione di un farmaco trombolitico direttamente nella vena colpita, attraverso un catetere. Il percorso terapeutico è stato seguito con la collaborazione tra i professionisti dell’Angiologia della Medicina Interna di Faenza e quelli della Medicina d’Urgenza di Ravenna.

Dopo alcuni giorni di osservazione, gli esami hanno evidenziato la completa ricanalizzazione delle vene precedentemente trombizzate. Non sono state registrate complicanze legate alla procedura e la paziente è stata dimessa in buone condizioni di salute, potendo fare rientro nel proprio Paese di residenza.

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