Il professore di circa sessant’anni di una scuola superiore di Ravenna che nei giorni scorsi ha inviato foto a sfondo sessuale via chat ai suoi studenti, usando i gruppi per le comunicazioni scolastiche di alcune classi in cui insegna, non è in servizio da ieri, 28 settembre. Il docente si è presentato regolarmente a scuola, ma è stato invitato a tornare a casa. Stamani, la classe che avrebbe fatto lezioni con lui nelle ultime ore della mattinata, è stata fatta uscire in anticipo.
Nonostante i numerosi tentativi attraverso vari canali (telefonici e di persona alla portineria della scuola) e nonostante la rassicurazione sull’anonimato, la redazione di Ravenna&Dintorni non ha avuto modo di dialogare con la dirigenza scolastica per conoscere quale sia lo stato attuale del professore: non è quindi noto se l’assenza sia dovuta a un provvedimento di sospensione, a ferie o permessi per malattia. Tra gli studenti circola la voce che il prof sia stato sospeso.
Le immagini sarebbero state inviate nelle chat di tre classi: una terza, una quarta e una quinta. Fotografie simili nell’inquadratura, ma diverse fra loro. Un dettaglio che sembra rendere meno probabile lo scenario di un invio accidentale o di una inquadratura maldestra inconsapevole. Secondo quanto ricostruito, in base alle testimonianze di genitori di studenti che fanno parte di quelle chat, il docente ha inviato delle fotografie relative a compiti da svolgere. Fino a qui non si tratta di una situazione inusuale: alcuni insegnanti comunicano con gli studenti anche in questo modo. Una madre afferma che la chat in questione sia quella di Classroom, un’altra madre parla di Whatsapp. Le foto mostrano le pagine di libri o appunti appoggiati sulle gambe o su una scrivania ma nelle inquadrature rientrano anche i genitali dell’uomo. La circostanza è stata segnalata già domenica 27 dai genitori alla dirigente scolastica che avrebbe tentato di contattare il docente per poi avviare le procedure per informare le autorità.
La vicenda coinvolge studenti anche minorenni e per questo la scuola e le famiglie hanno prestato particolare attenzione alla tutela dei ragazzi. Anche sul piano giornalistico, proprio per la presenza di minorenni, vengono mantenuti anonimi il docente, l’istituto e tutti gli elementi che potrebbero consentire di risalire agli studenti coinvolti.
Sul piano professionale è inevitabile che il 60enne vada incontro a un procedimento disciplinare che, vista la condotta, potrebbe stabilire anche la sanzione del licenziamento.
Il contratto collettivo di lavoro richiama il testo unico delle leggi sulla scuola (Dlgs 297/1994) che all’articolo 498 prevede la destituzione, cioè il licenziamento, anche per “atti e comportamenti o molestie a carattere sessuale anche qualora non sussista gravità e reiterazione”. La descrizione appare ricalcare la vicenda ravennate. Qualora – e stiamo ragionando in astratto – fosse riconosciuta l’accidentalità dell’episodio e quindi l’assenza del dolo, la sanzione potrebbe essere una sospensione senza retribuzione nell’ordine anche di mesi.
L’organo competente per le questioni disciplinari è l’Ufficio procedimenti disciplinari (Upd). Per arrivare alla decisione potrebbero volerci anche un paio di mesi dovuti ai tempi di convocazione. Nel frattempo, considerato il carattere di urgenza, la dirigenza scolastica potrebbe stabilire una sospensione cautelare del docente con convalida entro dieci giorni da parte dell’ufficio scolastico.
Infine c’è l’eventuale risvolto penale dei fatti. Il quotidiano Il Resto del Carlino, nell’edizione odierna, ipotizzava l’apertura di un fascicolo di indagine con l’accusa di utilizzo di materiale pornografico per adescamento di minori. Un avvocato, consultato da R&D, mette sul tavolo l’ipotesi della violenza sessuale ultimo comma, cioè l’ipotesi del fatto di minor gravità (609-bis), perché l’invio della foto del nudo, tenuto conto anche del rapporto di autorità/affidamento tra docente e alunni, può considerarsi come condotta sessualmente invasiva. E la giurisprudenza non ritiene indispensabile il contatto fisico per la configurazione del reato. Però molto dipende dai dettagli, dal contesto. Si tratta di valutazioni in astratto sulla base di quanto noto finora.


