giovedì
08 Ottobre 2026
IL PRESIDIO

«Più trasparenza sulle armi dal porto di Ravenna», la manifestazione in Piazza del Popolo

In centinaia all'iniziativa in concomitanza con l'udienza al Consiglio di Stato in merito al contenzioso tra la giornalista Maggiori e l'Agenzia delle dogane

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Qualche centinaio di persone ha partecipato questa sera al presidio in Piazza del Popolo per chiedere trasparenza sui traffici di armi che transitano dal porto di Ravenna. L’iniziativa è stata convocata dal “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto”, in concomitanza con l’udienza conclusiva del Consiglio di Stato a Roma in merito al contenzioso tra l’Agenzia delle dogane di Ravenna e la giornalista e attivista faentina Linda Maggiori.

La giornalista aveva presentato richiesta di accesso agli atti all’Agenzia delle dogane sui dati relativi ai traffici portuali, ricevendo un diniego, perciò ha fatto ricorso al Tar di Bologna. In particolare Maggiori, assistita dall’avvocato ravennate Andrea Maestri, vuole fare luce sulla quantità di armi che partono da altri paesi europei come la Repubblica Ceca e l’Ungheria, passano per il porto di Ravenna e si dirigono verso Israele per alimentare il massacro in Palestina. Lo scorso luglio il Tar ha accolto parzialmente il ricorso della giornalista ma l’Agenzia delle dogane ha fatto appello al Consiglio di Stato, che dovrà pronunciarsi in via definitiva. Per la sentenza potrebbe essere necessario attendere circa un altro mese.

Al presidio in Piazza del Popolo erano presenti numerose bandiere della Palestina, oltre a quelle dei sindacati Usb e Cobas, dell’associazione studentesca comunista Cambiare rotta, del comitato No Nato e di alcune forze politiche della sinistra radicale. «Basta complicità», «No all’economia di guerra», «Fermiamo il genocidio», recitavano alcuni striscioni.

Alle 19 è stata trasmessa in diretta la conferenza stampa che Maggiori e Maestri hanno tenuto alla Camera dei deputati subito dopo l’udienza. Le loro parole sono state accolte dai manifestanti ravennati con un lungo applauso.

«Stiamo conducendo una battaglia collettiva in nome dell’articolo 11 della Costituzione, che afferma che l’Italia ripudia la guerra. Non è solo un principio etico, ma anche un obbligo giuridico», ha sottolineato Maestri durante la conferenza stampa. «Questo concetto pacifista è rispecchiato dalla legge 185/1990, che vieta all’Italia di esportare armamenti verso paesi che commettono genocidi e crimini di guerra, come Israele. Eppure al porto di Ravenna questa norma viene sistematicamente violata, come hanno dimostrato le inchieste di Maggiori».

Per appurarlo la giornalista aveva presentato la richiesta di accesso civico generalizzato ma l’Agenzia delle dogane, nel rigettarla, aveva addotto ragioni di sicurezza. Il parziale accoglimento del ricorso di Maggiori e Maestri al Tar di Bologna ha consentito di ottenere il dato quantitativo e pregresso sui traffici del 2025.

«Secondo l’Uama (l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) i transiti di armi non sono soggetti alla legge 185/1990; per questo nessuno chiede l’autorizzazione», ha spiegato Maggiori a Roma. «Dal porto di Ravenna partono circa 2mila container al mese verso Israele; da un anno stiamo cercando di sapere quanti di questi contengono armi destinati a un contesto di guerra dove vengono sistematicamente violati i diritti umani». La giornalista e l’avvocato hanno anche sottolineato che quello di Ravenna è un porto civile e commerciale, eppure è stato inquadrato dall’Avvocatura di Stato come scalo «di rilevanza strategica con interesse militare» nell’ambito della guerra ibrida e diffusa in corso. Maggiori e Maestri hanno infine denunciato il «muro di gomma» delle istituzioni locali che non hanno appoggiato la battaglia del comitato.

Prima della trasmissione della conferenza a Roma, in Piazza del Popolo si sono tenuti vari interventi dei rappresentanti delle realtà coinvolte nel comitato. Tra queste ci sono i lavoratori portuali rappresentati da Usb, che sono interessati direttamente dalla movimentazione dei container di armamenti. «Non vogliamo essere impiegati in operazioni che contribuiscono all’escalation militare in corso e soprattutto al genocidio in Palestina», ha detto un rappresentante di Usb, ricordando che il 30 ottobre è in programma una manifestazione internazionale nei porti europei.

A margine della manifestazione l’europarlamentare di Avs Cristina Guarda ha diffuso una nota per chiedere al governo «quali armi passano dai nostri porti e per quale destinazione», evidenziando che «sapere cosa transita da un porto civile, e dove è diretto, è un diritto dei cittadini e un presidio di democrazia. Non è ammissibile che l’Italia sia uno snodo del genocidio palestinese». L’esponente Avs evidenzia infine che «le 11.000 persone che hanno firmato la petizione consegnata all’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna chiedono solo trasparenza. A Livorno, di fronte a un caso analogo, i dati sono stati condivisi con la cittadinanza: si può fare, e Ravenna deve seguire quell’esempio».

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