L’ufficio delle Dogane del porto di Ravenna ha presentato ricorso al Consiglio di Stato per chiedere la sospensiva della sentenza del tribunale amministrativo regionale (Tar) che l’obbliga a rendere noti i dati sui traffici di armi dello scalo ravennate. Lo rende noto il Coordinamento no armi dal porto di Ravenna. «L’esecuzione della sentenza è idonea a compromettere in modo definitivo ed irreparabile la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari, nonché le relazioni internazionali dello Stato», spiega l’avvocatura dello Stato nell’appello.
«La pervicacia delle Dogane nel negare i dati – afferma il comitato – dimostra che dal porto di Ravenna continuano a passare armi verso Israele, primo paese di destinazione dei container, e alleati».
La sentenza del Tar è arrivata per un ricorso dell’avvocato Andrea Maestri e della giornalista Linda Maggiori. Il comitato no armi sottolinea l’attacca al giornalismo contenuto nell’appello al Consiglio di Stato: «Le Dogane sottolineano che “le reiterate richieste lungi dall’essere dirette a promuovere la partecipazione dei cittadini sembrano, di contro, volte unicamente al procacciamento, nell’esclusivo interesse della giornalista, di notizie che possano avere un forte impatto mediatico”. “Gli interessi pubblici sottesi alla vicenda prevalgono sicuramente sugli interessi privati della odierna appellata che agisce non “de damno vitando”, ma “de lucro captando”».
La cronista ha commentato così: «Una posizione molto pesante che offende la professione del giornalismo, che si occupa di fatti di interesse pubblico (come appunto il traffico di armi da porti civili) ed è esso stesso un servizio di interesse pubblico. Le Dogane hanno diritto a difendersi, se è questo ciò che vogliono, ma non hanno diritto a offendere, delegittimare, e squalificare i giornalisti che fanno il loro lavoro rispettando la legge e il codice deontologico dell’ordine: qui non si parla di gossip privati, ma di armi dirette a massacrare civili innocenti».
Secondo l’avvocato Maestri «tecnicamente l’appello non ha fondamento perché postula l’esenzione totale di un ente, le Dogane, dall’accesso generalizzato, per coprire segreto d’ufficio, interessi militari, relazioni internazionali, sicurezza nazionale. Confidiamo che, applicando la normativa vigente, il Consiglio di Stato non possa che confermare la sentenza di primo grado. Il Tar di Bologna ha già operato un bilanciamento tra dovere di trasparenza e interessi pubblici in potenziale conflitto con esso.
Il Coordinamento organizza un presidio di protesta giovedì 30 luglio alle 11.30 davanti all’ufficio Dogane in via Darsena San Vitale 48 «per dire che l’interesse pubblico non coincide con l’interesse del governo a mantenere legami militari con lo stato di Israele e i suoi alleati, che l’interesse pubblico è trasparenza e non complicità con i crimini di guerra, che il giornalismo libero non è da limitare né da intimidire, che il porto di Ravenna non deve essere porto d’armi né base militare, dove a lucrare sono i mercanti di armi, protetti dalla opacità».
Infine la richiesta al sindaco Barattoni di fare lui stesso accesso agli atti alle Dogane, come primo cittadino, per garantire piena trasparenza.



