L’ufficio Dogane del porto di Ravenna è tenuto a rendere pubblici i quantitativi di armi e materiale bellico che transitano dallo scalo. Lo ha deciso il tribunale amministrativo regionale (Tar) dell’Emilia-Romagna che ha accolto il ricorso presentato dalla giornalista Linda Maggiori e dall’avvocato Andrea Maestri di Ravenna che si erano visti respingere la richiesta di informazioni presentata tramite il cosiddetto accesso civico generalizzato che consente a qualunque cittadino di accedere a informazioni delle pubbliche amministrazioni. La sentenza del Tar, però, considera legittimo il diniego di svelare Paese di provenienza e/o destinazione del materiale bellico e degli armamenti transitati per il porto di Ravenna in quanto “può determinare, indubbiamente, una interferenza con la tutela degli interessi pubblici connessi alla sicurezza nazionale e alle relazioni internazionali”.
All’inizio del 2026 Maggiori aveva chiesto la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestre e divisi per export/transito, e se possibile destinazione e provenienza. Le Dogane avevano opposto diniego sottolineando che questi dati avrebbero causato un “pregiudizio per l’ordine pubblico e la politica estera” nonché “un danno concreto all’operatività commerciale dei soggetti potenzialmente controinteressati”. Aggiungendo, peraltro, che “l’interesse pubblico non sempre coincide con l’interesse del pubblico” (sottinteso delle testate giornalistiche).
Ora il Tar afferma che “il mero dato numerico e quantitativo appare neutro e, quindi, irrilevante rispetto agli interessi pubblici richiamati dall’amministrazione, non costituendo tali dati un pregiudizio concreto alla tutela dei suddetti interessi“.
Secondo l’avvocato Andrea Maestri si tratta di «una vittoria, parziale ma straordinaria per l’impatto che ha nella lotta per la trasparenza e nella causa per i diritti umani violati in Palestina anche grazie al transito di armi dal nostro porto. Viene fortemente stigmatizzata la genericità e pretestuosità delle motivazioni utilizzate dalle Dogane per bloccare l’accesso ad informazioni che invece sono un diritto di ogni singolo cittadino e dell’opinione pubblica posto che la stessa legge definisce il diritto di accesso come un corollario del principio democratico».
La giornalista è pronta a sfruttare la decisione dei giudici: «Vogliamo tutti i dati, divisi per quadrimestre, compresi quelli del 2026. Siamo molto soddisfatti per questa vittoria, rammarica però il velo di opacità rimasto sulle destinazioni delle armi. Però conosciamo i dati statistici e sappiamo che a maggio 2026 sono partiti 1.800 container verso i porti di Haifa e Ashdod, 2.400 ad aprile e così via gli altri mesi, con una media di 1.500-2.000 container ogni mese. Israele resta sempre in cima a tutte le destinazioni delle navi che partono dal porto di Ravenna».
Il coordinamento contro le armi di Ravenna promette che continuerà a vigilare, a chiedere trasparenza e invita il sindaco a fare altrettanto e le istituzioni a collaborare, dando piena attuazione all’Osservatorio sul porto di Ravenna, «che finora è stato portato avanti solo da noi cittadini e totalmente ignorato dalle istituzioni».



