Il risveglio del museo dimenticato: nuova vita al Nazionale di Ravenna

Aumentano gli ingressi e le iniziative. Ne parla la direttrice Emanuela Fiori

Museo NazionaleIn settembre i visitatori al Museo Nazionale di Ravenna erano già duemila in più rispetto a quelli complessivi registrati nel 2016 (che chiuse con un risultato deludente di circa 22mila ingressi), poi c’è stata la biennale del mosaico contemporaneo che ha portato  in poco più di un mese (dal 1 ottobre al 10 novembre circa) a staccare quasi 6mila biglietti. È presumibile immaginare quindi che nel 2017 si possa superare la soglia dei 30mila visitatori (il risultato migliore della storia recente del museo restano i 35mila del 2012).

«Iniziamo a vedere i frutti del nostro lavoro, un lavoro duro, che finora ha portato tanti ravennati a riscoprire un museo quasi dimenticato. Mi sono sentita ringraziare dai cittadini, ma io sto solo facendo il mio lavoro, insieme a uno degli uffici statali migliori di tutta la Regione». A parlare è Emanuela Fiori, direttrice del museo (che come noto è gestito direttamente dal ministero) da circa due anni. Bolognese, ex funzionario territoriale a Bologna, Fiori ci dice di aver voluto fortemente Ravenna, dove invece pare sia complicato trovare dipendenti del ministero disposti a lavorarci: «Colpa dei collegamenti e di questa sorta di isolamento che a parer mio frena anche i flussi turistici».

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Dal suo arrivo sono aumentante esponenzialmente le iniziative organizzate dal museo, tra concerti, conferenze, presentazioni di libri, degustazioni laboratori per bambini. «Il merito è soprattutto del decreto ministeriale (il Dpcm 171 del 2014, ndr) che ha dato ai musei un ruolo più dinamico. Ora continueremo sulla strada delle iniziative che stanno avendo un grande successo, soprattutto se ripenso alle prime conferenze davanti a 2-3 persone. Iniziative, spesso in giorni infrasettimanali, che facciamo in particolare per la cittadinanza, per i ravennati, per cercare di penetrare in una città bellissima ed educare allo stesso tempo alla bellezza».

A differenza di altri musei con capolavori di pittura eclatanti, «come la Nazionale di Parma o la Pinacoteca di Bologna – continua Fiori –, questa di Ravenna è una collezione di oggetti molto particolari che rappresenta comunque un unicum in Italia, uno spaccato di un certo tipo di collezionismo (dagli avori alle icone, dalle armi alle ceramiche) molto particolare. Era una bella sfida per me, in un luogo oltretutto che paradossalmente patisce la vicinanza della basilica di San Vitale e del Mausoleo di Galla Placidia: soprattutto agli italiani non è semplice vendere un altro biglietto, per quanto economico rispetto ad altri musei, dopo la basilica e il mausoleo (che fanno parte invece del circuito di momunenti gestiti direttamente dalla Curia con un diverso biglietto cumulativo, ndr)».

Un lavoro complicato, quello del rilancio di un museo, che sta portando risultati – rivela la direttrice – anche sotto un altro punto di vista: «È  risalita la richiesta di prestiti di oggetti del Museo Nazionale: le mie colleghe mi hanno detto che c’era stato un momento di forte rallentamento in questo senso negli ultimi anni. Ora pian piano siamo rientrati nel circuito».

«Venire qui è stata una bella sfida: la vicinanza di San Vitale non aiuta»

Altri pezzi della collezione del museo sono invece destinati a finire (in deposito temporaneo) nel nuovo museo di Classe. «Si tratta di circa 50-60 pezzi per noi non connotanti: alcune teste, bronzetti, utili per portare avanti la loro filosofia, legata in particolare a un museo del territorio, non a un museo storico come il nostro. Credo saranno due esperienze diverse e complementari, sarà importante cercare di andare d’accordo…». Le prove generali sono iniziate, visto il recentissimo ingresso della fondazione Ravennantica – come noto promotrice anche del museo di Classe – nelle biglietterie e nei bookshop dei siti statali, nell’ambito dell’accordo di valorizzazione firmato lo scorso inverno con il ministero. «Al momento non posso commentare, si tratta di un rapporto che di fatto non è ancora iniziato: loro al momento stanno svolgendo le stesse funzioni del precedente concessionario (Nova Musa, ndr), vedremo in futuro come potranno potenziare il servizio e in particolare appunto come riusciranno a integrare il nuovo museo nel circuito. Ecco, il 2018 sarà sicuramente un anno cruciale per la cultura ravennate…».

E continuando a parlare di progetti futuri, si è parlato della possibilità di realizzare un punto ristoro all’interno del museo, che ne incrementerebbe senza dubbio l’appeal su un certo tipo di visitatori. «Si tratta di un progetto strutturale complesso, che comporta anche il riallestimento di alcune sale – conclude Fiori – il mio mandato scade nel novembre del 2018 e sicuramente ci vuole tempo per questo tipo di concessione, vedremo anche cosa ne penseranno i nostri nuovi partner (sempre Ravennantica, ndr). Sicuramente qui ci sono spazi ampi, è un luogo molto bello e adatto anche a situazioni legate al ristoro».

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