Sono le direttrici artistiche del festival, Francesca Serena Casadio e Giulia Melandri di Cantieri Danza, a illustrarci le tante novità della 28ª edizione di Ammutinamenti, che da quest’anno diventa Variazioni per Ammutinamenti ed espande la sua durata fino a novembre. Si parte il 4 settembre, a questo link l’articolo di presentazione della rassegna.
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Qual è la genesi del nuovo nome e dell’ampliamento temporale del festival?
Casadio: «Era già da qualche anno che ci stavamo interrogando su come fare nostro un progetto che porta con sé una storia lunga e di vissuti profondi. C’era, forte, la necessità di metterci un po’ più del nostro. E, se è vero che Ammutinamenti ha una storia quasi trentennale, il contesto in cui opera è mutato e con esso sono cambiate molte cose. Nelle scorse edizioni abbiamo inserito qualche cambiamento, anche se poco visibile dall’esterno, ma quest’anno abbiamo sentito che era arrivato il momento di fare un passo più deciso verso un’effettiva transizione. Dunque Variazioni per Ammutinamenti non è solo il titolo di questa edizione, ma il modo in cui abbiamo scelto di raccontare oggi questa trasformazione. Chiaramente l’aspetto più evidente è la differenza nella durata: il festival inizia a settembre, ma si articola fino a novembre. Abbiamo sentito la necessità di ridefinire la presenza del festival per creare maggiore continuità sul territorio e aprire nuove possibilità di relazione. Il primo pensiero è andato verso le giovani generazioni e gli istituti scolastici. Rimanere concentrati esclusivamente a settembre, quando le scuole sono chiuse, rende difficile costruire un dialogo e proporre nuovi progetti. Allungare il tempo del festival ci permette invece di entrare nel tempo scolastico, non solo attraverso una proposta di spettacoli, ma anche attraverso pratiche laboratoriali di diverso tipo pensate per studenti e studentesse. Ad esempio il percorso condotto da Daniele Ninarello con una classe seconda della scuola media Montanari, in cui, attraverso il corpo e il movimento vengono affrontati temi sempre più urgenti come il bullismo, l’offesa e la violenza».
Melandri: «L’estensione del festival ci ha dato la possibilità di aprire la programmazione a fasce d’età che finora erano state meno presenti in Ammutinamenti. Abbiamo quindi scelto progetti e spettacoli dedicati all’infanzia, alla preadolescenza e all’adolescenza, creando anche occasioni in cui la danza possa essere vissuta come esperienza diretta, attraverso la pratica e il confronto con gli artisti e le artiste. Questa attenzione a diverse modalità di incontro con la danza si lega anche a un pensiero sull’accessibilità che sentiamo sempre più forte e che stiamo ancora studiando e approfondendo. Ci stiamo interrogando su come rendere il festival più accessibile, sia intensificando le modalità di partecipazione sia allargando le possibilità di fruizione. Quest’anno, per esempio, ospiteremo – in collaborazione con Nerval Teatro – una creazione di Cristina Kristal Rizzo e Diana Anselmo che mette in relazione movimento e lingua dei segni, con la presenza di un’interprete LIS, a cui si affiancherà un laboratorio condotto dalle autrici. Inoltre, una delle creazioni della Vetrina della giovane danza d’autore, prevede un’audiodescrizione poetica live pensata per persone cieche e ipovedenti».
Casadio: «La programmazione arriva poi a novembre, intrecciandosi con il corso di alta formazione che Cantieri Danza realizza insieme a Cronopios e L’arboretoTeatro Dimora. Sarà un’occasione per riflettere, insieme a chi opera in questo ambito, su quali strumenti e condizioni servano oggi per accompagnare gli artisti e le artiste nel loro percorso di crescita professionale».
C’è poi una novità anche rispetto al segno grafico del festival.
Melandri: «Ripensare Ammutinamenti è stato proprio un rimettere in discussione ciò che esisteva, anche a partire da un segno grafico che negli anni è rimasto invariato, diventando molto riconoscibile. Abbiamo sentito la necessità di ripensare l’identità del festival, non soltanto dal punto di vista visivo, ma anche nella sua struttura, nei tempi e nelle proposte. Anche l’aggiunta di Variazioni al nome è una piccola sfida che dà inizio a una trasformazione del progetto».
Come “costruite” il festival?
Melandri: «Crediamo che il festival possa essere uno spazio di vicinanza, incontro e condivisione. Per questo, accanto agli spettacoli, negli ultimi anni abbiamo dato sempre più spazio alle pratiche di movimento e agli incontri con artisti e artiste ospiti. È una sezione che abbiamo ideato nel 2021, in un momento di particolare isolamento sociale e culturale, e che nel tempo abbiamo intensificato, perché ha avuto un importante riscontro e una grande partecipazione. E anche quest’anno, per costruire il festival, siamo partite da qui, da artisti, artiste che abbiano il desiderio di confrontarsi con la pratica condivisa con la cittadinanza, nello spazio pubblico e nei luoghi della quotidianità».
Casadio: «Per questo scegliamo e dialoghiamo con artisti e artiste che condividono la volontà di fare anche laboratori, incontri e pratiche e di proporre formati diversi, oltre naturalmente alla creazione. La matrice da cui nasce Ammutinamenti rimane sempre la centralità del corpo in senso ampio, come luogo di esperienza, di relazione e di conoscenza. I cambiamenti che stiamo introducendo nascono dalla necessità di capire cosa possiamo fare, dopo 28 anni, per mantenere vivo il progetto nel presente».



