Tra il 2020 e il 2025 il costo della vita nella provincia di Ravenna è aumentato in media di circa il 20,1 percento. Tradotto in un esempio concreto significa che una spesa da 100 euro nel 2020 ora richiede 120 euro. Gli aumenti sono mostrati da quello che è chiamato “Indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività” (espresso con la sigla Nic), il principale indicatore con cui l’Istat misura come cambiano i prezzi dei beni e dei servizi che comprano le famiglie in Italia. L’uso principale del Nic è la misurazione dell’inflazione, cioè la variazione percentuale dei prezzi al consumo in un intervallo di tempo.
Gli aumenti dei prezzi nelle vicine province romagnole, Forlì-Cesena e Rimini, sono simili a Ravenna. La media nazionale dice che in Italia l’aumento è stato del 19,4 percento. È significativo notare che la variazione nel quinquennio precedente (2015 -2019) per tutte le aree era stata solo poco più del 2 percento, sia a livello provinciale che nazionale. In altre parole, l’impennata è arrivata in concomitanza con una serie di eventi nazionali e internazionali che hanno avuto ricadute pesanti: la pandemia, la guerra in Ucraina, la crisi energetica, la guerra in Iran.
Il comune di Ravenna, come gli altri 80 capoluoghi di provincia italiani con almeno 30mila abitanti, partecipa mensilmente alla rilevazione dei prezzi al consumo coordinata da Istat. Circa il 70 percento della rilevazione nazionale è effettuato da questi comuni, a cui si aggiunge la rilevazione centralizzata di alcuni prezzi (tariffe di luce e gas, comunicazioni, trasporti aerei, marittimi, carburanti…), garantendo una rappresentazione del territorio.
Con l’insediamento a sindaco di Ravenna a giugno 2025, Alessandro Barattoni ha dato seguito a un impegno preso in campagna elettorale: istituire un Osservatorio comunale sui prezzi al consumo. L’ufficio comunale di studi e statistica raccoglie dati da 503 punti vendita. Ogni mese vengono effettuate circa ottomila quotazioni di prezzi di beni e servizi, comprese tariffe di scuole, parcheggi, trasporti, prestazioni professionali (avvocati, medici, ecc.), rappresentativi del paniere Istat. I partecipanti all’Osservatorio (sindacati e associazioni di categoria) hanno fatto l’ultimo incontro, il quarto dall’insediamento, a fine giugno (uno ogni tre mesi, il prossimo in agenda a fine settembre). «L’ufficio statistica del Comune si occupa di reperire i dati – spiega il sindaco – e fornisce una relazione precisa e puntuale con approfondimenti legati ad argomenti diversi sollevati dai partecipanti o dal contesto particolare del momento».
La relazione del trimestre marzo-giugno si apre con un titolo chiaro: “L’inflazione accelera nettamente”. Dopo 30 mesi di inflazione contenuta (da ottobre 2023 e marzo 2026 sempre sotto il 2,3 percento), il tendenziale di Ravenna (cioè la variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) lo scorso maggio è tornato sopra il 3 percento. Il gap Ravenna-Italia, ai massimi del decennio lo scorso febbraio con 0,9 punti percentuali, si è quasi azzerato in tre mesi. «Non è un recupero di Ravenna – si legge nel report –: è il livello nazionale che risale alla stessa velocità».
Il paragone avviene a livello italiano ma anche con le vicine realtà di Forlì, Ferrara e Rimini: «Quest’ultima ha un andamento e una stagionalità molto diverse – dice il primo cittadino –, mentre con Forlì e Ferrara l’andamento è piuttosto simile. Possiamo però dire che, nonostante Ravenna abbia avuto un’inflazione più alta rispetto ad entrambe, nella prima metà dell’anno, per la prima volta dal 2015, è scesa. Quello che emerge è che Ravenna amplifica il ciclo nazionale, mentre Forlì e Ferrara lo seguono. Se paragoniamo Forlì e Ravenna notiamo una stagionalità molto simile, sugli alimentari ma non solo, in generale sull’indice».
Secondo gli analisti dell’Osservatorio, l’accelerazione quasi identica a Ravenna e in Italia è da leggere come effetto di uno shock energetico nazionale e non una dinamica ravennate: gli energetici sono passati da -2 percento a +12,6 nel confronto anno su anno. Una variazione che, come noto, ha trascinato il costo dei carburanti.
«Finora è emerso un tratto comune in tutti gli incontri – riassume Barattoni –: Ravenna tende ad amplificare le congiunture e quello che accade a livello nazionale; qui le accelerazioni sono più marcate, così come lo sono le decelerazioni. Con l’insediamento stabile dell’Osservatorio verificheremo il perdurare di questa situazione anche in base alle stagioni e se e quanto il fatto di avere una città molto legata alle tematiche internazionali, sia per quanto riguarda il polo chimico e sia per il porto, amplifichi nel territorio quanto succede anche nei Paesi esteri».
Il sindaco giudica positivo il bilancio del primo anno di attività dell’Osservatorio: «Analizzando i trend di ogni stagione, ci sta dando strumenti per leggere meglio il territorio e le abitudini della città e metterli poi a confronto con organizzazioni sindacali e associazioni di categoria. Tutti gli istituti di ricerca sono concordi nel dire che in Italia, dal 2019 al 2026, il potere d’acquisto dei salari reali si è compresso fra l’8 e il 10 percento; per noi, come amministrazione, era importante tramite questo tavolo entrare nel dettaglio e analizzare le specificità anche dei diversi settori merceologici: per esempio abbiamo un’inflazione più alta della media sulla sanità privata e nei servizi di assistenza alla persona, mentre registriamo un andamento migliore della media nazionale nel campo dell’abbigliamento».
Per finire vale la pena ricordare un rapporto realizzato da Ires Emilia-Romagna per la Cgil di Ravenna che mette in luce un dato particolarmente significativo: la netta erosione del potere d’acquisto. «Tra il 2008 e il 2024, a fronte di un aumento dei prezzi del 32 percento, le retribuzioni degli operai sono cresciute solo del 28 percento, allargando una forbice che pesa sulle tasche delle famiglie».



