sabato
30 Maggio 2026
Sindacati

Lavoratori stagionali, questionario Cgil: straordinari pagati “fuori busta” in 4 casi su 10

Ristoranti e bar assorbono il 60 percento delle domande, la professione più richiesta è il cuoco, uno su dieci arriva da fuori provincia

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Il lavoro stagionale nel Ravennate si concentra principalmente tra ristoranti e hotel (rispettivamente 33,4 percento e 28,5), stabilimenti balneari (16,9) e bar (11,4). Chiudono la classifica parchi a tema (5,6) e campeggi (4,2). La professione più richiesta è quella del cuoco, svolta dal 20,8 percento degli stagionali, seguita da cameriere (18,7), barista (14,4) e aiutanti in sala, bar o cucina, che valgono l’11,6. È quanto emerge dai risultati di “Destagionalizziamo il lavoro”, il questionario firmato da Filcams-Cgil che lo scorso anno è stato diffuso tra oltre 500 lavoratori della provincia con l’idea di fornire una prima mappatura degli inquadramenti stagionali.

Tra i dati più interessanti, la differenza di approccio al lavoro stagionale tra le generazioni: «Bisogna sfatare il mito dei giovani che “non vogliono lavorare” – spiega Serena Savini di Filcams -. Dal questionario emerge una divisione equa dell’età lavorativa, con un 47 percento di lavoratori sotto i 40 anni. La differenza sostanziale sta nello “zoccolo duro” di over 40, professionalizzati e con un’età contrattuale di oltre dieci anni alle spalle. Giovani e giovanissimi invece tendono a vedere il lavoro stagionale come transitorio, magari svolto durante gli studi o fase di passaggio verso altri percorsi professionali».

Tra gli elementi che incidono sulla percezione dell’impiego stagionale non c’è solo la mancanza di continuità lavorativa (il 51,1 percento degli intervistati è assunto con contratti a tempo determinato da tre a sei mesi), ma anche le criticità legate a turni, mansioni fuori orario, riposo settimanale e incertezza sulla retribuzione.

«La maggior parte delle vertenze che trattiamo riguarda problemi di sottoinquadramento e lavoro sommerso – prosegue la sindacalista -, con stipendi spesso inferiori rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale». Sul fronte di turni e riposi, invece, la situazione appare più stabile: due terzi dei lavoratori dichiarano di usufruire del giorno libero e oltre il 50 percento riferisce settimane da 40 ore, anche se gli straordinari vengono spesso riconosciuti “fuori busta” (42,4 percento dei casi).

Resta il nodo dei sussidi post-stagionali, reso più complesso dalla modifica alla normativa Naspi. «Chi si dimette volontariamente dovrà maturare 13 settimane di lavoro continuativo nel nuovo impiego per accedere ai contributi – sottolinea Savini -. Questo crea difficoltà ai lavoratori stagionali che lasciano un precedente impiego, soprattutto in caso di part-time».

Per quanto riguarda il mito dei lavoratori che da tutta Italia raggiungono la Riviera per la stagione estiva, i dati più recenti lo ridimensionano: solo il 10 percento della manodopera proviene da fuori provincia. Più rilevante è invece la componente straniera, un quinto degli occupati. «È proprio tra i lavoratori stranieri che si registra una maggiore mobilità, soprattutto per quanto riguarda la somministrazione tramite agenzia – spiega Cinzia Folli, segretaria del Nidil Cgil di Ravenna, che dopo otto anni nel settore stagionale oggi è attiva nel lavoro somministrato -. La mediazione delle agenzie può diventare una risorsa importante per gli imprenditori che  denunciano la carenza di personale, ma viene ancora utilizzata poco, forse a causa dei costi».

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