martedì
16 Giugno 2026

In Regione 457 nuovi casi di coronavirus ma calano i pazienti ricoverati

I positivi che si sono aggiunti nella giornata del 16 aprile derivano da seimila nuovi tamponi e portano il totale in Emilia-Romagna a 21.486. Crescono sempre i decessi: 55 in più (2.843 nel complesso)

Scientist Using Microscope 3938022In Emilia-Romagna salgono a 21.486 i casi accertati di positività al coronavirus. Il dato è fornito dal commissario straordinario all’emergenza, Sergio Venturi, ed è aggiornato alle 12 di oggi, 16 aprile: rispetto a 24 ore prima l’aumento è di 457 casi. Aumentano anche le guarigioni: 316 quelle registrate oggi per arrivare al totale di 4.980. I test effettuati hanno raggiunto quota 112.105 (5.956 in più rispetto a ieri). Si registrano anche 55 nuovi decessi (26 uomini e 29 donne) e il totale dei morti è 2.843.

Per quanto riguarda i casi attualmente positivi, 9.026 persone sono in isolamento a casa poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (60 in più rispetto a ieri). In terapia intensiva invece sono 316 pazienti e sono nove in meno di ieri. Diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-28).

Questo il dettaglio provinciale per i decessi: 10 residenti nella provincia di Piacenza, 8 in quella di Parma, 7 in quella di Reggio Emilia, 8 in quella di Modena, 9 in quella di Bologna (di cui 1 nell’imolese), 2 in quella di Ferrara, 1 in provincia di Ravenna, 4 nella provincia di Forlì-Cesena (2 nel forlivese e 2 nel cesenate), 5 in quella di Rimini; 1 decesso di persone di fuori regione.

Questi i casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 3.249 a Piacenza (26 in più rispetto a ieri), 2.698 a Parma (82 in più), 4.053 a Reggio Emilia (71 in più), 3.262 a Modena (45 in più), 3.142 a Bologna (107 in più), 348 le positività registrate a Imola (3 in più), 709 a Ferrara (60 in più). In Romagna sono complessivamente 4.025 (63 in più), di cui 904 a Ravenna (15 in più), 752 a Forlì (16 in più), 595 a Cesena (7 in più), 1.774 a Rimini (25 in più).

Consegnate a domicilio le mascherine gratuite agli over 70. Ora anche in farmacia

Sono la fornitura della Regione. Il Comune invita a lasciarle a chi è in difficoltà economica e afferma: «Sono monouso ma fino a quando non saranno disponibili in maggior quantità è possibile il riutilizzo»

MascherinaA Cervia si è conclusa la consegna a domicilio delle mascherine gratuite, messe a disposizione dalla Regione, agli ultrasettantenni. La distribuzione porta a porta è stata fatta dalle associazioni di volontariato della Protezione civile e quelle Socio sanitarie. I volontari hanno citofonato e a chi ha risposto hanno depositato le mascherine nella buchetta della posta.

Il numero delle mascherine è contingentato e pertanto l’amministrazione ha deciso di  consegnarle a domicilio alle persone nelle condizioni di maggiore fragilità e alle farmacie comunali e private, oltre ad alcuni punti vendita nei luoghi dove non sono presenti le farmacie.

Ora parte la distribuzione nelle farmacie e il numero delle mascherine sarà assegnato per quartieri.

Questi i punti in cui saranno consegnate:
Farmacia Bedeschi, Cervia
Farmacia Madonna del Mare, Cervia
Farmacia Comunale n.1 Pinarella, Cervia
Farmacia Comunale n.2 Malva, Cervia
Farmacia Castiglione, Castiglione di Cervia
Farmacia della Pieve, Pisignano
Farmacia Centrale, Milano Marittima
Alimentari De Cesari, Montaletto
Parafarmacia Savio di Cervia

Si raccomanda di rivolgersi alla farmacia del proprio quartiere e di dare, con senso di responsabilità, la precedenza alle persone più in difficoltà, sollecitando chi ha maggiori possibilità economiche ad acquistare quelle in vendita.

«Le mascherine sono monouso – scrive il Comune –, ma in questo contesto di emergenza, fino a quando non saranno disponibili in maggior quantità è possibile il riutilizzo, purché non siano scambiate fra le persone. Ognuno deve avere la propria e dopo l’utilizzo per alcune ore può essere riposta in luogo pulito e riutilizzata il giorno successivo (eventualmente previa disinfezione con alcool). Devono rimanere nel contesto domestico-familiare e non utilizzate come dispositivo nei luoghi di lavoro. Le mascherine vanno smaltite nei rifiuti indifferenziati».

Un milione di euro dalla Camera di Commercio per facilitare l’accesso al credito

Le risorse serviranno a erogare contributi in conto interessi attualizzati e all’abbattimento del costo della garanzia alle Pmi del territorio per il tramite dei Confidi

Sostegno Al RedditoLa Camera di Commercio di Ravenna ha stanziato un milione di euro a sostegno delle piccole e medie imprese per l’abbattimento dei costi per l’accesso al credito. L’obiettivo è di contribuire alla richiesta di liquidità che viene dalle imprese in questo drammatico frangente legato all’attuazione delle disposizioni per il contenimento della Covid-19.

Il contributo ravennate andrà in un fondo regionale gestito e coordinato da Unioncamere Emilia-Romagna che integrerà il fondo di 10 milioni di euro approvato dalla Regione Emilia-Romagna e finalizzato all’erogazione di contributi in conto interessi attualizzati e all’abbattimento del costo della garanzia alle Pmi del territorio per il tramite dei Confidi. L’apporto di ciascuna Camera verrà riversato esclusivamente alle imprese del territorio di competenza (nel caso di Ravenna il 10 percento è per le imprese agricole).

L’impresa, per chiedere il contributo, dovrà semplicemente avere una delibera di concessione del credito con garanzia dell’80 percento, su un finanziamento massimo agevolato di 150mila euro con durata di 36 mesi (compresi 12 mesi di preammortamento). Il contributo massimo concedibile sarà di 15mila euro, erogato subito attraverso i Confidi ammessi alla ripartizione del fondo regionale, a copertura degli interessi da restituire nei 36 mesi successivi.

«Questo milione di euro – evidenzia Giorgio Guberti, presidente della Camera di Commercio di Ravenna – si unisce alle ulteriori risorse già preventivate a favore delle imprese per l’anno in corso, pari a 1,37 milioni di euro, che comunque rimangono confermate. Un importo complessivo per il 2020 di oltre 2,37 milioni di euro destinato ad interventi economici a favore dello sviluppo del territorio, che va ad integrare gli oltre 25 milioni stanziati nel corso degli ultimi sette anni. Uno sforzo enorme, che avviene dopo che la riforma ha tagliato le entrate degli enti camerali del 50 percento».

Linea telefonica per chi cerca conforto spirituale: rispondono 4 famiglie e un prete

Iniziativa lanciata dalla diocesi di Ravenna per un sostegno spirituale a chi vive nella paura per la pandemia di Covid-19 e cerca conforto in una conversazione

Un sostegno telefonico, e spirituale, fatto da famiglie per le famiglie. Questo il servizio messo in campo per l’emergenza sanitaria in corso dall’Ufficio diocesano per la Famiglia. Si chiama “Un cuore che ascolta”. L’idea, spiegano gli organizzatori, «è offrire un “luogo” (o meglio un tempo) di ascolto e fraternità a chiunque si trovi in stato di solitudine e/o difficoltà a causa dell’epidemia da coronavirus e un’opportunità di chiedere un aiuto, un conforto, anche spirituale».

Così si legge nella presentazione del servizio: «Se vivi nella solitudine, nella paura o nel dolore. Se hai bisogno di essere ascoltato. Se vuoi pregare con qualcuno. Chiama! Risponderanno delle famiglie e un sacerdote». Dall’altro capo del telefono risponderanno alcune famiglie di diverse parrocchie e, in modo diretto, un sacerdote. Ma tutti i parroci sono coinvolti nella segnalazione di situazioni di necessità o bisogno.

Gli organizzatori ricordano che non forniscono informazioni o risposte a bisogni concreti come spesa a domicilio o consegna farmaci (servizi già attivati da associazioni, enti, gruppi).

Ecco i numeri di telefono e gli orari nei quali è possibile chiamare:
Dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12, Edo e Mirella, al 347 7622354, Riccardo e Sara al 375 5148332.
Lunedì e martedì dalle 10 alle 12, don Federico al 329 2160243, Goriziano e Patrizia al 375 5148330.
Giovedì e venerdì dalle ore 14 alle 16, Fabio e Roberta al 375 5148331.

Nei campi 45 immigrati sfruttati dai caporali, la Regione: «Teniamo alta la guardia»

Gli assessori Schlein (Contrasto disuguaglianze) e Colla (Lavoro) commentano l’operazione della polizia che ha toccato anche il territorio ravennate: «Per le aziende agricole senza manodopera ci sono i centri per l’impiego»

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Il casolare dove dormivano le persone sfruttate (foto Ansa)

«Un episodio gravissimo e inaccettabile, ancor più in un momento di emergenza come questo, che conferma la necessità di tenere alta la guardia, anche in Emilia-Romagna, contro il lavoro nero, lo sfruttamento di manodopera e in difesa delle persone più fragili». Così la Regione, per voce della vicepresidente con delega al Contrasto alle disuguaglianze,Elly Schlein, e dell’assessore al Lavoro, Vincenzo Colla, sul caso di sfruttamento portato alla luce ieri dalla squadra mobile di Forlì e riguardante anche il territorio ravennate: 45 richiedenti asilo impiegati nelle campagne romagnole in condizioni di simil schiavitù.

«Quello che è successo lascia sconcertati e senza parole – sottolineano Schlein e Colla –. Anche nella nostra regione, dove da sempre esiste una cultura di tutela del lavoro, persone prive di scrupoli non si fermano neppure in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo e continuano a praticare il caporalato e lo sfruttamento dei più deboli. Da tempo l’Emilia-Romagna è in campo per contrastare gli episodi di grave sfruttamento lavorativo, spesso messo in atto nei confronti dei migranti. Sono, questi, gli invisibili che rappresentano l’anello ultimo e più debole della catena. Per questo è necessario intercettarli e seguirli attraverso la rete dei servizi sociali con l’aiuto delle rappresentanze imprenditoriali e delle organizzazioni sindacali. Al tempo stesso si dimostrano fondamentali i controlli sul territorio contro caporalato e lavoro nero da parte di Magistratura, Forze dell’Ordine ed enti ispettivi, a cui va il nostro ringraziamento».

In questa situazione di emergenza molti sono rimasti senza lavoro e senza possibilità di accesso ai sussidi. «Per premiare la buona occupazione e aiutare le imprese agricole a reclutare i lavoratori stagionali, quantomai necessari in questo momento di emergenza sanitaria, la Regione ha attivato i Centri per l’impiego, in modo che possano incrociare domanda e offerta di lavoro in tempi rapidi».

La diffusione dell’epidemia ha peggiorato la situazione nelle campagne. «Molti braccianti vivono in condizioni igieniche precarie, senza acqua corrente, cibo scarso e spesso con difficoltà di lingua, rischiando di ammalarsi e di contribuire al rischio di contagi nei luoghi, spesso ghetti, in cui sono costretti tuttora a vivere. Per questo, nei giorni scorsi ho aderito alla campagna di raccolta fondi promossa da Aboubakar Soumahoro, per acquistare cibo, beni di prima necessità e presidi medici e sanitari per la sicurezza dei lavoratori della terra».

Le spiagge sono chiuse e il lettino da mare arriva direttamente a domicilio…

L’idea del bagno Oasi di Marina di Ravenna, «per non farvi sentire troppo la nostalgia»

Bagno OasiIn questo momento di emergenza si può ricevere a casa anche un lettino. È l’idea del bagno Oasi di Marina di Ravenna.

«Per non farvi sentire troppo la nostalgia – si legge sulla pagina Facebook dello stabilimento balneare – Oasi vuole portarvi a casa un pezzo di mare».

E così si può chiamare o scrivere su Whatsapp al numero 340 0097763 e chiedere un lettino a domicilio, da sfruttare su un terrazzo o un giardino.

Per tutti gli abbonati dell’Oasi il servizio sarà gratuito, per gli altri il costo è di 50 euro di cauzione, che verranno poi sottratti dall’abbonamento.

Lutto nel mondo della musica a Ravenna, è morto Franco Vassura dei Melardot

Punto di riferimento del territorio per il suo negozio di strumenti musicali

Franco Vassura
Franco Vassura

Lutto nel mondo della musica, a Ravenna. Tra le vittime del coronavirus c’è infatti anche Franco Vassura, volto noto tra addetti ai lavori e musicisti di tutto il territorio per il suo negozio di strumenti musicali di via Romea.

Vassura era anche musicista, nonché “e maester” (il maestro) nello storico gruppo ravennate I Melardot, dove era fisarmonicista e cantante.

In tanti lo ricordano per la battuta sempre pronta, quasi sempre in dialetto romagnolo.

Coronavirus, è morto Luis Sepulveda. Nel 2014 riempì il pala congressi di Ravenna

Il grande scrittore cileno partecipò alla prima edizione di Scrittura Festival

Sepulveda
Luis Sepulveda con Pino Cacucci al pala congressi di Ravenna

È morto per coronavirus lo scrittore cileno Luis Sepulveda. Era ricoverato da fine febbraio in ospedale a Oviedo dopo aver contratto l’infezione.

Sepulveda Capucci

Tra i più celebri scrittori viventi, era stato protagonista della prima edizione di Scrittura Festival, in un gremito palazzo dei congressi, a Ravenna, il 13 maggio del 2014.

In questo articolo due foto di quell’evento, tra i più importanti mai svolti in città nell’ambito degli incontri letterari. Realizzato anche nell’ambito della candidatura di Ravenna a capitale europea della cultura 2019.

«Ci sono grandi autori che sono anche grandi uomini – sono le parole del direttore di Scrittura Festival, Matteo Cavezzali –. Luis Sepulveda non era solo un grande narratore, ma era una persona speciale, generosa, gentile. Era stato nostro ospite a Ravenna e in quell’occasione era nata una sincera amicizia. Avevamo parlato di letteratura e di politica ma soprattutto quella sera ci aveva rivelato la sua ricetta segreta dell’asado alla cilena. Perché stare insieme alle persone, mangiare con loro e condividere era per lui la cosa importante. Aveva combattuto al fianco di Allende ed era stato incarcerato e torturato per le sue idee sotto la dittatura di Pinochet. I suoi libri mi hanno aperto un mondo quando ero ragazzo, e quando l’ho conosciuto ho capito cosa significa essere sinceri nella scrittura. Luis era le cose che scriveva. L’ultima volta che l’ho sentito è stato pochi mesi fa, progettavamo un ritorno a Ravenna. La notizia della sua morte mi ha sconvolto. Un abbraccio va a sua moglie, la poetessa Carmen Yáñez».

Cavezzali lo vuole ricordare con questa sua frase: «Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso».

Orari ridotti, posti alternati, mascherine: Mirabilandia prepara la riapertura

Il direttore generale: «Pronti ad assicurare la massima sicurezza». A rischio 50 milioni di ricavi a fronte di «12 milioni di costi già sostenuti». E 900 lavoratori stagionali

Mirabilandia Inverted Coaster KatunCome naturale, slitta ancora l’apertura della stagione 2020 di Mirabilandia (in programma, dopo un primo rinvio, il 1° maggio) a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria mondiale da Covid-19.

«Non appena possibile comunicheremo la nuova data di apertura e il nuovo calendario, in conformità con i provvedimenti che verranno emanati dalle Autorità preposte», si legge nella pagina Facebook del parco, che dice di continuare a seguire «con fiducia e ottimismo l’evolversi della situazione», per essere pronto, appena sarà possibile, «a regalare nuovamente divertimento e grandi emozioni in modo sano e sicuro».

A entrare più nel dettaglio è stato in questi giorni il direttore generale di Mirabilandia, Riccardo Marcante, intervistato dall’Agi, che chiede «una road map per la ripartenza in modo da non lasciare sulla graticola un intero settore».

«Siamo pronti a riaprire assicurando la massima sicurezza. Non possiamo permetterci alcun rischio per i nostri visitatori. So bene che non è possibile, al momento, stabilire una data. Ma – sono le parole del general manager di Mirabilandia – chiedo al governo di prendere una linea chiara e di seguirla coinvolgendo maggiormente gli operatori del turismo. Essere considerati quasi come uno degli ultimi settori con cui confrontarsi credo non faccia bene a nessuno». ​

«Stiamo seguendo quello che stanno facendo in Cina applicandolo alla realtà occidentale. Ad esempio – annuncia il general manager, citiamo sempre l’Agi –  ridurremo l’orario di l’attività delle attrazioni limitando anche l’afflusso di persone. Non si sarà la tradizionale sfilata conclusiva e per garantire la distanza di sicurezza alterneremo i posti e i vagoni nelle montagne russe. Dovremo poi prevedere l’igienizzazione delle macchine tra una corsa e l’altra. Inoltre, penso che sarà inevitabile l’utilizzo delle mascherine e, se richiesto, siamo pronti ad allestire un sistema di monitoraggio della temperatura corporea per chi entra nel parco. La sicurezza deve essere la nostra bussola».

Mirabilandia (850mila metri quadrati nei pressi della pineta di Classe) – ricorda l’Agi – è di proprietà dal 2006 del gruppo spagnolo Parques Reunidos, tra i leader internazionali del settore del divertimento proprietaria di una sessantina di parchi in tutto il mondo (dall’Europa, all’Australia, all’Argentina). Ora tutti i dipendenti, circa un centinaio a parco chiuso, lavorano da casa. Nel parco ci sono solo gli addetti alla manutenzione per “oliare” gli ingranaggi pronti a ripartire in attesa  di un eventuale via libera del governo. Se non dovesse arrivare, il  rischio è perdere gli incassi di un’intera stagione: da Pasqua a Halloween (4 aprile – 2 novembre). E non riuscire ad ammortizzare costi.

«Una stagione porta a Mirabilandia circa un milione e mezzo di persone per circa 50 milioni di ricavi consolidati. A questo  – spiega Marcante – si aggiungono circa 12 milioni di costi già sostenuti a parco chiuso, che non potranno essere recuperati se non riusciremo a riaprire quest’anno».

Numeri significativi a cui si aggiungono i danni economici per i lavoratori stagionali. Circa 900 persone, tra l’altro «escluse dai 600 euro erogati dal governo perché il codice Ateco dei parchi di divertimento non è stato incluso nella lista dei lavoratori stagionali del turismo. Questa è un’assurdità», conclude il direttore generale di Mirabilandia.

Covid-19, altri 9 contagi e tre morti: i totali della provincia sono 889 e 55

Basso il numero delle nuove positività di cui solo uno è ricoverato e non in terapia intensiva

Coronavirus TamponeÈ particolarmente basso (9) il numero dei nuovi contagi da coronavirus registrati in provincia di Ravenna tra il 14 e il 15 aprile. Il dato è fra i più bassi dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 e arriva dopo due giornate con quasi 80 nuove positività totali. Complessivamente le persone risultate positive nel Ravennate sono 889.

Il numero comprende le guarigioni (oltre trecento) e i decessi. Per quanto riguarda questi ultimi nella giornata odierna la Regione ne comunica tre: due uomini di 84 e 97 anni e una donna di 94 anni. Il totale riferibile alla provincia è di 55, comprese 5 persone residenti fuori provincia ma deceduti durante il ricovero in strutture ospedaliere locali.

Per quanto riguarda le 9 positività solo un paziente è ricoverato, non in terapia intensiva, mentre tutti gli altri sono seguiti a domicilio. Sul fronte epidemiologico, si tratta principalmente di pazienti che hanno avuto contatti stretti con casi già accertati. Sono circa 373 le persone in quarantena e sorveglianza attiva in quanto contatti stretti con casi positivi o rientrate in Italia dall’estero.

Coronavirus, per la prima volta sono più le nuove guarigioni dei nuovi contagiati

In Emilia-Romagna in un giorno 277 casi di positività e 83 morti

In Emilia-Romagna sono 21.029 i casi di positività al Coronavirus, 277 in più rispetto a ieri. Per la prima volta, però, salgono di più le guarigioni: se ne sono infatti registrate 395 di nuove.

I test effettuati hanno raggiunto quota 106.149, 4.253 in più rispetto a ieri.

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi (15 aprile) sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Complessivamente, 8.966 persone sono in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (-50 rispetto a ieri). 325 i pazienti in terapia intensiva: tre in meno di ieri. E diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid (- 85).

Le persone complessivamente guarite salgono a 4.664 (+395): 2.200 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 2.464 dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 83 nuovi decessi: 41 uomini e 42 donne.

Per quanto riguarda i decessi (arrivati complessivamente in Emilia-Romagna a 2.788), per la maggior parte sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse. I nuovi riguardano 9 residenti nella provincia di Piacenza, 10 in quella di Parma, 17 in quella di Reggio Emilia, 9 in quella di Modena, 19 in quella di Bologna (nessun caso registrato nell’imolese), 4 in quella di Ferrara, 3 in provincia di Ravenna, 7nella provincia di Forlì-Cesena (5 nel forlivese e 2 nel cesenate), 5 in quella di Rimini; nessun decesso di persone di fuori regione.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 3.223 a Piacenza (56 in più rispetto a ieri), 2.616 a Parma (34 in più), 3.982 a Reggio Emilia (35 in più), 3.217 a Modena (37 in più), 3.035 a Bologna (60 in più), si fermano per il secondo giorno consecutivo a 345 le positività registrate a Imola,649a Ferrara (14 in più). In Romagna sono complessivamente 3.962 (41 in più), di cui 889 a Ravenna (9 in più),736 a Forlì (12 in più), 588 a Cesena (11 in più), 1.749 a Rimini (9 in più).

Richiedenti asilo sfruttati nei campi per 50 euro al mese, quattro arresti

Dormivano su un materasso a terra e senza acqua calda in un casolare isolato a Bagnara di Romagna

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Il casolare dove dormivano le persone sfruttate (foto Ansa)

Cinquanta euro al mese per raccogliere frutta e verdura o potare gli alberi, lavorando fino a 80 ore alla settimana. Così sono stati trattati, secondo le indagini della squadra mobile di Forlì (riprendiamo qui un’agenzia dell’Ansa) circa 45 richiedenti asilo, in gran parte pachistani e afghani, sfruttati nei campi da un’organizzazione che li alloggiava in casolari senza acqua calda e con poco cibo e materassi a terra.

Su disposizione del Gip di Forlì – continua l’Ansa – la polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di 4 pachistani, nell’ambito di un’operazione contro il “caporalato”, con l’ispettorato del lavoro e l’Inail. Gli indagati avrebbero reclutato direttamente i lavoratori, minacciati e intimiditi, accompagnati controllati quotidianamente, oltre che individuato e gestito i committenti. Si stima che abbiano guadagnato dagli 80 ai 100mila euro, inviati attraverso i canali western union o money gram in Pachistan su conti di persone fittizie.

Denunciati anche titolari di aziende agricole romagnole che hanno impiegato gli stranieri.  Si tratterebbe in particolare di sei aziende agricole tra cui anche una a Bagnara di Romagna, in provincia di Ravenna. Proprio Bagnara era la “base operativa” dei caporali, con il casolare agricolo isolato dove venivano ricoverati e isolati i lavoratori sfruttati. Costretti a dormire in un alloggio fatiscente costituito da un materasso in terra e servizi sporchi e insufficienti, per esempio neanche la disponibilità dell’acqua calda o cibo a sufficienza.

«In merito alla deplorevole vicenda sullo sfruttamento di manodopera e caporalato – commenta il presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale – voglio ringraziare e complimentarmi con le istituzioni, le forze dell’ordine e di polizia per la pronta ed efficiente risposta che attraverso le indagini ha rivelato una situazione di gravissima illegalità, portando all’arresto di quattro persone. Voglio dirlo chiaramente, quello che è successo è inaccettabile e il nostro territorio e la nostra comunità, che si basa soprattutto sui valori come l’accoglienza, l’equità e la sicurezza sul lavoro, non può assolutamente tolleralo».

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