La lettera del presidente dell’Autorità di sistema portuale dopo il nostro editoriale
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera del presidente dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico centro-settentrionale, Daniele Rossi, in risposta all’editoriale sulla questione terminal crociere insabbiato, pubblicato anche sul numero del 12 luglio (R&D n. 777) del nostro settimanale.
Egregio Alberizia,
ho letto il suo editoriale “La figuraccia delle crociere: AAA cercasi responsabile”: è una sintesi interessante alla quale non voglio replicare. Mi permetto solo di fornire qualche piccolo elemento che spero sarà utile all’informazione di tutti i nostri concittadini.
Il nostro porto canale, nella sua parte inziale, nel corso del tempo è stato soggetto ad insabbiamento: non in modo regolare, ma legato a mareggiate particolarmente violente. Per risolvere la questione è necessario dragare e mettere quanto si toglie nelle casse di colmata: ma sono piene e non da oggi ma da 10 anni. Il progetto di approfondimento dei fondali prevede infatti anche la soluzione di questo vincolo, che comunque oggi c’è e, in verità, c’era già da molto tempo prima del mio arrivo. Non è una scusa, ma un dato di fatto. Io, nel mio piccolo, insieme ai tecnici della Autorità Portuale ho proposto e fatto approvare una soluzione all’interno del cosiddetto “progettone”: in meno di 20 mesi abbiamo trovato una strada per un problema ormai vecchio di 120 mesi.
Nel frattempo, considerato che nulla è prevedibile in assoluto in materia di insabbiamento, abbiamo tenuto monitorata la situazione cercando un equilibrio corretto tra gli interessi dello scalo crociere e quelli molto diffusi, penso sarà d’accordo anche lei, dello scalo industriale. Quando, in giugno, abbiamo rilevato l’esigenza di trovare soluzioni urgenti, abbiamo scelto di seguire la stessa logica: salvaguardiamo gli interessi economici della città. Nella impossibilità di poter avere subito a disposizione delle casse di colmata che potessero ricevere 250mila metri cubi, abbiamo individuato due soluzioni: innanzi tutto proporre uno scalo alternativo alle navi da crociera, quindi trovare un metodo che permettesse di ripristinare la profondità dello scalo crociere senza rischi o danni per il canale industriale principale.
Francamente, avendo avuto modo di visitare altri porti di scalo sia in Italia che in altre nazioni, non capisco la battuta che fa la vostra testata sui croceristi che sbarcano in mezzo ai camionisti: oltre a non essere un evento così raro, in giro per il mondo, non è nemmeno così grave, mi sembra, vedere degli esseri umani in vacanza che sbarcano dalla loro bella nave in mezzo ad altri esseri umani al lavoro ed in attesa di salire sulla loro nave. Sempre di esseri umani si tratta, le pare? Peraltro, forse alcune delle compagnie di crociera hanno preferito non accettare questa soluzione per altri motivi: che so, ad esempio perché comportava costi di gestione e di attracco differenti? Sarebbe meglio chiederlo a loro.
Per quanto riguarda la strada trovata per il fondale del terminal crociere, è estremamente delicata e deve essere fatta con grande attenzione, per evitare che la soluzione di un problema possa causarne un altro più complesso al traffico industriale. E così faremo. Si poteva fare prima? Per quanto ne sappiamo noi, no: almeno sino a quando l’insabbiamento non era certo, ma solo ipotetico. In ogni situazione si può sempre fare meglio: per fortuna siamo esseri umani fallibili. L’importante è fare il proprio lavoro con onestà e di questo qui in AP siamo certi, così come pensiamo che le nostre azioni siano state tempestive e a tutela di tutta l’economia della città di Ravenna. Daniele Rossi, presidente dell’Autorità portuale di Ravenna
Egregio presidente, apprezzo la sua disponibilità e non ho dubbi che l’azione di Ap sia improntata al bene del porto nella sua globalità. Le mie riflessioni erano concentrate sul contesto delle crociere perché ha mostrato in maniera plastica lo stato di difficoltà del porto ed è innegabile che la vicenda dell’insabbiamento sia stata qualcosa che Ap per prima avrebbe volentieri evitato. Sulle perplessità per la convivenza tra crocieristi e camionisti non c’era alcun intento classista da parte mia. Però anche qui è la cronaca a stimolare i ragionamenti: se gli armatori non hanno usufruito della soluzione alternativa fornita da Ap e hanno preferito invece cancellare la toccata di Porto Corsini, la si può chiamare davvero soluzione alternativa? Andrea Alberizia
L’ingegnere civile di 51 anni è nella cooperativa dal 1999, impegnato nelle attività all’estero: «Orgoglioso della fiducia della società». Il presidente Fioretti: «È l’uomo giusto per realizzare i nostri ambiziosi progetti di crescita e sviluppo»
Paolo Porcelli, direttore generale Cmc
Cambio ai vertici di Cmc. Il consiglio di amministrazione del colosso delle costruzioni ha nominato Paolo Porcelli nuovo direttore generale. Laureato in ingegneria civile, il 51enne fa parte di Cmc dal 1999. Negli anni ha rivestito incarichi di grande responsabilità, come ad esempio direttore costruzioni estero e direttore Africa Australe, e ha guidato la cooperativa nell’aggiudicazione e nella realizzazione di grandi progetti infrastrutturali come la centrale idroelettrica di Ingula in Sudafrica, la centrale idroelettrica Theun Hinboun in Laos, le dighe di Itare, Arror e Kimwarer in Kenya e l’autostrada di Soyo in Angola. «Queste importanti esperienze gestite in stretta collaborazione col direttore generale uscente e la profonda conoscenza delle dinamiche cooperative su cui si fonda Cmc – si legge in una nota diffusa da via Trieste – rendono Porcelli il migliore candidato a guidare l’azienda attraverso un significativo percorso di crescita e il raggiungimento degli obiettivi del piano industriale».
«Sono orgoglioso della fiducia che la società ha voluto accordarmi con questa nomina, farò del mio meglio per garantire la continuità di progetto e aumentare il grado d’eccellenza della nostra cooperativa in Italia e all’estero – afferma Porcelli –. Il mio obiettivo è quello di continuare lo sviluppo delle linee strategiche indicate nel piano industriale con un rinnovato focus sulla crescita sia nel mercato italiano che in quello estero».
Porcelli raccoglie l’eredità di Roberto Macrì «nell’ottica di un avvicendamento dettato sia dall’evoluzione e dai grandi ritmi di crescita di Cmc sia dall’interesse dell’ex dg di affrontare nuove sfide dopo quasi vent’anni all’interno di Cmc di cui 10 nel ruolo di direttore generale». Nei prossimi mesi Macrì rimarrà a disposizione dell’azienda per gestire il graduale passaggio di consegne. «Non posso che ringraziare Cmc per questi bellissimi venti anni che abbiamo vissuto fianco a fianco – conferma Macrì –. Ho sentito il bisogno di rimettermi in gioco e accettare nuove sfide dal punto di vista professionale».
Il presidente della coop, Alfredo Fioretti, esprime così la posizione del gruppo di fronte a questo avvicendamento: «Sono convinto che Paolo sia l’uomo giusto per realizzare i nostri ambiziosi progetti di crescita e sviluppo. Siamo lieti di aver potuto promuovere una risorsa interna di grande spessore che conosce nel profondo la nostra azienda e i nostri valori. Paolo assicurerà la continuità nel perseguimento degli obiettivi stabiliti dalla cooperativa che è ormai diventata un player di livello internazionale. Colgo l’occasione per ringraziare Roberto per il notevole contributo offerto nel corso degli anni e gli auguro ogni bene nelle sue future esperienze professionali».
Cinque episodi attribuiti a una 22enne e una 23enne senza fissa dimora: si fingono vecchie amiche o ringraziano per le informazioni ricevute e sfila collane, portafogli e orologi
Si gettano al collo di uomini anziani che incontrano per strada, dopo averli avvicinati millantando una presunta vecchia amicizia o fingendo di chiedere informazioni, e con mani di velluto li derubano di collane, orologi, portafogli. Due donne, romene di 22 e 23 anni in Italia senza fissa dimora, sono state denunciate dai carabinieri per cinque furti all’inizio di giugno tra Faenza, Fognano e Solarolo tutti messi a segno con la “tecnica dell’abbraccio”. Le vittime, tra 70 e 80 anni di età, si sono accorte dei furti quando ormai era troppo tardi.
A Solarolo in un caso un uomo si è accorto di tutto ed è riuscito a bloccare la ladra per un braccio facendosi restituire la collana e ricevendo anche una dose di insulti quando la ragazza si è allontana. In un altro caso invece un altro uomo aveva sì allontanato la giovane che lo aveva preso sotto braccio ma non abbastanza in fretta da impedirle di prendere le chiavi di casa dalla tasca. Con quelle si era introdotta in casa e aveva portato via un cofanetto pieno di gioielli di famiglia, un portafogli contenente circa 100 euro e la tessera bancomat, compreso il codice pin, poi utilizzata per prelevare 750 euro dal conto corrente di un 78enne.
I carabinieri hanno raccolto le denunce degli uomini derubati e hanno cominciato a visionare i filmati della telecamere di videosorveglianza installate in prossimità dei luoghi dove si erano verificati i furti e i prelievi bancomat. A Fognano è stata fondamentale la testimonianza di alcune persone che avevano fornito indicazioni di un’autovettura sospetta che poi è risultata essere quella utilizzata dalle ladre. I derubati hanno riconosciuto le ladre in alcune foto.
Il capitano Cristiano Marella
Le due giovani non sono nuove a reati del genere, hanno precedenti per episodi simili messi a segno in molte località dell’Emilia-Romagna e della Lombardia. Prendendo spunto dall’indagine appena conclusa, il capitano Cristiano Marella, comandante della compagnia dei carabinieri di Faenza, rivolge un appello agli anziani e loro famigliari: «Le due donne sono ladre molto abili ed esperte nell’imbambolare la vittima con movimenti fulminei ed una parlantina fuori dal comune. Si tratta di persone decisamente pericolose per la spregiudicatezza del loro modo di agire e per la facilità con cui si spostano per il territorio alla costante ricerca di vittime più vulnerabili, come gli anziani. Il consiglio è di tenere alta la guardia soprattutto per strada, evitando di fermarsi per dare ascolto a sconosciuti, anche se all’apparenza sono cordiali e ben vestiti, oppure si spacciano per amici o chiedono indicazioni stradali. È importante che chiunque sia stato vittima di un reato simile deve sempre sporgere denuncia, senza vergognarsi di raccontare l’accaduto né minimizzare ritenendolo taluni episodi di scarsa importanza. Soltanto la denuncia consente alle forze dell’ordine e alla magistratura di perseguire gli autori di questi odiosi reati ed allo stesso tempo organizzare una sempre più capillare opera di prevenzione».
Appuntamento il 28 luglio al bagno Mare Blu di Punta Marina: cena, musica, animazione e fuochi d’artificio per i soci e non solo. Il ricavato a favore delle iniziative dell’associazione. Bomboloni gratis per chi si veste di rosso
Torna per la quinta edizione la “Notte Rossa” organizzata in spiaggia dall’associazione dei donatori di sangue Advs Fidas per promuovere proprio la donazione: appuntamento sabato 28 luglio al bagno Mare Blu di Punta Marina.
Dalle 19 divertimento con spettacoli per grandi e bambini. La festa si apre con l’apericena sulla spiaggia con spiedini di carne/salsiccia e cocomero fresco. Tutto il ricavato della serata sarà utilizzato per la promozione della donazione di sangue. Lo spettacolo di animazione dell’artista “Sughero” e la musica del dj Yurimaru di Radio Studio Delta.
«Finora ogni anno – si legge in un comunicato – tantissime persone in riva al mare, hanno celebrato e diffuso la cultura del dono e la sua importanza attraverso questa festa, soprattutto durante il periodo estivo: momento critico perché le donazioni diminuiscono, quando il bisogno di sangue invece aumenta». Durante tutto l’evento sarà presente uno stand di A.D.V.S., che distribuirà gadget e fornirà informazioni utili a tutte le persone che vogliono avvicinarsi alla donazione di sangue.
Per tutti i partecipanti che indosseranno qualcosa di rosso alle 22 ci saranno i bomboloni gratis. Alle ore 23 ci sarà il gran finale con i fuochi d’artificio in riva al mare.
Il sindaco e presidente della Provincia lo ha accolto nel suo ufficio per dargli il benvenuto di tutta la comunità
Michele de Pascale e Enrico Caterino
Il nuovo prefetto di Ravenna è Enrico Caterino che dopo due anni a Rovigo lascia il Polesine per sostituire Francesco Russo passato a Salerno dopo tre anni a mezzo in Romagna. Questo pomeriggio, 26 luglio, il sindaco e presidente della Provincia di Ravenna Michele de Pascale ha ricevuto nel suo ufficio il nuovo prefetto per accoglierlo a nome di tutta la comunità ravennate.
«È stato un incontro molto cordiale e propositivo – commenta Michele de Pascale – già permeato da un grande spirito di collaborazione, in continuità con l’importante lavoro di coordinamento messo in campo in questi anni tra Prefettura e Enti Locali della Provincia di Ravenna. Ci siamo confrontati sui tanti temi che riguardano il nostro territorio comunale e provinciale. Un caloroso benvenuto a nome di tutta la città al prefetto Caterino, certo che sapremo lavorare positivamente fianco a fianco a beneficio della nostra comunità».
A poche settimane dalla graduatoria del bando 2017 che ha consentito l’avvio di 248 nuove imprese guidate da under 41, circa mille dal 2015, ecco il nuovo stanziamento: 19,6 milioni per i contributi di primo insediamento e altri 14,3 milioni per gli investimenti previsti nei piani di sviluppo aziendali. Domande fino al 29 ottobre prossimo
La Regione Emilia-Romagna rilancia sui giovani in agricoltura. A poche settimane dall’approvazione della graduatoria finale del bando 2017 riservato ai neo-imprenditori, che ha consentito l’avvio di 248 nuove imprese guidate da under 41, la giunta regionale mette sul piatto un altro consistente pacchetto di risorse pari a quasi 34 milioni di euro, per continuare a sostenere il ricambio generazionale in campagna. È la dotazione finanziaria del bando 2018, il quarto nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020, che dà continuità all’intervento della Regione per incentivare la nascita e lo sviluppo di aziende agricole condotte da imprenditori alle prime esperienze.
Sono state circa un migliaio (993 di cui 130 in provincia di Ravenna) le imprese guidate da giovani nate in Emilia-Romagna nel triennio 2015-2017 grazie al sostegno finanziario del Psr, complessivamente 80 milioni di euro tra premio di primo insediamento – una tantum di 30mila euro, che salgono a 50mila per le aziende in area svantaggiata – e contributi in conto capitale (fino al 50% sugli investimenti del piano di sviluppo aziendale). Ora il rilancio con il nuovo bando, per accelerare il ringiovanimento dei titolari d’azienda, in uno dei comparti con l’età media degli addetti più alta. Le domande possono essere presentate a partire dai prossimi giorni e fino al 29 ottobre secondo le modalità stabilite da Agrea.
Tra le novità del bando giovani 2018 la possibilità di fare domanda anche da parte dei neoimprenditori agricoli che si sono insediati da meno di 24 mesi, raddoppiando dunque l’arco temporale rispetto al limite di 12 mesi stabilito in precedenza. Una maggiore flessibilità operativa resa possibile grazie ad una modifica nel frattempo intervenuta del regolamento comunitario di base e che darà la possibilità di rientrare in gioco anche alle imprese escluse dal precedente bando per mancato rispetto dei requisiti temporali.
Del budget complessivo di 33,9 milioni, oltre 19,6 milioni sono destinati a soddisfare le domande di primo insediamento, i restanti 14,3 milioni saranno utilizzati per sostenere i piani di sviluppo aziendale, con contributi fino al 50 percento sugli investimenti per la costruzione e ristrutturazione di immobili ad uso produttivo, l’acquisto di macchinari ed attrezzature, gli interventi di miglioramento fondiario. Tra le spese ammissibili, ma con contributo ridotto al 40 percento, figurano anche gli investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione delle produzioni aziendali, comprese quelle per l’allestimento di locali per la vendita diretta e l’implementazione di siti web per l’e-commerce dei prodotti agricoli. Nella formazione della graduatoria un punteggio più alto sarà riconosciuto alle imprese che s’insediano nelle aree svantaggiate.
Progetto di crowdfunding dell’Ecomuseo del Sale e del Mare per abbellire il tunnel per pedoni e ciclisti sotto la statale Adriatica
Saline di Cervia
L’Ecomuseo del Sale e del Mare di Cervia ha intrapreso una campagna di raccolta fondi online con il supporto di Idea Ginger per rigenerare il sottopasso di via Bova, oggi quasi sconosciuto e attualmente in stato di abbandono, trasformandolo in un passaggio per pedoni e ciclisti che collega Cervia alle saline senza attraversare la statale Adriatica. L’amministrazione comunale si è presa l’impegno di realizzare una pista ciclabile che andrà a collegare il centro di Cervia con la Salina, passando proprio attraverso il sottopassaggio e ne potenzierà ulteriormente l’illuminazione in modo da renderlo più sicuro anche nelle ore notturne.
Le donazioni raccolte durante la campagna online serviranno ad ingaggiare degli street artist che andranno a riqualificare il tunnel, facendolo diventare una vera e propria galleria di arte urbana. I fondi necessari per questo obiettivo sono stati calcolati in un minimo di tremila euro. Per partecipare alla campagna di crowdfunding è sufficiente collegarsi al sito www.ideaginger.it, selezionare il progetto “SottoSale – rigeneriamo la porta d’accesso alle Saline!” e completare l’operazione tramite PayPal, carta di credito o bonifico bancario.
L’iniziativa è nata al termine di un percorso di co-progettazione in cui i facilitatori dell’Ecomuseo hanno pensato al nome della campagna e alle ricompense per i sostenitori della raccolta fondi: l’idea del progetto è partita quindi grazie all’input dei cittadini. A fronte di ogni contributo per i sostenitori sono previste delle ricompense, tra cui una visita naturalistica alla Salina di Cervia, una Passeggiata Patrimoniale alla scoperta di Cervia e una romantica cena in barca per due persone.
Carlo Pezzi confermato presidente e amministratore delegato della società che gestisce i pacchetti azionari (e non solo) del Comune di Ravenna e di altri quattro soci che hanno chiesto risorse extra per investimenti. «La riduzione di capitale sarà fatta con un mix, sullo schema del 2015. La Holding avrà 7 milioni per investimenti di tipo immobiliare»
Per comodità viene spesso definita la “cassaforte del Comune”, anche se in realtà Ravenna Holding è qualcosa di decisamente più complesso: è la società che detiene le partecipazioni azionarie del Comune di Ravenna ed è partecipata a sua volta dai Comuni di Cervia, Faenza, Russi e dalla Provincia (vedi in fondo all’articolo). In questo periodo viene approvato il bilancio dell’anno scorso che è ancora una volta positivo e prevede la distribuzione di dividendi ai soci. Non solo, il 2018 è anche l’anno del rinnovo del cda e del suo presidente, nonché amministratore delegato, indicato dal sindaco di Ravenna. Per Carlo Pezzi inizia quindi il terzo mandato consecutivo alla guida della società dopo la nomina nel 2012 quando il sindaco era Fabrizio Matteucci. Lo incontriamo nel suo ufficio in Darsena per fare il punto sullo stato di salute della società e avere qualche dettaglio sull’operazione di riduzione di capitale annunciata. I numeri del consuntivo 2017 parlano di un risultato di esercizio di quasi 10 milioni di euro, 1,3 milioni in più di quanto messo a budget e tutte le società nell’ultimo triennio hanno chiuso i bilanci in utile. Visti i risultati molto positivi il cda ha previsto di confermare anche nel 2018 circa 8,2 milioni di euro di dividendi. E, appunto, di ridurre il capitale di 15 milioni di euro per distribuire ai soci risorse utili a investimenti.
Presidente, cominciamo da qui. Come sarà effettuata questa riduzione di capitale? Tre anni anni fa ci fu la vendita di un pacchetto di azioni Hera e l’ottenimento di un mutuo…
«Esatto e anche questa volta lo schema sarà simile. Questo appunto perché non siamo una semplice cassaforte in cui mettere e togliere azioni o denaro, ma una società complessa che può quindi effettuare operazioni ottenendo il maggior beneficio possibile».
L’altra volta si era alla vigilia delle elezioni a Ravenna, questa volta negli altri comuni soci…
«In realtà anche Ravenna, che riceverà circa 10 dei 15 milioni, ha bisogno di fare investimenti, così come tre anni fa. Quindi è stata una decisione che ha visto tutti d’accordo, anche forse perché c’è già un precedente, che ha dato ottimi risultati».
Ma venderete altre azioni Hera?
«Sì, l’intenzione è vendere circa 5 milioni di azioni tra il 2018 e il 2019 e abbiamo calcolato un introito complessivo prudenziale intorno ai 12,5/13 milioni di euro. Inoltre accenderemo un mutuo per altri 10 milioni di euro, per coprire i 15 decisi dai soci, e per finanziare nuovi investimenti per circa 7 milioni».
In questo modo quante azioni Hera libere dal patto di sindacato rimarranno in seno alla Holding?
«Il patto di sindacato (in cui i comuni di fatto si impegnano a non scendere sotto una certa quota, ndr) è appena stato sottoscritto per i prossimi tre anni e come Ravenna Holding oggi sfioriamo i 69 milioni di azioni bloccate, avendo assorbito anche 600mila azioni del comune di Cervia. In tutto oggi ne abbiamo circa 79 milioni, quindi una volta che ne avremo vendute 5 milioni, ne resteranno comunque circa altrettante libere».
Nel frattempo, a Imola, hanno vinto i 5 Stelle. Imola e Ravenna Holding sono sempre state le due realtà che hanno cercato in tutti i modi di far sì che Hera restasse il più possibile in mano pubblica. Ma a questo punto, se anche Imola si dovesse sfilare, cosa succederebbe qui?
«Come dicevo, il patto di sindacato è appena stato confermato per tre anni perché scadeva il 30 giugno e in una società quotata in borsa non si possono avere ritardi. Diciamo che ora vedremo come la nuova amministrazione valuterà di procedere, rispetto anche ad alcune dichiarazioni in campagna elettorale. Fuori dall’Emilia-Romagna ci sono stati in questi anni cambi di amministrazioni importanti senza scossoni, perché all’azienda è stata sempre riconosciuta solidità e capacità di erogare servizi di qualità, oltre ai dividendi. Ma se si dovessero “sfilare” azionisti pubblici importanti, anche in Romagna si dovrà valutare cosa fare».
A quanti dividendi rinuncerà Ravenna Holding dopo la prossima vendita? Tre anni fa si disse che ci sarebbero stati 700mila euro in meno l’anno…
«Sì, in questo caso saranno circa 500mila a regime. Per questo, come nell’altro caso, abbiamo deciso di mettere in atto un mix di azioni che vede affiancarsi anche un nuovo finanziamento, proprio per non rinunciare a troppi dividendi, e beneficiare dei favorevoli tassi di interesse che può ottenere un soggetto della solidità e affidabilità di Ravenna Holding».
Due di questi dieci milioni andranno appunto ai soci, cosa farà la Holding degli altri?
«Investimenti anche per valorizzazioni immobiliari. Tra questi in particolare un’operazione a Faenza, dove un edificio in corso di acquisizione da Faventia Sales, affittato al Comune di Faenza per alcuni suoi uffici, assicura una rendita immediata, e la valorizzazione di un patrimonio pubblico».
E a Ravenna?
«Sulla base delle indicazioni del Comune potremmo intervenire a Marina di Ravenna, con lavori di ristrutturazione della sede del centro civico in piazzale Marinai (che da tempo è stata inviduata come possibile sede anche della caserma dei Carabinieri della località, ndr)».
Quindi la Holding lavora per dare dividendi ai soci e anche per operazioni di valorizzazione a vantaggio dei soci stessi che oggi sono spesso unanimi nelle decisioni e, guarda caso, tutti dello stesso partito. La preoccupa la possibilità, di certo non remota di questi tempi, che alcune delle amministrazioni cambino colore?
«Posso dare solo una risposta tecnica a questa domanda: la Holding ha costruito nel tempo, con gli ingressi successivi di vari enti, meccanismi di governance che favoriscono e beneficiano ovviamente di un consenso unanime tra gli azionisti, ma che possono funzionare anche con maggioranze qualificate».
Dalle opposizioni politiche, intanto, non mancano mai critiche. Ma lei insiste che la società è un esempio lontano da qualsiasi storytelling sugli sprechi e che anzi si è lavorato per “efficientare” e “razionalizzare”. Ci fa qualche esempio?
«Parliamo di elementi di efficienza ed economie tracciabili. Cosi come avviene anche nei gruppi societari privati, una parte consistente di efficenza e sinergie si produce con percorsi operativi e industriali che garantiscano economie di scala e di scopo. La centralizzazione progressiva sulla Holding, che era iniziata anche prima, ma dal 2012 si è molto rafforzata, ha portato a coordinare da parte della capogruppo molte funzioni, utilizzando tutti dipendenti già nel perimetro di società pubbliche. Queste persone oggi fanno in maniera più efficace un lavoro che consente di impiegare complessivamente meno risorse, permettendoci di ridurre anche costi esterni per prestazioni di servizi. E anche quando dobbiamo acquistare servizi, il fatto di poter compare in modo coordinato consente di ottenere risparmi. Così siamo arrivati a un risparmio medio annuo sulla struttura – oggettivo – di almeno 400mila euro, che arriva a 600mila euro se valutiamo il bilancio della holding in una logica di gruppo, compresi i relativi benefici fiscali. Il gruppo oggi ha 290 dipendenti e tre sole figure dirigenziali, di cui una in Ravenna Farmacie. Nessun’altra società “figlia” ha profili dirigenziali, ma solo figure operative. Negli anni, per esempio, sono andati in pensione due figure apicali in Farmacie e in Azimut che non sono state sostituite. Sto facendo un calcolo non teorico, ma sulla base di quanto si spendeva prima e oggi non si spende più. E questi vantaggi si traducono in un risultato di bilancio positivo».
Resta il tema della redditività, altro tasto dolente a sentire le opposizioni.
«Anche qui, il Roe, l’indice di redditività utilizzato anche dall’ex commissario alla spending review Cottarelli è positivo, attorno al 3% nonostante l’ingente valore patrimoniale delle reti idriche che ovviamente non hanno redditività o quasi».
Cottarelli però, venendo a Ravenna invitato dalla lista civica La Pigna, si era detto stupito che esistesse addirittura una società pubblica che si occupa di servizi funebri come Aser…
«Aser ha tariffe praticamente bloccate da diversi anni, gestisce funerali per indigenti che altrimenti sarebbero a carico della collettività, destina parte del fatturato a interventi di carattere sociale, fornisce un servizio particolarmente delicato con profili di grande serietà. Ogni cittadino è libero di scegliere a chi rivolgersi, non ci sono fattori di distorsione del mercato nell’avere una compagine societaria pubblica. La scelta delle amministrazioni di mantenere questa partecipazione non è stata contestata».
Ravenna Holding è socia di Sapir, società che opera nell’ambito portuale. Tra i soci pubblici anche Regione e Camera e di Commercio
Tutte le società sono in equilibrio, ma quali sono le società che hanno avuto performance sopra le previsioni?
«Tra chi ha avuto ottimi risultati ci sono sicuramente Start e Sapir».
A che punto siamo con la società portuale? Sarà spacchettata in due, una con i beni immobiliari e l’altra dedita ai servizi?
«Come noto sono stati fatti passaggi formali dai soci; il cda ha approvato in modo unanime un piano industriale che delinea una strategia di valorizzazione degli asset patrimoniali con due grandi fari: non disperdere o impoverire il valore patrimoniale e mantenerne la capacità di produrre risultati economici significativi. Si tratta di un passaggio fondamentale in una società dalla compagine come noto molto articolata e complessa e con un ruolo tuttora fondamentale per lo sviluppo del porto di Ravenna. Per ora si è avviata la separazione contabile, e sono stati fatti passi avanti su alcuni asset patrimoniali con problemi specifici e iter amministrativi in corso».
Sulla voce che Sapir potrebbe comprare una parte di Setramar può dirci qualcosa?
«No comment».
Anche Azimut nel 2017 è andata oltre le aspettative. È stato davvero un affare far entrare i privati al 40 percento? Ora il Comune potrebbe avere maggiori dividendi, come qualcuno diceva a sinistra…
«Azimut garantisce circa 500mila euro l’anno in media di dividendi di cui 300 mila vengono alla Holding, anche se nel 2017 condizioni particolarmente favorevoli ma difficilmente replicabili, hanno portato a dividendi migliori. Credo rappresenti un esempio in cui l’azienda ha beneficiato sia degli aspetti positivi del privato, che va ricordato ha fatto un investimento importante di quasi tre milioni, sia del pubblico, comprese le efficenze operative di entrambi».
Al contrario l’anno scorso si è deciso di riportare completamente in house Ravenna Entrate, facendo felice, appunto, almeno una parte della sinistra. Perché?
«Dal punto di vista operativo, la scelta è stata fatta per il tipo di servizio erogato da Ravenna Entrate, ossia la riscossione dei tributi. Mentre Azimut si occupa di settori regolati da contratti di servizio non soggetti a particolari scossoni, dalle condizioni tracciate in modo chiaro, per il settore di Ravenna Entrate si succedono continuamente cambiamenti legislativi che in una società mista è più complicato gestire, perché devi avere una continuità di base senza poter rivedere agevolmente i rapporti economici. Ma non per questo, naturalmente, Ravenna Entrate non deve essere efficiente dal punto di vista operativo e in pieno equilibrio finanziario e produrre, se possibile e moderatamente, anche utili».
Che cos’è Ravenna Holding Ravenna Holding è una società nata nel 2005 come “cassaforte” del Comune di Ravenna per gestire i pacchetti dell’Amministrazione di azioni di società pubbliche e misto pubbliche-private, come Sapir. Nel tempo sono entrati altri soci, conferendo parte delle loro partecipazioni. Oggi la società è così partecipata: il Comune di Ravenna ne ha il 77,08%, il Comune di Cervia il 10,08%, la Provincia di Ravenna il 7,01%, il Comune di Faenza il 5,17 % e il Comune di Russi lo 0,66 %. I dividendi ogni anno così come i proventi delle azioni di riduzione di capitale vengono ovviamente suddivisi tra i soci in proporzione alla loro percentuale.
I numeri del 2017 della società Il bilancio 2017 di Ravenna Holding è stato approvato dal Consiglio comunale di Ravenna il 27 giugno con 17 voti favorevoli (maggioranza) e 7 contrari (tutte le opposizioni) e 1 astenuto del gruppo misto. I numeri della società vedono un capitale sociale pari a 431.852.338 euro, l’esito positivo dell’esercizio 2017 è pari a 9.975.080 e il conto economico è superiore al budget preventivato di oltre 1,3 milioni di euro.
Cosa possiede Ravenna Holding Oggi Ravenna Holding ha quattro società controllate che sono dette anche “figlie” e sono: Aser (al 100%), Ravenna Entrate (100%), Ravenna Farmacie Srl (92,47%), Azimut (59,80%). Partecipa inoltre a società come Romagna Acque (con il 29,13%) e Start (con il 24,46% che sono completamente pubbliche e a società misto pubblico-private come Sapir, di cui ha il 28,93%) e ha il 5,32% di Hera, la multiutily pubblico-privata quotata in borsa.
L’azienda consiglia alle persone allergiche alle proteine del latte di non consumare i prodotti che invece sono sicuro per i non allergici
Lo stabilimento Unigrà
A seguito della segnalazione di un caso di sospetta presenza di tracce di latte in una bevanda 100 percento vegetale etichettata come priva e di successive, Unigrà sta conducendo a titolo precauzionale un richiamo nazionale di quattro lotti di prodotto della linea Orasì mentre ha avviato verifiche interne sulle linee produttive. Lo rende noto lo stesso gruppo agroindustriale di Conselice. Questi i lotti richiamati: bevanda OraSì Noce, lotto 8019 con scadenza 16/10/2018; bevanda OraSì Noce, lotto 8038 con scadenza 4/11/2018; bevanda OraSì Soia-Cacao, lotto 8018 con scadenza 15/10/2018; bevanda OraSì Nocciola, lotto 8142 con scadenza 17/5/2019. «Si raccomanda – scrive l’azienda – ai consumatori allergici alle proteine del latte di non consumare le bevande alla noce, alla nocciola e a soia-cacao con i numeri di lotto segnalati, e di riportarle invece al punto vendita d’acquisto. I prodotti sono sicuri per le persone non allergiche».
Indagini interne da parte del dipartimento di Assicurazione Qualità che hanno effettivamente riscontrato alcune tracce di latte e derivati nei quattro lotti richiamati. L’azienda ha aggiornato i clienti destinatari della merce, segnalato l’accaduto sulla propria pagina Facebook e pubblicato sul proprio sito web, www.orasivegetale.it, anche una serie di Faq utili ai consumatori. Provvederà inoltre, nei punti vendita coinvolti, a divulgare dettagliate informazioni in modo che eventuali persone allergiche al latte e suoi derivati che dovessero avere già acquistato i prodotti oggetto di richiamo possano evitare il consumo dei lotti indicati. È inoltre disponibile l’indirizzo mail info@orasivegetale.it per qualsiasi dubbio o richiesta di chiarimento. Attualmente sono in corso ulteriori e più approfondite analisi commissionate ad un laboratorio esterno accreditato.
Unigrà vuole inoltre sottolineare che questo richiamo nazionale si riferisce esclusivamente ai lotti dei prodotti menzionati e non riguarda in nessun modo né altri lotti degli stessi prodotti, né altri prodotti a marchio Orasì.
A tre anni dal 2021 entra nel vivo il percorso di progettazione per le celebrazioni dell’anniversario. Un comitato di 18 membri terrà il coordinamento
Esposizioni, musica, teatro, convegni, interventi urbanistici di riqualificazione: sono alcuni dei temi attraverso i quali sarà celebrato il settimo centenario della morte di Dante Alighieri che cade nel 2021. Un programma articolato che si sta tracciando nelle sue linee generali e, in alcuni ambiti, già in fase avanzata di progettazione. Un sistema di governance incarnato da un comitato di 18 membri garantirà la migliore valorizzazione del patrimonio dantesco materiale e immateriale della città.
Il percorso di avvicinamento al 2021 comincerà dal 4 settembre 2020 nei luoghi danteschi della cittàa con un appuntamento di valenza internazionale con personalità artistiche di eccellenza, curato da Ravenna Festival, che aprirà l’anno delle celebrazioni. Il teatro e le arti performative saranno uno strumento privilegiato per avvicinarci a Dante. Ravenna Festival dedicherà la Trilogia d’autunno al Sommo Poeta così come l’edizione 2021 di Ravenna Festival a completamento di un percorso di tributo avviato dal 2015 con la rassegna Giovani Artisti per Dante che vede la rappresentazione di progetti performativi nei chiostri per 60 giorni, e attraverso progetti commissionati ad artisti che operano nei diversi linguaggi della creazione contemporanea. Tra questi la rappresentazione della Divina Commedia attraverso il coinvolgimento della cittadinanza e degli spazi urbani affidata a Ravenna Teatro. Dopo l’Inferno dell’edizione 2017, della quale sono state realizzate 34 rappresentazioni con la partecipazione di oltre 1000 cittadini e un successo di pubblico straordinario come testimonia il sold out di tutte le recite in programma, sarà la volta del Purgatorio nel 2019 e nel 2021 del Paradiso.
Ma la città vedrà anche una serie di interventi di carattere strutturale. Verrà realizzato un monumento a Dante in una zona ancora da definire affidato al linguaggio del mosaico contemporaneo per il quale verrà attivato un processo di selezione partecipativo. Il Museo Dantesco sarà riallestito per una migliore fruizione e per coerenza espositiva e scientifica, restituirà una linea unitaria chiara e attrattiva con una consistente parte multimediale e digitale interattiva. Nella zona dell’attuale emeroteca troverà spazio la Dante Design Gallery, un bookshop 2.0 figlio di un progetto che intende indagare il mito di Dante attraverso la collaborazione con le aziende di design per realizzare oggetti “pop”, installazioni, pubblicazioni e tanto altro. Un approccio contemporaneo che vuole dialogare con il mondo del design industriale e della comunicazione visiva per contribuire a realizzare un vero e proprio brand da associare, in modo ancora più forte, all’immagine di Ravenna. L’intervento di maggiore impatto sarà la realizzazione di un nuovo ingresso della biblioteca Classense, il primo passo per una ridefinizione generale della zona dantesca attraverso un concorso di idee, ha come cardine l’affaccio su Piazza dei Caduti (oggetto di una riqualificazione generale non ancora specificata) unitamente all’accesso alla scuola Guido Novello e punta alla valorizzazione e a una maggiore integrazione dei due edifici, Scuola e Biblioteca. Tramite l’adattamento di quella che al momento è una finestra della Classense, mediante la riqualificazione della corte interna alla scuola e seguendo le tracce di un antico acciottolato che arrivano fino al chiostro minore dell’ex Monastero, sarà realizzato un collegamento tra le due aree verdi che entrano a far parte dell’intero percorso che giunge fino alla zona Dantesca e Piazza dei Caduti come snodo.
Il centenario sarà anche l’occasione per una serie di appuntamenti che dovranno lasciare un segno nella cultura cittadina. Un congresso internazionale dantesco: un confronto internazionale tra tutti gli studiosi che nei diversi ambiti si siano occupati del lascito dantesco, dall’astrofisica alla filologia, dalla storia dell’arte alla comparatistica. La prima edizione ha registrato oltre 200 relatori che si sono confrontati in tre giorni di workshop aperti alla città. La seconda edizione è prevista dal 29 maggio all’1 giugno 2019, mentre la terza è prevista per la fine di maggio 2021. Sarà inaugurato nell’autunno del 2020 un grande evento espositivo, anche sviluppando la collaborazione già avviata con le città di Firenze e Verona. Si sta, inoltre, lavorando all’organizzazione di una mostra che indagherà il mito di Dante nella contemporaneità.
Il Comune di Ravenna propone anche per il 2018 “Ravenna per Dante”, il sistema di eventi che vede il coinvolgimento di numerose realtà impegnate nella produzione di eventi, progetti innovativi e azioni promozionali di grande efficacia, con un esito che per qualità e quantità pone il calendario ravennate ai vertici della programmazione dantesca nazionale e internazionale. Dunque attraverso collaborazioni consolidate mediante il Tavolo Dantesco che vivrà quale strumento di confronto e operatività, scaturisce una programmazione per numeri ed eventi davvero rilevante in cui straordinario è il numero e la differenza dei soggetti coinvolti così come la tipologia degli eventi e i luoghi della città toccati. L’edizione 2018 si caratterizza per il focus sugli anni ravennati dell’esilio, attraverso una mostra realizzata in collaborazione con la Società Dantesca Italiana, la più prestigiosa istituzione dantesca al mondo, e un convegno internazionale. A Dante verrà poi dedicata una sezione espositiva in “War is over”, al Mar dal 6 ottobre al 13 gennaio 2019.
Nel comitato per le celebrazioni dantesche oltre al sindaco e a Ennio Dirani, membro onorario, già direttore della biblioteca Oriani e membro prestigioso del comitato delle celebrazioni del 1965, siedono figure autorevoli provenienti dal mondo dell’arte e della cultura, dell’università, dell’imprenditoria e delle istituzioni. Con grande gratitudine il sindaco ha ottenuto la disponibilità a fare parte del comitato di Maria Cristina Mazzavillani Muti presidente di Ravenna Festival e di Marco Martinelli regista fondatore Teatro delle Albe. Inoltre fanno parte del comitato figure di riferimento per la città in abito culturale provenienti dalle principali istituzioni ed enti pubblici e privati: Elsa Signorino assessore alla cultura del Comune di Ravenna, Maurizio Tarantino direttore dell’Istituzione Biblioteca Classense, Don Lorenzo Rossini direttore dell’ufficio Beni culturali ecclesiastici, Manuela Mambelli vice presidente Comitato Diocesano per le celebrazioni dantesche, Agostina Melucci, dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Ravenna, Ernesto Giuseppe Alfieri presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Domenico De Martino direttore artistico Dante 2021, Roberto Balzani presidente dell’IBC Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, Marianna Panebarco consigliere camerale, vice presidente nazionale Cna, Patrizia Passanti responsabile Cultura Confcommercio.
La componente scientifica del comitato sarà garantita da quattro accreditati rappresentanti accademici: Sebastiana Nobili docente di italianistica al dipartimento Beni culturali dell’Università di Bologna – sede di Ravenna, Laura Pasquini docente di iconografia presso il Dipartimento Storia, cultura e civiltà dell’Università di Bologna, Giuseppe Ledda docente di Letteratura, critica e filologia dantesca al dipartimento di Filologia classica e italianistica dell’Università di Bologna, Alfredo Cottignoli già docente di italianistica al Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Bologna. Alle riunioni del comitato parteciperà anche Francesca Masi in quanto responsabile del coordinamento degli eventi danteschi del Comune di Ravenna.
La proposta dei consiglieri comunali del gruppo misto
Vietare, almeno durante i weekend del mese di agosto, di fumare in spiaggia e in tutto il comune in occasione di concerti e spettacoli in presenza di alta concentrazione di persone. È la proposta che viene dai consiglieri comunali del gruppo misto di Ravenna, i grillini Emanuele Panizza e Marco Maiolini che hanno lasciato le fila di Cambierà. I due hanno presentato un’interrogazione al sindaco per chiedere un’ordinanza.
«Il fumo passivo è ritenuto universalmente dannoso per la salute e i mozziconi di sigaretta che spesso vengono gettati in spiaggia, se non propriamente spenti, sono pericolosi in quanto le persone camminano scalze. In estate, è normale trovare ambienti all’aperto con un alta concentrazione di persone, specialmente in presenza di concerti, spettacoli di vario genere e avvenimenti sportivi. In alcune località turistiche i sindaci hanno emesso ordinanze vietando di fumare in spiaggia».
Baseball A2 / I rossoblù hanno vinto entrambe le partite disputate in trasferta contro il Sala Baganza. Prossimo appuntamento sabato 28 luglio in casa contro Collecchio
I festeggiamenti per la vittoria da parte dei giocatori del Godo
Grazie a due vittorie in trasferta contro il Sala Baganza il Godo centra l’obiettivo e approda nei playoff del campionato di Serie A2. E dire che il campionato era partito con tanti punti interrogativi, con un girone d’andata dove i rossoblù a fatica sono riusciti a venir fuori, mentre è nell’intergirone che sono esplosi con un successo dopo l’altro.
La squadra ravennate veniva da una affermazione e un ko contro Modena e l’unico modo per essere sicuri di proseguire il cammino era quello di piazzare una doppietta in terra parmense. Cosa che puntualmente è avvenuta, anche in maniera abbastanza netta: 9-7 e 14-1. In gara uno nel primo turno d’attacco il Godo ha segnato tre punti, ma gli avversari ne hanno realizzati sei. Al quinto inning è stato il singolo di Servidei M. a spingere a casa due punti per un parziale di Godo 5 Sala Baganza 7. Alla ripresa successiva ci ha pensato Gelli a portare a casa altri tre punti, completando il sorpasso (8-7). Il punto del 9-7 è entrato all’ultima ripresa con vari errori difensivi.
Nella partita del pomeriggio ottima i primi tre punti sono arrivati al primo inning, con il singolo di Servidei, vari colpiti, errori difensivi e base ball. Anche nella ripresa successiva il Godo non si è risparmiato, segnando un punto con il singolo di Evangelista, seguito dal singolo di Gelli e il fuori campo di Mattia Bucchi, portando a casa altri tre punti. Il singolo di Meriggi D., seguito dal doppio di Meriggi G., ha portato il risultato sull’8-0, per infine chiudere sul 14-1.
Il prossimo appuntamento è in programma al diamante “A. Casadio” sabato 28 luglio alle ore 15.30 e 20.30 per la penultima giornata, con Godo che affronta Collecchio.