mercoledì
06 Maggio 2026

L’avvocato dei Ballestri: «Condannate il mostro che ha spaccato la faccia di Giulia»

Ventisettesima udienza / In corte d’assise al processo che vede Matteo Cagnoni imputato per uxoricidio, appassionato intervento del legale Giovanni Scudellari. Fa sorridere citando l’orco Shrek e fa commuovere recitando la mattanza in prima persona: «Se il marito avesse avuto altri due giorni non avremmo trovato nessun cadavere». Chiesti 4,15 milioni di euro come provvisionale per il danno morale e ereditario

L'avvocato ScudellariLa toga nera gli scivola dalle spalle e scopre la camicia azzurra bagnata di sudore mentre urla e si agita in piedi davanti ai giudici. Ma a un certo punto è come se addosso avesse invece gli abiti imbrattati del rosso del sangue di Giulia Ballestri. In corte d’assise a Ravenna dove si celebra il processo che vede imputato per omicidio il marito della donna, Matteo Cagnoni, l’avvocato Giovanni Scudellari diventa l’assassino della 39enne. Un abilissimo artifizio retorico dal sapore teatrale: «Ti ho in ginocchio, che sanguini, i tuoi occhi mi guardano e mi chiedono cosa succede, lo saprai pian piano, mi chiederai quando finirà e alla fine saprai anche perché. Hai detto che ti fa schifo l’odore della mia pelle allora vediamo se ti piace l’odore del tuo sangue e il sapore del tuo sangue».

L'avvocato Scudellari parla con la pm Cristina D'AnielloVederlo e ascoltarlo è uno spettacolo che fa male. Parla in prima persona, rivolto a un ipotetico tu che dovrebbe essere Giulia ma diventa chiunque presente in aula: l’avvocato racconta quello che, in base alle consulenze dei periti e alle indagini, si ipotizza sia successo la mattina del 16 settembre del 2016 in una villa disabitata di proprietà della famiglia Cagnoni in via Padre Genocchi a Ravenna. Crudo e spietato, la voce del legale che difende i familiari della vittima riempie l’aula e prende a pugni nello stomaco i giudici e il pubblico. Tanti i visi con gli occhi lucidi. È stato il momento centrale delle due ore delle sue conclusioni nel corso della ventisettesima udienza celebrata oggi, 14 giugno.

All’avvocato non manca l’esperienza, lo dice lui stesso: tra primo grado, appello e Cassazione questa è la 28esima assise a cui prende parte. Sa dosare bene le pause, gioca con il tono di voce, si muove a destra e sinistra. C’è da chiedersi come siano sopravvisuti gli occhiali da vista: inforcati e lanciati sul banco chissà quante volte, poi stretti nel pugno. Il fratello della vittima, seduto accanto, ha il suo da fare per evitare la manica della toga sulla testa e poi diventa inconsapevole partner con cui Scudellari mima l’aggressione. Prima di andare in scena aveva ripassato in fretta il suo intervento sotto i portici della tribunale. Passeggiando avanti e indietro, tra esercizi di respirazione e labbra che ripetono veloci. L’intento è principalmente uno: dare alla corte più elementi possibili a sostegno dell’aggravante della crudeltà, una delle due contestata dall’accusa e che se riconsciuta in caso di condanna significherebbe ergastolo. Scudellari cita la giurisprudenza dei casi in cui le sentenze l’hanno riconosciuta, ogni volta per una ragione diversa: «Qui troviamo tutte le componenti della crudeltà: la durata dell’azione omicidiaria, il mezzo utilizzato per uccidere prolungando l’agonia anziché ridurla, la modalità di chi si è accanito sulla faccia».

Da sinistra: Guido Ballestri e Rossana Marangoni, fratello e madre di Giulia Ballestri. Con loro l’avvocato Giovanni Scudellari

Ma prima di far commuovere, l’avvocato aveva fatto sorridere. Non poteva che essere altrimenti quando ha alzato la foto dell’orco verde Shrek lasciando spazio all’ipotesi, volutamente sarcastica, che fosse il colpevole. Un ragionamento partito dalla pista alternativa fornita dai consulenti della difesa: gli ematomi sul collo di Giulia sarebbero segni di strangolamento, così grandi da dover essere attribuiti a un uomo con guanti molto grandi o a un agromelico. «Lo scrive il dottor Tagliabracci nella sua relazione e si riferisce a una persona che ha un disturbo con l’ormone della crescita. Se cercate su internet trovate un rugbysta che parlava 14 lingue e ha ispirato il cartone animato». Al di là dell’ironia, Scudellari prova a buttare a mare ogni pista alternativa. Come quella del ladro nano che entra per rubare e ammazza Giulia che sarebbe rientrata nella villa da sola per motivi non chiari. Perché i cassetti e la casa non sono in disordine? Perché si prende la briga di frantumarle il volto contro uno spigolo? Perché sta a pulire la casa? Perché porta via gli abiti e gli stracci?

Il difensore di parte civile – chiesti 4,15 milioni di euro come risarcimento danni morali e ereditari – va a ripescare gli elementi salienti offerti alla corte da Cagnoni – nel suo intervento però lo chiamerà quasi solo esclusivamente “l’imputato” – e li confronta con quanto emerso dalle indagini della procura e della polizia a cui riconosce bravura e tempismo: «Se avesse avuto un altro paio di giorni non avremmo più trovato nessun cadavere». Scudellari guarda ai messaggi scritti la notte del ritrovamento del cadavere quando nella villa di Firenze è arrivata la notizia che la polizia è entrata in via Padre Genocchi ma non ha ancora trovato il corpo. Cagnoni parla di tragedia e grosso guaio con un’amica e la segretaria: «A me – dice Scudellari – ricorda quei serial killer che lasciano in giro degli indizi perché è come se volessero essere scoperti…».

Per dire che il colpevole è il marito, bastano due cose secondo il legale: il padre che fa visita al figlio in carcere e poi a un’amica al telefono dice «giustizia è fatta» e la faccia dell’imputato quando in aula si voltò per gridare della vacca contro la suocera. «In quel momento mi sono immaginato nella casa di via Genocchi e ho capito che allora tutto tornava. Quella era un laboratorio calcolato di tortura, dove l’imputato si sentiva al sicuro senza testimoni per ridurre Giulia a quello che voleva».

Nel sali e scendi di emozioni, tra sorrisi e singhiozzi, Scudellari chiude l’intervento gridando di essere uno schifoso. Così. E lo rivendica. È una risposta indiretta all’imputato – anche oggi assente – che lo aveva definito sgradevole in occasione dell’interrogatorio reso in aula. «No, non sono d’accorso, non sono stato sgradevole ma sono stato schifoso e lo rifarei perché non ti devi permettere di far passare Giulia per una sgualdrina». A quel punto sono passate due ore: «Mi associo alle richieste del pm e chiedo di condannare il mostro che ha spaccato la faccia di Giulia». Si leva i vestiti sporchi di sangue e torna l’avvocato.

Terminal crociere insabbiato, la nave della Tui Cruises cancella la sosta a Ravenna

Mentre si cerca un’area dove collocare i sedimenti per dragare con urgenza, l’Autorità portuale sposta l’attracco al terminal traghetti dentro al porto ma la Mein Schiff 2 preferisce saltare la tappa

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Il terminal traghetti dentro al porto

Il fondale del terminal crociere a Porto Corsini è insabbiato e non rende possibile l’attracco delle navi con pescaggio maggiore così l’Autorità portuale ha disposto un approdo alternativo all’interno del porto, sulla banchina del terminal traghetti, ma la compagnia tedesca Tui Cruises preferisce saltare la tappa di Ravenna prevista per la nave Mein Schiff 2 il prossimo 16 giugno.

Le limitazioni di pescaggio sono state imposte dalla capitaneria di porto e l’alternativa all’altezza di largo Trattaroli è quella che veniva utilizzata fino al 2011 quando venne inaugurata la stazione marittina nell’avamporto: «Rappresenta una valida alternativa – scrive Ap in una nota – ma le compagnie di navigazione decideranno caso per caso se avvalersi di questa opzione sostitutiva e temporanea». Nel caso della nave Mein Schiff 2, già venuta a Porto Corsini il 19 maggio scorso, come detto l’armatore ha scelto di saltare in questa occasione la sosta a Ravenna.

Ap rende noto che sta lavorando per risolvere il problema della collocazione dei materiali risultanti dal dragaggio dell’area del terminal passeggeri in modo da poter al più presto ripristinare il normale accesso a tale terminal.

Processo Cagnoni, Linea Rosa: «È un femminicidio e serve una sentenza politica»

Ventisettesima udienza / Le quattro parti civili oltre alla famiglia di Giulia chiedono in totale 200mila euro. I Ballestri chiedono 4,15 milioni. L’avvocata Lama (Udi): «Questo delitto cancella anni di lavoro sulle questioni di genere. Bisogna ricominciare da capo». Cifre saranno destinate a progetti di sensibilizzaione, formazione e pubblicazione di opere sul tema

Gli avvocati di parte civile del processo Cagnoni. Da sinistra: Maddalena Introna (associazione Dalla parte dei minori), Sonia Lama (Udi), Enrico Baldrati (Comune di Ravenna). Anche Linea Rosa è stata ammessa

«Giulia è stata uccisa per aver alzato la testa. Siamo qui per un femminicidio e allora serve una sentenza politica, dove politica è da intendere nel senso etimologico di polis e cioè per la città, perché le sentenze hanno il potere di formare il pensiero delle persone». Così davanti alla corte d’assise di Ravenna parla l’avvocata Cristina Magnani che rappresenta Linea Rosa, l’associazione nata 26 anni fa a Ravenna per combattere la violenza di genere e ora tra le parti civili del processo a Matteo Cagnoni per l’omicidio della moglie Giulia Ballestri.

Magnani non può che insistere sulla specificità del delitto che è la ragione stessa della presenza in aula dell’associazione: «Perché questo femminicidio è un danno per Linea Rosa? Perché è un centro antiviolenza ben radicato a Ravenna e a qualcuno può venire spontaneo chiedersi a cosa serva la presenza di Linea Rosa se poi avvengono comunque questi delitti? La risposta consequenziale che qualcuno può darsi è nulla».

Il concetto di necessità di una sentenza per la polis è il fulcro dell’intervento dell’avvocata. Insomma di fronte al fenomeno del femminicidio «serve la reazione forte dei tribunali che sono in grado di orientare il pensiero della gente e di porre all’ordine del giorno la necessità del rispetto della posizione della donna. Una sentenza politica passa anche dal risarcimento a chi diffonde i valori contro la violenza di genere. Ma non un risarcimento simbolico: chiediamo 70mila euro tra danno morale e patrimoniale». Soldi che verranno destinati a un progetto per la costituzione di un fondo per sostenere le cure mediche delle donne che portano addosso i segni della violenza.

Di tenore simile anche l’intervento dell’avvocata Sonia Lama che difende l’Unione donne in Italia (Udi). Lama lamenta ancora troppa sottovalutazione del fenomeno femminicidio: «Per molti è una parola cacofonica, mi sento dire che c’è già la parola omicidio. Questa è una guerra: nel 2016 in Italia sono state uccise 116 donne da amanti, mariti, compagni, fidanzati, familiari come conseguenza della volontà di autodeterminazione. E Giulia è stata una di quelle 116. Ci si chiederà perché aumentano i casi pur aumentando la sensibilizzaione. Perché sempre più donne si risvegliano e non vogliono più stare nel ruolo che gli uomini hanno deciso per loro». L’avvocato non usa mezzi termini: «Questo femminicidio ha portato un danno incalcolabile per la nostra associazione perché bisogno ricominciare da capo con tutto il lavoro fatto». La richiesta è di 60mila euro di cui una provvisionale di 40mila con cui finanziare la pubblicazione dei resoconti del processo firmati dalla giornalista Carla Baroncelli sul blog della Casa delle Donne e un progetto di formazione triennale per docenti sulla cultura del rispetto di genere.

Tra le parti civili anche il Comune di Ravenna. A rappresentarlo in aula l’avvocato Enrico Baldrati dell’ufficio legale. In questo caso la richiesta di 50mila euro viene calcolata stimando il costo del personale dei servizi sociali che, secondo le disposizioni del tribunale dei minori di Bologna, dovranno tenere un ruolo di monitoraggio e osservazione sulla crescita e sullo sviluppo dei tre figli della coppia Cagnoni-Ballestri fino al compimento della maggiore età che avverrà rispettivamente tra 120 mesi, 84 mesi e 60 mesi. Il costo è calcolato in 50 euro al mese per ogni figlio quindi 13.200 euro. Da sommare ai 3.300 già spesi. «A questi vanno sommati i danni non patrimoniali, un danno di immagine difficile da quantificare. Ci si può rifare a una legge e ipotizzare che valgano il doppio del danno patrimoniale». In totale 49.500 come massimale.

Da destra l’avvocato Giovanni Scudellari che assiste Guido Ballestri, fratello della vittima

Parte civile ammessa anche l’associazione Dalla parte dei minori. L’avvocata Antonella Monteleone spende il suo intervento per sottolineare quanto vadano considerati vittime di femminicidio anche i figli della coppia che si ritrovano figli di chi è stato ucciso e di chi ha ucciso. Problematiche di stress e di traumi di facile comprensione. E proprio su questi temi lavora l’associazione. Che chiede 25mila euro di cui 5mila come provvisionale.

Per completare il quadro delle richieste delle parti civili va citata la famiglia Ballestri. In questo caso l’avvocato Giovanni Scudellari ha stimato una quantificazione di 4,15 milioni di euro: un milione per ogni figlio, 500mila euro per ogni genitore, 150mila euro per il fratello.

Sigilli alla saracinesca: sequestrata vetrina con il murale “hot” dell’ex Bierhaus

L’illustratore Oral fermato dai vigili mentre per la terza volta stava tentando di completare l’opera

Al terzo tentativo, dopo svariate multe, è arrivata per la terza volta la sospensione. In questo caso probabilmente definitiva. «E dire che mi mancavano 45 minuti di lavoro per terminare l’opera». A parlare è l’illustratore e fumettista Oral Giacomini, bloccato nuovamente dai vigili mentre era impegnato a completare il suo murale “senza veli”, commissionato dal gestore del sexy club che ha aperto nei giorni scorsi (sotto forma di circolo privato, quindi senza orari e aperture prestabiliti) al posto della storica birreria Bierhaus, vicino alla stazione di Ravenna.

Un murale che mostra in evidenza le parti intime di una donna e che pare abbia scandalizzato residenti e passanti, tanto da arrivare a segnalarlo alla Municipale. Che ha multato per atti contrari alla pubblica decenza l’artista, per nulla però intimorito e ancora deciso a completare la sua opera. L’ultimo intervento dei vigili ha però portato, nel pomeriggio di oggi (giovedì 14 giugno) al sequestro della vetrina, con tanto di sigilli alla saracinesca che ora ricopre l’opera, che potrebbe a questo punto restare incompiuta.

Un sequestro che non coinvolge però il resto del locale, ribattezzato Bettie Page (come campeggia sulle saracinesche, anch’esse dipinte da Oral) con il circolo che potrà continuare così ad aprire le porte ai propri soci.

Un altro flash mob a Ravenna: «Contro un governo populista e razzista»

Organizzano sabato 16 giugno i Proletari Comunisti nel quartiere Gulli

Flash Mob in Darsena
Il flash mob in Darsena per l’accoglienza dei migranti

Dopo quello in darsena che ha fatto tanto discutere (soprattutto sui social) sul caso Aquarius, annunciato un altro flash mob a Ravenna contro il nuovo Governo. A organizzare in questo caso è il circolo dei Proletari Comunisti e l’appuntamento è per sabato 16 giugno, «contro il governo degli ingannapopolo Salvini-Di Maio, populista, razzista, fascista, al servizio dei padroni e dei poteri forti, altro che governo del cambiamento», scrivono in una nota inviata ai giornali.

La manifestazione partirà dal quartiere Gulli alle 9.30 (incrocio con via Aquileia), per poi proseguire in altri punti della città e finire al mercato.

La prima conferma ufficiale in casa Ravenna Fc ha il volto di Salvatore Papa

Calcio C / Il 28enne centrocampista di Cosenza ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2019: «Non vedo l’ora di mettermi a disposizione della squadra e di Foschi»

Papa Salvatore
Il centrocampista Salvatore Papa giocherà a Ravenna anche nella prossima stagione

Il Ravenna FC 1913 riparte da Salvatore Papa. E’ il 28enne centrocampista di Cosenza, reduce da una positiva stagione in giallorosso, con 29 presenze e due reti in campionato e un rendimento sempre piuttosto elevato, la prima conferma per la prossima stagione calcistica. «Sono molto contento di continuare la mia esperienza – sono le parole del calciatore che sta trascorrendo un periodo di vacanza in Sicilia – a Ravenna; ho detto a più riprese che Ravenna era la mia priorità per questa stagione: qui ho trovato a livello di società, di ambiente, di bellezza della città e di calore della tifoseria una piazza splendida, una delle migliori che si possono desiderare. Non ci ho messo molto a rinnovare l’accordo con il club».

Papa, che ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2019, non vede l’ora di ricominciare. «Abbiamo fatto qualcosa di straordinario nel campionato da poco concluso, anche se noi fin dall’inizio eravamo convinti delle nostre potenzialità e dei nostri mezzi e sapevamo il nostro valore. E’ mancata la ciliegina sulla torta: raggiungere i playoff sarebbe stato spettacolare, però nessuno può negare che anche così è stata una gran bella stagione. Speriamo di ripeterci nel prossimo campionato: i presupposti per fare bene ci sono, alla luce dei programmi che mi ha prospettato la società. Non vedo l’ora di mettermi a disposizione della squadra e del nuovo mister (Foschi, ndr), che non conosco personalmente, non mi ricordo di averlo nemmeno mai affrontato da avversario – termina Papa – ma so che può darci una grossa mano in termini di esperienza e conoscenza della categoria».

Falsificavano e riciclavano assegni: nel Lughese incassati 50mila euro a settimana

Vasta operazione dei carabinieri anche in Campania e in Friuli, 23 i provvedimenti cautelari

Assegni 1024x682I carabinieri di Ravenna, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari, hanno eseguito in ambito nazionale 23 provvedimenti cautelari, di cui tre in carcere, sette agli arresti domiciliari e 13 con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nell’ambito di un’indagine di contrasto al riciclaggio. Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di titoli di credito.

Nella notte tra mercoledì e giovesì si sono svolte perquisizioni locali e personali nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Napoli e Udine, con l’impiego di 100 militari.

Tutto è nato dalle indagini su una rapina di inizio 2017 a Sant’Agata sul Santerno, con le forze dell’ordine che hanno scoperto una sorta di associazione a delinquere che tramite l’apertura di conti correnti ad hoc incassava e riciclava assegni contraffatti (sfruttando come “cambiatori” persone in difficoltà economica che incassavano il 15 percento).

Tre le persone chiave finite in carcere, uno a Napoli – che teneva i rapporti con l’organizzazione napoletana che forniva gli assegni rubati, i cui capi risultano al momento ancora ignoti – uno a Ravenna (il referente di Lugo che si interfacciava con Napoli) e una donna a Forlì (che di fatto sostituiva in caso di assenza il “collega” lughese). Creando nuovi beneficiari fittizi per ogni assegno e tramite i cosiddetti “scambiatori”, la truffa secondo i carabinieri permetteva di incassare cifre importanti (grazie a tante piccole somme che non venivano contestate dalle banche in quanto considerate troppo basse), con un giro d’affare di circa 50mila euro a settimana solo nel Lughese.

I carabinieri hanno sequestrato circa 270mila euro in assegni.

Minaccia di andarsene coi figli, la convivente lo denuncia: era irregolare in Italia

Accompagnato dalla polizia all’aeroporto di Roma e imbarcato sul primo aereo per Tirana

AlbaneseDopo un litigio l’ha minacciata di andarsene con i figli. E così la sua convivente, una donna di origine rumena residente a Faenza, lo ha denunciato alla polizia che, giunta sul posto, non ha potuto fare altro che constatare come l’uomo, un 33enne albanese, fosse di fatto clandestino in Italia. Accompagnato in commissariato, gli agenti hanno anche controllato i suoi (numerosi) precedenti, tra cui guida in stato di ebbrezza, spaccio di droga e porto abusivo d’armi.

Nella mattinata di ieri, mercoledì 13 giugno, il prefetto ha disposto l’espulsione dell’albanese e su disposizione del questore l’uomo è stato accompagnato dagli agenti all’aeroporto di Roma per essere imbarcato sul primo volo utile con destinazione Tirana.

Monumenti Unesco allagati per la pioggia: «San Vitale è a rischio…»

Acqua nella basilica, al museo nazionale e al mausoleo di Galla Placidia a causa del temporale

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Parte della basilica di San Vitale allagata dopo i temporali del 13 giugno

Il temporale di mercoledì pomeriggio 13 giugno ha allagato anche i due più celebri monumenti di Ravenna, patrimonio Unesco, la basilica di San Vitale e il mausoleo di Galla Placidia, oltre all’adiacente Museo Nazionale.

Sui social network è nato un dibattito sullo stato di manutenzione delle idrovore che tengono costantemente al riparo da infiltrazioni di acqua di falda i monumenti, che però in realtà poco possono smaltire di acqua, probabilmente, se si aggiunge quella meteorica causata da piogge brevi ma molto intense come quelle di ieri, sottolineano gli esperti.

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Foto condivisa da addetti ai lavori su Facebook

Una guida turistica, sui social, ricorda: «Quando cerchi di spiegare ai turisti che San Vitale è mantenuta asciutta grazie alle idrovore e che è la sola Basilica con il piano di calpestio originario e che soprattutto ora, con l’imperversare di eventi climatici di carattere temporalesco brevi e intensissimi, questo luogo straordinario è quantomai a rischio inondazione… Ecco, poi succede davvero e il cuore ti si stringe».

Via libera al bilancio dell’Ausl Romagna: a Ravenna una nuova area materno-infantile

Approvazione della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria: in quattro anni assunti o stabilizzati duemila dipendenti

Una veduta aerea dell’ospedale di Ravenna

La Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (Ctss) della Romagna (composta dai 73 sindaci del territorio) ha approvato il bilancio preventivo 2018 dell’Ausl Romagna.

«Si tratta – si legge nella nota inviata alla stampa – di un bilancio predisposto in base alle linee di programmazione regionali, coerente con l’obiettivo di equilibrio economico finanziario disposto dalla Regione Emilia-Romagna. In particolare, il valore della produzione previsto per il 2018 è pari a 2,462 miliardi di euro, con un incremento di 13 milioni di finanziamento rispetto al dato consuntivo del 2017».

Tra i costi, si segnala la previsione dell’incremento di quelli per i farmaci, in particolare per quelli oncologici e del costo del personale dipendente che a fine 2018 sarà di 15.292 dipendenti aziendali, con un incremento di 226 rispetto a fine 2017 e di 852 rispetto a inizio 2015. Numeri a cui vanno aggiunti – sottolineano dall’Azienda – le stabilizzazioni, che da inizio 2018 sono state 426 e da inizio 2015 1.169. «Complessivamente dunque in quattro anni le politiche del personale dell’Azienda hanno portato e stanno portando all’assunzione o alla stabilizzazione di oltre duemila dipendenti», sottolinea la nota stampa.

Sul fronte degli investimenti, il piano 2017-2019 prevede investimenti già finanziati per oltre 112,5 milioni di euro di cui 41,5 nel 2018. Ecco gli investimenti previsti nella provincia di Ravenna.

Ospedale di Lugo: «attuazione di piano di adeguamento normativo e ristrutturazione, con demolizione e ricostruzione del padiglione “D” , oggi i lavori sono nella fase di completamento della parte strutturale, contestualmente si sta lavorando per intervenire sulla parte laboratori e rianimazione».
Ospedale di Faenza: «a inizio 2019 termineranno i lavori di adeguamento e ristrutturazione del Pronto Soccorso, molto attesi. Al via l’ampliamento e la ristrutturazione generale del presidio ospedaliero: già appaltati i lavori».
Ospedale di Ravenna: «ristrutturazione e trasferimento di reparti nell’ambito del progetto di ammodernamento della parte “storica” che vede interessata anche la palazzina della direzione sanitaria; avvio delle procedure di gara per l’affidamento dei lavori del vecchio blocco operatorio, ove si concentreranno gli interventi di minor complessità; progettazione di un importante intervento relativo a tutta l’area materno-infantile che insieme alla nuova palazzina della direzione aziendale completerà con parcheggi e aree verdi la cittadella sanitaria di Ravenna».

Di seguito, alcuni investimenti specifici per l’ambito ravennate: «nuova TC Lugo, angiografo per l’ospedale di Ravenna, attrezzature per oculistica, 2 diagnostiche polifunzionali digitali rx rispettivamente per Faenza e Cervia, aggiornamento RMN Faenza, mammografo digitale, telecomandato digitale per Lugo; attrezzature per la ristrutturazione di due nuove sale operatorie; nuova gamma camera per ospedale di Faenza».

E’ in regia il primo colpo della Conad: tesserata la palleggiatrice Agrifoglio

Volley A2 femminile / La costruzione dell’organico da affidare al tecnico Caliendo parte dalla giocatrice proveniente da Filottrano, in A1. «Voglio dare il massimo e mettere a frutto tutto ciò che ho assimilato nelle precedenti esperienze»

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La palleggiatrice Beatrice Agrifoglio arriva da Filottrano

La Conad Olimpia Teodora è molto attiva sul mercato per riempire adeguatamente tutti i tasselli del puzzle il cui disegno finale corrisponderà alla squadra che il prossimo anno lotterà per le posizioni che contano in Serie A2. Il primo innesto è quello della palleggiatrice Beatrice Agrifoglio, proveniente da Filottrano, con i cui colori nella passata stagione ha disputato il campionato di A1. «Sono davvero carica – dichiara – e super felice di iniziare questa nuova avventura a Ravenna. Ho tanta voglia di giocare, anche perché lo scorso anno in A1 mi sono allenata ad alti livelli. Sento di essere cresciuta come giocatrice e ora desidero dare il massimo e mettere a frutto tutto ciò che ho assimilato nelle precedenti esperienze».

Nata ad Arezzo, il 1° gennaio 1994, la regista è cresciuta nella Pallavolo Sansepolcro, con cui ha disputato il campionato di Serie D 2009-10. Nelle due stagioni successive ha giocato nel Trevi Volley in B1, mentre nell’annata 2012-13 ha vestito la maglia del Volleyball Casalmaggiore in A2. Nella stagione 2013-14 con la squadra lombarda ha preso parte al campionato di A1, aggiudicandosi lo scudetto nell’annata seguente 2014-15. Nella stagione 2015-16 è stata ingaggiata dalla Polisportiva Filottrano Pallavolo, in A2, categoria dove è rimata anche per l’annata successiva, giocando per la VolAlto Caserta. Nella stagione 2017-18 è tornata nella massima serie con il neopromosso club di Filottrano. «Per la prossima stagione – prosegue l’Agrifoglio – sono certa che la nostra prerogativa sarà quella di fare bene, senza porci limiti. Per questo sono molto contenta di trovare a Ravenna, in qualità di direttore generale, Marco Bonitta, un personaggio davvero molto importante nell’ambito della pallavolo italiana e non solo. In Romagna ritroverò poi Lucia Bacchi, una cara amica con cui ho giocato due stagioni a Casalmaggiore. Lucia mi ha detto che a Ravenna si sta benissimo e mi ha parlato in toni entusiastici sia della città che dei tifosi. Sono perciò felicissima sotto tutti i punti di vista e non vedo l’ora di iniziare ad allenarmi e a giocare».

Nello Caliendo, allenatore dell’Olimpia Teodora Ravenna, ha così commentato l’arrivo di Agrifoglio: «Quello di Beatrice è un profilo che abbiamo preso in considerazione insieme a Marco Bonitta. Ci hanno colpito soprattutto le sue motivazioni e il suo aspetto tecnico ed è per questo che siamo molto contenti di affidare a lei la regia della squadra che si sta delineando». La ex palleggiatrice Chiara Scacchetti, invece, dovrebbe accasarsi a Chieri, in A1

SCHEDA TECNICA – Beatrice Agrifoglio

Nata: Arezzo, 1° gennaio 1994
Altezza: 178 cm
Ruolo: palleggiatore

Carriera

2017-2018 A1 Lardini Filottrano
2016-2017 A2 Volalto Caserta
2015-2016 A2 Lardini Filottrano
2014-2015 A1 Pomì Casalmaggiore
2013-2014 A1 Pomì Casalmaggiore
2012-2013 A2 Pomì Casalmaggiore
2011-2012 B1 Trevi Volley
2010-2011 B1 Trevi Volley
2009-2010 D Pallavolo Sansepolcro

L’Emilia-Romagna fa la voce del padrone alla tradizionale Due Giorni Mare

Beach Volley / La 40ª edizione della festa nazionale su spiaggia del Csi Ravenna ha visto le squadre della nostra regione primeggiare con undici podi complessivi. Successi anche per Porto Fuori e Clai Imola

Due Giorni Mare 2018 Fase Di Gioco 2
Un’immagine della Due Giorni Mare disputata a Marina Romea

Parla in prevalenza la lingua della Emilia-Romagna la 40ª edizione della “Due Giorni Mare”, disputatasi nel weekend passato sui campi allestiti al bagno Villaggio del Sole di Marina Romea. Tornata all’antico in occasione del suo quarantennale per celebrare quella che era stata la sua idea di partenza, ovvero una grande festa della pallavolo su spiaggia giocata ancora nella formula del 6×6, la manifestazione, che rappresenta il biglietto da visita dell’attività organizzativa del comitato territoriale di Ravenna, ha visto in gara 44 squadre in rappresentanza di 33 società provenienti da 6 regioni e 14 province, nelle sette categorie allestite. Nel complesso la nostra regione ha portato a casa quattro vittorie, cinque secondi posti e due terzi posti.

La Clai Imola ha primeggiato nel Sand Volley femminile, precedendo Cral Mattei Ravenna e Tigul Girls Chiavari, il Porto Fuori si è imposto nella Juniores femminile andando ad occupare il gradino più alto di un podio tutto regionale (secondo il Csi Casalecchio e terzo il Redentore Ravenna): la Trottola Sport di Porretta Terme ha vinto il torneo Allieve battendo in finale il Goldoni Carpi. Terzo posto per il San Rocco Castagnaretta Cuneo. Nelle ragazze Misto successo nel derby in famiglia dell’Appennino Montese (Modena) A sull’Appennino B, mentre il Castelguelfo ha portato a casa il terzo posto.

Le vittorie da fuori regione portano la firma del Bevo ma Gioco di Chiavari nel Sand volley misto (secondo posto per Clai Imola e terzo per Santa Croce Verona), degli Aristogatti di Alzano Lombardo nell’Open misto, che hanno preceduto nella classifica finale Valpo Volley Verona e La Torre Bergamo, e dello Starvolley Città di Castello nell’Under 12 femminile, torneo vinto dalla squadra B umbra davanti alla squadra A e al Gesù Lavoratore di Borgo San Dalmazzo (Cuneo).

Partecipati e appassionanti tornei esibizione di dodgeball, la cosiddetta “palla avvelenata” tradotta in disciplina sportiva proprio dal Csi, e di tchoukball, una sorta di pallamano multiuso essendo concepita nello stesso tempo come attività scolastica, gioco familiare, passatempo rilassante e anche come sport competitivo, hanno completato il cartellone di questa 40ª edizione della Due Giorni Mare, mentre le premiazioni a Mirabilandia, dove poi le squadre partecipanti hanno trascorso il resto della domenica, grazie ad un prezzo convenzionato, hanno rappresentato un significativo elemento di novità di un evento che si conferma ancora una volta attrattivo per le società sportive del mondo Csi, vista la sua semplice formula.

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