Processo Cagnoni: il pm chiede l’ergastolo, la famiglia Ballestri chiede 4 milioni

Ventisettesima udienza / Come ampiamente previsto data la contestazione delle aggravanti di crudeltà e premeditazione, l’accusa chiede il massimo della pena (con isolamento diurno per un anno) per il dermatologo assente in aula per la seconda volta consecutiva. La parte civile quantifica i danni morali e ereditari. Il sostituto procuratore D’Aniello: «Il movente? Voleva la dominanza, non voleva lasciare Giulia libera»

Al temine di una minuziosa requisitoria durata più di sette ore nette, spalmate su due udienze, l’accusa ha presentato la richiesta della pena per Matteo Cagnoni: il 53enne dermatologo merita la condanna all’ergastolo per l’omicidio pluriaggravato della moglie Giulia Ballestri da cui si stava separando, ammazzata la mattina del 16 settembre 2016 in una villa disabitata di proprietà della famiglia dell’uomo in via Padre Genocchi, prima a bastonate e poi sbattuta con il viso contro un muro. Il pubblico ministero Cristina D’Aniello ha chiesto anche l’isolamento diurno per un anno. Nella ventisettesima udienza del processo in corte d’assise a Ravenna, in corso oggi 14 giugno, c’è stato tempo anche per le conclusioni delle parte civile dei famigliari della vittima: l’avvocato Giovanni Scudellari ha quantificato in 4,15 milioni di euro il totale delle provvisionali a favore dei tre figli, dei genitori e del fratello.

La richiesta del massimo della pena era ampiamente prevedibile vista la contestazione delle aggravanti di crudeltà e premeditazione, il cui riconoscimento di almeno una equivale al fine pena mai. L’imputato per la seconda udienza consecutiva non è presente in aula.

L’avvocao Scudellari nel difficile compito di quantificare in cifre il danno subito per la perdita di una vita umana si è rifatto al caso recente del processo Parolisi e così chiede un milione di euro per ognuno dei tre figli, mezzo milione per ogni genitore e 150mila euro per il fratello Guido.

Nelle due ore odierne il sostituto procuratore D’Aniello si è concentrata soprattutto sulle impronte, quelle che sono sempre state considerate la prova regina della presunta colpevolezza dell’uomo. Ma ampio spazio anche al movente: «Non userò mai la definizione di delitto passionale perché di passionale in questa vicenda non c’è nulla. Cagnoni non voleva lasciare libera la moglie, voleva la dominanza su di lei, voleva diritto di vita e di morte». In particolare il pm fa riferimento a un concetto espresso più volte nel corso del dibattimento dall’imputato, sia durante l’esame che nelle spontanee dichiarazioni: «Cagnoni dice che non era un manipolatore perché se l’avesse manipolata sarebbe ancora viva. Ma come può escludere che se Giulia fosse rimasta con lui non sarebbe stata uccisa da un terzo, un ladro albanese scoperto nella villa del delitto, come sostiene nella ricostruzione alternativa?».

Particolarmente appassionato e coinvolgente l’intervento di Scudellari. Il legale ha preso la scena con trasporto facendo leva sul concetto di delitto crudele. Nel corso delle due ore impiegate per il suo ragionamento diverse persone commosse tra il pubblico.

Nel pomeriggio la parola passa alle altre parti civili (Comune di Ravenna, associazioni Linea Rosa, Udi e Dalla parte dei minori). Per lunedì 18 è invece in programma l’arringa difensiva (avvocati Giovanni Trombini e Francesco Dalaiti) e infine il 22 giugno eventuali conclusioni delle parti e camera di consiglio.

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