mercoledì
06 Maggio 2026

Strappati manifesti anti-aborto della campagna prolife, la querela dei promotori

Le associazione si riservano di valutare iniziative nei confronti di chi ha alimentato un clima di ideologia violenta

AttachmentAlcuni manifesti della campagna antiabortista promossa dalle associazione prolife, affissi sulle plance pubbliche di Ravenna in via Faentina, via Zalamella e via Santi Baldini, sono stati strappati. I promotori della campagna parlano di «ignobile gesto» e hanno presentato una denuncia-querela contro ignoti per danneggiamento aggravato: «Si stanno valutando le azioni legali più opportune nei confronti di coloro che hanno alimentato un clima di ideologica violenza anche tramite dichiarazioni pubbliche che potrebbero avere istigato i vandali».

Biloslavo, da 36 anni reporter di guerra: «L’orrore del male ancora mi colpisce»

L’inviato de Il Giornale era a Raqqa con l’esercito curdo quando la città è stata strappata al Califfato. Il 27 maggio sarà a Lugo per una serata pubblica in cui racconterà la Siria e il conflitto che la sta distruggendo: «È in corso un conflitto mondiale in miniatura»

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Fausto Biloslavo

Nella Beirut del 1982, inviato di guerra per la prima volta all’età di 21 anni, ha aperto la portiera di una Mercedes a caso e si è trovato di fronte la canna del kalashnikov di un pretoriano di Arafat che aveva studiato in Italia e gli ha consentito di scattare una foto del leader palestinese che nessun altro ha potuto scattare. Lo chiama fattore C ma forse era un segno che un po’ di stoffa da reporter c’era già all’esordio. Nei 36 anni passati da quella Beirut, il triestino Fausto Biloslavo ha raccontato i conflitti del mondo dalla prima linea, con il giubbotto antiproiettili per portare a casa la pelle insieme al reportage. Domenica 27 maggio alle 20.45 nel salone del Carmine di Lugo, in corso Garibaldi 16, ci sarà una serata dal titolo “Guerra: la speranza dentro l’abisso”, con filmati e testimonianze del cronista di guerra inviato de “Il Giornale”. La serata, a ingresso libero e aperta a tutti, è organizzata dal circolo “John Henry Newman” con il patrocinio del Comune di Lugo.

La serata di Lugo sarà dedicata soprattutto alla situazione in Siria, vissuta da reporter. L’ultimo reportage a quando risale?
«Ero a Raqqa durante l’assedio e la caduta del controllo delle bandiere nere con il crollo del mito del Califfato che nel 2014 aveva un territorio grande quanto l’Italia. Sono stato un mese con i curdi, avanzando palmo a palmo: con l’appoggio aereo degli americani il loro contributo sul campo è stato fondamentale ma l’Occidente li ha usati come carne da cannone e si è già dimenticato di loro lasciandoli sotto la minaccia dell’esercito turco».

La tragica contabilità delle vittime cosa dice finora?
«Le stime da prendere con le molle parlano di 250mila morti. Poi milioni di profughi e feriti. C’è un Paese che non esiste più perché è stato completamente distrutto dai bombardamenti. Penso a una città come Aleppo che era un centro importantissimo. Sarà difficile la rinascita».

Il Califfato è caduto ma la Siria resta ancora la situazione più delicato sullo scenario mondiale?
«Sicuramente sì. In Siria non c’è più solo una guerra civile ma una guerra mondiale in miniatura perché sono coinvolte direttamente le superpotenze mondiali e le potenze regionali: America, Russia, Iran, Israele e Turchia. E la sconfitta del Califfato ha fatto aumentare la sua voglia di ritorsione e vendetta. Per l’Europa la minaccia è concreta: molti foreign fighter torneranno a casa. Con quali intenzioni? Sapremo intercettarli?».

Il caos siriano troverà una soluzione?
«L’unica soluzione credo sia che americani e russi si siedano attorno a un tavolo e decidano il futuro della Siria. Ma temo non avverrà. La situazione è incancrenita e servirebbero dei leader politici che abbiano davvero voglia di farlo».

Trump e Putin?
«Soprattutto dal primo mi aspettavo qualcosa di diverso in Medioriente. Sembra più interessato a Twitter che ai veri problemi».

La Siria è uno degli ultimi reportage di una carriera cominciata 36 anni fa in Libano. Cosa sapeva di come si fa il mestiere del reporter di guerra?
«Niente perché è qualcosa che si impara sul campo e non a tavolino. Avevo 21 anni e andai a seguire l’invasione israeliana del Libano. Entra fino a Beirut con le truppe di Israele e poi riuscii a passare dall’altra parte delle linee, quello che io considero il reportage perfetto, purtroppo ormai impossibile oggi».

Perché quel reportage perfetto oggi è difficile?
«Fino all’inizio degli anni Novanta le parti in conflitto erano interessate a dare la propria versione ai giornalisti. Poi dopo l’11 settembre le cose sono cambiate molto. Un po’ perché i giornalisti si sono messi l’elmetto e dall’altra parte non vengono più visti come testimoni ma come infedeli e ti calcolano in base al passaporto che hai in tasca e puoi essere visto come spia o come carne da sequestro. Ma anche perché abbiamo visto che nessuno ha bisogno di un giornalista per dare il proprio racconto, la propaganda si può fare benissimo con i mezzi tecnologici a disposizione di tutti».

Nel 1982 non sapeva niente ma scattò una foto che è passata alla storia…
«L’unica foto di Arafat che partiva da Beirut, pubblicata anche sul Time. Fu un colpo di fortuna. Diciamo fattore C. C’era una colonna di auto e trecento giornalisti che cercavano di capire su quale fosse Arafat. Io per caso aprii la portiere di una e mi trovai di fronte la canna di un Kalashnikov impugnato da un omone con i baffi. Con un inglese maccheronico da studente dissi che ero un giornalista italiano democratico. E l’omone con i baffi mi rispose in italiano dicendo che aveva studiato a Bologna: era uno dei capi della guardia privata di Arafat, mi fece salire e arrivai con loro al porto».

Dopo tanti anni come vive ogni nuova missione?
«Ne ho viste tante però per fortuna l’orrore della guerra mi colpisce ancora: serve una corazza per affrontare questi reportage ma mantenere l’umanità e stupirsi del male è fondamentale per trasmetterlo ai lettori. Non puoi restare insensibile quando dalle macerie spuntano mani e gambe dei combattenti e dei civili. Se sei impassibile vuol dire che è ora di appendere al chiodo il giubbotto antiproiettili».

Quante volte ha rischiato di lasciarci la pelle?
«Tante. Sono stato ferito gravemente a Kabul, sono stato prigioniero sette mesi nelle carceri afghane durante l’invasione sovietica, mi hanno sbattuto a un muro e volevano fucilarmi, a Sirte i pezzi del corpo di un kamikaze mi sono caduti addosso…».

Il reporter di guerra riesce a portare avanti una vita normale con affetti familiari?
«Assolutamente sì altrimenti vai fuori di testa. Ho il mio porto sicuro che è Trieste e la mia famiglia. Quando torno mi piace farlo sempre con il treno che costeggia il golfo per rendermi conto di quanto siamo fortunati a vivere in pace».

Una carriera così lunga le permette di aver attraversato molti dei cambiamenti tecnologici che hanno modificato la professione del giornalista. Quello in cui siamo immersi ora, delle reti e dei social media, è il più sconvolgente?
«Ho cominciato con un Olivetti 32, il fax era miraggio e c’era il telex. Nel 2003 in Iraq avevo un palmare satellitare in mezzo al deserto. Ho iniziato come fotografo con i rullini senza sapere cosa avevo scattato e oggi il 30 percento delle mie foto le faccio con un Iphone perché è più comodo. Non si deve avere paura dei cambiamenti ma non bisogna pensare che grazie a internet si possa fare il lavoro senza andare sul posto».

Ha fatto riferimento al fenomeno foreign fighter. Di Ravenna si è detto più volte sulla stampa anche nazionale di quanti ne siano transitati. Come legge il dato?
«So che Ravenna è una delle città con una buona incidenza di amanti della guerra santa. Perché è una città non tanto grande e queste persone si sono spostate dalla grande città verso la provincia. Il punto di domanda è: quelli che si sono estremizzati e magari sono partiti, ora torneranno? E saremo in grado di capire eventuali minacce?».

«A Classe un museo del territorio ispirato alle esperienze di Berlino e Parigi»

Il sindaco difende il progetto da oltre venti milioni di euro a cui si lavora da anni e che dovrebbe vedere la luce entro fine 2018

Museo Di Classe«Un museo capace di raccontare, sulla scorta delle esperienze già in essere a Berlino, Parigi, Bologna, in modo innovativo emozionante e coinvolgente, la storia della città e del suo territorio». È così che Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, descrive il museo di Classe di prossima apertura al pubblico (le ultime dichiarazioni parlano di «tardo autunno 2018»). L’intervento del primo cittadino, a difesa di un intervento che costerà in complesso più di 20 milioni di euro, arriva dopo la pubblicazione su queste pagine dei dettagli del piano economico fatto elaborare nel 2013 da una società specializzata. Dalla lista civica La Pigna sono arrivate critiche. L’aggiornamento dello studio verrà presentato pubblicamente in giugno.

«Non mi rassegno ad un dibattito politico che non riesce, almeno in questi casi, a trovare coesione e a focalizzare insieme gli obbiettivi strategici – dice De Pascale –. In una città dall’inestimabile patrimonio culturale nei prossimi tre anni vedranno la luce due nuovi musei, Classe appunto e il Museo Byron e del Risorgimento, e uno verrà completamente rinnovato, il Museo Dantesco. Quante altre città italiane possono vantare un così significativo investimento nell’offerta culturale?».

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Il sindaco elogia l’intervento nell’ex zuccherificio di Classe: «Con l’inaugurazione del museo verrà restituita alla città una intera area che versava, a metà degli anni ‘90, in prossimità di un sito Unesco, in una situazione di indicibile degrado. Al recupero di oltre 5000 mq. di superficie nel corpo della vecchia fabbrica e dell’edificio di ingresso, fa riscontro l’allestimento di una vasta area a verde per 15.000 mq, che sarà a disposizione della città anche indipendentemente dagli orari di apertura del museo».

Ma come sarà il museo di Classe? «Progettato da un autorevole comitato scientifico presieduto dal professor Carandini che ne ha definito anche la dotazione dei reperti, sarà un “Museo della Città e del Territorio”. Un museo di reperti emblematici ed apparati illustrativi legati alle moderne tecnologie, con continui rinvii ai territori d’origine, tutti protagonisti di una grande storia comune. Un luogo d’accesso e massima valorizzazione dell’intero patrimonio storico-artistico ed archeologico del nostro ricchissimo territorio. Vivo e vitale, con una molteplicità di funzioni: restauro, attività di studio e ricerca, attività espositiva, laboratori didattici, laboratori di inclusione digitale per la sperimentazione di start-up innovative, luogo aperto ad accogliere ed ospitare le istanze partecipative del territorio».

Lo studio del 2013 mette in luce le difficoltà del sostentamento di questo museo: «Ci ha guidato la consapevolezza, universalmente condivisa, che i musei non fanno utili, come non fanno utili lo spettacolo dal vivo, i festival, le biblioteche e tutti quei beni comuni che sono dirimenti per la crescita, la coesione sociale, il benessere di una comunità e in quanto tali anche decisivi per il suo sviluppo economico e sociale. Perché gli obiettivi che ci poniamo sono ambiziosi, a partire dalla ricerca di nuovi pubblici e dal prolungamento della permanenza dei turisti nella nostra città, per effetto del percorso della archeologia costruito in questi anni, di cui il museo è asse portante e per effetto del “sistema Classe”, che in virtù del recente accordo di valorizzazione, sottoscritto col Mibact, è oggi possibile mettere in connessione».

Mandano a quel paese un camionista, lui si ferma e li minaccia con un coltello

In manette un 37enne: padre e figlio minacciati l’hanno seguito tenendo i contatti telefonici con la centrale operativa

Camion 6Dalla propria auto hanno mandato a quel paese un camionista per una banale questione di precedenza, lui ha fermato il camion in strada impedendo alla vettura di proseguire ed è sceso a minacciarli con un coltello in mano. Un 37enne romeno è stato arrestato dalle forze dell’ordine, nella mattinata di ieri 25 maggio sul tratto ravennate della statale 16 Adriatica, con le accuse di violenza privata, minaccia grave e porto abusivo di armi.

L’uomo si era rimesso in cabina appena accortosi che i due automobilisti, padre e figlio, avevano preso in mano il telefonino. I due infatti hanno chiamato il numero unico di pronto intervento e hanno seguito il mezzo pesante restando in contatto telefonico con la centrale operativa. Una pattuglia ha bloccato il campion dopo che aveva imboccato la Classicana in direzione del porto. Nel minifrigo del veicolo c’era il coltello.

Area abbandonata e pericolosa, cantiere edile sequestrato a Lido Adriano

Solo in parte recintato un deposito incustodito di materiale e pozzetti senza coperchio tra l’erba alta

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Cantiere edile sequestrato dalla polizia municipale a Lido Adriano

«Particolarmente pericolosa per la pubblica incolumità»: questa la motivazione che ha portato al sequestro preventivo eseguito dalla polizia municipale ieri, 25 maggio, di un’area in stato di abbandono a Lido Adriano, tra viale Verdi e via Seppilli.

Si tratta di un terreno edificabile dove i vigili hanno trovato un deposito di materiale edile (mattoni, tubi in ferro arrugginiti, etc), pozzetti senza coperchio semi nascosti dall’erba alta, una recinzione metallica fatiscente e pericolosa per la fuoriuscita di spuntoni. Un frammento della recinzione invadeva il marciapiede ostruendolo totalmente.

Ipotizzato il reato di omesso collocamento o rimozione di segnali o ripari (673 cp) e non essendo immediatamente rintracciabili i responsabili del cantiere, la polizia municipale ha provveduto a chiudere l’area e sottoporla a sequestro in attesa delle determinazioni dell’autorità giudiziaria.

Il Porto Robur Costa piazza il primo colpo: arriva il centrale belga Verhees

Volley A1 / Classe 1989, il giocatore in maglia ravennate disputerà il suo settimo campionato di fila in Italia: «Molto contento di poter dare un mio contributo in un torneo che si presenta davvero di grandissimo livello»

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Una esultanza del centrale belga Pieter Verhees (foto Cev)

Primo grande colpo di mercato per il Porto Robur Costa, che ufficializza il tesseramento del centrale Pieter Verhees in vista della prossima stagione denominata “Serie A Credem Banca”. Classe 1989, il giocatore belga in maglia ravennate disputerà il suo settimo campionato di fila in Italia dopo l’ultima esperienza vissuta a Vibo Valentia.

Queste le prime parole di Verhees da nuovo giocatore della formazione che sarà affidata al tecnico Graziosi: «Sono molto contento di poter dare un mio contributo a Ravenna in un torneo che si presenta davvero di grandissimo livello. Arrivo in una squadra che ha fatto molto bene negli ultimi anni, raccogliendo i frutti dell’ottimo lavoro fatto sul mercato dai dirigenti, su tutti la vittoria della Challenge Cup. Sono sicuro che anche il prossimo gruppo sarà competitivo e che ci potremo togliere delle soddisfazioni. Cercherò di dare il meglio di me, come ho sempre fatto, con la speranza di diventare un punto di riferimento prezioso a muro e in attacco. Anche se mi sento ancora giovane, so di essere uno dei giocatori più “vecchi” e darò ai miei compagni il mio contributo in termini di esperienza sia in campo, sia in allenamento. Non vedo l’ora di conoscere la città, ma so già che è molto bella e che è vicina al mare».

Queste le dichiarazioni del Direttore Generale del Porto Robur Costa, Marco Bonitta: «Era da tempo che volevo tesserare un centrale dalla grande esperienza e sono molto felice di aver raggiunto questo obiettivo proprio con Pieter. Si tratta di un giocatore molto forte e di sicuro affidamento, che da tempo gioca in Italia, avendo in questi anni vestito le maglie di Latina, Modena, Monza e Vibo Valentia. Ho parlato con lui in questi giorni e l’ho sentito molto motivato e carico per questa sua nuova avventura a Ravenna».

La carriera Cresciuto nel Noliko Maaseik, Verhees nella stagione 2011-12 conquista lo scudetto e la Coppa di Belgio proprio con la squadra allenata nell’ultima stagione dal tecnico argentino Castellani. La stagione successiva approda in Italia all’Andreoli Latina dove arriva a disputare la finale di Coppa Cev (persa contro i turchi dell’Halkbank Ankara). Nella stagione 2013-14 il neo centrale giallorosso disputa ancora una finale europea con il club pontino, perdendo la finale di Challenge Cup contro il Fenerbahçe. Terminata l’esperienza di Latina, Verhees approda alla Parmareggio Modena e con la casacca degli emiliani prosegue la sua striscia di finali: vince la Coppa Italia e disputa la finale scudetto perdendola contro Trento. Nelle successive due annate il belga disputa il campionato di SuperLega con la maglia del Gi Group Monza, mentre nello scorso torneo ha vestito la maglia della Tonno Callipo Vibo Valentia. Tante le esperienze accumulate anche in nazionale: tra le principali, il Mondiale di Polonia 2014, gli Europei del 2011, 2013 e 2015 e la World League del 2016.

La scheda – Pieter Verhees
Nato il: 8 dicembre 1987
A: Lommel (Belgio)
Altezza: 205 cm
Ruolo: centrale

Carriera
2008-11 Asse Lennik (BEL)
2011-12 Noliko Maaseik (BEL)
2012-13 Andreoli Latina (A1)
2013-14 Andreoli Latina (A1)
2014-15 Parmareggio Modena (A1)
2015-16 Gi Group Monza (A1)
2016-17 Gi Group Monza (A1)
2017-18 Tonno Callipo Vibo Valentia (A1)
2018-19 Porto Robur Costa Ravenna (A1)

Minaccia di sfigurare l’ex moglie con l’acido mentre lei è in questura a denunciarlo

Le ha messo a soqquadro la casa e danneggiato l’auto. Arrestato un 38enne: era convinto che il matrimonio fosse finito per un tradimento della donna e voleva un incontro chiarificatore

Mentre lei era seduta in questura a denunciare le violenze dell’ex marito, lui via telefono e via messaggi la minacciava di sfigurarla con l’acido. La polizia ha arrestato un 38enne di Cotignola residente a Ravenna nella serata di ieri, 24 maggio, a conclusione di un’indagine cominciata un mese fa da una prima denuncia della donna.

I motivi della separazione, secondo l’uomo, erano da ricondurre a un tradimento della donna. E così da qualche settimana l’uomo non lasciava in pace l’ex coniuge. Che lamentava maltrattamenti e viveva in un grave stato di ansia e di paura per il comportamento dell’ex, assuntore di sostanze stupefacenti. Il 21 maggio lui ha messo a soqquadro l’appartamento della donna a Ravenna costringendola a trasferirsi dalla propria madre a Forlì e le ha danneggiato l’autovettura sotto casa.

Tra minacce e violenze il 38enne insisteva per ottenere un incontro chiarificatore fino alla minaccia dell’acido.

E alla scuola “senza zaino” di Classe i murales li fanno i bambini…

In collaborazione con l’associazione Indastria inaugura un muro dipinto nell’istituto della piccola località alle porte di Ravenna

Murales a scuola. Un progetto fino a qualche tempo fa impensabile e che invece in questi ultimi anni anche a Ravenna, grazie in particolare al festival Subsidenze e all’associazione Indastria, sta diventando spesso realtà. Come per esempio alla scuola elementare di Classe, nota per essere l’unica del comune “senza zaino”, ossia con un metodo d’insegnamento fuori dagli schemi della scuola tradizionale (ne avevamo parlato anni fa a questo link).

Sono stati gli stessi bambini (al lavoro in questi giorni sulla base realizzata appunto in collaborazione con Indastria) a esprimere la volontà di realizzare un murales nella lunga parete d’ingresso e saranno sempre gli stessi bambini a mostrare (e spiegare ai genitori) il lavoro finito durante la festa di fine anno di sabato 26 maggio.

Bassa Romagna, l’Unione prepara le fototrappole per i furbetti della monnezza

Progetto sperimentale già approvato: apparecchiature mobili per immortalare chi abbandona rifiuti in maniera irregolare

Rifiuti LavatriceL’Unione dei Comuni della Bassa Romagna è pronta a mettere in campo le fototrappole per bastonare i furbetti della monnezza: chi abbandona rifiuti viene fotografato dai dispositivi e viene sanzionato. Si tratta di strumenti mobili capaci di scattare foto anche di notte con cui poi risalire all’identità della persona.

Per arginare un fenomeno fatto di pigrizia, scarso senso civico e mancanza di informazioni inoltre il Comune di Conselice sta pensando anche ad altre iniziative congiunte tra il gestore e la polizia municipale:controlli e sanzioni della Municipale per conferimenti scorretti e la nuova gara sui rifiuti, in scadenza il prossimo 30 giugno, che prevede a carico del nuovo affidatario sei accertatori ambientali sul territorio. Da fine 2016 Hera ha inoltre attivato un sistema di rilevazione georeferenziato per l’individuazione delle anomalie legate agli svuotamenti e il Rifiutologo, l‘app a disposizione dei cittadini scaricabile su smartphone e tablet.

Nel 2017 sono state in tutto 293 le segnalazioni nel territorio conselicese. Tra le vie maggiormente interessate dall’abbandono dei rifiuti compaiono via Biscie con una sessantina di recuperi, via Bellagrande e via dell’Industria con 40 recuperi, via Canalazzo con una trentina di interventi. Seguono via Zoppa, via Gagliazzona, via Bastia, via Coronella, oltre a molte altre vie interne ai centri cittadini. Tra i materiali abbandonati spiccano materassi, frigoriferi, televisori, mobilio, lavatrici, potature, sacchetti neri fuori dai cassonetti e anche lastre di eternit.

L’Amministrazione comunale ricorda che sul territorio comunale sono in funzione ben due stazioni ecologiche alle quali consegnare correttamente i rifiuti speciali o ingombranti e che anche quest’anno per i cittadini conselicesi sarà possibile smaltire senza costi quantità di amianto fino a 400 kg per utente domestico.

È inoltre a disposizione dei cittadini il servizio di ritiro domiciliare gratuito degli ingombranti, effettuato da Hera. Il servizio è attivabile su prenotazione telefonica, chiamando il Servizio Clienti Hera al numero 800 999 500.

«È tempo di intervenire in modo incisivo con azioni che mettano al centro il cittadino e, in particolare, il valore discriminante delle sue scelte – ha dichiarato il sindaco Paola Pula -. Scelte che fanno la differenza per la qualità del territorio in cui uno vive. Oltre a provocare il degrado dell’ambiente e dei territori urbani, l’abbandono dei rifiuti, lo ricordiamo, è un reato sanzionabile per legge, con contravvenzioni fino a 500 euro».

Con Trail Romagna dalla darsena al mare a piedi. Unica regola: vietato correre

Metti una domenica mattina con l’associazione: il 27 maggio appuntamento per gli amanti del camminare lento. Si parte alle 9.30 da Darsena Pop Up e si arriva alle terme di Punta Marina. Lungo il percorso i trainer daranno consigli per migliorare le tecniche di cammino

TermeAspettando ItineRa, la festa del cammino consapevole che tornerà ad ottobre per la secona edizione, iniziano gli eventi pensati dall’associazione Trail Romagna per il popolo dei pellegrini, dei fit walker e degli amanti delle passeggiate slow. Domenica 27 maggio è in programma la Mare-Moto, camminata non competitiva (vietato correre) di 10 km da Ravenna a Punta Marina.

L’iniziativa intende rievocare la memoria delle passeggiate a piedi e in bici lungo il Candiano, verso Marina, un percorso storico che oggi, per l’avvenuta industrializzazione dell’area, non è più realizzabile. Le alternative non mancano: la ciclabile che da Ravenna porta al mare e il percorso proposto da Trail Romagna che parte, come una volta, alle 9.30 dal terminale cittadino del Candiano (il villaggio dei container Darsena Pop Up sulla testa del canale) e termina nella spiaggia delle Terme di Punta Marina attraversando carraie e terreni privati per raggiungere prima la pineta demaniale, poi la spiaggia del Marlin.

TrailL’evento a partecipazione libera permetterà ai partecipanti di lanciare una sfida a sé stessi e ai camminatori sportivi. Lungo il percorso che separa la Darsena di Ravenna dal mare,  i trainer dell’associazione saranno a disposizione per insegnare o migliorare la tecnica di cammino, a metà percorso sarà allestito un ristoro che i camminatori troveranno anche all’arrivo: il Marlin Beach metterà a disposizione un’area con ombrelloni e lettini dove sarà possibile rilassarsi.

In linea con le finalità sostenibili di Trail Romagna, per il ritorno gli organizzatori consigliano di utilizzare i mezzi pubblici: dalla fermata Terme di Punta Marina (a pochi metri dall’arrivo) partono bus per la Stazione di Ravenna in orario utile dalle ore 11.46 alle 19.46 (ultimo viaggio) ogni ora. In occasione della manifestazione, Trail Romagna offre la possibilità di sottoscrivere la tessera associativa a soli 5 euro (valida fino al 31 dicembre 2018).

Parte il nuovo corso dell’Olimpia Teodora: Bonitta nominato direttore generale

Volley femminile / Già nella stanza dei bottoni del Porto Robur Costa, l’ex tecnico della nazionale avrà il compito di costruire l’organico in vista del prossimo campionato di A2

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Il nuovo direttore generale dell’Olimpia Teodora, Marco Bonitta

Quelli che stiamo vivendo sono giorni di grandi movimenti e novità importanti per l’Olimpia Teodora, che sta operando con grande impegno per consolidare e sviluppare il progetto quinquennale avviato lo scorso anno con la fusione delle due società ravennati e il ritorno dopo tredici anni di assenza sul palcoscenico volley femminile che conta.

Dopo l’esonero dell’allenatore Simone Angelini, comunicato nei giorni scorsi, le nuove strategie della società partono dal conferimento a Marco Bonitta dell’incarico di direttore generale. Personaggio di altissima caratura, da sempre nel mondo della pallavolo internazionale, Marco Bonitta non ha certo bisogno di presentazioni. L’ex tecnico della nazionale italiana, da due anni dirigente e direttore generale del Porto Robur Costa Ravenna, si occuperà di costruire la prima squadra dell’Olimpia Teodora in vista del prossimo campionato di Serie A2 e di sovraintendere e promuovere tutte le future attività del settore giovanile per stimolarne la crescita e la diffusione a livello cittadino e non solo.

Ravenna in Comune: «È vero che non si può abortire all’ospedale di Ravenna?»

Il consigliere di opposizione Manzoli presenta la segnalazione ricevuta da una cittadina: per le interruzioni volontarie di gravidanza l’Ausl indirizzerebbe le donne a Lugo

È vero che non è più possibile effettuare interruzioni volontarie di gravidanza all’ospedale di Ravenna perché il reparto di Ginecologia indirizza le donne verso l’ospedale di Lugo? È il quesito che pone Massimo Manzoli, consigliere comunale di opposizione con Ravenna in Comune, sotto forma di interrogazione al sindaco perché «verifichi la fondatezza dell’informazione ricevuta da una cittadina e nel caso come intenda procedere, nella sua veste di primo ufficiale sanitario e primo cittadino, per garantire il diritto sancito nella legge 194/78 alle cittadine ravennati».

Manzoli ha raccolto, come detto, la segnalazione di una cittadina. «Se questa informazione fosse vera, riteniamo che non possa essere facoltà dell’azienda sanitaria decidere in modo unilaterale come procedere all’erogazione di un servizio di tale importanza e riteniamo che tale decisione dimostri una mancanza di sensibilità nei confronti dei diritti delle donne, che oggi vengono sbandierati solo nelle occasioni elettorali, per tornare rapidamente nei cassetti nella vita quotidiana».

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