martedì
05 Maggio 2026

Dà in escandescenze in un appartamento, poi si scaglia contro la polizia

Gli agenti lo hanno trovato a terra con un coltello da cucina. Quando ha visto gli agenti si è scagliato contro di loro

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La Polizia di Stato nel pomeriggio di ieri ha proceduto all’arresto di un 56enne barese, residente a Ravenna per resistenza a pubblico ufficiale. Ieri pomeriggio le Volanti della Questura sono intervenute in zona Gulli dove era stata segnalata una persona, all’interno di un appartamento. L’uomo ha dato in escandescenze.  Gli agenti intervenuti hanno trovato un uomo sdraiato a terra sul pavimento della cucina in forte stato di agitazione che brandiva con la mano destra un grosso coltello da cucina della lama di 20 centimetro.

L’uomo, alla vista dei poliziotti iniziava ad urlare ed a minacciarli ed a nulla sono servite  le trattative finalizzate a fargli gettare l’arma;  l’uomo quindi, sempre armato del coltello, si è scagliato  contro gli operatori che, per contenerlo, si sono visti costretti a fare uso dello spray urticante in dotazione che faceva interrompere l’azione delittuosa. Prontamente bloccato ed ammanettato  il 56enne è stato trasportato al locale Pronto Soccorso, mentre il coltello è stato recuperato e sequestrato.

Considerate la gravità del fatto e la pericolosità sociale del soggetto, alle ore 18:30 è stato dichiarato in stato d’arresto per il reato di resistenza a p.u. e sottoposto, come disposto dal pm di turno presso agli arresti domiciliari in ospedale, nel reparto psichiatrico,  in attesa della udienza di convalida fissata per la mattinata odierna.

Ausl, contratti stabili in calo. La Uil: «Concorso da bandire entro il 2018»

Nonostante il personale cresca, le persone a tempo determinato contano un saldo negativo di 53 unità. Allarme del sindacato: «Il precariato non va alimentato»

Infermieri 2Assunzioni in aumento, ma ancora una volta facendo ricorso ai contratti a tempo determinato. Se da una parte i numeri dell’Ausl Romagna sono passati da 14.440 a 15.066, con un aumento di 626 unità, dall’altra i contratti a tempo determinato sono in calo. Infermieri, tecnici, operatori socio sanitari sono stati assunti in pianta stabile in 372, contro i 425 che invece sono usciti dall’azienda. Saldo negativo di 53 unità.

I dati sono forniti dalla Uil Fpl provinciale. Paolo Palmarini, segretario provinciale, rileva come «l’occupazione, soprattutto in contesti dove è necessaria una continuità assistenziale, debba prioritariamente basarsi sull’occupazione stabile e quindi a tempo indeterminato», principio peraltro cindiviso con la Regione. Allo stato attuale, però, «non si sia ridotto, anzi sia sensibilmente aumentato il personale precario all’interno dell’Azienda Sanitaria».

Per questo «nel corso del 2018 andranno quindi portati a termine i processi di stabilizzazione e sin da subito banditi i concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato, a partire dal concorso per infermieri. Non vorremmo infatti constatare che, al di la dei buoni principi, si continuasse ad alimentare quel precariato che politicamente la nostra Regione ha deciso di contrarre per garantire la migliore risposta ai cittadini».

 

Cannabis legale, battaglia con Facebook. Il titolare del negozio: «Profilo bloccato»

Molto spesso i social network oscurano la pubblicità del negozio CbWeed di Ravenna. «Ma c’è diffidenza anche nei media tradizionali»

Cannabis LegaleI negozi di cannabis legale hanno un problema: i social network. Perché per quanto intelligente, l’algoritmo che tutto governa su internet non ha ancora la capacità di distinguere la marijuana legale da quella che non lo è. Anche dopo le segnalazioni da parte dei gestori, però, non ci sono riscontri e la situazione non si sblocca: fare la pubblicità su Facebook, canale fondamentale per la comunicazione odierna, per questa attività è difficile.Lo testimonia anche Michelangelo Pasini, titolare di CbWeed Shop Ravenna di via di Faentina, 85: “Al nostro negozio – racconta – è stato bloccato più volte il profilo Facebook”. Questo non è l’unico problema: “Non possiamo fare post sponsorizzati su Facebook, come invece possono fare tutte le altre aziende del mondo”.

Il problema non riguarda soltanto i social network: Anche al di fuori del mondo on line rimane un certo tabù sull’argomento: “Ci hanno rifiutato pubblicità su televisioni, radio e quotidiani. L’argomento era troppo sensibile, questa la giustificazione. Cosa significhi sensibile non si sa; la giustificazione potrebbe essere la paura che la Cannabis Light non sia davvero legale”.

Insomma, un bel problema per aziende che devono farsi conoscere e che sono gestite spesso da giovani titolari per i quali esiste un “vuoto legale che non accenna ad essere colmato” come se ad alcuni nonpiacesse che “la cannabis light sia legale in Italia”. Riprende il titolare del negozio ravennate: “e è vero, come è vero, che la cannabis light è legale in Italia, perché Facebook censura le nostre pagine? Ignoranza? Perbenismo? Più che cambiare la legge bisognerebbe fare una campagna pubblicitaria, anche a livello istituzionale, che contribuisca a cambiare la percezione delle nostre aziende”.

Il problema insomma si potrebbe risolvere con informazioni su questi nuovi negozi che stanno aprendo sempre più numerosi. “Le aziende che vendono e producono cannabis light – ricorda Pasini – danno lavoro a centinaia di persone in tutta Italia, se non migliaia, fatturano milioni di euro, e lavorano nella piena legalità. Dovrebbero quindi poter promuoversi come fanno tutte le altre aziende”.

Il Socjale diventerà il terzo teatro del comune: addio alla formula del circolo

La Fondazione consoliderà il debito, così da permettere alla struttura di avere la certificazione di pubblico spettacolo e aprirsi al pubblico non tesserato

1735 Teatro SocjaleUscire dalla formula del circolo Arci per diventare, il terzo teatro del territorio dopo l’Alighieri e il Rasi. Questo è l’obiettivo del teatro Socjale di Piangipane. Oggi il Socjale è un circolo Arci: ci si può trascorrere la serata solo se soci (1.600 i tesserati) ma la nuova gestione, inaugurata da Christian Ravaglioli, mira ora ad ottenere la licenza di pubblico spettacolo. In questo modo il Socjale sarà un teatro che potrà ospitare il pubblico anche tra i non tesserati. L’idea piace al Comune che avrebbe una  terza struttura a disposizione, l’unica fuori dal centro storico, in cui Ravenna Teatro potrebbe svolgere parte della programmazione.

In sostanza la Fondazione che ha ristrutturato il teatro nel 2000 (partecipata dal Comune di Ravenna, dalla Federazione delle Cooperative, dalla Cab Terra, dal Circolo Arci che gestisce il teatro, dalla Coop Nuova Unità), ha sostenuto sin qui il debito residuo (la ristrutturazione è costata più del previsto) ed ha comunque impegnato ulteriori risorse per realizzare l’adeguamento del locale alla normativa relativa ai locali di pubblico spettacolo. Ovviamente anche ora il teatro rispetta tutti i crismi di sicurezza di un locale di spettacolo, ma non ne è ancora stata formalmente certificata l’agibilità.

Questa situazione oggi cambia radicalmente. I principali azionisti della Fondazione, la Federazione delle Cooperative e la Cab Terra, hanno deciso di consolidare il debito, trasformandolo in patrimonio della Fondazione. In questo modo la Fondazione stessa non dovrà cercare più risorse esterne per assicurare la gestione del teatro.

L’obbiettivo di questo consolidamento è, innanzi tutto, l’ottenimento della certificazione di pubblico spettacolo. In questo modo la fruizione del teatro non sarà più riservata al circolo Arci, ma sarà possibile programmare nella struttura anche spettacoli aperti al pubblico. Con la conseguente possibilità di affittare il teatro anche ad altri soggetti che vorranno programmare spettacoli pubblici.

Il Comune di Ravenna, da parte sua, già contribuisce alla copertura dei costi di gestione (la Fondazione ha ottenuto l’accesso ai contributi stabiliti dal bando 2017). Inoltre, una volta ottenuta la certificazione di agibilità pubblica potrà programmare una parte delle proprie proposte culturali (o di altri enti quali Ravenna Teatro), al Teatro Socjale che diventerà a tutti gli effetti il terzo teatro del comune.

«Un teatro che mobilita risorse di volontariato così rilevanti – ha dichiarato l’assessora alla Cultura Elsa Signorino – e che, grazie all’impegno che si assumono la Federazione delle cooperative e la Cab Terra, si appresta a compiere un importante salto di qualità, merita un investimento nuovo da parte dell’Amministrazione comunale che avverrà in concomitanza con l’ottenimento dell’agibilità a pubblico spettacolo. Penso ad un ampliamento dell’offerta culturale diffusa sul territorio, ad un allargamento della programmazione, ad esempio con l’inserimento di attività teatrali in collaborazione con soggetti già attivi nell’offerta culturale. Un impegno riconosciuto ad un soggetto originale, con un progetto inedito che si basa su valori di condivisione e forte responsabilità».

Mille Miglia: mercoledì il via, il passaggio da Ravenna e l’arrivo a Brescia

Il passaggio dal centro del capoluogo attorno alle 19.30, l’approdo sotto la Torre di San Michele dalle 21 alle 24

Mille Miglia Ravenna

Domani è il giorno dell’arrivo della Mille Miglia a a Cervia, con passaggio da Ravenna. Il percorso prevede la partenza da Brescia alle 14.30. Dovrebbero essere a Ravenna attorno alle 19.30, con arrivo a Cervia dalle 21 in poi. Le auto,  provenienti dalla statale Romea Nord, entrano nel centro di Ravenna passando per via Faentina, aggirando Porta Adriana si dirigono poi in via Cavour per poi raggiungere piazza del Popolo. Escono poi da piazza Garibaldi e, attraverso via Guidone e piazza dei Caduti, si allontanano dal centro storico. Di qui proseguono su via Nullo Baldini e quindi viale Randi, per poi prendere la ss 16 Adriatica in direzione sud in direzione della città del Sale.

A Cervia, le vetture attraverseranno Desenzano e Sirmione del Garda, entreranno nel Parco Giardino Sigurtà e, passando per Mantova e Ferrara, raggiungeranno Comacchio per dirigersi a Ravenna e terminare la prima giornata di gara a Cervia-Milano Marittima.

Seconda tappa da Cervia-Milano Marittima a Roma, giovedì 17 maggio. Al via di prima mattina verso Roma, le auto della 1000 Miglia incontreranno Pesaro, la Repubblica di San Marino, San Sepolcro e Arezzo, dove è prevista la breve sosta per il pranzo; ripartenza verso Cortona, Orvieto e Amelia per giungere a Roma concludendo la tappa in parata lungo via Veneto, prima di raggiungere gli hotel.

Gli orari: arrivo a Cervia dalle ore 21.00 alle ore 24.00 sotto la Torre San Michele; dalle 20.00 alle 21.00 in piazza Garibaldi la sfilata delle super car; eventi ed animazione in piazza Andrea Costa. Si riparte giovedì dalle 7 alle 9 circa da Milano Marittima – Anello del pino

 

725 equipaggi iscritti alla gara provengono da 44 Paesi distribuiti in tutti i 5 continenti. 1.450 le persone che si fermeranno nella nostra città.

 

Le invasioni poetiche Durante il passaggio a Ravenna, le studentesse e gli studenti saranno i protagonisti di una “Invasione Poetica”. Mercoledì sera dalle 19.30 circa, durante il passaggio delle vetture, provenienti da Comacchio, i loro pensieri e le loro parole, ideati e decorati secondo la personale creatività di ciascuno, tanti “pezzi unici”, verranno regalati a tutti i partecipanti alla manifestazione, con l’aiuto delle volontarie di Linea Rosa e dei volontari Aclisti di Ravenna.

Insieme all’Invasione poetica delle studentesse e degli studenti, il Comune di Ravenna ha voluto ricordare questo evento donando agli equipaggi in transito in piazza del Popolo una pergamena artistica con l’opera “1934” gentilmente concessa da Luca Mandorlini, pittore e disegnatore autodidatta, ravennate.

Hanno aderito al progetto dell’Invasione Poetica la scuola secondaria di primo grado Don Minzoni, con i partecipanti al progetto pomeridiano Liberiamo i libri, corso di potenziamento sulla lettoscrittura condotto dalla professoressa e poetessa Livia Santini e coordinato dalla professoressa Rossana Valla; l’istituto comprensivo statale Ricci Muratori, con alcune classi seguite dalle docenti di arte Angela Corelli e di inglese Livia Santini; il liceo artistico Nervi – Severini con la classe 1 C, modulo interdisciplinare inglese-pittura, con i docenti Maria Rita Servadei di inglese e Massimiliano Pradarelli di pittura; la classe 2 M del corso Turismo e alcuni studenti della sezione E dell’istituto tecnico commerciale Ginanni coordinati dalla professoressa Ilaria Cerioli.

Il lavoro ė il risultato di un modulo interdisciplinare di inglese. Gli alunni hanno scelto o scritto testi poetici o canzoni in inglese, che poi sono stati illustrati durante le ore di laboratorio di pittura, creando composizioni in cui testo e disegno si fondono l’uno nell’altro.

 

Toccata e fuga del Giro d’Italia a Faenza. In attesa del prossimo anno a Ravenna

Ciclismo / Domani, giovedì 17 maggio, la dodicesima tappa della corsa rosa farà un veloce passaggio nella provincia ravennate, transitando sulla via Emilia. Arrivo all’autodromo di Imola

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La planimetria della tappa che terminerà a Imola dopo il passaggio a Faenza e Castel Bolognese

Per gli amanti del ciclismo, ma non solo, quello di domani, giovedì 17 maggio, sarà ricordato come uno dei passaggi più veloci del Giro d’Italia nella provincia ravennate. La dodicesima tappa, con partenza a Osimo (nelle Marche) e arrivo a Imola, porterà la carovana rosa sulla via Emilia attraversando in particolare Faenza e Castel Bolognese, chiudendo il suo tragitto all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” con un epilogo indirizzato a una volatona di gruppo o una “imboscata” di qualche corridore in cerca di gloria.

Nemmeno venti chilometri nel nostro territorio che rappresentano una sorta di augurale antipasto in vista del prossimo Giro d’Italia, che con ogni probabilità vedrà il grande ritorno di Ravenna dopo otto anni. L’ultimo sbarco è infatti datato 2011, quando in via di Roma si registrò la vittoria di Mark Cavendish. La candidatura è stata da tempo presentata e l’intenzione dell’amministrazione comunale è quella di ospitare la corsa per due giorni, ospitando sia l’arrivo, sia la partenza di tappa, con l’ufficialità prevista verso fine anno, quando gli organizzatori presenteranno l’edizione 2019 della più importante competizione ciclistica tricolore.

La “Ravenna Top Cup” allarga i suoi confini: a settembre avrà gli occhi a mandorla

Calcio giovanile / La prossima edizione della manifestazione fiore all’occhiello di Futuri campioni, in programma dal 7 all’11 settembre prossimi, è la partecipazione di due club del Giappone

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Nella prossima “Ravenna Top Cup” parteciperanno anche due squadre giapponesi

Juventus, Inter e Milan: basta guardare l’albo d’oro delle prime tre edizioni per avere l’idea del livello tecnico e del valore raggiunto in soli tre anni dalla Ravenna Top Cup, fiore all’occhiello dell’attività organizzativa dell’associazione ravennate Futuri Campioni. E a poco meno di quattro mesi dalla disputa della prossima edizione (dal 7 all’11 settembre in tredici impianti sportivi del territorio comunale) la manifestazione riservata alla categoria Giovanissimi 2005, per quanto riguarda i club dilettantistici, e agli Esordienti 2006, per quanto concerne i sodalizi professionistici, è destinata a entrare nella storia per l’allargamento dei suoi confini calcistici.

Tra le 47 squadre che hanno già fatto pervenire la loro adesione (il numero massimo previsto di partecipanti è di 78) ci sono, infatti, anche due club del Giappone Kumamoto che si presenteranno con il nome di West Japan Blue e West Japan Yellow. Il Paese del Sol Levante si aggiunge alle altre nazioni estere – Cipro, Turchia, Ungheria, Rep. Ceca, Inghilterra – che comporranno il mosaico delle partecipanti, illuminato dai maggiori top club italiani: Roma, Lazio, Torino, Atalanta, Fiorentina, Genoa e Sampdoria, Chievo e Verona. Tra le romagnole c’è già il sì di Cesena, Santarcangelo e Imolese.

Ma questa edizione sarà caratterizzata anche da una serie di novità, la prima delle quali riguarda l’attenzione alle tematiche della solidarietà: Futuri Campioni si apre ad alcune importanti e significative collaborazioni, che verranno presentate a fine mese in un apposito incontro, occasione anche per fare il punto sullo stato organizzativo di un evento che fin da subito si è caratterizzato per essere la più grande manifestazione di calcio giovanile in Europa.

Droga: tra spaccio e uso personale, i paletti fissati dalla legge

Quantità e circostanze fanno la differenza per chi viene trovato con stupefacenti: dall’arresto al semplice illecito amministrativo. La pena minima per chi è accusato di detenzione ai fini della cessione è sei mesi se rientra tra i casi di “lieve entità”. Le coltivazioni fai da te di canapa sono un reato solo se le piante sono femmine e quando matura il principio attivo

RAVENNA 20/11/2017. CARABINIERI, CONFERENZA PER MAXI SEQUESTRO DI DROGADa una parte c’è il possesso per uso personale che corrisponde a un illecito amministrativo, dall’altra c’è la detenzione ai fini di spaccio che è un reato punito con pene da sei mesi a vent’anni: se si viene trovati con droghe nella propria disponibilità, leggere o pesanti che siano, a fare la differenza tra uno scenario e l’altro sono sostanzialmente due cose, la quantità e le circostanze. Discorso a parte se si viene colti nell’atto della cessione: è sempre un reato che prevede l’arresto a prescindere dalla quantità.

«Quando qualcuno viene trovato in un controllo di polizia con della droga addosso, in auto o in casa – spiega l’avvocato Luca Donelli – la prima variabile che viene presa in considerazione è certamente la quantità ma non c’è una soglia fissata per legge. Diciamo che fino a 8-10 grammi si può evitare l’apertura del procedimento per spaccio e si resta nell’ambito dell’uso personale. C’è la segnalazione alla prefettura come assuntore con la sospensione della patente e una serie di procedure da seguire per dimostrare l’idoneità alla guida». A far scattare l’accusa di detenzione per spaccio concorre la quantità ma anche il contesto: i precedenti del soggetto, l’eventuale suddivisione in dosi, il possesso di strumenti per la pesatura e il confezionamento, il luogo e la situazione. «Per le droghe leggere sono previste pene da due a sei anni a meno che non venga ritenuto un fatto di lieve entità e allora si resta fra sei mesi e quattro anni. Per le droghe pesanti la pena va da otto a vent’anni».

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Unità cinofila antidroga all’opera

La quantità non sempre però determina il penale: «Può subentrare anche un discorso legato al reddito e alle disponibilità del soggetto in questione. Se ha le risorse per potersi permettere una certà quantità non è detto che vada considerato uno spacciatore».

Per la sentenza nel caso della detenzione incide la quantità di principio attivo presente nella partita sequestrata. La misurazione avviene con le analisi di laboratorio: «La legge punisce il traffico di sostanze stupefacenti. L’arresto scatta sulla base del peso lordo della sostanza con cui si viene trovati ma poi si è chiamati a rispondere per quanto principio attivo risulta dai test che si fanno abitualmente solo in presenza di grossi quantitativi». Per le droghe leggere la percentuale sta abitualmente fra due e sette, per la cocaina si arriva anche all’80-90.

In concreto l’esperienza delle aule di tribunale restituisce questo scenario: «Diciamo che ipotizzando di venire trovati con un etto di marijuana con un principio attivo basso e quindi ricadendo nel fatto di lieve entità si può prendere di solito non più di un anno».

DrogaTutt’altra storia quando si parla di coltivazione: «Su questo fronte la giurisprudenza ha detto tutto e il contrario di tutto. Ci sono due linee: da una parte quella per cui la coltivazione è reato senza se e senza ma, a prescindere dal numero di piante o dal soggetto, e dall’altra invece c’è chi valuta la quantità considerando che due-tre piantine possono essere per uso personale». Da cosa dipende? «Dal giudice, dalla sua interpretazione. In tribunale a Ravenna ho visto entrambi gli approcci». C’è poi un dettaglio di tipo botanico: «La pianta della canapa sviluppa il principio attivo a un certo punto della maturazione. Prima di quel momento di fatto non è così diversa da un’altra pianta ornamentale e non può essere illegale». Così come non è reato il possesso dei semi: il principio attivo è contenuto solo nelle piante femmine, quindi non si può stabilire a priori.

E parlando di semi è inevitabile addentrarsi nel vasto mondo della cosiddetta cannabis light o cannabis legale, quella che viene venduta nei negozi perché ha un Thc inferiore allo 0,6 percento, o degli usi terapeutici più o meno farmacologici: «Non ci sono solo i farmaci veri e propri, c’è anche un uso a scopo medico. Mi è capitato il caso di una persona che fumava marijuana per alleviare un mal di schiena. Solo grazie alla certificazione di un medico della sanità pubblica è stato possibile dimostrare il reale utilizzo della cannabis. Su questo fronte però forse c’è ancora poco coraggio da parte dei medici».

Coppia con quattro figli sfrattati per debiti: «Non possiamo dormire in un furgone»

La storia di due quarantenni che si ritrovano fuori di casa una decina di anni dopo aver smesso di pagare le rate del mutuo perché alle prese con una cartella di Equitalia dal fallimento della società del capofamiglia. Il Comune dice che entro l’anno avranno la casa popolare «ma scarsa collaborazione per la fase transitoria». Ancisi (Lpr) lancia un appello alla cittadinanza

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I due coniugi sul cancello di casa

Una famiglia di sei persone – genitori quarantenni e quattro figli, il più piccolo di tre anni e il più grande appena maggiorenne, residenti nel forese di Ravenna – si ritrova da oggi, 14 maggio, senza una casa come conseguenza di anni segnati da vicende travagliate, sia professionali che di salute, con un accumulo di debiti per decine di migliaia di euro con Equitalia, banche e Comune di Ravenna. La loro abitazione nelle campagne tra San Pietro in Vincoli e Gambellara è stata pignorata e lo scorso ottobre venduta all’asta (acquistata da un privato che vuole usarla per sé): stamani il coadiutore del custode giudiziario, accompagnato dai carabinieri, ha notificato l’obbligo immediato di abbandonare l’immobile concedendo sette giorni solo per sgombrare le stanze.

Stando alle disposizioni giudiziarie da stanotte i sei non possono dormire sotto quel tetto: «Non vogliamo ridurci nel mio furgone – dice il capofamiglia 44enne, da cinque anni operaio saldatore e invalido civile all’80 percento dopo che un anno fa gli venne diagnosticato un linfoma – ma non possiamo accettare la proposta dei Servizi sociali che vogliono dividerci mandando mia moglie con i figli in un albergo sociale e io da un’altra parte. Non è facile trovare una sistemazione, per ora speriamo che qualche amico possa ospitarci».

Lo sfratto è ormai certo e notificato ma sono divergenti le letture dei fatti che non hanno permesso di evitarlo. Moglie e marito forniscono la loro versione e dicono di non aver trovato particolare attenzione dagli uffici comunali. Dall’assessorato comunale competente invece, in buona sostanza, si sostiene che il quadro odierno sarebbe da attribuire anche a una scarsa collaborazione della famiglia, al punto da non aver permesso di concretizzare una soluzione temporanea migliore già individuata come fase transitoria verso l’alloggio popolare che potranno avere. Del caso si sta interessando il consigliere comunale di opposizione Alvaro Ancisi (Lpr) che rivolge un appello alla cittadinanza «affinché chi ne ha la possibilità, dalle istituzioni ai privati alle associazioni, offra a questa famiglia l’ospitalità di un alloggio, anche modesto, a condizioni sostenibili, per i pochi mesi entro cui il Comune potrà darle la casa popolare a cui ha diritto».

IMG 4443Per mettere in fila i passaggi della vicenda bisogna farsi indietro di una ventina d’anni. Nel 1998 Michele e Carla (i nomi sono di fantasia) si trasferiscono a Ravenna dalla Campania. Lui mette su un’azienda di impianti elettrici con un socio e arrivano ad avere tredici operai con un contratto importante nel mondo portuale: «Le cose andavano bene e nel 2007 con mia moglie decidemmo di chiedere un mutuo da 150mila euro per comprare casa». A rovinare i piani, secondo il 44enne, sarebbe stata la crisi e forse anche qualche errore di inesperienza imprenditoriale. Le pendenze aumentano e cominciano le difficoltà: «Abbiamo accumulato debiti per contributi non versati e Equitalia ci ha presentato un conto da oltre 60-70mila euro». Inizia così la rincorsa per tornare a galla: «Ho cominciato a restituire la mia parte con rate da 400 euro al mese e in quella situazione la rata mensile del mutuo da 900 euro era troppo per noi e poco dopo averlo ottenuto abbiamo smesso di pagarle». E comincia l’inevitabile declino, durato anni in cui non sono state versate rate, verso l’esecuzione e lo sfratto.

Lo stipendio da operaio di Michele è buono e lui stesso ne è consapevole: «Prendo tra duemila e duemilacinquecento euro ma siamo in sei e mia moglie non lavora per seguire i figli. A fine mese non arriviamo mai». Il capofamiglia fa l’elenco: la ricarica sul telefonino solo quando avanzano dieci euro, i vestiti al mercatino, la seconda auto lasciata guasta da mesi, il carburante per accompagnare i figli a scuola e uno a Bologna per gli allenamenti di calcio, i capelli si tagliano fai da te, niente computer a casa. «Sentire mio figlio grande che mi dice che andrà a lavorare invece che fare l’Università per aiutarci mi commuove ma come genitore fa rabbia».

Lo scorso febbraio la situazione di questa famiglia arriva alle orecchie di Ancisi che gira la segnalazione agli uffici comunali. Si mettono in moto i servizi sociali e assistono moglie e marito per presentare la domanda per la casa popolare. In quel frangente emerge anche un debito di undicimila euro con Ravenna Entrate per mancati pagamenti delle mense scolastiche comunali: «Non avevamo nemmeno i soldi per rivolgerci a un professionista per la compilazione dell’Isee da presentare – dice Carla – e ci hanno assegnato la quota più alta. Abbiamo pagato duemila euro e poi non avevamo i soldi per continuare. A febbraio del 2019 sarà chiuso il debito con Equitalia e cominceremo a pagare i debiti per le mense».

L’assessora Valentina Morigi, interpellata, illustra così la vicenda dal punto di vista del Comune: «Il nucleo non si è mai rivolto ai Servizi, nemmeno a fronte degli ingenti debiti accumulati nel corso degli anni: sono state le assistenti sociali a contattarli, dopo avere ricevuto una segnalazione, da terzi, alcune settimane fa, a ridosso dello sfratto. Il Servizio Sociale ha proposto al nucleo di fare domanda per gli alloggi Acer e si è proposto di compartecipare economicamente per il reperimento di un nuovo alloggio temporaneo in attesa che la casa popolare venga consegnata, cosa che avverrà, stando alla graduatoria, entro l’anno (la famiglia è in buona posizione, attorno al 270esimo posto, perché è un nucleo numeroso con un reddito Isee che non arriva a ottomila euro, ndr). Sempre il Servizio Sociale si è fatto da intermediario con una cooperativa di abitazione, trovando una casa nel forese a 350 euro al mese (alla stessa distanza da Ravenna rispetto alla residenza attuale, ndr), ma questa soluzione non è stata presa in considerazione: la famiglia infatti non ha fatto nemmeno fatto il sopralluogo per prendere visione della casa. Il Servizio Sociale continuerà ad adoperarsi per la presa in carico del nucleo, contando, auspicabilmente, sulla collaborazione della famiglia stessa».

La questione al centro dello scontro tra le parti riguarda la sistemazione temporanea che il Comune dice di aver trovato perché la famiglia non ha proposto altro: Michele sostiene di aver ricevuto solo dei no di fronte alle sue richieste e di aver trovato solo sistemazioni eccessivamente costose. Ora ha sette giorni di tempo per svuotare quella che era casa sua ma non sa ancora dove portare le cose. «Abbiamo provato a farcela da soli, anche per orgoglio, sempre cercando di avere il sorriso in faccia per farci forza. Spero che questo sorriso non abbia fatto pensare alle persone che stiamo troppo bene».

In motonave dalla Darsena a Marina di Ravenna: corse al via il 17 maggio

Si potrà salire anche in bici e a bordo sarà possibile pure mangiare

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Una motonave presa come esempio in una foto inviata al ministero nell’ambito del Bando Periferie

Partirà giovedì, 17 maggio, l’attività della motonave Stella Polare, che collegherà la darsena di Ravenna al molo di Marina di Ravenna. Si tratta di un’idea di Franco Gardini, titolare del ristorante Alchimia di via Magazzini Anteriori, e di un progetto inserito dall’Amministrazione nel cosiddetto Bando Periferie per la riqualificazione della Darsena.

I dettagli verranno resi noti durante una conferenza stampa in programma mercoledì mattina, ma erano comunque già trapelate informazioni nei mesi scorsi. Sarà una motonave a fondo piatto che passerà quindi sotto il ponte mobile senza renderne necessaria l’apertura, su cui si potrà salire a piedi ma anche in bicicletta e su cui si potrà pranzare o cenare.

Grandine a metà maggio, la Coldiretti denuncia «gravi perdite» in campagna

Particolarmente colpite le coltivazioni in pieno stato vegetativo e produttivo. Danni anche ai vigneti

PHOTO 2018 05 13 20 18 08Improvvisi fenomeni temporaleschi, caratterizzati da violente grandinate accompagnate, in alcune aree, da eccezionali raffiche di vento, hanno colpito ieri pomeriggio (domenica 13 maggio) la provincia di Ravenna provocando, secondo prime stime, danni ingenti nelle campagne già stressate dalle gelate fuori stagione del marzo scorso.

Interessati diversi comuni della Bassa Romagna, in particolare Lugo, Massa Lombarda, Conselice e Sant’Agata sul Santerno, parte del Faentino (le zone di pianura di Granarolo e Sant’Andrea) e la collina di Riolo Terme. Da un primo monitoraggio avviato da Coldiretti risultano danneggiate coltivazioni, sia arboree – «con impianti fortemente compromessi« – che erbacee, «con gravi perdite in quelle in avanzata fase di maturazione».

Particolarmente colpite le coltivazioni in pieno stato vegetativo e produttivo: cereali, colture orticole e frutta, ma si registrano danni anche a vigneti. Con l’obiettivo di delineare con precisione il territorio danneggiato, Coldiretti Ravenna ha interpellato la Dirigenza territoriale per l’Agricoltura della provincia di Ravenna chiedendo una rapida e puntuale verifica della situazione al fine di accertare le reali perdite economiche e fondiarie subite con la conseguente individuazione dei benefici di legge applicabili.

«Intossicata con un farmaco». Tre indagati per la morte in clinica di un’anziana

La procura ha disposto l’autopsia. Personale sanitario deve rispondere di omicidio colposo

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La Procura di Ravenna, con il pm Cristina D’Aniello, ha disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte di una donna di 81 anni, l’11 maggio in una clinica della città. Secondo i familiari che, assistiti dall’avvocato Chiara Rinaldi, hanno presentato un esposto, l’anziana potrebbe essere deceduta per la somministrazione eccessiva di un farmaco e quindi intossicata.

In tre, personale sanitario, sono indagati per omicidio colposo in vista dell’esame medico-legale, conferito alla dottoressa Loredana Buscemi. Sono difesi dall’avvocato Giovanni Scudellari.

La donna era ricoverata dal 25 aprile per un’infezione e una sospetta frattura. Nei giorni successivi ha accusato forti difficoltà a deglutire e fastidi alla bocca, fino alla crisi, nella notte tra il 10 e l’11, con gravi problemi respiratori. Da un colloquio tra i figli e i medici sarebbe emerso che un farmaco che l’anziana doveva prendere in dose settimanale, le è stato dato in dose giornaliera. La donna è morta la sera successiva. (Ansa.it)

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