Un mese di attesa per l’autorizzazione ma la bonifica dei fondali dagli ordigni bellici impedisce i lavori di dragaggio per rimuovere il dosso all’imboccatura. Cambierà: «Stiamo scadendo nel ridicolo»
Il Comune di Ravenna, in sinergia con l’Autorità di sistema portuale, sta sollecitando le sedi competenti per ottenere prima possibile l’autorizzazione all’avvio dei lavori di dragaggio che dovranno rimuovere il dosso accumulatosi sul fondale all’imboccatura del Candiano e che riduce il pescaggio delle navi per cui è consentito l’ingresso. Lo fa sapere il vicesindaco con delega al Porto, Eugenio Fusignani, dopo che la draga Cucco ha lasciato lo scalo ravennate per tornare alla base a Chioggia in quanto da un mese attendeva l’autorizzazione non ancora arrivata.
L’intoppo burocratico è dovuto alla bonifica dei fondali da eventuali ordigni bellici, con la competenza in materia che è cambiata: «Siamo consapevoli della necessità di effettuare le bonifiche degli ordigni bellici, affinché si possa lavorare in sicurezza, cosa che per noi rappresenta un’altra priorità assoluta, ma allo stesso tempo chiediamo con forza che vengano individuate procedure che consentano iter più celeri. Autorità di sistema e Capitaneria di porto hanno agito correttamente e celermente, per poter garantire il normale accesso alle aree portuali, e ora è inaccettabile che per un intervenuto passaggio di competenze in relazione alla bonifica degli ordigni bellici si crei questa ulteriore attesa».
Il movimento civico Cambierà critica la mancanza di pianificazione degli enti coinvolti: «Il porto di Ravenna è soggetto a continui accumuli di sabbia. Questa situazione quindi non può essere etichettata come emergenza perché è solo questione di organizzazione. Gli insabbiamenti infatti sono normali per imbocchi come il nostro, e sarebbe normale avere a disposizione in breve tempo, il mezzo atto alla sua manutenzione». Il consigliere comunale Marco Maiolini attacca: «Giustificare questa carenza verso gli operatori stranieri, che si vedono costretti ad operazioni alternative nonché costose, è già di per sé complicato, figuriamoci dover spiegare che la pulizia dell’imbocco viene rimandata perché la valutazione della bonifica degli ordigni bellici, prima valutata dalla Capitaneria di Porto locale, ora è compito di un ufficio della Marina Militare con sede a Napoli che deve verificare e valutare gli escavi di tutti i porti italiani. Si sta scadendo nel ridicolo. Non possiamo farci seppellire dalla burocrazia, oltre che dalla sabbia».




La presentazione del nuovo corso – partito pubblicando 















In una serata che ragionava attorno alle bufale non poteva mancare chi della bufala satirica ha fatto una missione: Federico Righi, autore di Lercio.it, ha svelato alcuni aneddoti legati alle fictional news pubblicate sul loro sito, a come la politica e la stampa più seria siano caduti nei loro tranelli. E lo stesso Righi è poi salito sul palco del Mariani Lifestyle tutto esaurito a cena: in compagnia del collega Silvio Perfetti ha messo in scena lo spettacolo live che ha concluso la serata strappando risate con i titoli più irriverenti del Tg Lercio.



L’unico impianto di perforazione ancora attivo nel mare Adriatico è di proprietà di una società di Ravenna, la Hydro Drilling che opera su commissione di Eni. La struttura è operativa da oltre vent’anni in vari possi e oggi è sulle piattaforme del giacimento Barbara, circa 50miglia al largo di Ancona. Qualche anno fa impianti come quello erano quattro-cinque nelle acque adriatiche. Un segno della crisi che sta vivendo il settore delle estrazioni.
Diversa invece la vicenda Western Atlas, l’ultima azienda a sparire dal panorama offshore ravennate dopo trent’anni di radicamento nel territorio. Alla fine del 2016 l’azienda del gruppo Baker Hughes ha presentato quello che riteneva essere il piano di gestione dell’impatto sociale offrendo cinquemila euro a ognuno dei 45 lavoratori licenziati. I primi 27 dipendenti sono stati licenziati a novembre, gli altri 19 nei 120 giorni previsti dalla procedura. E nonostante vi fossero ancora a disposizione mesi di cassa integrazione e contratti di lavoro acquisiti, ancora da onorare. La conferma della chiusura della sede di Ravenna arrivò dall’Abruzzo dove l’azienda ha sede. Tutti i licenziamenti sono stati impugnati davanti al giudice e i sindacati hanno ribadito l’incomprensibilità delle scelte aziendali, «totalmente incoerenti – dice Cgil – con il percorso di riorganizzazione attuato dall’azienda stessa per affrontare la crisi che ha colpito l’intero settore negli ultimi anni». Il cambio di rotta è avvenuto con il passaggio del management nelle mani di un gruppo russo: «Logiche da multinazionale».




