giovedì
23 Aprile 2026

Tolse per errore il pancreas a una paziente: chirurgo patteggia tre mesi

La donna morì a 74 anni pochi mesi dopo l’intervento

Asportò ad una paziente una grossa parte del pancreas invece del surrene e così ne provocò la morte. Era questa l’accusa nei confronti di un chirurgo 67enne dell’ospedale di Ravenna, Bruno Davitti, che ha patteggiato una pena di tre mesi, con la sospensione condizionale, davanti al Gup Rossella Materia. La Procura ravennate ne aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo.

La donna, sottoposta ad un’intervento di surrenectomia sinistra, il 2 ottobre 2013 morì il 6 gennaio 2014 a 74 anni. Le due figlie, assistite dall’avvocato Chiara Rinaldi, avevano presentato l’esposto che ha dato il via all’inchiesta; sono state risarcite pochi mesi dopo la morte della madre.

Per l’accusa il medico, difeso dall’avvocato Ermanno Cicognani, all’esito dell’operazione non avrebbe fatto gli opportuni esami diagnostici che gli avrebbero permesso di rimediare in modo tempestivo alle conseguenze dell’errore commesso. (ANSA.IT)

Piazza Baracca, lavori da fine febbraio «Si perderanno solo nove posti auto»

L’assessore: «E i platani non sono a rischio». In arrivo recinzione, sbarre, display, videocontrollo e metodo di pagamento a consumo

L’intervento da centomila euro per la riqualificazione del parcheggio di piazza Baracca, in centro a Ravenna, partirà intorno alla fine del mese di febbraio, come è stato concordato nel corso di un incontro svoltosi in questi giorni tra l’assessore alla Mobilità e ai Lavori pubblici Roberto Fagnani, i tecnici del Comune, rappresentanti delle associazioni di categoria e alcuni commercianti della zona.

«Abbiamo condiviso questa tempistica – sottolinea Fagnani – dandoci l’obiettivo di terminare l’intervento prima di Pasqua. Inoltre, dopo averne verificato la fattibilità con Hera e Azimut, abbiamo convenuto di spostare l’isola ecologica al termine di viale Baracca, in prossimità dell’incrocio con via Massimo D’Azeglio, individuandola come collocazione più opportuna e che risolve, rispetto a quella precedente, un problema di visibilità reciproca tra veicoli. Ci ha fatto piacere constatare ancora una volta come le associazioni e gli operatori abbiano apprezzato il progetto, che si inserisce in un più ampio disegno di riqualificazione dei parcheggi della città, fondamentale in una realtà turistica come la nostra».

«Colgo l’occasione – continua Fagnani – per sgombrare il campo da due equivoci; in questi mesi si è sentito dire che l’intervento pregiudicherà la permanenza dei platani, cosa non affatto vera, e che saranno tolti molti posti auto; in realtà i posti auto che verranno a mancare saranno 9 e la loro eliminazione sarà compensata dalla presenza di stalli molto più larghi, in ottemperanza a quanto previsto dal Regolamento Viario approvato dal Consiglio Comunale e soprattutto per consentire agli automobilisti di entrare e uscire dai veicoli e dal parcheggio senza danneggiare le loro auto».

L’intervento sarà realizzato da Azimut, soggetto gestore dei parcheggi pubblici per conto del Comune e autore del progetto, che ne sosterrà anche i costi. Il nuovo parcheggio, su un’area di 1.600 metri quadri, sarà perimetrato da barriere metalliche non valicabili e conterrà 65 posti auto; avrà ingresso e uscita separati, regolati da sbarre, e sistema di pagamento a consumo calcolato tramite controllo automatico mediante lettura della targa, come il parcheggio di via Guidarelli. Prima della perimetrazione e della delimitazione dei posti si provvederà al rifacimento del manto stradale. Il parcheggio sarà dotato di un sistema di videocontrollo in remoto e un display esterno indicherà in tempo reale il numero effettivo dei posti auto disponibili.

I due posti riservati alle persone con disabilità saranno collocati esternamente alla perimetrazione del parcheggio a pagamento e più vicini all’ingresso della ztl. Inoltre al margine esterno del parcheggio, sul lato est, saranno realizzati 34 posti per ciclomotori e motocicli. Il sistema sarà già predisposto per la futura introduzione di un metodo di pagamento analogo al Telepass.

E i carabinieri salvano un istrice

Trovato agonizzante in via Circonvallazione Canale Molinetto, alle porte di Ravenna, è stato portato al più vicino centro di recupero

Lo hanno trovato poco prima della mezzanotte in via Circonvallazione Canale Molinetto, alle porte di Ravenna, agonizzante. E hanno chiamato i carabinieri. Sul posto, i militari hanno ritrovato un istrice apparentemente morto, ma che poi ha mosso le zampe anteriori. L’animale è stato quindi recuperato e trasportato al più vicino centro di recupero.

«Spettacolo gender, i bambini assenti potrebbero essere oggetto di scherno»

Il Popolo della Famiglia scrive ai giornali dopo la messinscena di “Fa’Afine”

Il Popolo della Famiglia in una nota inviata alla stampa ribadisce la necessità di richiedere «un consenso informato e puntuale delle famiglie» quando si trattano certi temi. Come quello dell’identità di genere, affrontato in maniera senza dubbio delicata (come raccontiamo nella nostra recensione tra gli articoli correlati) nel tanto discusso spettacolo “Fa’Afine”, andato in scena al teatro Rasi lunedì mattina di fronte a circa duecento ragazzi delle scuole.

«La presenza di molte classi non al completo dovuta alla scelta di qualche famiglia coraggiosa e ben informata – scrive in una nota inviata alla stampa Stefano Gardini del Pdf – è la riprova della scelta inopportuna di questo spettacolo e crea una condizione a nostro avviso inaccettabile. Nella scuola è prassi consolidata rinunciare ad esempio alle uscite didattiche quando anche un solo bambino non può partecipare per motivi economici e non si attiva una rete di solidarietà; in questo modo si evita una discriminazione economica che è particolarmente ripugnante e dolorosa. Lunedì invece è andata in scena un’altra forma di discriminazione altrettanto ripugnante: in ogni classe abbiamo creato un gruppetto di bambini che potrebbero essere oggetto di scherno e derisione per la loro assenza allo spettacolo; invitiamo pertanto insegnanti e genitori a vigilare. Segnaliamo in particolare la situazione di una classe dove una parte dei genitori ha scelto (legittimamente, siamo per la scelta alle famiglie sempre), di accompagnare personalmente i propri figli allo spettacolo dopo la rinuncia delle insegnati, ‘marinando’ la scuola fino alle 11.45. Lodando la grande disponibilità delle famiglie, cosa che solitamente si fa fatica a riscontrare in altre attività didattico/culturali, rimarchiamo l’aspetto diseducativo, a nostro avviso, del messaggio lasciato passare ai bambini sull’importanza della scuola, ed il rischio elevatissimo di far apparire coloro che non hanno partecipato e le loro famiglie come degli ‘alieni’ rendendo la loro ‘diversità’ ancora più visibile e dolorosa. Tutto questo ci fa capire come la lotta alle discriminazioni funziona a giorni alterni, e che si sono discriminati di serie A per cui, giustamente, vanno applicate tutte le attenzioni possibili, e discriminati di serie B che tutto sommato se la sono cercata e possono essere tranquillamente lasciati perdere. Noi pensiamo che in questa triste vicenda si sia perso in modo eclatante il principio che dovrebbe ispirare tutti, amministratori e genitori: i bambini prima di tutto».

«Detrazioni fiscali sull’acquisto di libri contro la concorrenza di Amazon»

Le proposte della Confesercenti. Una delegazione ravennate a Milano

Defiscalizzare l’acquisto dei libri per incentivarne l’acquisto da parte delle famiglie, dei giovani, dei lettori tutti: è la proposta lanciata da Confesercenti durante l’assemblea nazionale del Sil-Sindacato Italiano Librai, a cui ha partecipato anche una delegazione ravennate composta dalla responsabile Sara Reali e dal libraio Matteo Diversi, titolare di Liberamente.

Ora – informano dalla Confesercenti – è previsto un confronto con il Ministro Franceschini sulle intenzioni del Governo di riformare la legge sulla vendita dei libri, oltre che a discutere l’andamento dei due Bonus, quello per i diciottenni e per i docenti, «che devono necessariamente essere migliorati», dice l’associazione.

La discussione si è aperta con gli aggiornamenti sulle proposte avanzate al gruppo di lavoro a livello nazionale che raggruppa i rappresentanti dei librai, gli editori ed i distributori: l’obiettivo è riformare la legge Levi fissando una percentuale di sconto uguale in tutti i punti vendita, anche online, dove la concorrenza di Amazon ha fatto chiudere negli anni migliaia di attività.

«In Italia – commenta Matteo Diversi – 13 milioni di cittadini non hanno a disposizione una libreria nel proprio comune, dato che rappresenta un danno non solo economico per le piccole attività che hanno dovuto chiudere, ma anche socio-culturale: le librerie, specialmente nei piccoli comuni, sono un punto di riferimento soprattutto per i giovani che così perdono un punto di aggregazione. Dare la possibilità ai lettori di detrarre l’acquisto dei libri incentiverebbe la lettura e darebbe ai librai la possibilità di sostenersi economicamente ed investire maggiormente in attività collaterali come presentazioni di autori e mostre».

«Detrazioni fiscali sull’acquisto di libri contro la concorrenza di Amazon»

Le proposte della Confesercenti. Una delegazione ravennate a Milano

Defiscalizzare l’acquisto dei libri per incentivarne l’acquisto da parte delle famiglie, dei giovani, dei lettori tutti: è la proposta lanciata da Confesercenti durante l’assemblea nazionale del Sil-Sindacato Italiano Librai, a cui ha partecipato anche una delegazione ravennate composta dalla responsabile Sara Reali e dal libraio Matteo Diversi, titolare di Liberamente.

Ora – informano dalla Confesercenti – è previsto un confronto con il Ministro Franceschini sulle intenzioni del Governo di riformare la legge sulla vendita dei libri, oltre che a discutere l’andamento dei due Bonus, quello per i diciottenni e per i docenti, «che devono necessariamente essere migliorati», dice l’associazione.

La discussione si è aperta con gli aggiornamenti sulle proposte avanzate al gruppo di lavoro a livello nazionale che raggruppa i rappresentanti dei librai, gli editori ed i distributori: l’obiettivo è riformare la legge Levi fissando una percentuale di sconto uguale in tutti i punti vendita, anche online, dove la concorrenza di Amazon ha fatto chiudere negli anni migliaia di attività.

«In Italia – commenta Matteo Diversi – 13 milioni di cittadini non hanno a disposizione una libreria nel proprio comune, dato che rappresenta un danno non solo economico per le piccole attività che hanno dovuto chiudere, ma anche socio-culturale: le librerie, specialmente nei piccoli comuni, sono un punto di riferimento soprattutto per i giovani che così perdono un punto di aggregazione. Dare la possibilità ai lettori di detrarre l’acquisto dei libri incentiverebbe la lettura e darebbe ai librai la possibilità di sostenersi economicamente ed investire maggiormente in attività collaterali come presentazioni di autori e mostre».

Fondazione Carira: dopo 24 anni si chiude l’era Gualtieri, Alfieri nuovo presidente

L’ingegnere è anche presidente della Mariani: «Museo Byron pronto nel 2019». Le previsioni iniziali parlavano del 2017

Dopo ventiquattro anni si chiude la presidenza di Lanfranco Gualtieri alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna: il nuovo presidente è Ernesto Giuseppe Alfieri, eletto dal nuovo consiglio di amministrazione appena insediato.

Laureato in ingegneria a Bologna, Alfieri è titolare a Ravenna di uno studio di progettazione di ingegneria civile. Ha ricoperto l’incarico di consigliere d’amministrazione della Fondazione Cassa e successivamente è stato anche consigliere d’amministrazione della Cassa di Risparmio di Ravenna. Già presidente, dal 1991 al 2005, del comitato provinciale della Croce Rossa Italiana, sezione di Ravenna. Dal 1994 è presidente del comitato per il restauro delle opere risorgimentali di Ravenna e dal 2006 presidente dell’associazione musicale Angelo Mariani.

Anche a nome del consiglio, il nuovo presidente ha rivolto un saluto al predecessore «che ha guidato con saggezza e sobrietà la Fondazione, rendendola perno della crescita sociale, culturale e civile del nostro territorio». L’impegno è quello di proseguiremo in sintonia con tutte le istituzioni pubbliche e private, «a dare impulso alle attività sul territorio che più necessitano di sostegni strategici, innanzitutto, con priorità etica, nel campo delle emergenze sociali e nell’assistenza agli anziani, con l’ammodernamento di attrezzature diagnostiche e strumentali di alta qualità per la sanità locale e ancora per la crescita dell’Università e del tessuto educativo e culturale dei giovani, per il volontariato ed il progresso culturale in genere».

Nel comunicato inviato dalla Fondazione Carira si elencano anche gli impegni più imminenti: «Proseguiremo nelle iniziative di valorizzazione dei Chiostri Francescani, anche in vista delle celebrazioni Dantesche del 2021. Infine, grande e specifica attenzione sarà rivolta agli interventi di respiro internazionale previsti per il recupero, anche con importanti risvolti urbanistici, dello storico Palazzo Guiccioli e per la conseguente realizzazione, entro il prossimo 2019, del Museo Byron e del Museo del Risorgimento, nuove, rilevanti attività culturali che favoriranno il sistema turistico nel suo insieme». Vale la pena ricordare che nelle previsioni iniziali alla vigilia dei lavori l’ipotesi era di concludere le opere nel 2017. In un primo momento si era addirittura ipotizzato di poterlo completare per il 2015 poi il cantiere si aprì solamente nell’autunno di quell’anno con la previsione di due anni di tempo.

Nel bilancio 2015, l’ultimo approvato dalla Fondazione, erano compresi finanziamenti a 623 progetti: compresi gli accantonamenti di legge a favore del Fondo Regionale per il Volontariato, la Fondazione ha erogato 4,8 milioni.

Smog: a Ravenna in 25 giorni nel 2017 già 15 sforamenti dei livelli di Pm10

I dati di Legambiente, che chiede alla Regione azioni concrete

Ravenna è tra i cinque capoluoghi dell’Emilia-Romagna ad aver già registrato almeno 15 giorni di sforamento del limite giornaliero previsto per il Pm10 nei primi 25 giorni di gennaio. A fare peggio di Ravenna (che ha registrato 15 giorni di sforamenti) solo Reggio Emilia, Modena e Piacenza (rispettivamente con 19, 18 e 17 giornate). Va ricordato che il bonus di sforamento previsti per le Pm10 per l’intero anno è di 35 giorni.

Lo rivela il tradizionale dossier di Legambiente, presentato durante un presidio a Bologna organizzato in occasione dell’incontro tra il ministro Galletti e gli assessori all’Ambiente di Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Lombardia.

«Il Piano Aria dell’Emilia Romagna approvato in Giunta nelle scorse settimane – dichiara Legambiente – contiene indirizzi e misure positive, alcune delle quali frutto delle nostre richieste fatte negli scorsi anni. Finalmente nel Piano è rivisto il meccanismo delle misure emergenziali, che scatteranno a seguito di 4 giorni di superamento consecutivi dei limiti di PM10, e non dopo 7 come era fino ad oggi. Misure emergenziali che contengono, oltre al blocco dei veicoli più inquinanti (diesel euro 3 ed euro 4 dal 2018), anche l’obbligo di riduzione delle temperature fino ad un minimo di 19 gradi in edifici pubblici, privati ed esercizi commerciali. Per quanto riguarda gli esercizi commerciali, recepita anche la nostra richiesta di obbligare alla chiusura delle porte esterne al fine di non sprecare energia per riscaldamento e raffrescamento».

«A seguito dell’approvazione del PAIR2020 – sottolinea l’associazione – sarà fondamentale che gli indirizzi contenuti non restino solo buoni propositi sulla carta. Per questo urge pensare ad un tavolo di coordinamento con i Sindaci che porti, oltre alla rapida applicazione delle norme a livello comunale, ad un meccanismo di monitoraggio sull’attuazione locale delle misure contenute nel piano». Importante inoltre che siano messe in campo azioni serie di vigilanza sul rispetto delle norme e comminate le relative sanzioni che potrebbero poi essere utilizzate per finanziare l’implementazione del trasporto pubblico o le infrastrutture dedicate alla mobilità leggera. Infine, è fondamentale che l’art. 11 delle norme tecniche di attuazione del Piano, dove si ricorda che le direttive del PAIR devono essere recepite dal PRIT (Piano integrato dei trasporti), non resti solo una buona intenzione. Ci faremo garanti di questa indicazione nel percorso pubblico di stesura del PRIT, ricordando la necessità di un impegno sul versante dei trasporti e sul bilancio regionale per riformare la mobilità, spostando i principali sforzi infrastrutturali che oggi sono destinati alle autostrade, verso il trasporto pubblico locale e la promozione della mobilità urbana sostenibile».

È possibile consultare il dossier Mal’Aria 2017 di Legambiente tra gli allegati qui sotto.

Attacco alla moschea in Canada: «Qui si piangono solo i morti che contano»

La presidente dell’associazione delle donne musulmane di Ravenna fa notare le (mancate) reazioni all’attentato di Quebec City

«Quando lo scontro di civiltà, teorizzato e messo in pratica da questo Occidente putrefatto, si attua e colpisce ovunque, si piangono solo i morti che contano». È lo sfogo polemico della ravennate Marisa Iannucci, presidente dell’associazione di donne musulmane Life, riferito alle reazioni a suo dire mancate, in Italia, a Ravenna, per l’attacco terroristico contro i musulmani – per usare le parole del primo ministro canadese – messo in atto in Canada. Sei persone, come noto, sono state infatti uccise in una sparatoria nella moschea di Quebec City, altre otto sono ferite.

«Ecco, io oggi mi aspettavo qualche telefonata, di cordoglio, di solidarietà, di vicinanza – scrive Iannucci su Facebook –, perché si diluisse quella tristezza crescente di fronte a tanto interminabile orrore… Qualcuno che mi chiedeva se abbiamo amici a Québec City (la risposta è sì) come io ho chiesto sempre alle persone amiche che erano preoccupate per i loro conoscenti a Parigi a Nizza e in altri luoghi colpiti da attentati. Mi aspetto candele, marce, manifestazioni, comunicati di cordoglio. Mi aspetto che qualcuno mi dica che quello che è accaduto è orribile, che ne dobbiamo parlare di tutte le moschee incendiate, degli imam uccisi il venerdì a New York qualche mese fa, della moschea incendiata in Texas da pochi giorni, di tutte le moschee vandalizzate in Francia negli ultimi anni e delle donne velate picchiate per strada ovunque in Europa. Per non parlare dei morti in Asia, in Africa, in Turchia. Invece trovo un presidente del consiglio che dice che “La MAGGIOR PARTE DEI MUSULMANI in Italia condanna il terrorismo”. E il mio telefono non ha suonato affatto. non mi hanno chiamato tutte le persone pacifiste attiviste e dialoganti che mi hanno chiesto un commento, una parola pubblica un comunicato quando hanno ucciso un sacerdote a Rouen. No, non è la stessa cosa, quando muoiono umani di serie B».

Delicato e commovente Fa’fafine Una storia per parlare di identità di genere

Delicato, poetico, scenograficamente efficace, a tratti divertente e anche commovente. Fa’afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro è uno spettacolo semplice nella storia che racconta pur affrontando un tema molto complesso come quello dell’identità di genere. Un solo (bravissimo) attore in scena che impersona un ragazzino dall’identità sessuale e di genere incerta alle prese con il primo innamoramento per Elliot, un amico taciturno ma con cui sente un legame profondo, chiuso nella sua stanza da letto che attraverso un sapiente e suggestivo (ma mai eccessivo) uso di videoproiezioni riesce a spaziare fino ad arrivare alle agognate isole Samoa dove vivono i Fa’fafine, persone dall’identità sessuale non definita in maschio o femmina, e perfettamente accettati e integrati. Così come Alex vorrebbe essere. Ma arrivato là capirà che non è quello il suo posto e saranno i suoi genitori a prendere piano piano coscienza dell’identità del figlio e a farlo sentire a casa e al suo posto, madre e padre che vediamo in video interpretati da Gioia Scarpinato e Giuliano Scarpinato (che è anche regista) attraverso un enorme buco della serratura con un effetto comico e straniante allo stesso tempo. Noi ci troviamo al di qua di quel buco, dentro, ed è da lì che possiamo cogliere l’essenza del messaggio di Alex: un grido di aiuto di un ragazzino allegro, dall’identità in fieri e complessa (come quella dei dinosauri e degli ornitorinchi, spiegherà) e che cerca un luogo dove poter essere stesso, lontano da quell’Alvin e quei compagni di scuola che lo deridono e lo umiliano. E per sua fortuna, il grido di aiuto viene colto e capito dalla madre e dal padre.

Come va a finire Fa’afafine? Cosa succede, dopo, ad Alex? Chiede uno dei giovani spettatori in sala alla fine dello spettacolo al protagonista. Quello che sappiamo per certo è che Alex ha la fortuna intanto di avere una famiglia che lo supporta e lo sostiene, e che questo gli darà la forza per sperare che questo accada anche a scuola. L’augurio, per Alex, è che la sua scuola non sia come quelle che vorrebbero le associazioni e le forze politiche che hanno osteggiato la visione dello spettacolo in quanto portatore di ideologia gender. Uno spettacolo che però, pur pensato per i ragazzi e con il chiaro intento di promuovere un’idea di accoglienza e rispetto di ogni diversità, non propone né modelli né soluzioni, racconta una storia non comune che può dire molto a tanti ragazzi, ma anche a tanti genitori.

La speranza, a questo punto, dopo essere stato portato a Ravenna, al teatro Rasi nella rassegna dedicata alle scuole, è quella prima o poi di vederlo tornare, magari per portare a teatro assieme famiglie e adolescenti.

Delicato e commovente Fa’fafine Una storia per parlare di identità di genere

Delicato, poetico, scenograficamente efficace, a tratti divertente e anche commovente. Fa’afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro è uno spettacolo semplice nella storia che racconta pur affrontando un tema molto complesso come quello dell’identità di genere. Un solo (bravissimo) attore in scena che impersona un ragazzino dall’identità sessuale e di genere incerta alle prese con il primo innamoramento per Elliot, un amico taciturno ma con cui sente un legame profondo, chiuso nella sua stanza da letto che attraverso un sapiente e suggestivo (ma mai eccessivo) uso di videoproiezioni riesce a spaziare fino ad arrivare alle agognate isole Samoa dove vivono i Fa’fafine, persone dall’identità sessuale non definita in maschio o femmina, e perfettamente accettati e integrati. Così come Alex vorrebbe essere. Ma arrivato là capirà che non è quello il suo posto e saranno i suoi genitori a prendere piano piano coscienza dell’identità del figlio e a farlo sentire a casa e al suo posto, madre e padre che vediamo in video interpretati da Gioia Scarpinato e Giuliano Scarpinato (che è anche regista) attraverso un enorme buco della serratura con un effetto comico e straniante allo stesso tempo. Noi ci troviamo al di qua di quel buco, dentro, ed è da lì che possiamo cogliere l’essenza del messaggio di Alex: un grido di aiuto di un ragazzino allegro, dall’identità in fieri e complessa (come quella dei dinosauri e degli ornitorinchi, spiegherà) e che cerca un luogo dove poter essere stesso, lontano da quell’Alvin e quei compagni di scuola che lo deridono e lo umiliano. E per sua fortuna, il grido di aiuto viene colto e capito dalla madre e dal padre.

Come va a finire Fa’afafine? Cosa succede, dopo, ad Alex? Chiede uno dei giovani spettatori in sala alla fine dello spettacolo al protagonista. Quello che sappiamo per certo è che Alex ha la fortuna intanto di avere una famiglia che lo supporta e lo sostiene, e che questo gli darà la forza per sperare che questo accada anche a scuola. L’augurio, per Alex, è che la sua scuola non sia come quelle che vorrebbero le associazioni e le forze politiche che hanno osteggiato la visione dello spettacolo in quanto portatore di ideologia gender. Uno spettacolo che però, pur pensato per i ragazzi e con il chiaro intento di promuovere un’idea di accoglienza e rispetto di ogni diversità, non propone né modelli né soluzioni, racconta una storia non comune che può dire molto a tanti ragazzi, ma anche a tanti genitori.

La speranza, a questo punto, dopo essere stato portato a Ravenna, al teatro Rasi nella rassegna dedicata alle scuole, è quella prima o poi di vederlo tornare, magari per portare a teatro assieme famiglie e adolescenti.

In platea per lo spettacolo contestato tra bambini, docenti e anche genitori

Al Rasi per Fa’afine duecento ragazzi delle scuole, assessore e consiglieri della Lega Nord. Una prof: «Tema importante, che esiste»

«Dove sono i genitori di Alex?». «Cosa c’è fuori dalla finestra?». «Quanti anni hai?». «A te è mai successo di essere preso in giro?». «Cosa c’è dietro quella parete?». A sentire le domande dei ragazzi che erano al Rasi stamattina (lunedì 30 gennaio) sarebbe impossibile pensare che quello che hanno visto sia uno spettacolo poi molto diverso da tutti gli altri. E molte delle curiosità sembrano più incentrate sulla macchina scenica, sulla “scatola” teatrale. Fuori, a chi chiede se lo spettacolo è piaciuto, rispondo sì, abbastanza, non c’è male. Insomma, tutto tremendamente normale. E invece, proprio tutto normale non è, perché lo spettacolo in scena era Fa’afafine, incentrato sul tema dell’identità di genere di un ragazzino, Alex, e per questo preso di mira da associazioni cattoliche e forze politiche come il Popolo della Famiglia. Uno spettacolo che ovunque viene proposto, per le scuole, si porta dietro scie di polemiche, anche politiche. E che non sia una mattina della rassegna come tutte le altre lo si vede anche dalla presenza in sala di due consiglieri comunali della Lega Nord, oltre al presidente della Commissione cultura e dell’assessore all’Istruzione del Comune di Ravenna. Seduti insieme a poco meno di duecento ragazzi tra quinte elementari, prime e seconde medie di città e forese. Un numero soddisfacente, ma non certo da tutto esaurito. Ci sono mattine in cui le classi che aderiscono ne portano anche oltre 300 di bambini al Rasi, fino a riempirlo. Ma questo appunto è Fa’afafine, uno spettacolo osteggiato, criticato e temuto. Prova ne è che in molte classi, a sentire gli insegnanti, qualche assente c’è, e non per l’influenza.

Ma perché avete comunque scelto di portare le classi? «È un tema importante e che esiste, soprattutto a questa età – racconta una docente di lettere che ha portato al Rasi una prima media –. Conosco la qualità di questa rassegna teatrale, mi sono informata sullo spettacolo, e ho pensato che potesse rappresentare un’occasione, anche per un dialogo o confronto. Non credo bisogna sottrarsi, non ha senso far finta che questi temi non siano importanti».

«Questo spettacolo – racconta la prof di una seconda media di un altro istituto comprensivo in città – si inserisce in un discorso più ampio sulla discriminazione che stiamo facendo in classe. Siamo addirittura partiti dal 27 gennaio, dalla Shoah. Proteste? So che qualche genitore ha chiamato, ma la dirigente ci ha dato totale fiducia. E oggi manca in effetti qualcuno». A esserci sono invece tredici bambini di una quinta elementare tutti accompagnati dai rispettivi genitori. Risultano assenti da scuola, almeno fino alle 11.45. Una situazione piuttosto insolita e che ha del paradossale. «Lo so, ma c’è una ragione a tutto questo – ci spiega una delle madri rappresentanti dei genitori – all’inizio dell’anno c’era stata una riunione in cui le maestre ci avevano annunciato il programma e la partecipazione all’evento. Un paio di genitori avevano mostrato preoccupazioni proprio per il tema dello spettacolo e così si è fatta una seconda riunione in cui ci si è confrontati e alla fine abbiamo votato: 16 famiglie su 19 erano favorevoli a far partecipare i ragazzi allo spettacolo. Nonostante questo, i genitori in minoranza avevano nel frattempo scritto al dirigente il quale, in nome di una presunta unità della classe, ha di fatto chiesto alle maestre di rinunciare a questa gita a teatro. A noi non è sembrato giusto, visto appunto che si era votato, e così abbiamo deciso di prendere questa iniziativa portando noi i bambini a teatro».

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