domenica
03 Maggio 2026

Canzoni da un mondo che voleva cambiare

Joan Baez in concerto il 13 luglio

joan baezJoan Baez un mito della musica d’autore e della canzone impegnata made in Usa chiude l’edizione 2016 del Ravenna Festival, con un concerto antologico della sua lunga carriera di cantautrice, il 13 luglio, alle 21, al Pala De André. La cantante, con la sua chitarra, sarà accompagnata da Dirk Powell (fiddlle, banjo, mandolino, chitarra, fisarmonica, pianoforte) e Gabriel Harris alle percussioni. In scaletta il folk degli esordi, la poesia di Bob Dylan e Violeta Parra, di Woody Guthrie e John Lennon.

Sull’evento, ecco una riflessione semiseria fra arte e politica, rock e impegno sociale di Francesco Farabegoli, fondatore e autore di “Bastonate”, miglior sito musicale italiano delle ultime tre edizioni degli Oscar del web.

«Nel 1992 avevo 15 anni e sul mercato usciva questo disco a cui mi legai molto. Era il primo album, senza titolo, di un gruppo che si chiamava – nientemeno – Rage Against The Machine. Era musica molto bella per i tempi in cui usciva, e molto schierata politicamente. Il nome del gruppo in inglese significa rabbia contro la macchina, ove per la macchina si intende una non meglio specificata entità sociopolitica che molti di noi chiamavano “Il Sistema”. Non mi sono mai preso la briga di definire a me stesso cosa s’intendesse per Il Sistema, anche se ho condotto per molti anni un’esistenza le cui premesse comportavano di combatterlo sempre e comunque e a costo della vita.

Una volta lessi una cosa, mi pare fosse stata scritta da Banksy su un muro, e diceva più o meno così: in tantissimi sono disposti a soffrire per la loro arte, ma solo pochi di loro sono anche disposti a imparare a disegnare. Voglio dire che l’arte è una cosa complessa in sé, e poi ci sono le questioni politiche legate all’arte, e spesso è difficile fare stare tutte e due le cose nella stessa testa (da cui il principale problema della musica schierata di oggi, e cioè che in molti casi sta morendo dentro un cliché artistico vecchio come il cucco, o un codice etico non adatto ai tempi che corrono). Ad esempio, nel caso dei Rage Against The Machine, c’era il problema di fare arrivare a quante più persone possibile il messaggio, e questo li costringeva ad accettare un certo numero di compromessi, ed era una cosa abbastanza centrale nel discorso su di loro. Incidevano per Sony e la loro musica poteva tranquillamente andare a finire a fare da colonna sonora alla pubblicità di qualche film d’azione di Schwarzenegger su Italia1, roba concettualmente di ultra-destra il cui pubblico principale era grossomodo lo stesso pubblico che comprava i dischi dei RATM. Quando ero adolescente non era per niente un problema urlare alla rivoluzione prima di cena, mangiare la piadina fatta dalla mamma e rilassarsi in serata con la videocassetta di Commando. E questa credo sia stata una delle più grandi vittorie de Il Sistema: è riuscito a creare i presupposti per vendere la rivoluzione e l’allineamento allo stesso cliente.

Joan BaezNoi. Che a un certo punto siamo cresciuti e siamo diventati voci determinanti nel dibattito politico-culturale del paese. Il problema è che per non farci rompere le scatole in merito ai nostri consumi giovanili, abbiamo dovuto metterci d’impegno e sviluppare un sistema culturale che giustificasse più o meno tutto a prescindere dal suo significato. O in alternativa, diventare dei moderati di ultra-centro che tuttavia non disdegnano le espressioni culturali provenienti dalle frange estremiste. Ci siamo così abituati a questo clima in cui tutto va bene e niente ci definisce che, progressivamente, abbiamo mollato il complottismo e abbiamo smesso di vedere Il Sistema. Così, dalla seconda metà degli anni duemila, il complottismo è finito in mano a un’altra frangia politica ed è diventato gentismo, una specie di agenda politica in cui, ugualmente, va bene tutto a patto che sia portato avanti da persone che non siano colluse con Il Sistema (cioè politica fatta da gente che non ha mai fatto politica). Io sono rimasto indietro, ho accettato un lavoro da impiegato al servizio de Il Sistema e non riesco più ad ascoltare i messaggi dei Rage Against The Machine senza sbadigliare. Non è nemmeno più così fastidioso guardare a quel che sono diventato: riesco a vedere il me stesso di tanti anni fa senza avere una crisi interiore, e limito il mio disappunto a quelle rare volte che entro in una cabina elettorale e non trovo più la pallina rossa su cui fare la croce. Tanto per quello che serve, dice il me stesso del 2016.

Ecco, non ho mai ascoltato molta musica uscita negli anni sessanta e settanta, ma ho sempre desiderato di essere presente quando i folksinger iniziarono a cantare contro lo stato delle cose. Perchè ascolti i dischi di Joan Baez o Dylan o certe cose eccezionali di Pete Seeger, o quelli che un po’ di tempo dopo l’hanno fatto quasi uguale nel nostro paese, e dentro c’è – puro e semplice – un altro mondo. Voglio dire, i Beatles facevano una cosa che può essere presa e trasportata all’oggi in un modo più o meno uguale: stavano su un palco, suonavano, la gente sotto urlava, ed era più o meno tutto lì. Quando Bob Dylan uscì fuori probabilmente era la stessa cosa, ma poi era diventato qualcosa di più. Ad ascoltare quei dischi oggi, rimane ancora un briciolo d’impatto sociale, o almeno la percezione di un impatto che potrebbe esserci stato. Voglio dire, quando Bob Dylan cantava che the times they are a-changin’ io credo che qualcuno lo stesse ascoltando, e stesse pensando che i tempi stessero effettivamente cambiando, e che qualcun altro si stesse cacando sotto dalla paura perché in quella canzone si parlava di qualcuno che c’era, e stava per farsi sentire, e forse l’avrebbe fatto anche senza che Dylan incidesse la colonna sonora, ma ora le canzoni c’erano.

Baez DylanCosì, insomma, se parliamo di Beatles e Stones puoi metter su il disco e goderti la musica, e se parliamo di Dylan e Joan Baez puoi fare lo stesso ma devi anche sforzarti di capire da dove venga quella musica, in che contesto è stata creata, come andavano allora le cose.
Oggi suona tutto un po’ passé, ma allora forse erano canzoni scomode ed erano anche molto belle e coglievano la vibrazione che c’era ai tempi e rappresentavano qualcuno senza necessariamente volerlo portare dentro una cabina elettorale. E nei testi c’era un avvertimento a chi prendeva le decisioni, uno stiamo arrivando che somiglia a quello che stava sulla bocca dei Rage Against The Machine; ma nei Sessanta il mondo sembrava ancora un posto da cambiare, in cui sembrava esserci ancora qualche possibilità di non starci. E sembrava davvero che quelle canzoni fossero state scritte e suonate per essere la colonna sonora di una rivolta che prima o poi sarebbe arrivata. E forse a quei tempi non si doveva ancora combattere Il Sistema, e i cattivi avevano ancora un nome e un cognome e un pessimo taglio di capelli.

Ok, probabilmente le persone che le ascoltavano e sognavano il cambiamento cantato da Joan Baez hanno razionalizzato anche peggio di quanto sia successo a noi, e hanno preso il potere nel modo peggiore e sono diventati i garanti del mantenimento di quell’ordine contro cui cantavano, e oggi usano quelle stesse canzoni per le loro campagne. Ma tutto sommato credo che non sia colpa né dei RATM né tantomeno di Joan Baez, la quale canta in pubblico da quasi sessant’anni e ancora oggi ai concerti continua ad aprire la boccaccia e prender posizione contro il suo governo. Ho sentito dire che una volta chiesero a Robert Smith perché continuasse a salire sul palco truccato. Rispose, grossomodo, che sotto al palco c’erano centinaia di fan che si truccavano come lui, e non sarebbe stato lui a farli sentire degli sfigati. Joan Baez invece continua a indossare la stessa bandiera, e sotto al suo palco ormai son tutti in camicia. Ecco, di certe cose credo si debba avere quantomeno rispetto».

Canzoni da un mondo che voleva cambiare

Joan Baez in concerto il 13 luglio

joan baezJoan Baez un mito della musica d’autore e della canzone impegnata made in Usa chiude l’edizione 2016 del Ravenna Festival, con un concerto antologico della sua lunga carriera di cantautrice, il 13 luglio, alle 21, al Pala De André. La cantante, con la sua chitarra, sarà accompagnata da Dirk Powell (fiddlle, banjo, mandolino, chitarra, fisarmonica, pianoforte) e Gabriel Harris alle percussioni. In scaletta il folk degli esordi, la poesia di Bob Dylan e Violeta Parra, di Woody Guthrie e John Lennon.

Sull’evento, ecco una riflessione semiseria fra arte e politica, rock e impegno sociale di Francesco Farabegoli, fondatore e autore di “Bastonate”, miglior sito musicale italiano delle ultime tre edizioni degli Oscar del web.

«Nel 1992 avevo 15 anni e sul mercato usciva questo disco a cui mi legai molto. Era il primo album, senza titolo, di un gruppo che si chiamava – nientemeno – Rage Against The Machine. Era musica molto bella per i tempi in cui usciva, e molto schierata politicamente. Il nome del gruppo in inglese significa rabbia contro la macchina, ove per la macchina si intende una non meglio specificata entità sociopolitica che molti di noi chiamavano “Il Sistema”. Non mi sono mai preso la briga di definire a me stesso cosa s’intendesse per Il Sistema, anche se ho condotto per molti anni un’esistenza le cui premesse comportavano di combatterlo sempre e comunque e a costo della vita.

Una volta lessi una cosa, mi pare fosse stata scritta da Banksy su un muro, e diceva più o meno così: in tantissimi sono disposti a soffrire per la loro arte, ma solo pochi di loro sono anche disposti a imparare a disegnare. Voglio dire che l’arte è una cosa complessa in sé, e poi ci sono le questioni politiche legate all’arte, e spesso è difficile fare stare tutte e due le cose nella stessa testa (da cui il principale problema della musica schierata di oggi, e cioè che in molti casi sta morendo dentro un cliché artistico vecchio come il cucco, o un codice etico non adatto ai tempi che corrono). Ad esempio, nel caso dei Rage Against The Machine, c’era il problema di fare arrivare a quante più persone possibile il messaggio, e questo li costringeva ad accettare un certo numero di compromessi, ed era una cosa abbastanza centrale nel discorso su di loro. Incidevano per Sony e la loro musica poteva tranquillamente andare a finire a fare da colonna sonora alla pubblicità di qualche film d’azione di Schwarzenegger su Italia1, roba concettualmente di ultra-destra il cui pubblico principale era grossomodo lo stesso pubblico che comprava i dischi dei RATM. Quando ero adolescente non era per niente un problema urlare alla rivoluzione prima di cena, mangiare la piadina fatta dalla mamma e rilassarsi in serata con la videocassetta di Commando. E questa credo sia stata una delle più grandi vittorie de Il Sistema: è riuscito a creare i presupposti per vendere la rivoluzione e l’allineamento allo stesso cliente.

Joan BaezNoi. Che a un certo punto siamo cresciuti e siamo diventati voci determinanti nel dibattito politico-culturale del paese. Il problema è che per non farci rompere le scatole in merito ai nostri consumi giovanili, abbiamo dovuto metterci d’impegno e sviluppare un sistema culturale che giustificasse più o meno tutto a prescindere dal suo significato. O in alternativa, diventare dei moderati di ultra-centro che tuttavia non disdegnano le espressioni culturali provenienti dalle frange estremiste. Ci siamo così abituati a questo clima in cui tutto va bene e niente ci definisce che, progressivamente, abbiamo mollato il complottismo e abbiamo smesso di vedere Il Sistema. Così, dalla seconda metà degli anni duemila, il complottismo è finito in mano a un’altra frangia politica ed è diventato gentismo, una specie di agenda politica in cui, ugualmente, va bene tutto a patto che sia portato avanti da persone che non siano colluse con Il Sistema (cioè politica fatta da gente che non ha mai fatto politica). Io sono rimasto indietro, ho accettato un lavoro da impiegato al servizio de Il Sistema e non riesco più ad ascoltare i messaggi dei Rage Against The Machine senza sbadigliare. Non è nemmeno più così fastidioso guardare a quel che sono diventato: riesco a vedere il me stesso di tanti anni fa senza avere una crisi interiore, e limito il mio disappunto a quelle rare volte che entro in una cabina elettorale e non trovo più la pallina rossa su cui fare la croce. Tanto per quello che serve, dice il me stesso del 2016.

Ecco, non ho mai ascoltato molta musica uscita negli anni sessanta e settanta, ma ho sempre desiderato di essere presente quando i folksinger iniziarono a cantare contro lo stato delle cose. Perchè ascolti i dischi di Joan Baez o Dylan o certe cose eccezionali di Pete Seeger, o quelli che un po’ di tempo dopo l’hanno fatto quasi uguale nel nostro paese, e dentro c’è – puro e semplice – un altro mondo. Voglio dire, i Beatles facevano una cosa che può essere presa e trasportata all’oggi in un modo più o meno uguale: stavano su un palco, suonavano, la gente sotto urlava, ed era più o meno tutto lì. Quando Bob Dylan uscì fuori probabilmente era la stessa cosa, ma poi era diventato qualcosa di più. Ad ascoltare quei dischi oggi, rimane ancora un briciolo d’impatto sociale, o almeno la percezione di un impatto che potrebbe esserci stato. Voglio dire, quando Bob Dylan cantava che the times they are a-changin’ io credo che qualcuno lo stesse ascoltando, e stesse pensando che i tempi stessero effettivamente cambiando, e che qualcun altro si stesse cacando sotto dalla paura perché in quella canzone si parlava di qualcuno che c’era, e stava per farsi sentire, e forse l’avrebbe fatto anche senza che Dylan incidesse la colonna sonora, ma ora le canzoni c’erano.

Baez DylanCosì, insomma, se parliamo di Beatles e Stones puoi metter su il disco e goderti la musica, e se parliamo di Dylan e Joan Baez puoi fare lo stesso ma devi anche sforzarti di capire da dove venga quella musica, in che contesto è stata creata, come andavano allora le cose.
Oggi suona tutto un po’ passé, ma allora forse erano canzoni scomode ed erano anche molto belle e coglievano la vibrazione che c’era ai tempi e rappresentavano qualcuno senza necessariamente volerlo portare dentro una cabina elettorale. E nei testi c’era un avvertimento a chi prendeva le decisioni, uno stiamo arrivando che somiglia a quello che stava sulla bocca dei Rage Against The Machine; ma nei Sessanta il mondo sembrava ancora un posto da cambiare, in cui sembrava esserci ancora qualche possibilità di non starci. E sembrava davvero che quelle canzoni fossero state scritte e suonate per essere la colonna sonora di una rivolta che prima o poi sarebbe arrivata. E forse a quei tempi non si doveva ancora combattere Il Sistema, e i cattivi avevano ancora un nome e un cognome e un pessimo taglio di capelli.

Ok, probabilmente le persone che le ascoltavano e sognavano il cambiamento cantato da Joan Baez hanno razionalizzato anche peggio di quanto sia successo a noi, e hanno preso il potere nel modo peggiore e sono diventati i garanti del mantenimento di quell’ordine contro cui cantavano, e oggi usano quelle stesse canzoni per le loro campagne. Ma tutto sommato credo che non sia colpa né dei RATM né tantomeno di Joan Baez, la quale canta in pubblico da quasi sessant’anni e ancora oggi ai concerti continua ad aprire la boccaccia e prender posizione contro il suo governo. Ho sentito dire che una volta chiesero a Robert Smith perché continuasse a salire sul palco truccato. Rispose, grossomodo, che sotto al palco c’erano centinaia di fan che si truccavano come lui, e non sarebbe stato lui a farli sentire degli sfigati. Joan Baez invece continua a indossare la stessa bandiera, e sotto al suo palco ormai son tutti in camicia. Ecco, di certe cose credo si debba avere quantomeno rispetto».

Pericolo di fuga: arrestato Musca In carcere anche il figlio e la compagna

L’imprenditore immobiliare ed ex vicesindaco è indagato per bancarotta con i due familiari. Secondo l’accusa progettavano di trasferirsi in Svizzera

Sono stati arrestati a Ravenna il noto imprenditore immobiliare ed ex vicesindaco Giuseppe Musca, suo figlio Nicola e la compagna Susy Ghiselli: i tre sono indagati per bancarotta nell’ambito di un’inchiesta della guardia di finanza sui fallimenti di due società e arrivata al sequestro del Grand Hotel Mattei e ora secondo gli inquirenti stavano pianificando il loro trasferimento in Svizzera. Il fermo per il pericolo di fuga è stato notificato nella notte tra il 10 e l’11 luglio e ora i tre – difesi da un pool di avvocati composto da Luigi Stortoni, Maurizio Merlini, Ermanno Cicognani e Giovanni Scudellari – si trovano in carcere in attesa dell’udienza di convalida prevista per i prossimi giorni.

Come si apprende dalle pagine di Corriere Romagna e Resto del Carlino, il provvedimento è stato disposto sulla base delle intercettazioni telefoniche dalle quali emergerebbe un interesse su come ottenere il domicilio a Chiasso, nel Canton Ticino, dove i tre vorrebbero affittare un immobile. La disponibilità a cedere alcuni immobili nell’area ravennate viene vista dai magistrati come un’ulteriore conferma della tesi di una fuga imminente.

Lo scorso aprile, come ricordato, la guardia di finanza aveva sequestrato (vedi correlati) il noto quattro stelle superior Grand Hotel Mattei a Ravenna e otto appartamenti della Gruppo Gestione Immobili a Bagnacavallo nell’ambito di un’indagine in cui si ipotizza l’esistenza di un presunto sodalizio familiare specializzato in bancarotte fraudolente finalizzate alla spoliazione di società prossime al fallimento per distrarne i capitali. L’inchiesta diretta dal procuratore capo Alessandro Mancini e dai sostituti Lucrezia Ciriello e Monica Gargiulo ritiene che operazioni straordinarie di fusioni, scissioni e cessioni di partecipazioni sociali svalutate ad hoc, poste in essere con diverse società operanti nel territorio ravennate, ma spesso con sede nella capitale, abbiano determinato il fallimento di due società, con distrazioni di attività per circa 32 milioni di euro. Oltre ai tre già ricordati sono indagati anche Antonio Costa, emiliano di 67 anni, e di Davide Alicata, palermitano di 37 anni, cugino di Musca. Per questi ultimi due non è stato disposto nessun provvedimento restrittivo.

Nel 2014 su queste pagine (vedi correlati) raccontammo gli intrecci di capitali, quote, società e incarichi a monte dell’albergo al villaggio San Giuseppe, al tempo ancora sotto le insegne Holiday Inn prima di diventare Grand Hotel Mattei.

Trova un ladro in casa e viene preso a testate ma riesce a bloccarlo: arrestato

In manette un 60enne: ai carabinieri ha detto di essere entrato perché cercava lavoro come bracciante ma nessuno aveva risposto al citofono

È sceso al piano terra che erano le 11 di sabato e si trovato di fronte a un sconosciuto che frugava nel suo borsello lasciato su una sedia: il ladro per tentare di fuggire ha preso a testate il padrone di casa ma non è bastato ed è stato atterrato ritrovandosi con le manette ai polsi quando sono arrivati i carabinieri chiamati dalla madre del proprietario. L’arrestato è un 60enne marocchino, Hassane Ameur, con numerosi precedenti simili: ora dovrà rispondere di rapina aggravata e false generalità perché con i militari ha provato a fare il furbo fornendo nome e cognome falsi e dicendo di essere entrato solo perché nessuno aveva risposto al citofono dove aveva suonato per chiedere un onesto lavoro come bracciante agricolo.

L’episodio si è verificato il 9 luglio in una casa di campagna tra Solarolo e Faenza. Quando si è visto scoperto dal 30enne proprietario, il ladro ha detto di non aver rubato nulla e si è dato alla fuga restando bloccato dalla prontezza dell’altro che ha chiuso la porta a chiave afferrandolo per un braccio. Per divincolarsi il più anziano ha aggredito il 30enne colpendolo con delle testate al costato e si è diretto verso un’altra porta che ha trovato ancora chiusa a chiave. Il trambusto della colluttazione ha richiamato l’attenzione della madre che ha telefonato al 112.

Dai controlli delle forze dell’orine è venuto alla luce un curriculum di tutto rispetto per reati e condanne simili, infatti nell’estate del 2012 era stato arrestato in flagranza dai carabinieri di Bagnara dopo che aveva tentato un furto nell’abitazione di un anziano del luogo, ancora prima aveva “visitato” delle abitazione nel bolognese.

Denuncia due prostitute per il furto di un assegno e loro lo querelano

Versioni contraddittorie dopo una notte trascorsa a casa delle donne: secondo l’uomo per riposarsi ma secondo le donne per un rapporto

Scambio di cortesia sotto forma di querele tra due prostitute e un cliente: lui le accusa del furto di un assegno da 300 euro dopo averle accompagnate a casa senza secondi fini, loro dicono che era il pagamento della prestazione concordata e e si sentono diffamate. I carabinieri di Milano Marittima che hanno raccolte le due versioni nei giorni scorsi ora stanno indagando per definire la vicenda.

Il primo a presentarsi in caserma è stato l’uomo, un 55enne forlivese. Questa la versione messa a verbale davanti ai militari: mentre a bordo della sua auto percorreva la statale Romea di ritorno da una giornata al mare, notava due ragazze ai margini della carreggiata, presumibilmente due prostitute, che chiedevano un passaggio e senza secondi fini l’uomo le accompagnava alla loro casa nel forese ravennate dove si fermava solo a dormire perché molto stanco per l’intensa giornata di vacanza il mattino seguente si risvegliava accorgendosi che gli mancavano un assegno da 300 euro che aveva nel portafogli e i documenti di circolazione della sua auto.

I militari della stazione di Castiglione di Cervia hanno individuato l’abitazione delle due ragazze invitandole in caserma per fornire la loro versione dei fatti: mentre si prostituivano lungo la statale Romea, venivano avvicinate da un cliente e a bordo della sua macchina raggiungevano la loro casa dove consumavano un rapporto e l’uomo poi si addormentava nell’abitazione e la mattina successiva dicendo di non avere contanti chiedeva di pagare con un assegno che compilava e staccava davanti a loro e di fronte alla loro sfiducia lasciava i documenti di circolazione della sua auto a garanzia di un futuro pagamento. Le due donne decidevano, a loro volta, di denunciare l’uomo per diffamazione e minacce.

Furti in disco, un denunciato: un pugno alla vittima dopo la strappo della collana

Otto giorni di prognosi per un giovane colpito al volto e poi di nuovo mentre era terra. La polizia ha identificato in tutto 8 persone

Sceglievano la vittima, mettevano a segno il furto strappando la collana da dietro poi sgusciavano via tra la folla che riempiva la discoteca tirando un pugno in faccia a una delle vittime che era riuscita a individuare uno dei ladri. È stato un sabato notte di furti e violenze in un noto locale notturno sulla riviera ravennate. L’intervento della polizia con la squadra volanti si è concluso con l’identificazione di otto giovani italiani e stranieri e la denuncia di un 20enne del Ghana per lesioni personali aggravate.

All’arrivo dei poliziotti diversi clienti del locale si sono avvicinati. I racconti delle vittime per molti versi presentavano una dinamica simile: aggrediti alle spalle per strappare la collana con violenza. Oppure avevano subito il furto di portafogli e cellulari. Uno dei ladri, scoperto da un giovane che si è voltato in tempo per individuarlo, ha reagito con un violento pugno al volto: il ragazzo colpito ha poi raccontato che mentre si trovava a terra per il pugno è stato colpito da altre persone. Al pronto soccorso i medici lo hanno giudicato guaribile in 8 giorni.

Grazie all’aiuto di due agenti delle volanti che si trovavano liberi dal servizio, la polizia ha identificato otto persone di varia nazionalità (ghanese, indiana, marocchina e italiana): tutti sono stati fotosegnalati e dagli accertamenti nella banca dati sono risultati precedenti per furto con destrezza, rissa, violazione delle norme sugli stupefacenti per tre degli otto. Sono tuttora in corso indagini volte ad identificare altri eventuali responsabili.

Caldo e «temperature estreme»: allerta della Protezione civile per trenta ore

I consigli dell’Ausl su cosa fare durante le ondate di calore

È stata diramata dall’Agenzia regionale di Protezione civile l’allerta numero 72 per “temperature estreme”, fase di attenzione di livello 1, in vigore per trenta ore, dalle 14 di oggi fino alle 20 di domani, martedì 12 luglio.

La presenza di un campo di alta pressione sul bacino del mediterraneo di origine africana apporta sull’Emilia Romagna, compreso il nostro territorio, temperature massime superiori a 35 gradi nella aree di pianura con punte che potranno raggiungere anche i 37. Domani la debole-moderata circolazione da sud ovest incrementerà la temperatura massima sul settore centro-orientale con valori che si attesteranno sui 36-37 gradi con locali punte di 38. Mercoledì l’avvicinamento di una perturbazione atlantica apporterà un abbassamento delle temperature di 3-4 gradi, più marcato sul settore occidentale.

«Le temperature elevate previste associate ad alti tassi di umidità e a scarsa ventilazione – si legge in una nota inviata dal Comune – potranno determinare condizioni diffuse di disagio bioclimatico, più persistente nei centri urbani. Le temperature elevate possono influire sulla condizione di salute delle persone più anziane e vulnerabili, e possono determinare spossatezza, in particolare colpi di calore e disidratazione a seguito di prolungata esposizione al sole e/o attività fisica».

Viene quindi raccomandato di adottare le norme di comportamento individuale diffuse dall’Ausl Romagna, che con gli enti locali attiva ogni anno il piano per il contrasto delle ondate di calore, consultabili a questo link (http://bit.ly/29Jfy6Y) e sotto riportate; «di evitare prolungate esposizioni al sole soprattutto nelle ore più calde della giornata; al personale impiegato in attività esposte direttamente al sole di cautelarsi con idonei mezzi di protezione; prima di mettersi in viaggio premunirsi di sufficienti scorte d’acqua».

Sulla base del piano Ausl – enti locali, per segnalare situazioni di disagio e per ulteriori informazioni si possono chiamare, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13, i seguenti numeri: Ravenna 0544 287040 – 0544 286629, Lugo – 0545 213449 – 0545 2138283, Faenza – 0546 691852 – 0546 6918002. Oppure telefonare al numero verde del Servizio sanitario regionale 800 033 033 tutti i giorni feriali dalle 8.30 alle 17.30 e il sabato dalle 8.30 alle 13.30.

I consigli utili del piano Ausl
Cosa fare
Bere molto e spesso
Mangiare molta frutta e verdura
Vestire con abiti leggeri, di colore chiaro, non aderenti, di cotone, lino o comunque fibre naturali
Nelle ore più calde usare tende o chiudere le imposte
Fare bagni o docce con acqua tiepida
Stare il più possibile con altre persone
Passare più tempo possibile in ambienti con aria condizionata
Consultare il proprio medico prima di assumere integratori di sali minerali, se si assumono farmaci in maniera regolare
Regolare la temperatura dei condizionatori a 25-27 ºC, e comunque non troppo più bassa rispetto a quella esterna
Consultare il medico di famiglia per conoscere eventuali reazioni che possono essere provocate dalla combinazione caldo/farmaco o sole/farmaco.

Cosa non fare
Evitare bibite gassate e contenenti zuccheri
Evitare di bere alcolici e caffè
Evitare di consumare cibi troppo caldi
Limitare l’uso del forno e dei fornelli
Evitare di uscire tra le 12 e le 17
Evitare il flusso diretto di ventilatori o condizionatori e le correnti d’aria
Non lasciare mai nessuno, neanche per brevi periodi, in macchine parcheggiate al sole
Ridurre il più possibile l’utilizzo del pannolino per i bambini e gli anziani.

Furto di portafogli e telefonini in disco La polizia denuncia una persona

Intervento degli agenti delle volanti tra la movida sul litorale

Portafogli, telefonini e altri effetti personali rubati ai clienti di una discoteca sul litorale ravennate nella notte di sabato 9 luglio: le vittime dei furti hanno chiesto l’intervento della polizia che ha inviato sul posto una pattuglia della squadra volanti e al termine delle operazioni ha denunciato una persona coinvolta nella vicenda. Al momento non sono noti ulteriori dettagli di quanto accaduto tra la movida notturna.

Seguiranno informazioni.

Con Nagano risplendono Beethoven e Bruckner

Concerto l’11 luglio al Pala De André

Kent NaganoLunedì 11 luglio, alle 21, il Pala De André ospita l’ultimo dei grandi concerti sinfonici del cartellone del Ravenna Festival 2016. Protagonista la compagine orchestrale dell’Hamburg Philharmonic, diretta da Kent Nagano, che recentemente ne ha assunto la guida stabile. Il maestro statunitense di origini giapponesi, è noto  per L’intelligenza e la purezza delle sue interpretazioni così come per il gesto elegante e incisivo della sua direzione orchestrale.

Nagano – allievo di Bernstein e Boulez, prescelto da Messiaen che fu suo mentore – da anni è chiamato a dirigere i massimi complessi orchestrali in Europa e negli States (in particolare legato all’Orchestra sinfonica di Montreal e a quella di Göteborg, oltre che proprio alla Filarmonica di Amburgo). Peraltro il Ravenna Festival è uno dei suoi palcoscenici prediletti– questa è la quinta volta dal 1998 che sale sul podio della manifestazione – per cui ha scelto un programma tutto incentrato sul romanticismo tedesco con due memorabili partiture di Beeethoven e Bruckner.

Non mancherà in occasione del concerto anche l’esibizione di un solista d’eccezione: sarà infatti il giovanissimo ma assai talentuoso pianista Martin Helmchen a rompere il ghiaccio nella serata con il Concerto N.4 per pianoforte di Beethoven a cui seguirà la Sinfonia N.6 di Bruckner. A ben vedere questo programma, per quanto parto di due esponenti del titanismo ottocentesco, si stempera in quell’ingenua intimità, a tratti rilucente ma mai muscolare, che cesella e non scolpisce, che si nutre del suono dell’orchestra senza esasperarne gli accenti, ma evidenziando la grazia e l’eleganza.

Chiama il 112 per un furto d’auto in corso ma è il proprietario che ha perso le chiavi

Un gruppo di ventenni in vacanza aveva sfondato il finestrino nel cuore della notte per recuperare le chiavi dell’appartamento

La chiamata al 112 nel cuore della notte segnalava un furto d’auto in corso in viale Forlì a Milano Marittima ma quando i carabinieri sono arrivati hanno trovato un gruppo di cinque ventenni lombardi in vacanza che avevano appena sfondato il finestrino dell’Opel Corsa di uno di loro per recuperare le chiavi di casa dopo aver perso quelle della vettura.

Il solerte vicino di casa aveva assistito a una scena che pareva lasciare pochi dubbi: un gruppo di ragazzi che circonda l’auto, uno di loro rompe il vetro e tutti assieme spingono l’auto in disparte cominciando a rovistare nell’abitacolo. Ironia della sorte, durante il controllo dei carabinieri sono anche spuntate fuori le chiavi dell’auto…

Vestiti di bianco in piazza con una candela per il migrante pestato a morte a Fermo

Il 12 alle 21 iniziativa di Ravenna in Comune in concomitanza con la manifestazione antirazzista in programma nella città marchigiana

In concomitanza con la manifestazione antirazzista che si terrà a Fermo domani 12 luglio alle 21, in memoria del migrante Emmanuel Chidi Namdi ucciso nella città marchigiana il 5 luglio al termine di una rissa scoppiata in strada a partire dagli insulti razzisti rivolti alla moglie da un passante, anche in piazza XX settembre a Ravenna si svolgerà una iniziativa per ricordare tutte le vittime del razzismo. L’evento è promosso da Ravenna in Comune, il soggetto politico che ha presentato la candidatura a sindaco di Raffaella Sutter alle ultime elezioni. A chi vuole partecipare gli organizzatori chiedono di portare un lumino e indossare almeno un indumento bianco.

«L’omicidio di Emmanuel ci ha profondamente scosso e ci sgomenta – scrivono da Ric –. Nella società della crisi, i divulgatori della cultura dell’odio che hanno sdoganato la violenza verbale e che minimizzano ogni episodio di razzismo, devono essere considerati corresponsabili dei sempre più frequenti atti di violenza e intolleranza che affliggono la nostra società. Per reagire a questa deriva e per testimoniare i valori dell’accoglienza, vogliamo stringerci in un grande abbraccio alla moglie Chimiary, ribadendo il nostro sostegno a chi accoglie e sta dalla parte dell’umanità sempre e comunque».

«Respinto dalla disco perché mulatto» «No, scambiato per un facinoroso»

Lo sfogo di un 21enne: «Ho pianto». La direzione del locale gli telefona, si scusa e lo invita per una serata con gli amici

Respinto all’entrata di una discoteca sul litorale ravennate perché mulatto. È l’episodio denunciato su Facebook da uno studente universitario di 21 anni all’indomani di un sabato sera con gli amici a Marina di Ravenna. Per la direzione del locale, il Touchè Santafè, invece il 9 luglio all’ingresso in viale delle Nazioni le cose sono andate diversamente e la sua spiegazione è in un comunicato diffuso a 24 ore dai fatti: «Purtroppo, come spesso accade, sono evidentemente stati scambiati con clienti facinorosi, e di questo errore, umano peraltro, ce ne dogliamo». La vicenda pare a questo punto destinata ad archiviarsi senza ulteriori strascichi dopo una telefonata tra la direzione e il diretto interessato: «Abbiamo porto le nostre più sentite scuse da parte di tutto lo staff, e li abbiamo invitati quanto prima a passare una serata, come ospiti, nel nostro locale».

Dopo il post su Fb del giovane il fatto è diventato presto un caso di pubblico dominio propagandosi a macchia d’olio sui canali del social network arrivando a interessare anche la politica: l’assessore comunale all’Immigrazione e alle Politiche giovanili, Valentina Morigi, ha telefonato al ragazzo e poi ha annunciato che avrebbe chiesto ai gestori di scusarsi pubblicamente.

Nei resoconti dei fatti forniti dalle parti coinvolte o riportati da fonti ufficiali, come l’assessore, c’è discordanza su quante persone siano effettivamente state respinte. Il giovane protagonista nel suo post non fa riferimenti espliciti ma sembra parlare solo per se stesso. Morigi scrive: «L’unico del suo gruppo di amici a cui non è stato permesso di entrare». La direzione della discoteca invece fa riferimento a quattro giovani di un gruppetto più numeroso. Quest’ultima versione poi sarebbe stata confermata anche dal 21enne nel corso della telefonata con un rappresentante della disco.

Ma l’aspetto più controverso, ovviamente, riguarda il motivo dell’esclusione. A generare nel 21enne l’interpretazione a sfondo razzista sarebbe stata la mancanza di una spiegazione da parte del buttafuori che li ha respinti senza aggiungere altro. E in effetti, secondo quanto si apprende dal locale, in casi in cui l’addetto alla sicurezza ritenga di riconoscere clienti protagonisti di episodi spiacevoli in passato l’indicazione è quella di non farli entrare senza avventurarsi nel merito di discussioni che potrebbero a loro volta creare caos. Il locale poi a riguardo del buttafuori sottolinea che è di origini marocchine, a dimostrazione di una totale apertura priva di discriminazioni: «Il nostro staff è composto da persone di differente nazionalità e provenienza, differenze che per noi non solo non hanno mai costituito un problema, ma non sono mai nemmeno state oggetto di discussioni estemporanee».

Nel suo sfogo il giovane si dice ferito dall’accaduto: «Evidentemente essere italiani, formalmente e sostanzialmente, non basta. Non basta essere uno studente modello, politicamente e civilmente attivo. Non basta essere nati in Romagna e parlare il suo dialetto meglio del 99% degli autoctoni. Non è sufficiente sforzarsi di dare il buon esempio, cercando nel proprio piccolo di sensibilizzare le persone con cui entri a contatto sul fatto che la responsabilità sia individuale: non esiste cittadinanza che possa sradicare il peccato originale di essere “straniero”. Sei mulatto? Non entri. Ironia della sorte? Guest star tunisina. Una ferita nell’orgoglio non indifferente. Ho pianto come da anni non piangevo. L’Italia è come una compagna che adori alla follia ma che non smette più di tradirti. Mai stato più contento di andare via. Arrivederci BelPaese, o forse addio, dipenderà da te».

Il Touchè Santafè invece si smarca: «La direzione, lo staff e tutti i componenti del locale Touche Santafè prendono decisamente le distanze dalle ventilate accuse secondo cui non si accorda l’accesso al locale ai ragazzi di origine straniera. Questa è una tesi del tutto incompatibile con i principi morali dei soci e di tutto lo staff. Tutti i ragazzi nel nostro locale sono i benvenuti, a prescindere da differenze di genere, età, provenienza, religione ed opinioni di qualsiasi tipo. L’unica differenza che percepiamo noi, è quella fra un cliente perbene e un cliente che accede al locale per infastidire in qualsiasi modo gli altri. Questa è l’unica differenza che conta». E qui infatti si innesterebbe lo scambio di persone. Per questo il locale assicura «triplicheremo gli sforzi atti ad annullare, o ridurre al minimo, gli errori/incomprensioni relativi a questo difficile compito».

Tra chi si è mobilitato manifestando solidarietà al giovane c’è lo scrittore ravennate Antonio Distefano: «Le singole persone non le cambi nemmeno con le leggi, forse solo con l’educazione di un padre o qualcuno che ti insegna che siamo persone e basta». Da Snapchat invece arriva un video di Ghali, il giovane rapper milanese nato da genitori tunisini che proprio sabato sera era ospite del locale: «Ho saputo che ci sono stati dei problemi e non facevano entrare ragazzi colorati. Non è possibile che mi chiami come guest, ti riempio tutto e non fai entrare la gente. Mi dispiace, non la sapevo altrimenti non sarei nemmeno salito sul palco. L’ignoranza c’è sempre e dobbiamo abituarci».

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