lunedì
04 Maggio 2026

L’ex bar Silvano va a un albergatore Per il Comune 3.300 euro al mese

Dieci offerte arrivate all’asta per il locale di via Diaz: la spunta il titolare del Millepini a Marina Romea. Il pub Ghinea invece torna ai vecchi gestori

Con un’offerta di 40mila euro all’anno di canone (oltre il doppio rispetto alla base d’asta) l’imprenditore albanese Fatmir Kapidani si è aggiudicato la gara del Comune per la concessione dei locali che ospitavano il Caffè Silvano in centro storico a Ravenna all’angolo tra via Diaz e piazza Einaudi, proprio alle spalle del teatro Alighieri. Il bar, come noto, era chiuso da diverso tempo e ora potrebbe tornare a nuova vita sempre nel solco della piccola ristorazione grazie al titolare dell’albergo MIllepini di Marina Romea che gestisce insieme alla famiglia. Come dichiarato dalle pagine de Il Resto del Carlino in edicola oggi, che riporta la notizia dell’esito dell’asta, Kapidani ancora non si sbilancio sui tempi della riapertura dovendo fare i conti con i permessi dell’amministrazione pubblica. Erano state dieci le buste con offerte presentate a Palazzo Merlato.

Sempre la giornata di ieri ha visto la chiusura di un’altra asta, quella che riguardava i locali del pub Ghinea a Marina di Ravenna in via Trieste. Anche questo è di proprietà comunale. L’Amministrazione nel 2012 l’aveva addirittura messo in vendita con una base d’asta di 560mila euro, ma la gara era andata deserta e per evitare di dover applicare ribassi sul prezzo il Comune ha dunque deciso di proseguire con il contratto a scopo commerciale. Una sola l’offerta pervenuta con un rialzo di un euro rispetto alla base di 27.400 euro annui: ad aggiudicarselo è la società Rodi di Ravenna che l’aveva già in gestione. Tra le destinazioni consentite non c’è solo la ristorazione (gli attuali locali furono autorizzati nel 1975) ma anche la possibilità di farne un punto vendita e addirittura realizzare una struttura ricettiva. L’immobile – che si sviluppa solo sul piano terra per circa 430 metri quadrati ed è privo di allacciamenti alla rete di distribuzione gas e alla fognatura pubblica – naturalmente è sottoposto a vari vincoli data la posizione in cui sorge, nella pineta a ridosso della piallassa e però non lontano dalla spiaggia, e le eventuali modifiche devono sottostare agli specifici regolamenti.

Ballottaggio, Alberghini ci crede «No apparentamenti, dialogo con tutti»

Il commercialista sostenuto dal centrodestra ripete l’impresa compiuta da Brini nel 1993: «Occasione storica, un treno da prendere»

Per tentare l’impresa di battere il favorito della vigilia Michele de Pascale, Massimiliano Alberghini non farà inciuci: «Nessun apparentamento con altre liste in vista del ballottaggio, ma semplicemente un patto da stringere soltanto con quanti, soprattutto i semplici cittadini, ma anche esponenti di formazioni politiche o sociali, che vogliono realmente cambiare Ravenna». Il candidato sindaco del centrodestra (Lega, Lpr, Forza Italia, Fdi) è pronto per affrontare le due settimane di campagna elettorale aggiuntiva «per spiegare come amministrare questa città, senza perdere tempo in sterili polemiche».

Il 19 giugno si ripeterà quanto non accadeva da ventitrè anni a Ravenna, un ballottaggio per l’elezione del sindaco: «Un’occasione è storica – dice il commercialista 50enne che è riuscito a bissare l’impresa che fece nel 1993 l’ingegnere Ezio Fedele Brini –. Sta passando un treno sul quale dobbiamo salire tutti insieme, noi che vogliamo risollevare questa città. Se lo perdiamo, rischiamo di non vederne più per altri vent’anni e tutto tornerà come prima».

Nella sfida uno contro uno fanno gola i voti raccolti dalle altre tre liste (Pigna, Ravenna in Comune, Cambierà) al primo turno. In totale un pacchetto di 17mila voti che il 5 giugno valevano il 24 percento. Ma Alberghini sceglie la strada della linearità: «Non ho intenzione di fare apparentamenti con altre liste né di andare a elemosinare alcunché; rispetto tutti i candidati sindaco che hanno proposto un’alternativa al Partito Democratico, rispetto i loro elettori che sono persone libere e non hanno bisogno di indicazioni su come comportarsi nelle urne. Chi vuole cambiare Ravenna, sa cosa deve fare: il 19 giugno deve andare a votare e votare Alberghini. A chi è convinto che in fondo si può anche continuare ad essere governati dal Partito Democratico ed è contento di come vanno le cose dico fate bene a disertare il ballottaggio, che significa di fatto sostenere il Pd».

De Pascale fa la lista delle promesse «Entro 5 anni bypass e tangenziale»

Poi un progetto per gli escavi e la ferrovia nel collegamento con Bologna e lungo l’asse costiero: «Alberghini cosa pensa di fare?»

«Entro i cinque anni realizzeremo le grandi infrastrutture: la ferrovia, nel collegamento con Bologna e lungo l’asse costiero, una nuova tangenziale della città, che allontani il traffico pesante dall’abitato, connetta con il by-pass destra-sinistra Candiano e colleghi l’attuale E45 almeno con la Ferrara-mare». L’impegno è nero su bianco in una nota che Michele de Pascale, segretario provinciale del Pd e candidato sindaco del centrosinistra, invia alla stampa due giorni dopo il primo turno delle elezioni amministrative che ha sancito la necessità di un ballotaggio per l’elezione del successore di Fabrizio Matteucci.

È solo uno dei punti di una lunga lista che riassume le promesse fatte dal 31enne cervese e dalla sua coalizione durante la campagna elettorale: «Entro la fine dell’anno approveremo un progetto per scavare i fondali a 12,5 metri per tutta l’asta del porto; dal primo gennaio 2017 riporteremo in capo all’amministrazione comunale la gestione e la programmazione dei servizi sociali; sosterremo con forza il comparto della chimica; entro i 5 anni renderemo Ravenna una grande destinazione turistica attribuendo una vocazione specifica a ogni lido; entro il 2017 concepiremo un nuovo Poc che vada ad azzerare il consumo di territorio vergine con le uniche eccezioni per quel che riguarda investimenti produttivi e turistici e nei prossimi cinque anni elaboreremo il nuovo Psc e il nuovo Rue portando una visione di Ravenna come grande città europea; realizzeremo un grande progetto di educazione civica e d’insegnamento della Costituzione Italiana per ridare valore alla gloriosa storia di civismo di Ravenna».

Fatto l’elenco, De Pascale si rivolge allo sfidante del centrodestra, il commercialista Massimiliano Alberghini: «Mi chiedo se abbia anche qualche progetto concreto da proporre, quando gliel’ho chiesto, in occasione del confronto organizzato da Ravenna&Dintorni allo Chalet dei giardini, la risposta, al di là della solita litania del Pd all’opposizione, purtroppo non è pervenuta».

Con questi presupposti e questi impegni De Pascale affronta la missione da qui al 19 giugno quando si tornerà a votare: «Più di 34mila ravennati hanno apprezzato il nostro sforzo, accogliendo il nostro progetto e di questo li ringrazio di cuore. In questi quindici giorni, oltre a parlare a chi ci ha già dato fiducia, affinché torni alle urne domenica 19 giugno, lavoreremo per convincere anche tanti altri cittadini ravennati che il nostro progetto di cambiamento è concreto e credibile».

Ecco il calendario della campagna elettorale delle prossime due settimane: al mercato di Sant’Alberto e di Piangipane nelle mattine di giovedì 9 giugno e giovedì 16 giugno, al mercato di Mezzano e di Castiglione di Ravenna nella mattina di martedì 14 giugno, al mercato di Lido di Dante e di Lido di Classe nei pomeriggi di giovedì 9 e giovedì 16 giugno, al mercato di Lido di Savio lunedì 13 giugno nel pomeriggio, al mercato di Porto Corsini nella mattina di domenica 12 giugno, al mercato di Marina Romea nel pomeriggio di martedì 14 giugno, al mercato del contadino in piazza della Resistenza nei pomeriggi di giovedì 9 e giovedì 16 e di lunedì 13 giugno, ai mercati di piazza Medaglie d’oro, Savarna e San Pietro in Vincoli nelle mattine di venerdì 10 e venerdì 17 giugno, al mercato di Casalborsetti, nella mattina di domenica 12 giugno e nel pomeriggio di mercoledì 14 giugno, al mercato di Marina di Ravenna, nei pomeriggi di mercoledì 8, sabato 11 e mercoledì 15 giugno, al mercato di Villanova di ravenna nei pomeriggi di mercoledì 8 e 15 giugno, al mercato di Ravenna nelle mattine di mercoledì 8, sabato 11 e mercoledì 15 giugno, al banchetto in piazza xx settembre nel pomeriggio di sabato 11 giugno.

Prestava soldi a tassi del 200 percento Arrestato un 38enne per usura

Indagine partita dal tentato suicidio di un 50enne strozzato dai debiti Trovato il libro mastro: giro di affari da centinaia di miglia di euro

Si faceva firmare un assegno in bianco come garanzia che teneva in cassaforte e poi prestava soldi a tassi di interesse che arrivavano al 200 percento approfittando anche della fiducia di amici d’infanzia e conoscenti di lunga data. Il tentato suicidio di uno dei suoi clienti, sfiancato da quattro anni di usura per un prestito di 27mila euro, ha portato all’arresto dello strozzino: un 38enne di Castel Bolognese individuato dai carabinieri della compagnia di Faenza dopo un’indagine durata alcuni mesi. I militari – coordinati dal procuratore capo Alessandro Mancini e dai sostituti Daniele Barberini e Antonio Vincenzo Bartolozzi – hanno trovato in casa dell’uomo 4.300 euro in contanti e nella cassaforte di un suo parente stretto ignaro di tutto i numerosi assegni in bianco con la firma di altre presunte vittime di usura e il libro mastro con tutti i nomi e le cifre di altre persone in debito per un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro.

L’inchiesta, come detto, è partita a febbraio di quest’anno quando un 50enne commerciante faentino si era allontanato da casa lasciando lettere disperate alla moglie che lasciavano pensare al peggio. Quattro giorni dopo l’uomo è stato ritrovato in stato confusionale ma in buona salute: aveva tentato il suicidio a Bologna con i gas di scarico dell’auto ma di fronte alla foto di sua figlia aveva rinunciato.

Dalle lettere i carabinieri hanno individuato il nome dello strozzino che aveva prestato soldi al 50enne per coprire i debiti della ditta in crisi. In totale circa 27mila euro: i soldi già restituiti a rete mensili nel corso di quattro anni sono diventati quasi il doppio della cifra prestata ma ancora non bastavano all’usuraio che, fino alla fine dell’anno, aveva fissato una rata di duemila euro al mese per estinguere definitivamente il debito, sotto la minaccia di incassare l’assegno in bianco. Venerdì mattina è scattata la trappola: all’appuntamento tra vittima e usuraio sono arrivati anche i carabinieri trovando lo strozzino con 600 euro in contanti appena ricevuti dalla vittima quale anticipo della rata mensile. Stamani il gip ha convalidato l’arresto.

Roccafiorita: «Mi hanno espulso dalla Pigna ma non so il motivo»

L’avvocato con Bucci spiazzato dalla decisione: «L’unica spiegazione può essere la mia contrarietà a qualunque accordo con il Pd»

«Sono stato improvvisamente espulso dalla Pigna senza alcuna preventiva contestazione né comunicazione. Non ho la minima idea del perché di tale provvedimento né di chi sia la decisione». L’avvocato Giuseppe Roccafiorita, renziano della prima ora che aveva mollato da tempo le fila del Pd candidandosi al consiglio comunale per la lista civica fondata da Maurizio Bucci, ha saputo della sua cacciata solo quando ha ricevuto le prime telefonate dalle redazioni locali. Si sfoga su Facebook: nel comunicato ai giornali si fa riferimento a qualche presunta violazione del codice etico della Pigna e Roccafiorita non può fare a meno di dire che quel codice l’ha scritto lui.

Con lui altri due espulsi: Luciano Fosci, ex di Fratelli d’Italia, e Graziano Parenti, ex dirigente di Ascom. Tutti accusati di violazioni del codice etico. Ma di queste violazioni Roccafiorita dice di non aver mai avuto contestazione e allora prova a dare una sua spiegazione: «L’unica spiegazione logica può risiedere solo nella mia totale contrarietà a qualunque accordo con il Partito Democratico, tacito o esplicito, e la ricerca di una larga e seria convergenza con l’opposizione di centrodestra per battere definitivamente il sistema di potere del Pd di Ravenna. Tale posizione ho sempre esplicitato in ogni occasione e, probabilmente, aveva già causato la mia emarginazione nella lista già da prima delle elezioni del 5 giugno, come facilmente verificabile dal mio silenzio forzato delle ultime settimane di campagna elettorale».

È solo un sospetto quello dell’avvocato ma se così fosse «accoglierei questa espulsione come una medaglia al merito, dichiarandomi pronto a difendere la mia reputazione e la mia credibilità in ogni sede giudiziaria ritenuta utile, sia civile che penale, di fronte a qualsiasi ulteriore becero attacco. Ho lavorato una vita per una reputazione al di sopra di ogni sospetto e mi trovo oggetto di un trattamento da inquisizione medievale ed esposto a squallide insinuazioni da bar». E restando fedele alla linea anti-Pd dichiara che voterà per Massimiliano Alberghini al prossimo ballottaggio, «a prescindere da ciò che decideranno i miei ex compagni di lista».

La Pigna entra in consiglio ma espelle tre candidati

Allontanati Roccafiorita, Parenti e Fosci: «Non hanno mantenuto fede agli impegni etici e morali sottoscritti con i compagni di lista e con gli elettori calpestando i nostri valori e il rispetto reciproco»

In casa Pigna il day after del voto ha due facce: da una parte la gioia per i 3.804 voti che valgono il 5,3 percento e il ritorno in consiglio comunale per il candidato sindaco Maurizio Bucci e dall’altra parte gli scossoni per l’uscita dalla lista civica di Giuseppe Roccafiorita, Luciano Foschi e Graziano Parenti «per non aver mantenuto fede agli impegni etici e morali – si legge in una nota inviata alla stampa – sottoscritti con i compagni di lista e con gli elettori».

Tra le fila della Pigna hanno più di un motivo per celebrare il risultato uscito dalle urne: «Siamo riusciti a sfiorare il 6 percento, raggiungendo quasi la storica Lista Per Ravenna di Alvaro Ancisi e Ravenna In Comune di Raffaella Sutter, appoggiata da alcuni partiti minori della sinistra, come Sel con il ravennate Giovanni Paglia, Possibile di Pippo Civati e i Verdi coordinati da Giobbe Covatta».

E invece come si spiega la fuoriuscita di tre nomi al’indomani della tornata elettorale? «Dobbiamo evidenziare con rammarico che alcuni dei nostri candidati al consiglio comunale nel corso di questa campagna elettorale hanno tradito la nostra fiducia, calpestando i nostri valori e il rispetto reciproco che tutti, ne siamo convinti, debbano considerare e condividere. Ai nostri candidati avevamo chiesto di sottoscrivere un impegno di responsabilità etica, e alcuni di loro pur avendo aderito a tale promessa, ne hanno di fatto violato i termini». In termini di preferenze Roccafiorita ne aveva conquistate 101, Fosci 30 e Parenti 38. I più votati sono stati Veronica Verlicchi con 205 e Silvia Gaudenzi 203.

Ecco come sarà il consiglio comunale Cameliani (Pd) è Mr Mille preferenze

Molducci (922) e Ancisi (811) sul podio dietro all’ex assessore. Gli scenari possibili a Palazzo Merlato in base all’esito del ballottaggio

Oltre naturalmente alla gara tra i cinque candidati sindaci e tra le quattordici liste, nella tornata elettorale delle amministratrive di Ravenna andata in scena tra le 7 e le 23 del 5 giugno c’era anche la caccia alle preferenze dei candidati al consiglio comunale per conquistarsi uno dei 32 posti in municipio. La legge elettorale prevede che alla coalizione vincente al secondo turno (se ha superato il 40 percento al primo) vada un premio di maggioranza pari al 60 percento dei seggi. Se dovesse vincere una coalizione che al primo turno non ha superato il 40 percento prenderebbe solo la maggioranza semplice dei seggi.

Nella lotta tutta interna al Pd, a sua volta dentro la coalizione di centrosinistra, la vittoria è andata indiscutibilmente all’assessore uscente Massimo Cameliani, unico membro Pd della giunta Matteucci che si è sottoposto al voto e da cui è uscito a dir poco trionfatore: è stato infatti il primo degli eletti con ben 1.062 preferenze (basti dire che cinque anni fa, quando il Pd aveva 8mila voti in più in termini assoluti il più votato fu Daniele Perini con 731 voti). Argento a un’altra ex Margherita, la capolista Livia Molducci (ex presidente del consiglio comunale) che ha conquistato 922 preferenze. Il bronzo va a Rudy Gatta arrivato a 683 voti, il dirigente di Legacoop è stato evidentemente premiato dalla sua campagna “RunwithRudy” con cui ha corso in lungo e in largo per il territorio comunale nelle ultime settimane. A seguire ci sono due consiglieri eletti grazie al forte radicamento territoriale: Alessandro Barattoni (544 voti), già consigliere comunale, e la new entry Silvia Quattrini delle Ville Unite che ha superato i 500 voti. A seguire Lorenzo Margotti (471), Federica Dal Conte (457), Fiorenza Campidelli (440), Mariella Mantovani (424), Michele Casadio (415), Idio Baldrati (406), Marco Frati (393), Maria Cristina Gottarelli (377), Marco Turchetti, il segretario del primo circolo (374), Cinzia Valbonesi (361) e Fabio Sbaraglia, l’ex presidente della commissione Cultura (346). Sono questi i primi sedici, quelli che secondo una proiezione in caso di vittoria del centrosinistra al ballottaggio avrebbero un posto assicurato a Palazzo Merlato. Ma considerato che per Cameliani e Molducci, in caso di vittoria, potrebbe essere pronto un posto in giunta, a quel punto scatterebbe l’elezione anche per Lina Taddei (332 voti) e Patrizia Strocchi (321). A superare le 300 preferenze anche Raoul Minzoni (318), Palmiro Fontana (320), Natascia Tronconi (308 voti) e Gilles Zalambani (302 voti). In caso di vittoria di Alberghini al Pd spetterebbero verosimilmente otto seggi (gli altri, secondo proiezioni ancora provvisorie, toccherebbero uno a testa a Pri, Pigna e Ravenna in Comune e due a Cambierà).

Nel resto della coalizione a sostegno di De Pascale, uno dei risultati in assoluto migliori è stato quello del Pri che ha confermato il ruolo di seconda forza in termini di voti con 3.154 voti pari al 4,42 percento. Una percentuale che garantisce sicuramente l’elezione di almeno un consigliere in caso di vittoria di De Pascale al secondo turno e il ruolo di vicesindaco al segretario Eugenio Fusignani, come da accordi pre-elettorali, che ha incassato 448 preferenze personali. Un ottimo risultato battuto però da quello del vicensidaco uscente Giannantonio Mingozzi che è riuscito a ottenere 482 voti personali. Dietro di loro la capolista donna Chiara Francesconi che si è fermata però a 206.

Terza forza della coalizione la lista politica Sinistra per Ravenna nata da quegli aderenti di Sel che non erano confluiti in Ravenna in Comune, da ex Pd e da singoli cittadini. Un buon risultato il loro 2,4 percento che ha sicuramente tamponato a sinistra un calo dei voti Pd e che in caso di vittoria del centrosinistra garantisce l’elezione della capolista ex assessora Valentina Morigi che da sola ha raccolto oltre un terzo delle preferenze con 356 voti. In realtà, proprio in virtù di questo risultato, Morigi può legittimamente ambire a una conferma in un’eventuale giunta a guida De Pascale. In tal caso in consiglio comunale dovrebbe subentrare Gianluca Rambelli, secondo per preferenze, con 75 voti. In caso di vittoria di Alberghini invece al ballottaggio la lista non avrebbe alcuna possibilità di eleggere un consigliere.

Forse un po’ al di sotto delle aspettative il risultato della lista civica Ama Ravenna che si è fermata al 2,2 percento con 1.579 voti. Il più votato naturalmente il consigliere uscente del Pd Daniele Perini, fondatore di Amare Ravenna, storicamente uno dei democratici più votati che ha incassato ben 681 preferenze anche sotto il nuovo simbolo. Perini può dunque ambire a tornare in consiglio comunale nel caso di una vittoria di De Pascale. Il secondo più votato è Maria Antonia Cafagna con 160 voti.

Decisamente deludente invece il risultato di Ixc, la lista fondata dall’industriale e imprenditore Giovanni Poggiali che guardava a un voto moderato, di centro e anche cattolico. Con il 2 percento ottenuto al primo turno, nelle proiezioni rimarrebbe esclusa da Palazzo Merlato con qualsiasi risultato finale al ballottaggio. Primo per preferenze il capolista con 157 voti seguito a ruota dall’assessore uscente ad Ambiente e Sport Guido Guerrieri (ex Idv) che ha preso 156 voti. Appena 62 invece i voti a Paolo Valenti, vicepresidente uscente della Provincia, segretario del Pd a Russi. Difficile capire quanti siano voti provenienti da un’area moderata del Pd e quanti effettivamente voti strappati agli avversari.

Unica lista che, pur se con risultati modesti, potrebbe aver attinto anche fuori dall’elettorato storico del Pd in fuga è Ravviva Ravenna. Ultima nata, capeggiata dall’avvocato e imprenditore nel settore discoteche Giovanni Crocetti, ha raccolto 1.054 voti pari all’1,5 percento, insufficiente per eleggere un consigliere. Il più votato è stato il noto imprenditore Vanni Casadei Baldelli con 185 preferenze seguito da Crocetti stesso (164 voti).

Fanalino di coda con una performance quasi imbarazzante è infine l’Idv. Appena 221 voti, pari allo 0,3 percento (cinque anni fa avevano preso il 3,3 con 2.580 voti). A Maria Antonietta Bellomo sono bastati 14 voti per essere la più votata. Il capolista Luciano Ronchini (ex assessore provinciale) ne ha ricevuti appena 3.

Guardando dall’altra parte dei banchi tra le quattro liste (Ln, Fi, Lpr, Fdi) che appoggiano Alberghini spiccano le 811 preferenze conquistate da Alvaro Ancisi, decano dell’opposizione che si riconquista un altro legislatura a Palazzo Merlato (in casa Lpr dietro al leader arrivano Sirio Stampa con 340 e Nicola Grandi con 263). C’è poi Alberto Ancarani, capogruppo uscente di Forza Italia e capolista con 423 voti personali scavando un abisso alle sue spalle (tra i berlusconiani Nicola Tritto si ferma a 82). Il più votato della Lega Nord è Learco Tavoni (283) che già era entrato in consiglio comunale nel 2011 poi dimettendosi. La segretaria del Carroccio Samantha Gardin incassa 239 preferenze, 211 vanno a Gianfilippo Nicola Rolando, 189 a Rosanna Biondi. Infine Fratelli d’Italia: 181 voti per Alberto Ferrero e 114 per Federico Baldini.

Ultimo giorno di scuola: in strada è guerra a colpi di uova, farina e schiuma da barba

Alla campanella finale si scatena la solita battaglia in viale Farini davanti alle porte del liceo classico

Al suono della campanella si è scatenato l’inferno. Di farina, di uova, di schiuma da barba, di ketchup, di tutto. L’ultimo giorno di scuola è contraddistinto ormai da tempo dalla battaglia tra gli studenti che a Ravenna si danno appuntamento nel viale della stazione, nello spazio antistante al liceo classico. E anche quest’oggi, 6 giugno, il rito si è ripetuto.

Ultimo giorno di scuola: in strada è guerra a colpi di uova, farina e schiuma da barba

Alla campanella finale si scatena la solita battaglia in viale Farini davanti alle porte del liceo classico

Al suono della campanella si è scatenato l’inferno. Di farina, di uova, di schiuma da barba, di ketchup, di tutto. L’ultimo giorno di scuola è contraddistinto ormai da tempo dalla battaglia tra gli studenti che a Ravenna si danno appuntamento nel viale della stazione, nello spazio antistante al liceo classico. E anche quest’oggi, 6 giugno, il rito si è ripetuto.

Sutter al 6: «Ci aspettavamo di più Nessuna indicazione al ballottaggio»

Ravenna in Comune, lista di sinistra alternativa ai dem, candidava la dirigente comunale in pensione: «Il Pd ha rincorso il centro…»

Insieme al Pd, è la lista che forse ha più ragione di essere delusa del proprio risultato. Ravenna in Comune, che candidava l’ex dirigente comunale Raffaella Sutter, è al lavoro da mesi per costruire un’alternativa civica e di sinistra alla coalizione tra dem e alleati. Ha riunito otto sigle, singoli individui, rappresentati di comitati e associazioni, ha organizzato una miriade di eventi pubblici, ha elaborato un programma fatto a “mappa mentale”, ha coinvolto giovani e volti storici della politica ravennate. Ma nonostante tutto questo si è fermata a 4.262 voti che salgono, ma senza arrivare ai 5mila, per la sola candidata Sutter. Un 6 percento abbondante che la colloca al quinto posto tra le forze politiche in città, dietro a Pd, Lega, Cambierà e, per appena 233 voti, Lista per Ravenna. Un 6 percento che sarebbe bastato da solo a garantire la vittoria al candidato del centrosinistra Michele de Pascale. E a cui è ragionevole pensare che guarderà il candidato del centrosinistra.

Ed è questo che chiediamo alla candidata sindaco Raffaella Sutter la mattina dopo il voto. Ha sempre detto che in caso di ballottaggio non si sarebbe schierata ma c’è differenza tra dirlo prima, parlando di un caso teorico, e dirlo dopo, numeri alla mano e secondo turno alle porte…
«Ribadisco che la nostra è una proposta alternativa a quella del Pd e che personalmente non darò indicazioni di voto. Sarà convocata a breve un’assemblea, la stessa che mi ha eletta candidata sindaco, e che dovrà discutere e decidere su questo, ma credo che l’orientamento generale sarà di non dare dichiarazione di voto ufficiale. Del resto, non siamo un partito verticistico, dentro ci sono molte anime diverse e immagino che anche le singole organizzazioni che hanno aderito al progetto possano fare valutazioni diverse».

Quindi non incontrerà nessuno del Pd per eventuali accordi?
«No, non è mia intenzione».

C’è la possibilità che qualcun altro di Ravenna in Comune possa però farlo?
«Mi sentirei di escluderlo».

Il vostro 6 percento è esattamente quanto è mancato al centrosinistra per vincere agevolmente al primo turno, come cinque anni fa…
«Sì, lo so. Ma non è così. Naturalmente sono molto amareggiata che la destra in città stia assumendo una posizione così percentualmente elevata. Ma è il Pd che ha rincorso il centro, anche con le liste in appoggio dove sono candidati per esempio degli industriali, e ha fatto scelte politiche che non guardano alla sinistra».

Ma quindi domenica 19 lei personalmente, cosa farà?
«Sono molto stanca dopo la campagna elettorale e devo riposarmi prima di entrare in consiglio comunale… se trovo posto in aereo potrei andare a farmi coccolare dopo la delusione dagli amici di Pantelleria».

Quindi conferma che un po’ di delusione c’è tra le vostre fila, vi aspettavate evidentemente di più anche se c’era chi vi aveva stimato a percentuali anche più basse…
«Sì, soprattutto in chi ha lavorato tanto in questi mesi un po’ di delusione c’è, speravamo in qualcosa di più. Il 10 percento ci avrebbe permesso di parlare di successo… Detto questo, siamo in linea se non sopra le percentuali che un po’ in tutta Italia hanno avuto esperienze come la nostra. La nostra proposta era molto chiara nei contenuti e nell’approccio e non è stata votata dai cittadini. Oggi una caratterizzazione di sinistra su alcune tematiche è poco popolare. E questo mi spinge a dire che serve una riflessione su quali sono le prospettive politiche e credo sia necessario dare anche più spazio e voce a forme di autorganizzazione e movimenti. La nostra proposta politica va rafforzata e radicata».

Lei intanto entrerà in consiglio?
«Sì, per il momento sì. Forse con i resti possiamo sperare anche in un altro consigliere, ma comunque il più votato è il portavoce dell’assemblea (Massimo Manzoli con 173 preferenze) e sarebbe lui a prendere il mio posto in un eventuale futuro. Vedremo». A seguire con 163 preferenze c’è Raffaella Veridiani.

E nessun senso di colpa nel caso il 20 giugno il sindaco fosse Massimiliano Alberghini?
«No, perché come cerco di spiegare dobbiamo uscire da questa logica: il nostro progetto politico non è né di far vincere il centrodestra, né il centrosinistra. Se vi abdicassimo avremmo percentuali ancora maggiori di astensione, un dato che mi sembra molto preoccupante. Senza dimenticare che quella delle schede bianche o nulle è una percentuale superiore a quella di molte liste in appoggio al Pd…».

Carabinieri, 82mila richieste di pronto intervento in un anno

Celebrato il 202esimo anniversario dell’Arma. Assegnati ricompense e riconoscimenti a militari del comando provinciale di Ravenna distintisi in attività di servizio: ecco tutti i premiati

L’Arma dei carabinieri compie 202 anni. Stamani, 6 giugno, la caserma Frignani in viale Pertini a Ravenna, sede del comando provinciale, ha ospitato l’annuale cerimonia a cui hanno partecipato autorità civili, militari e religiose della provincia, le rappresentanze delle sezioni dell’associazione nazionale carabinieri di Ravenna, Faenza, Lugo, Cervia e Brisighella, oltre i militari in servizio con i loro familiari. La ricorrenza è stata anche l’occasione per l’assegnazione di ricompense e riconoscimenti a militari del comando provinciale di Ravenna particolarmente distintisi in attività di servizio (dal link in fondo alla pagina il pdf con tutti i premiati e la motivazione).

Il comandante provinciale, colonnello Massimo Cagnazzo, nel suo discorso ha voluto ricordare un numero in particolare: «L’Arma ha ricevuto e trattato ben 81.882 richieste di pronto intervento e proceduto, complessivamente, per l’83 percento dei reati di tutta la provincia, a sottolineare, non solo che questo è un bilancio che conferma, innanzitutto, il forte impegno dei carabinieri a seguire attentamente tutti i fenomeni e le manifestazioni che incidono sulla sicurezza e sull’ordinata e civile convivenza del territorio, ma in particolar modo che, oltre a questi ed altri numeri, c’è la profonda volontà di fare ancora meglio, di non accontentarsi dei risultati e di esaltare, allo stesso tempo, anche un lavoro a volte sotterraneo ed invisibile, costante, continuo e difficile, svolto tutti i giorni da ciascun carabiniere».

Un saluto è andato in particolare alle sezioni dell’associazione nazionale carabinieri in congedo: «Il loro impegno, anche se non più in servizio, quindi liberi da vincoli ed obblighi formali è testimoniato da quell’indissolubile legame, costituito dall’etica del carabiniere, che non si perde nell’attimo del congedo, così che, a Ravenna, come a Cervia, Faenza e Lugo, dove sono presenti con le loro sedi, i carabinieri, sebbene in congedo, continuano ad operare a favore dei cittadini, anche tramite l’istituzione di gruppi di volontariato». E il mondo del volontariato è stato al centro di un altro passaggio del discorso tenuto dal colonnello Cagnazzo, con parole di ringraziamento per le associazioni che in stretta collaborazione con l’Arma hanno permesso di portare avanti una campagna informativa rivolta soprattutto alle fasce della popolazione più deboli, come gli anziani troppo spesso nel mirino di truffatori senza scrupoli pronti ad approfittare delle loro incertezze.

Per finire un’esortazione a tutti coloro che indossano quella divisa: «In questo momento di particolare solennità, ritengo doveroso esprimere a tutti i carabinieri della provincia, che costituiscono le varie compagini dell’Arma, il mio più sentito apprezzamento e la mia più profonda gratitudine per l’insostituibile opera che svolgono con dignità, umiltà e passione. Ai componenti degli organi di rappresentanza oggi qui presenti, rivolgo infine il mio più sincero ed affettuoso ringraziamento per la loro insostituibile attività, a garanzia del necessario benessere e serenità di tutti i militari, di ogni ordine e grado. Ufficiali, marescialli, brigadieri, appuntati e carabinieri un solo invito, che vi chiedo di sentire come perentorio ed ineludibile: ogni giorno, oggi come ieri, ponete sempre il cittadino al centro del vostro pensare, del vostro operare, del vostro servizio, chiunque esso sia».

Guerra al 13 percento senza Stelle «La città non è intellettualmente pronta»

La lista Cambierà, nata dalla mancata certificazione di Grillo, è la terza forza in città dopo Pd e Lega

Il risultato di Michela Guerra e della sua lista civica Cambierà potrebbe essere letto come la prova che, se ci fosse stato il Movimento 5 Stelle con il proprio simbolo, la corsa per il ballottaggio avrebbe visto forse due contendenti per il secondo posto. Con pochi mezzi, una campagna elettorale condotta in ritardo proprio per la mancata certificazione della lista dallo staff del movimento di Grillo, una parte seppure in minoranza apertamente ostile al progetto, Guerra ha migliorato le performance di cinque anni fa del Movimento 5 Stelle raggiungendo un 13,4 per il candidato sindaco e un 12,7 per la lista e muovendo in tutto oltre 9mila voti.

Sono la terza forza politica (e non la seconda come annunciato da Guerra sul suo profilo Facebook durante la nottata degli scrutini) dietro a Pd e Lega Nord. Tra i i più votati ci sono Marco Maiolini (176 preferenze), Samantha Tardi (134), Emanuele Panizza (133), Federica Mariani (127). I voti raccolti dovrebbero garantire la presenza di uno o due consiglieri oltre alla stessa Guerra.

Nella lunga nottata elettorale la candidata a sindaco non si è dimostrata particolarmente soddisfatta del risultato. Ha infatti scritto su Facebook: «Grazie a tutti i volontari, ai tecnici che hanno provveduto a preparare un programma corposo è fattibile per la città. Dispiace che la città non sia intellettualmente pronta per il salto di qualità. Ma seguiteci, noi andremo avanti con le nostre battaglie di civiltà, sempre senza slogan è sempre senza bugie. Imparerete con calma a non farvi ingannare dai pregiudicati e venditori di frottole. Sempre spendendo 2.600 euro per tutta la campagna contro i 136.000 euro degli avversari».

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