martedì
05 Maggio 2026

Crolla un albero tra i bimbi al parco I cittadini: «Segnalato un anno fa»

L’incidente tra panchine e giochi mentre si festeggiavano due compleanni: nessun ferito. Area sotto sequestro

Una domenica di maggio con le famiglie al parco pubblico e un albero che crolla all’improvviso tra panchine e giochi per bambini senza colpire persone. È successo il 22 maggio a Marina di Ravenna. Nessun ferito ma tanta paura e inevitabili sono scoppiate le polemiche. Sulla pagina Facebook del comitato cittadino del lido ravennate c’è chi fa notare come già un anno fa sarebbe stata segnalata al Comune la pericolosità di diversi pini attraverso l’invio anche di fotografie. Dopo l’incidente l’area è stata posta sotto sequestro dai carabinieri per consentire gli accertamenti necessari di un crollo che solo per una coincidenza fortuita non ha causato danni gravi. Quel pomeriggio al parco erano diversi i bambini che stavano festeggiando due compleanni.

Scippatori di due anziane riconosciuti dagli scout: denunciati due 19enni

Le grida delle donne sono arrivate in parrocchia ed è scattata la caccia ai rapinatori: fondamentali i dettagli dell’abbigliamento

Il senso civico di un gruppo di scout che ha inseguito due ragazzi in fuga dopo uno scippo ai danni di due anziane è stato di fondamentale aiuto per i carabinieri: individuati e denunciati i due autori della rapina avvenuta a fine marzo nei pressi della parrocchia di San Marco a Faenza. Si tratta di due 19enni, un marocchino e un cubano già noti alle forze dell’ordine e residenti in città.

Il ruolo degli scout è stato di particolare aiuto perché hanno sentito le urla delle donne, assalite mentre stavano rincasando a piedi poco prima di mezzanotte, e dal circolo parrocchiale si sono precipitati all’inseguimento nella zona del parco Mita riuscendo a scorgere i connotati e l’abbigliamento dei rapinatori. I due scippatori, sentendosi braccati, si erano disfatti della borsa abbandonandola su un tavolo nel parco: si erano impossessati di circa 100 euro abbandonando i documenti.

I militari avevano sentito a verbale tutti i testimoni fino alle prime luci dell’alba, dopodichè la nota di ricerca dei fuggitivi e del loro abbigliamento era stata diffusa alle pattuglie di servizio esterno. Un equipaggio del nucleo radiomobile durante uno dei consueti servizi antidroga all’interno del parco Mita, ha notato due giovani compatibili con la descrizione. I carabinieri hanno nuovamente convocato in caserma sia le due anziane che i testimoni: sono stati proprio questi ultimi a riconoscere le fotografie dei due scippatori non solo guardandoli in volto ma anche per il loro abbigliamento in quanto il primo quando è stato fermato dai carabinieri aveva indosso lo stesso cappellino da baseball descritto la notte dello scippo mentre il secondo aveva lo stesso giubbotto di pelle.

Sosta, riapre via Port’Aurea con 76 posti 20 minuti gratis per chi va a scuola

Cantiere concluso con sei mesi di ritardo rispetto alle previsioni. Illuminazione e videosorveglianza. Per la messa a norma eliminati 54 stalli

Dalle 8 del 26 maggio riapre il parcheggio a rotazione in via Port’Aurea passato sotto la gestione comunale (tramite Azimut) coincisa con una riqualificazione per la messa a norma di legge dell’area che ha comportato la riduzione dei posti disponibili da 130 a 76 (più uno riservato ai disabili). I lavori hanno permesso di installare un nuovo impianto di illuminazione e telecamere di sorveglianza.

Il parcheggio sarà aperto tutti i giorni 24 ore su 24, sosta a pagamento dalle 8 alle 18.30 dei giorni feriali con tariffa oraria di 1,20 euro (gratis festivi). Si può sostare e pagare da un minimo di 15 minuti a un massimo di 2 ore e mezzo. Una particolare attenzione è stata rivolta ai genitori dei bambini frequentanti la scuola elementare Mordani che potranno sostare gratuitamente in occasione dell’accompagnamento a scuola dei propri figli per un massimo di 20 minuti con l’obbligo di esporre il disco orario nelle seguenti fasce: orario normale 8.15-8.45, 12.35-13.15 e 16.15-16.45; pre scuola 7.15-8.15; post scuola 13.15-14.45 e 16.45-18-15.

L’area di via Port’Aurea passò nelle disponibilità del Comune ad agosto 2015 e venne immediatamente chiuso per avviare il cantiere. All’epoca in una conferenza stampa il Comune ipotizzava di poterlo riaprire entro il mese di ottobre 2015. In realtà i lavori partirono realmente solo il 18 gennaio scorso.

Darsena, aspettando la rinascita Rimpalli tra Cmc e Comune sul bitumificio

Nel 2010 la coop presentava un progetto da 125 milioni per la riqualificazione del suo comparto con l’obiettivo di partire l’anno seguente

Fa piuttosto impressione leggere ora, a metà 2016, gli articoli di giornale di sei anni fa, quando Cmc presentava alla stampa il proprio progetto di riqualificazione della Darsena, confidando di partire con i lavori già l’anno seguente. Un progetto che doveva rappresentare il volano per la riqualificazione dell’intero quartiere, da sviluppare su un’area complessiva di 70mila metri quadrati per un investimento che si sarebbe dovuto aggirare sui 125 milioni di euro.

Un progetto che prevedeva piccoli negozi, ristoranti, uffici, abitazioni, una camminata da via Trieste al Candiano, una piazza, parcheggi, una torre, eccetera, eccetera. Da realizzare al posto dell’attuale storica sede della cooperativa e della fabbrica di cemento adiacente che tuttora invece continua a produrre a pochi metri da un palazzo abitato, la torre di Cino Zucchi, realizzata – accusa il decano dell’opposizione ravennate, Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna – nonostante il parere negativo di Arpa. Secondo le intenzioni, il bitumificio della controllata (dalla Cmc) Acr (ex Sic) si sarebbe dovuto spostare nel nuovo centro di Porto Fuori del colosso della costruzione, nel cuore dell’area logistica prevista dal cosiddetto Progettone per il porto. Ipotesi da un paio d’anni definitivamente tramontata anche alla luce dell’inchiesta giudiziaria sul cambio di destinazione d’uso di quegli stessi terreni, ex agricoli.

E così la fabbrica è ancora in Darsena, affacciata sulle banchine del Candiano, nonostante l’assessore all’Urbanistica del Comune, Libero Asioli, due anni fa sulla stampa dichiarasse: «Si deve trovare una soluzione perché Acr lì non può restare. Ci confronteremo molto presto con la Cmc – diceva, appunto, nel 2014 Asioli ai giornalisti di RomagnaNoi.it –. Le alternative ci sono, anche in aree già destinate a quel tipo di insediamento. Il problema a questo punto va risolto il prima possibile e io conto di arrivare all’approvazione del Poc Darsena, in autunno, con la soluzione sul tavolo». Due anni dopo, invece, la soluzione non è stata trovata e lo stesso assessore, contattato al telefono, ci dice: «Attendavamo proposte da parte di Cmc, ci sono diverse ipotesi di ricollocazione in zone industriali della fabbrica, le cui emissioni in darsena sono comunque tenute costantemente sotto controllo».

Ma dalla Cmc arriva il più classico dei rimpalli: «Siamo in attesa che il Comune ci indichi una soluzione – ci dice il presidente della cooperativa, Massimo Matteucci – e a questo punto auspichiamo che il nuovo sindaco prenda in mano la situazione. Da parte nostra c’è sempre la disponibilità a trasferire l’attività produttiva». Intanto, però, il progetto di riqualificazione urbanistica della Cmc nei suoi comparti affacciati sul Candiano (si tratta dei numeri 8 e 9) è sempre più solo sulla carta. Tanto che – come ha sottolineato in queste ore il candidato sindaco del centrodestra Massimiliano Alberghini – la convenzione tra l’Amministrazione e la Cmc è decaduta (e dovranno essere restituiti alla coop i 69mila euro di oneri di urbanizzazione precedentemente versati) e il progetto dovrà essere adeguato alle nuove norme contenute nel Poc tematico approvato un anno fa. «Ma ne parleremo quando ci saranno nuovamente le condizioni per un investimento del genere – taglia corto il presidente di Cmc Matteucci –, che al momento, a fronte della crisi del settore, sono chiaramente venute meno».

Itway, sbarco in Iran da 200 milioni Il presidente: «Merito anche di Renzi»

Farina è il fondatore del gruppo di Ict: «Non ho ancora deciso
per chi votare a Ravenna ma di sicuro non andrò al mare»

Alla parete della sala riunioni della sede di Itway a Fornace Zarattini, il quartiere generale di un gruppo che fattura 100 milioni di euro all’anno nel settore delle tecnologie di informazione e comunicazione (Ict), c’è una mappa geografica particolare. Illustra il mondo Itway: ci sono il Mare dello Sviluppo e l’Oceano della Crescita. Ma sono quelle del Golfo Persico le acque che il gruppo ha solcato per siglare un contratto da 200 milioni di euro nei prossimi cinque anni: la filiale di Dubai è stata infatti un avamposto strategico per lo sbarco in Iran in occasione dei recenti accordi promossi anche grazie alla mediazione del Governo Italiano che ha visto in missione in prima persona il premier Matteo Renzi. A Teheran per la firma di uno dei memorandum che compongono il pacchetto da quasi 50 miliardi c’era anche il ravennate Andrea Farina, fondatore e presidente di Itway.

Farina, il mercato iraniano è la vostra ultima espansione territoriale. Che prospettive offre?
«L’Iran è un Paese strategico di unione tra est e ovest, dove si respira un orgoglio persiano. Faceva parte dei nostri obiettivi di internazionalizzazione e grazie al nostro amministratore delegato della società di Dubai siamo venuti a sapere con un po’ di anticipo che le sanzioni sarebbero state tolte e ci siamo mossi per essere pronti al momento giusto. Ma la nostra presenza a Dubai era un posizionamento strategico per il Medio Oriente in generale dove l’informatica cresce a ritmi sostenuti e le problematiche che noi risolviamo sono molto curate».

Il Governo italiano ha fatto da apripista…
«Ho visto il presidente del Consiglio all’opera e mi ha tolto i dubbi che avevo sulla persona: molto determinato, capace di infondere sicurezza agli interlocutori, dando grande supporto e credibilità alle imprese italiane».

Parole da fedelissimo renziano. È renziano?
«Sono un industriale, se l’avesse fatto Berlusconi avrei apprezzato allo stesso modo. Apprezzo in modo incondizionato ciò che viene fatto in favore del nostro Paese, chiunque lo faccia. Certo che la relativa giovane età di Renzi è un gran vantaggio nella sua prontezza. Ma il vantaggio competitivo che abbiamo avuto nel presentarci in Iran come primo Paese occidentale lo si deve a una sensibilità della nostra politica verso quel Paese che arriva da prima di Renzi».

Ma è un industriale di sinistra o di destra?
«Mio padre diceva “Chi non è di sinistra a 20 anni è senza cuore ma chi lo è ancora dopo i 40 è senza cervello”. Naturalmente era ed è solo una battuta di spirito. Vengo da una famiglia repubblicana con grande senso dello Stato e grande laicità. Sono fra quelli che sono andati a votare alle primarie del Pd. Sono di cultura americana per cui la nascita del Partito democratico in quel momento mi faceva sperare. Ora posso dire che non tutte le ciambelle riescono col buco… ma c’è speranza per il futuro».

Il ruolo di facilitatore del Governo Renzi è una ingerenza politica fuori luogo o gli imprenditori si aspettano questo?
«È quello che ci si aspetta in politica estera».

Però abbiamo coperto le statue durante la visita in Italia di Rouhani.
«A 25 anni ero un irruento, un passionale, poco flessibile rispetto ai miei ideali e non avrei mai sopportato una cosa del genere. Adesso che ho quasi 55 anni ho storto un attimo il naso ma dopo machiavellicamente ho detto “Il fine giustifica i mezzi”: ci siamo portati a casa 50 miliardi di contratti per le nostre imprese e i nostri lavoratori e se serve copro anche il Colosseo. Il resto è una battaglia di retroguardia un po’ stucchevole».

Quindi i miliardi giustificano la copertura di un’opera d’arte…
«Leggiamolo da un’altra angolatura: In quel momento hai avuto rispetto del tuo interlocutore, cosa ben diversa. Dal punto di vista antropologico-culturale è corretto sapere chi è il tuo interlocutore e le sue sensibilità, è una forma di rispetto ed è alla base della nostra civiltà».

È credente?
«Sono laico non credente e rispetto profondamente chi crede: nasco con una cultura illuminista, razionale, liberale, liberista ma keynesiana. Alle elementari presi un libro dalla libreria di casa, mi incuriosì in quanto era antico: era Del Contratto Sociale di Rousseau. E mio padre lo spiegò con parole semplici e sinteticamente a un bambino di nove anni: “La libertà di un individuo finisce dove inizia la libertà di un altro individuo, ricordalo sempre”. Se la applicassimo tutti vivremmo molto meglio».

Se la mediazione politica a sostegno delle imprese è quello che ci si aspetta dai governi nazionali all’estero, ci si aspetta la stessa cosa da parte della politica locale considerando come estero tutto quello che sta oltre Coccolia?
«Ritengo proprio di sì. Ci dovrebbe essere un’attenzione più marcata su come favorire le nostre imprese locali a parità di condizioni perché vi è una creazione di ricchezza locale estremamente importante».

E dando un’occhiata al passato come si è comportata l’amministrazione locale?
«Gestire un territorio come questo significa creare quelle collaborazioni e cooperazioni che a volte è difficile trovare nella nomina di un assessore esclusivamente per vicinanza politica. Spesso quando leggo il curriculum di un assessore mi chiedo se l’avrei mai assunto nella mia azienda e il più delle volte mi dico di no. Sarebbe bello che il Comune si dotasse di un “Advisory Board” composto su base volontaristica e gratuita dalle teste più illuminate della città in grado di mettere al servizio del sindaco e della giunta le loro competenze. Un concetto innovativo ma abbastanza comune in diverse città americane».

Sarà capitato che vi abbiano chiesto consigli sui vostri temi…
«Quando si parla di digitale e informatica nel pubblico se fossi un amministratore mi ricorderei delle eccellenze del territorio. Invece non c’è stata una volta in cui siamo stati chiamati per problematiche o consigli riguardanti il nostro campo. Di Itway parlano tutti bene ma nel momento del ragionamento si dimenticano che ci siamo. Ma succede, purtroppo, anche in altri settori economici del territorio. Ma non ci abbattiamo d’animo e spesso, in modo proattivo, proponiamo opportunità per migliorare la nostra città, il nostro territorio».

A proposito di politica, a giugno si vota…
«Nella cosiddetta opposizione non vedo idee molto chiare, vi è molta divisione. In pochi si sono presi la briga di venirsi a confrontare in modo serio con il mondo imprenditoriale. Ovvio che sono di parte però se pensiamo che le aziende associate a Confindustria o alla piccola industria impiegano il 70-75 percento della forza lavoro, facendo sistema anche con le piccole imprese artigiane, dovrebbe interessare cosa ne pensiamo».

Per chi vota?
«Intanto non andrò al mare. Su chi votare in questo momento ci sto riflettendo. Con il mestiere che faccio è anche corretto essere nello stesso verso di chi crea occasioni economiche e di lavoro e permette alle aziende di respirare meglio».

Qualcuno le ha mai chiesto di fare politica o lei ha pensato di farla?
«In passato qualche avvicinamento c’è stato ma in questo momento è importante lo sviluppo del gruppo industriale che guido. Per quell’Advisory Board sarei volentieri disponibile».

A luglio Itway compirà vent’anni. Facciamo un bilancio?
«Ho iniziato un mese prima di compiere 35 anni con un figlio di due, lasciando un posto più che sicuro da direttore generale in Esa Software di Rimini. Un atto di coraggio, ritrovandomi a fare l’imprenditore, un mestiere nuovo, anche se facevo il dirigente d’azienda da quando avevo 27 anni. Oggi siamo un importante gruppo industriale informatico italiano, quotato in Borsa da 15 anni, che si è espanso in 7 Paesi e continuerà ad espandersi e che da lavoro a oltre 300 persone, circa 100 delle quali a Ravenna. Mio figlio, Massimiliano, sta per laurearsi in Economia alla Bocconi. Insomma la mia vita è cambiata parecchio ma lo spirito dell’innovazione, della scienza, della costruzione del benessere sociale e della sfida rimane immutato».

Spacciatrice a 72 anni In casa aveva 6 grammi di coca

La donna, faentina, era già nota alle forze dell’ordine

Già nota alle forze dell’ordine e alle cronache giudiziarie relative al mondo della droga, sabato 21 maggio è stata arrestata a Faenza una 72enne per reato di spaccio di cocaina. Gli agenti dell’Antidroga di Forlì e Ravenna, dopo aver visto durante un appostamento, due clienti uscire dalla casa della donna dopo aver acquistato alcune dosi hanno perquisito l’abitazione trovando altri 6 grammi di stupefacente, il bilancino e 270 euro in contanti. La donna è stata sottoposta ai domiciliari.

Arrestato il rapinatore della sala slot Si dichiara malato di gioco d’azzardo

Si tratta di un 27enne residente a Ravenna e identificato a Punta Marina. In Darsena sono stati ritrovati gli abiti usati per il colpo

Arrestato il rapinatore che aveva fatto il colpo a mano armata da 20mila euro nella sala slot di viale Randi durante il passaggio delle auto delle mille miglia. Si tratta di un uomo di 27 anni originario di Foggia e residente a Ravenna. Gli agenti lo hanno identificato a Punta Marina e lo hanno immediatamente perquisito sul posto rinvenendo all’interno di entrambi i calzini la somma di oltre 1.000 euro in banconote anche di piccolo taglio. È stato durante la perquisizione che ha ammesso di essere l’autore della rapina indicando agli agenti anche il luogo ove aveva nascosto la pistola e gli abiti utilizzati per il colpo, il passamontagna e la pistola giocattolo in metallo per peso e fattezze identica a quelle in dotazione alle forze di polizia: una strada in zona darsena sul retro di un condominio. Il giovane si è dichiarato “malato dal gioco d’azzardo” tanto che i suoi guai giudiziari sarebbero stati originati proprio per soddisfare la sua “ludopatia cronica”. Sottoposto a fermo di polizia giudiziaria è stato ristretto in carcere a Ravenna in attesa della convalida da parte della Autorità Giudiziaria del provvedimento restrittivo.

 

Il candidato De Pascale: «Ci stiamo guadagnando la fiducia dei ravennati»

Il candidato Pd ringrazia le liste in suo appoggio in piazza: «Una campagna elettorale bellissima. Possiamo farcela al primo turno»

Era l’incontro annunciato con tutte le liste a sostegno di Michele De Pascale quello di sabato 21 maggio, in piazza dell’Aquila, la stessa dove dieci anni fa Fabrizio Matteucci festeggiava la sua prima vittoria e a pochi passi da dove il principale sfidante, Massimiliano Alberghini, parlava ai suoi durante un aperitivo.

In realtà, a parte una foto di gruppo con tutti e sette i capolista, a intervenire è stato però solo lui, il candidato sindaco, appunto. Da solo sul palco ha parlato come sempre a braccio cercando di comunicare energia (quella del suo slogan) e voglia di cambiamento. Davanti a una piazza piena per poco più della metà in cui non mancavano i giovani, ma c’erano anche tutti i big del partito, dagli ex Mercatali e Angelini a Matteucci, da Miro Fiammenghi a Errani, De Pascale ha ripercorso tutti i temi cruciali di questa campagna.

Lavoro, sviluppo, porto (ha promesso un piano per i fanghi degli escavi entro l’anno), chimica, turismo, ma anche sociale, cultura e l’idea di far diventare Ravenna città capitale di un progetto di educazione civica nelle scuole, come aveva fatto in occasione dell’apertura della sua campagna elettorale. In particolare, ha ribadito come la città possa assumere un ruolo nazionale in più di un settore. Questa volta però lo ha fatto davanti a alle bandiere e ai candidati delle sette sigle che compongono la sua inedita e molto ampia coalizione composta da Pd, Pri, Ixc, Sinistra per Ravenna, Idv, Ama Ravenna e Ravviva Ravenna.

«Voglio ringraziare questi cittadini che hanno deciso di metterci la faccia per il bene della loro città in un momento così difficile, per le conseguenze della crisi economica, e in un momento in cui la credibilità della politica è forse ai minimi storici. Per questo esigo che siano rispettati, come ho chiesto a tutti loro di mostrare rispetto verso tutti».
De Pascale di nuovo infatti riserva solo poche stoccate agli avversari tutto concentrato sul loro progetto di governo della città. «Dobbiamo tenere unita la comunità e ricordare che dal giorno dopo il voto si deve governare tutti e non solo chi ci ha votato», ha ribadito. «Ce la faremo al primo turno? Credo sia alla nostra portata, credo che tra due settimane avremo un grande segnale di fiducia dai ravennati, e lo avremo perché ce lo stiamo guadagnando. Ma se dovremo correre per un mese invece che per quindici giorni non sarà un problema, perché l’obiettivo è quello di cambiare la città nei prossimi cinque anni».

Del resto, ha anche detto, «questa campagna elettorale mi sta piacendo moltissimo, stiamo incontrando cittadini e aziende, ascoltando problemi e proponendo soluzioni concrete guardando ognuno negli occhi».

 

Civati si scopre «sutteriano»: «Ra in Comune è un esempio»

Il parlamentare di Possibile in città per sostenere la lista di sinistra: «Come siete riusciti a unire tanti partiti e andare oltre le sigle?»

«Non sono mai stato in una corrente, ma oggi ho scoperto di essere sutteriano». Ai giardini pubblici di Ravenna, Pippo Civati di Possibile, l’ex Pd, è venuto  a sostenere la candidatura di Raffaella Sutter insieme al collega parlamentare ravennate Andrea Maestri, anch’egli ex Pd. Davanti a  una platea di oltre centocinquanta persone, ha indicato infatti in Ravenna in Comune un modello e un esempio per la sinistra nazionale. «Come avete fatto a unire otto partiti e fare qualcosa che va oltre le sigle? Non ci sono mai riuscito, voglio venire ad abitare qui…». Della Sutter in particolare Civati dice di aver apprezzato le riflessioni su cosa sia il potere e quale sia la finalità di chi lo gestisce, che deve appunto essere l’estensione dei diritti e anche la descrizione e l’analisi che Sutter fa della società. «Siete persone libere, ve lo dico da un Parlamento dove tutti sembrano invece condizionati». Senza risparmiare attacchi al governo «Perché non si parla mai di povertà? Non fa audience?», ha colto l’occasione per invitare anche a una convinta campagna per il No per il referendum costituzionale di ottobre per evitare che vengano intaccati equilibri profondi.

Con Civati, Maestri e Sutter sul palco anche i candidati che aderiscono a Possibile e che sono in Ra in Comune: Fatou Lo Boru, Alessandro Perini, Antonio Onza, Francesco Alberto Bellini e Gabriella Floro Flores.

Stazione, autobus e 850 posti auto Ecco la Darsena di CambieRà

Presentato anche un progetto per superare il passaggio a livello di via Canale Molinetto e una soluzione per la variante di Fosso Ghiaia

Un progetto innovativo e, ci tengono a sottolineare dal Movimento Civico CambieRà, “fattibile”, realistico nei costi e per le procedure necessarie. La lista civica che sostiene Michela Guerra e raccoglie il lavoro fatto dal meetup di Beppe Grillo ravennate nell’ultimo anno ha presentato il progetto elaborato da tecnici e geomtri attivisti, in particolare Maurizio Minelli, ma a cui hanno collaborato anche Fabio Casadio e Valerio Calistri, e che hanno messo il loro lavoro gratuitamente a disposizione per risolvere il nodo ormai secolare della stazione. È infatti, ci spiegano, dal 1927 che ricorrentemente si parla di spostarla o modificarla. Negli anni le proposte anche di singoli privati si sono moltiplicate e appena qualche giorno fa Ravenna in Comune ha presentato un progetto per trasferirla all’altezza della Rocca Brancaleone. Tutto questo perché la stazione per la città rappresenta una cesura tra centro e darsena oggi più che mai penalizzante per la riqualificazione proprio di quel quartiere. Ecco allora che CambieRà presenta la propria idea: la stazione va demolita e ricostruita in testata Candiano (la cui linea dovrebbe retrocedere di 90 metri) e trovarsi all’interno di un sistema che prevede anche la stazione degli autobus di linea, un parcheggio per le corriere e un parcheggio su due piani da 850 posti. L’attuale sottopasso della stazione prolungato e aperto giorno e notte per fare da collegamento, anche quando la stazione sarà chiusa. Inoltre una viabilità anche quella tramite sottopassaggio che elimini il passaggio a livello di via Candiano anche per le auto. Ciò che secondo Minelli e Calistri rende fattibile in tempi ragionevoli, e con costi stimati attorno ai 108 milioni di euro a cui dovrebbero concorrere Ferrovie, Autorità Portuale, Regione, Comune anche attingendo a fondi europei, sta nel fatto che risponde alle finalità previste dell’attuale Poc, rientra nei confini tracciati dal preaccordo con le Ferrovie dello Stato del 2009 e coinvolge solo aree di pertinenza pubblica e non privati, evitando così lungaggini burocratiche per eventuali espropri. Elemento di suggestione è l’idea di una stazione che ricordi in qualche modo un faro, per ribadire il ritrovato rapporto con l’acqua. Neanche a dirlo, si tratterebbe di un progetto che potrebbe dare lo slancio necessario alla riqualificazione dell’area e a fornire di posti auto anche zone limitrofe come il centro storico, la Rocca, i Giardini pubblici, l’ex Ippodromo. Naturalmente tuta l’area sarebbe attraversata da percorso ciclo-pedonali in sicurezza e fruibile anche dai disabili.

Altro progetto nel cassetto di CambieRà è quello che riguarda la realizzazione del sottopassaggio per superare il passaggio a livello di via Canale Molinetto con due rampe da 90 metri e uno sottopassaggio di circa 100 metri che di fatto non cambierebbe la mobilità. E per cui peraltro vi è già un accordo preliminare con la Regione rispetto ai finanziamenti. Questo progetto (come quello della stazione) è corredato anche da un piano di mobilità alternativa per la durata dei lavori del cantiere (stimati in circa un anno) che coinvolgerebbe temporaneamente il parcheggio delle Antiche Mura senza eccessivi stravolgimento per l’area cittadina interessata.

Infine, dal cilindro CambieRà ha tirato fuori anche un progetto alternativo all’esistente (mai realizzato) per Fosso Ghiaia. Un percorso che sfrutterebbe la E 45 in particolare per il traffico pesante e la realizzazione di un tratto stradale a sud dell’abitato che sarebbe comunque, secondo i tecnici che l’hanno redatto, meno impattante dal punto di vista ambientale e di consumo di terreno agricolo rispetto alla variante originariamente progettata. Anche in questo caso, ci tiene a spiegare Maiolini, si tratta di idee raccolte da cittadini e attivisti che le hanno messe a disposizione, nello spirito nel Movimento. Le buone idee, chiosa infatti, non hanno colore.

Stazione, autobus e 850 posti auto Ecco la Darsena di CambieRà

Presentato anche un progetto per superare il passaggio a livello di via Canale Molinetto e una soluzione per la variante di Fosso Ghiaia

Un progetto innovativo e, ci tengono a sottolineare dal Movimento Civico CambieRà, “fattibile”, realistico nei costi e per le procedure necessarie. La lista civica che sostiene Michela Guerra e raccoglie il lavoro fatto dal meetup di Beppe Grillo ravennate nell’ultimo anno ha presentato il progetto elaborato da tecnici e geomtri attivisti, in particolare Maurizio Minelli, ma a cui hanno collaborato anche Fabio Casadio e Valerio Calistri, e che hanno messo il loro lavoro gratuitamente a disposizione per risolvere il nodo ormai secolare della stazione. È infatti, ci spiegano, dal 1927 che ricorrentemente si parla di spostarla o modificarla. Negli anni le proposte anche di singoli privati si sono moltiplicate e appena qualche giorno fa Ravenna in Comune ha presentato un progetto per trasferirla all’altezza della Rocca Brancaleone. Tutto questo perché la stazione per la città rappresenta una cesura tra centro e darsena oggi più che mai penalizzante per la riqualificazione proprio di quel quartiere. Ecco allora che CambieRà presenta la propria idea: la stazione va demolita e ricostruita in testata Candiano (la cui linea dovrebbe retrocedere di 90 metri) e trovarsi all’interno di un sistema che prevede anche la stazione degli autobus di linea, un parcheggio per le corriere e un parcheggio su due piani da 850 posti. L’attuale sottopasso della stazione prolungato e aperto giorno e notte per fare da collegamento, anche quando la stazione sarà chiusa. Inoltre una viabilità anche quella tramite sottopassaggio che elimini il passaggio a livello di via Candiano anche per le auto. Ciò che secondo Minelli e Calistri rende fattibile in tempi ragionevoli, e con costi stimati attorno ai 108 milioni di euro a cui dovrebbero concorrere Ferrovie, Autorità Portuale, Regione, Comune anche attingendo a fondi europei, sta nel fatto che risponde alle finalità previste dell’attuale Poc, rientra nei confini tracciati dal preaccordo con le Ferrovie dello Stato del 2009 e coinvolge solo aree di pertinenza pubblica e non privati, evitando così lungaggini burocratiche per eventuali espropri. Elemento di suggestione è l’idea di una stazione che ricordi in qualche modo un faro, per ribadire il ritrovato rapporto con l’acqua. Neanche a dirlo, si tratterebbe di un progetto che potrebbe dare lo slancio necessario alla riqualificazione dell’area e a fornire di posti auto anche zone limitrofe come il centro storico, la Rocca, i Giardini pubblici, l’ex Ippodromo. Naturalmente tuta l’area sarebbe attraversata da percorso ciclo-pedonali in sicurezza e fruibile anche dai disabili.

Altro progetto nel cassetto di CambieRà è quello che riguarda la realizzazione del sottopassaggio per superare il passaggio a livello di via Canale Molinetto con due rampe da 90 metri e uno sottopassaggio di circa 100 metri che di fatto non cambierebbe la mobilità. E per cui peraltro vi è già un accordo preliminare con la Regione rispetto ai finanziamenti. Questo progetto (come quello della stazione) è corredato anche da un piano di mobilità alternativa per la durata dei lavori del cantiere (stimati in circa un anno) che coinvolgerebbe temporaneamente il parcheggio delle Antiche Mura senza eccessivi stravolgimento per l’area cittadina interessata.

Infine, dal cilindro CambieRà ha tirato fuori anche un progetto alternativo all’esistente (mai realizzato) per Fosso Ghiaia. Un percorso che sfrutterebbe la E 45 in particolare per il traffico pesante e la realizzazione di un tratto stradale a sud dell’abitato che sarebbe comunque, secondo i tecnici che l’hanno redatto, meno impattante dal punto di vista ambientale e di consumo di terreno agricolo rispetto alla variante originariamente progettata. Anche in questo caso, ci tiene a spiegare Maiolini, si tratta di idee raccolte da cittadini e attivisti che le hanno messe a disposizione, nello spirito nel Movimento. Le buone idee, chiosa infatti, non hanno colore. A questo link un video di presentazione:
https://www.youtube.com/watch?v=twelPRINrKM.

Vandini (M5Stelle) e Rubboli (Fds): «Di Marco cacciato per agevolare Sapir»

L’accusa dei consiglieri: la società presentò richieste di autorizzazioni subito dopo l’addio dell’ex presidente. «Lo stallo colpa di Pd e Pri»

Il Pd di nuovo sotto accusa per l’empasse del porto. Questa volta a lanciare gli strali sono due consiglieri comunali di due forze di opposizione: Diego Rubboli (eletto nelle file Prc e Pdci che ora sostengono Raffaella Sutter di Ravenna in Comune) e Pietro Vandini del Movimento 5 Stelle, come noto sostenitore di Michela Guerra del Movimento Civico CambieRà. Il tema riguarda la nomima del commissario per Autorità Portuale dopo il mancato rinnovo al presidente uscente Galliano di Marco, tema già sollevato dai due gruppi consiliari e anche da un’interrogazione regionale del consigliere di Altra Emilia Romagna.

Secondo i consiglieri, infatti, non sarebbe stato «rispettato il percorso previsto dalla normativa di legge per la nomina di un nuovo Presidente di Ap e, visto la tempistica ristretta, nemmeno sia stata attuata una possibile proroga temporanea al Presidente uscente». Lamentano di non aver ricevuto risposte ufficiali e azzardano un’ipotesi sulle vere ragioni di quella scelta. «Se esaminiamo i fatti successivi alla nomina del nuovo Commissario dell’Autorità Portuale probabilmente si può trovare una risposta» scrivono Rubboli e Vandini che proseguono puntando il dito: «Dopo la nomina del nuovo Commissario dell’Autorità Portuale la Sapir ha presentato al Comune di Ravenna due Pua (Piano Urbanistico Attuativo) relativi alle aree Trattaroli Destra e Logistica 1, facendo così insorgere il sospetto che la presenza del Presidente Di Marco fosse di ostacolo a questo obiettivo».

Tutto questo va contestualizzato nella peculiarità dello scalo ravennate che, precisano i consiglieri «risulta essere l’unica realtà in Italia in cui l’Autorità Portuale ha in proprietà unicamente le  banchine e non aree portuali e retro-portuali che essendo di proprietà di Sapir e di società private, costringono l’Ap a pagare affitti onerosi per le proprie attività come il collocamento di materiale dragato. A questa anomalia si aggiunga il fatto che in alcune di  queste aree sono presenti casse di colmata, di fatto non utilizzabili in quanto complete di materiale di dragaggi precedenti, le cui autorizzazioni sono scadute da tempo e che risultano diventate discariche abusive ed oggetto di indagini della magistratura anche in questo caso è evidente il mancato rispetto delle norme di legge».

Da qui la domande che Vandini e Rubboli si pongono con formula retorica: «questo “sistema Ravenna” con al vertice gli uomini del Pd, quale obiettivo si pone, tutelare gli interessi del Paese e della collettività oppure fare gli interessi della propria casta e di gruppi familiari privati»?
E individuano quelle che secondo loro sono le responsabilità politiche: «Lo stallo del porto di Ravenna non è dunque dovuto al “caso”, ma ha precise responsabilità, quantomeno politiche. Tali responsabilità sono in capo al Partito Democratico e al Partito Repubblicano (guidato dal vicesindaco Mingozzi) e i cittadini, che si apprestano a votare il prossimo 5 giugno, devono sapere che i problemi sono stati  creati proprio dagli stessi che oggi si propongono come gli amministratori che potranno risollevare le sorti di Ravenna».

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