mercoledì
01 Aprile 2026

Uil critica la chat con le recensioni degli imprenditori ai lavoratori: «Faremo lo stesso con le imprese»

Il sindacato Uil di Ravenna critica duramente l’iniziativa, di cui ha dato notizia Ravenna&Dintorni nei giorni scorsi, di alcuni imprenditori locali del turismo e della ristorazione che hanno creato una chat Whatsapp dove recensire chi fa domanda di lavoro con un voto da una a cinque stelline, sul modello dei portali online. Carlo Sama, segretario provinciale Uil, solleva dubbi sulla legittimità dell’iniziativa in tema di privacy e definisce di cattivo gusto la scelta di usare le stelline equiparando i locali alle persone: «Vogliamo seguire questi innovatori della selezione del personale e annunciare che da domani sarà aperta la chat “Imprenditori del settore Turistico e della Ristorazione”».

La chat funzionerà con lo stesso modello di quella che gli imprenditori hanno chiamato “Recensiamo i dipendenti”: «I lavoratori e le lavoratrici del settore – spiega Sama – potranno scambiarsi i nomi delle aziende che garantiscono posti di lavoro dignitosi, stipendi adeguati e applicazione integrale delle leggi e dei contratti nazionali di lavoro».

Ristorazione e turismo sono ambiti lavorativi dove spesso emergono situazioni grigie per la regolarità delle posizioni lavorative: «Daremo voce anche chi vorrà denunciare sfruttamento, lavoro nero o grigio, assunzioni a part time che nascondono rapporti di lavoro a tempo pieno con metà dello stipendio fuori busta e conseguente evasione contributiva, riposi di legge saltati per mesi, straordinari non pagati e condizioni di lavoro e retribuzioni, in molti casi, da terzo mondo».

La Uil di Ravenna, per dare sostegno e attuazione alla campagna nazionale di sensibilizzazione “No ai lavoratori fantasma”, ha formulato un questionario anonimo sul proprio sito ww.uil-ravenna.it per indagare le forme di precariato nel territorio provinciale, tenendo anche conto di come questa condizione incida sulla vita e sul benessere delle lavoratrici e dei lavoratori. «Al termine del sondaggio sarà inoltre possibile lasciare una testimonianza in forma anonima e prendere contatto con i funzionari sindacali per il supporto contrattuale ed, eventualmente, vertenziale».

Nuova fase di lavori sull’Adriatica in vista della demolizione (e ricostruzione) del ponte sul Montone

Al via una nuova fase di interventi dei lavori Anas di ampliamento della strada statale 16 “Adriatica”, nel tratto noto come “Tangenziale di Ravenna”, alle porte della città, procedendo in direzione Ferrara, nel tratto di un chilometro e mezzo compreso tra la rotatoria della Ravegnana fino all’altezza del sottopasso di via Quaroni.

In questi giorni inizieranno le attività preparatorie alla demolizione e successiva ricostruzione dell’impalcato del ponte sul fiume Montone e i lavori per l’allargamento della sede stradale in corrispondenza dell’opera di scavalco, che al termine dei lavori sarà più ampia di 6 metri rispetto alla configurazione attuale.

Da oggi, lunedì 16 giugno, in direzione Ferrara, si transiterà sulla sola corsia di sorpasso dal km 152,700 al km 152,250 mentre dal km 152,250 al km 151,850 sarà istituito il doppio senso di circolazione in carreggiata opposta (direzione Rimini).

Per poter garantire, lungo il tratto, un adeguato livello di sicurezza dal km 147,100 al km 154,500 della statale 16 è stato disposto, nella fascia oraria 7-21, il divieto di transito ai mezzi pesanti con massa superiore alle 44 tonnellate. Il divieto non si applica ai mezzi di emergenza e soccorso o a quelli adibiti al trasporto di persone.

L’intervento, che riguarda il secondo stralcio funzionale di complessivi 600 metri circa, per un importo dei lavori di circa 10 milioni di euro, rientra nel più ampio progetto di riqualificazione della SS 16 “Tangenziale di Ravenna” che prevede l’allargamento della sezione stradale ed installazione dello spartitraffico centrale.

Il 118 cambia per l’estate: un’ambulanza senza infermieri dedicata ai codici verdi

Il servizio del 118 dell’Ausl in Romagna dall’inizio di giugno è fatto anche con ambulanze senza infermieri. È una novità per il territorio. Vengono chiamate mezzi di soccorso di base: l’equipaggio è formato da due soccorritori, figure con competenze e formazione inferiori rispetto al personale sanitario. Sono 4 su 54 totali (una assegnata a ognuno dei quattro comuni capoluogo Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini) e dalla centrale operativa possono ricevere solo missioni su codici bianchi o verdi, gli interventi di minor gravità per cui è sufficiente la formazione di cui è dotato l’equipaggio.
La decisione è stata presa dall’azienda sanitaria per riuscire a garantire il consueto potenziamento del servizio per l’estate – stagione in cui la Romagna deve fronteggiare il movimento turistico – pur a fronte delle carenze di personale per le ferie e in un periodo storico in cui non si trovano infermieri sul mercato del lavoro.

Il direttore del 118, Maurizio Menarini, spiega i dettagli: «L’assetto del 118 in Romagna nei mesi invernali per il turno diurno prevede 45 ambulanze a leadership infermieristica, con personale assunto dipendente dell’Ausl. Nel periodo estivo, giugno-settembre, si aggiungono nove ambulanze con infermiere fornite da enti privati esterni accreditati, per arrivare a 54 totali. Nel 2024 è stato così, ma quest’anno non era possibile mantenere lo stesso assetto per mancanza di personale Ausl». L’assetto 2025 sarà ancora di 54 mezzi, ma non con lo stesso profilo dell’anno scorso: «Ci sono le nove ambulanze aggiuntive con infermiere da privati, ma le 45 dell’Ausl saranno solo 41. Le quattro mancanti verranno sostituite con i mezzi di base con soccorritori forniti da enti esterni accreditati che hanno risposto alla domanda dell’Ausl».

L’Ausl, in una nota inviata alla stampa, fa leva sul fatto che in Romagna il sistema di soccorso pre-ospedaliero presenta da sempre una percentuale di proprio personale dipendente di gran lunga superiore a quello delle altre realtà regionali e un numero di mezzi di soccorso a leadership infermieristica che fino a oggi ha rappresentato la totalità delle ambulanze sul territorio. «Non è così in Emilia – aggiunge Menarini – e tra le altre regioni d’Italia l’unica che ha uno scenario con il personale internalizzato è solo il Lazio. In Lombardia è quasi tutto esternalizzato con mezzi guidati da soccorritori con l’appoggio dei medici della sanità pubblica».

Dati Codici 3.001
Numero dei pazienti soccorsi dal 118 in Romagna dal 2014 a maggio 2025. In rosso i numeri dei cosiddetti codici 3 sul totale, cioè i pazienti con la diagnosi più grave (fonte Ausl)

Il cittadino legge che quattro ambulanze passano da infermieri e semplici soccorritori e ci vede un peggioramento del servizio per la collettività. Menarini replica facendo leva sui numeri: «Nella metà dei soccorsi richiesti al 118 non è necessario un intervento assistenziale sanitario, ma viene richiesto un trasporto del paziente al pronto soccorso per condizioni che non hanno immediate necessità di trattamenti salva vita. Sono interventi per cui la competenza di un infermiere è addirittura superflua. Avere un’ambulanza che può svolgere solo i codici verdi fa sì che quelle con infermieri possano concentrarsi solo su gialli e rossi. E qualora le necessità richiedessero di inviare l’ambulanza con soccorritori su un codice rosso viene sempre affiancata dall’auto con il medico (in provincia sono due, ndr) che oggi in media fa quattro interventi nell’arco delle 24 ore».

La ragione del cambiamento è connessa alla difficoltà di reperire personale: «Non ci sono infermieri e non ci saranno per diversi anni. Basta pensare che i posti nei corsi di laurea in regione non sono stati occupati tutti». L’auspicio di Menarini è che la situazione di crisi sviluppi una revisione del servizio: «Abbiamo a che fare con un mondo in evoluzione. Alla nascita del 118 trent’anni fa le ambulanze uscivano solo su casi gravi, oggi invece avviene tutt’altro. E allora forse è il momento di cambiare anche la distribuzione del personale. Il cittadino legge “equipaggio composto da soccorritori e non infermieri” e pensa di avere a che fare con gente improvvisata, ma non è così, sono persone formate. Finora siamo stati abituati a ragionare con le categorie di mezzo di soccorso avanzato o mezzo di soccorso di base, io comincerei a parlare di mezzo di soccorso appropriato».

La scelta dell’Ausl è stata criticata dai sindacati. Il 4 giugno scorso si è tenuto un incontro tra rappresentanti dei lavoratori e direzione aziendale. Cgil, in una nota alla stampa successiva all’incontro, parla di «scarsa trasparenza del progetto e di manifesta inconsistenza degli elementi che l’Ausl pone a base del percorso». E si chiede se si tratti davvero di una criticità oggettiva di reperire personale o di una precisa volontà aziendale di ridurre progressivamente la presenza infermieristica a bordo delle ambulanze. Fp-Cgil ricorda che ci sono oltre 170 infermieri in graduatoria per assunzioni a tempo indeterminato: «Gli infermieri ci sarebbero, a meno che la proposta di assunzione della Ausl non sia per un tempo determinato valido solo per il periodo estivo che nessun infermiere oggi accetterebbe».

La risposta del direttore del 118 entra nel merito: «È una graduatoria di infermieri per tutta l’Ausl e quindi non tutti sono formati per la medicina di urgenza. Ma soprattutto oggi non ci sono infermieri senza lavoro: chi è in graduatoria per l’Ausl sta lavorando da altre parti e non sempre vuole trasferirsi».Andrea Alberizia

Attacchi razzisti sui social all’assessora Alif, il Pd la difende: «Vogliamo una città inclusiva»

Dopo la nomina come assessora nella giunta comunale di Ravenna, Hiba Alif ha ricevuto attacchi e insulti sui social, spesso con toni discriminatori e razzisti con riferimenti alle sue origini (la studentessa che si era candidata con Avs è nata a Ravenna nel 2004 da genitori marocchini). Il Partito democratico esprime solidarietà per la neo assessora.

Il segretario comunale Lorenzo Margotti ritiene «inaccettabile che una giovane donna impegnata nella vita pubblica venga bersagliata non per il merito delle sue idee o delle sue scelte politiche, ma per la sua giovane età o, peggio ancora, per le sue origini o per il suo nome». Negli insulti arrivati via social Margotti vede un attacco anche a ciò che rappresenta: «Una città inclusiva, aperta, dove il contributo di ogni cittadino e cittadina, a prescindere dalla provenienza, è una ricchezza da valorizzare».

Per il segretario dem le parole d’odio e i toni razzisti che sono comparsi in queste ore rappresentano un retaggio inaccettabile: «Le critiche sono sempre legittime, ma devono rimanere nel perimetro del rispetto e della civiltà. Offese personali e discriminazioni non possono e non devono trovare spazio, né nella nostra comunità né nella discussione pubblica. A Hiba va il nostro incoraggiamento e il nostro sostegno per il suo nuovo incarico, con l’auspicio che il suo impegno possa essere un esempio positivo per tante e tanti giovani che vogliono mettere le proprie energie al servizio della collettività. Continueremo a lavorare per costruire una società più giusta, equa e accogliente, dove ognuno possa sentirsi parte attiva e rispettata».

Il 20enne cervese Matteo Galassi ha vinto la medaglia d’argento agli Europei di scherma

Secondo posto per il cervese Matteo Galassi nella gara di spada individuale maschile agli Europei di scherma, in corso a Genova. L’azzurro – che in semifinale aveva avuto la meglio del connazionale Andrea Santarelli (bronzo) – si è arreso in finale all’ucraino Roman Svichkar con il punteggio di 15-11.

In questa stagione Galassi aveva già conquistato una medaglia d’argento ai Mondiali Under 20

Da numero 1 dopo la fase a gironi, la cavalcata di Galassi nel tabellone di eliminazione diretta è iniziata con il successo al minuto supplementare sul lussemburghese Giannotte (15-14). La prova del “classe 2005” di Cervia è poi proseguita con il successo sul portoghese Frazao (15-13). L’azzurro vicecampione del Mondo della categoria Giovani di Wuxi 2025 negli ottavi di finale si è imposto sul ceco Cupr 15-12. La certezza della medaglia il portacolori del Centro Sportivo Carabinieri se l’è guadagnata grazie al 15-9 allo svizzero Hauri. Poi, in semifinale, il derby italiano vinto 15-0 sul compagno di squadra Santarelli, che vale la finale per l’oro, dove cede però all’ucraino Svichkar 15-11. Ma è un argento europeo di peso per l’azzurro ventenne.

Traghetto in manovra fa cadere la torre faro nella rotonda di Marina di Ravenna

In fase di manovra, il traghetto che collega Marina di Ravenna con Porto Corsini ha colpito e fatto crollare a terra una delle torri faro lungo la banchina di Marina, in mezzo alla rotonda di via Molo Dalmazia.

Fortunatamente, la torre, cadendo, non ha colpito nessuno, né causato altri danni, nonostante la zona fosse piuttosto affollata. L’incidente, infatti, è avvenuto poco prima delle 21 di domenica sera, 15 giugno.

Sul posto per i rilievi e per mettere in sicurezza l’area, una pattuglia della polizia locale. Il servizio non ha subìto interruzioni.

«Il bellicismo, ancor prima di essere immorale, è demenziale»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento di Marina Mannucci, attivista per il clima e i diritti umani, in vista della manifetazione contro guerra e riarmo in programma a Roma.

Sabato 21 giugno, alle ore 14, a Roma si svolgerà la Manifestazione nazionale contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo, promossa dalle oltre 300 reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno sottoscritto l’appello della Campagna europea #StopRearmEurope (https://stoprearm.org/) che, a oggi, conta tra le proprie adesioni circa mille sigle in 18 paesi e che vede come promotori italiani Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia. La manifestazione rientra nella settimana di mobilitazione europea, che si terrà dal 21 al 29 giugno in occasione del vertice della Nato a L’Aja, che proprio in quei giorni deciderà i dettagli del gigantesco piano di riarmo deciso dall’Unione Europea, e vedrà la convergenza di tante identità, tutte impegnate contro la guerra, per la pace, per la giustizia sociale e climatica, i diritti e la democrazia nel nostro paese.

A Ravenna La Via Maestra – Insieme per la pace, grazie anche alla collaborazione della Casa delle Donne, organizza pullman che partiranno per Roma (è prevista una quota di partecipazione); alcune persone hanno lasciato biglietti sospesi (iniziativa di solidarietà che permette di acquistare un biglietto e di donarlo a chi non può permetterselo) per contribuire a far fronte al costo del trasporto in modo significativo; pochissimi i posti rimasti liberi. È prevista una sosta a Faenza per far salire un gruppo di partecipanti. Per info e partecipazione potete scrivere a ravenna@arci.it o via whatsapp al 334 7709361. All’iniziativa ha aderito anche Il Coordinamento Ravennate per il Clima Fuori dal Fossile e Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna per portare all’interno della manifestazione una riconoscibile presenza ambientalista.

L’economia di guerra, dirottando grandi risorse – finanziarie, materiali, morali – verso la produzione e l’uso delle armi è in netto contrasto col benessere ambientale, sociale ed economico a medio e lungo termine. Per produrre armi sono necessarie grandi quantità di materie prime – combustibili fossili, metalli, elementi rari – la cui sfrenata estrazione contamina gli ecosistemi. Le esercitazioni militari e, ancor più le guerre, sono azioni altamente energivore che, disboscando e inquinando atmosfera e suolo, distruggono gli habitat e hanno conseguenze devastanti sulle risorse naturali, sulla salute, il sostentamento e la sicurezza delle persone. L’impatto ambientale provocato da armamenti e guerre è una questione complessa e urgente che richiede un’attenzione globale (anche da parte della società civile che lavora per la Pace e il Disarmo) come primo passo per mitigare i danni, promuovere il risanamento ambientale e prevenire conflitti futuri. La ricerca/rapporto Soaring global military spending threatens global climate action (https://ceobs.org/how-increasing-global-military-expenditure-threatens-sdg-13-on-climate-action/) del CEOBS Conflict and Environment Observatory (Osservatorio sull’ambiente e i conflitti) in collaborazione con l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari del Disarmo pubblicata in esclusiva, nel mese di maggio, dal quotidiano britannico Guardian (https://www.theguardian.com/environment/2025/may/29/nato-military-spending-could-increase-emissions-study-finds), ha lanciato l’allarme sull’impatto ambientale delle spese militari record di 2.460 miliardi di dollari nel 2023. Lo studio denuncia anche un pericoloso scollamento tra sicurezza a breve termine e crisi climatica a lungo termine. Per quanto riguarda l’Europa, una stima probabilmente conservativa indica con quasi 25 milioni di tonnellate di CO2 l’impronta di carbonio del settore militare europeo (considerando sia gli eserciti nazionali che le industrie tecnologico-militari), pari alle emissioni annuali di 14 milioni di automobili (il sito militaryemissions.org affronta l’impresa ardua di mappare i dati sulle spese e le emissioni militari nazionali). Un ulteriore problema è che l’aumento delle spese militari sta intaccando la fiducia necessaria per il multilateralismo; alla COP29, paesi del Sud globale come Cuba hanno sottolineato l’ipocrisia degli Stati disposti a spendere sempre di più per i loro eserciti, ma che offrono impegni di finanziamento climatico del tutto inaccettabili e troppo bassi. Tra le raccomandazioni chiave proposte dal CEOBS c’è la richiesta di maggiore trasparenza nella contabilità delle emissioni militari (comprendendo tutta la filiera), la revisione delle linee guida IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici) per facilitare il reporting all’UNFCCC United Nations Framework Convention on Climate Change (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), l’adozione di piani seri di tagli netti alle emissioni militari, e la comunicazione chiara verso i cittadine/i di come queste spese rallentino consapevolmente il raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi. Il rapporto evidenzia anche come i cambiamenti climatici alimentino indirettamente nuovi focolai di guerra e, come dichiarato da Ellie Kinney, ricercatrice e coautrice dello studio: «c’è una seria preoccupazione per il modo in cui stiamo dando priorità alla sicurezza a breve termine sacrificando quella a lungo termine».

«Questa cattedrale con i suoi ottocento anni potrebbe ridursi in polvere la prossima notte… questa città traboccante di vita crollare in quarto d’ora»
Elias Canetti, La rapidità dello spirito. Appunti da Hampstead, 1954-1971

 

La guerra, forma strutturale di violenza, utilizzata come strumento che definisce equilibri, per tutte le sue manifestazioni che siano militari, commerciali, finanziarie, comunicative, culturali, etniche, regionali, locali ecc., occupa sempre più la scena mondiale ed è oggetto di indagini condotte in ambito geopolitico, economico, tecnologico, sociologico, psicologico, ambientale, eccetera. Malgrado sia palese l’inefficacia delle scelte armate e militari per regolare la convivenza umana, chi trae vantaggi dalle guerre e dal riarmo non può che continuare a giustificarla, ritenerla ineludibile e disconoscere/denigrare qualsiasi pensiero o proposta per la pace e la non violenza. Promuovere la pace è un’indispensabile assunzione di responsabilità che ha bisogno di impegno, di fatica e di tempo per contrastare la sterilizzazione dei cervelli promossa dalla sempre più pervasiva banalità della guerra. Appuntamento a tutti/e sabato 21 giugno, alle ore 14 a Roma per la manifestazione nazionale contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo.

Chiudo con l’intervento di Michela Murgia (scrittrice, drammaturga, conduttrice televisiva, opinionista) del giugno del 2023 in merito al tema della militarizzazione: «Io Sono anti-militarista, ma non vuol dire che odio i militari. Vuol dire che sono cittadina di uno Stato che nella sua Costituzione ripudia esplicitamente la guerra. Trovo privo di logica celebrare la nascita della democrazia facendo mostra dell’apparato bellico, perché è la stessa cosa che fanno le dittature. Le forze armate ce l’hanno già la loro festa: è il 4 novembre. Il 2 giugno è invece la festa di tutti i cittadini e tutte le cittadine, e sarebbe bello se un Paese facesse sfilare le migliori espressioni della sua vita democratica. Io ho un sogno: immaginate i vostri figli che un giorno ai Fori Imperiali vi chiedano: Mamma, chi sono quelli che aprono la parata? E voi potreste rispondere: Sono gli artisti e le artiste di questo Paese, che ci ricordano che cercare la bellezza è quello che ci rende umani anche nell’orrore più grande. Sono i dottori, i medici e le mediche che ci salvano tutti i giorni dalle malattie e che ci hanno salvato dalla pandemia, morendo e sfinendosi perché noi potessimo guarire, o non ammalarci. Sono il corpo insegnanti, grazie al quale se studi sarai in grado di diventare quello che vuoi. Sono i 100 più onesti contribuenti, che rendono possibile mantenere i servizi dello Stato sociale. Sono giornalisti e giornaliste, persone che garantiscono l’informazione libera di questo Paese. Dove la democrazia non c’è, queste persone con la penna in mano non potrebbero neanche fare quel lavoro. Immaginate che lezione di civiltà ne verrebbe fuori. Certo, è difficile convincere chi fa arte a sfilare, se le scelte dei governi in questi anni hanno precarizzato il settore fino a trasformare gli artisti e le artiste in degli accattoni di Stato. Complicato anche far sfilare il personale medico, dopo che da anni tagli i finanziamenti al sistema sanitario. Credo sia difficile chiedere anche ai docenti meno pagati d’Europa di passarti, orgogliosi, sotto al palco. Anche chiederlo ai giornalisti e alle giornaliste è diventato complicato: specialmente se come politico pratichi la querela intimidatoria contro chiunque ti critichi, come sta succedendo sempre di più. Impossibile poi onorare i contribuenti onesti, se li hai fatti sentire dei cretini chiamando le tasse “pizzo di Stato”. Le forze armate invece no, possono sfilare fiere: non solo i finanziamenti al comparto bellico sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni, ma il governo attuale sta stornando i fondi del Pnrr destinati a ben altro per finanziare armi e eserciti. E per evitare di essere disturbato si è tolto di mezzo anche il controllo della Corte dei Conti. Questo. Basta questo perché le persone come me preferiscano andare al mare, a rileggersi Don Milani, anziché ai fori imperiali a vedere il passo cadenzato degli stivali da guerra».

Marina Mannucci

La spiaggia di Punta Marina attrezzata per i disabili gravi arriva fino all’Onu

Debora Donati è intervenuta alla 17esima Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (Cosp17), che si è svolta nei giorni scorsi al Palazzo di Vetro dell’Onu, a New York.

La partecipazione è stata resa possibile grazie all’impegno del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha fortemente voluto la presenza della società civile italiana a questo appuntamento internazionale di grande rilievo.

Donati, fondatrice dell’associazione “Insieme a Te” e ideatrice della Spiaggia dei Valori di Punta Marina, ha portato all’attenzione della comunità internazionale un modello di inclusione innovativo, concreto e riconosciuto a livello nazionale per il suo forte impatto sociale e umano. Nel suo intervento, dal titolo: “Luoghi dell’anima: l’inclusione reale parte dallo spazio condiviso” ha raccontato la nascita e lo sviluppo della Spiaggia dei Valori, un luogo unico in Italia dove persone con disabilità gravissima e le loro famiglie possono vivere il mare, la relazione e il tempo libero in modo pieno, dignitoso e sereno. Un esempio di accessibilità reale che mette al centro la persona, la relazione e la qualità della vita.

Donati è stata recentemente insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (il 2 giugno) per il suo impegno costante e la sua visione inclusiva, diventata punto di riferimento per molte famiglie e istituzioni. «All’Onu ho portato storie autentiche, che parlano di vita, speranza e diritti. Credo profondamente che l’inclusione passi attraverso luoghi che sanno accogliere e relazioni che sanno ascoltare», ha dichiarato.

Quando l’orto diventa una terapia: «Migliora il benessere psicofisico degli anziani»

Grazie alla coltivazione di 12 vasche con piante aromatiche e verdure selezionate, con il supporto dei tecnici del Consorzio Agrario di Faenza, gli anziani ospiti della Residenza Sant’Umiltà di Faenza hanno intrapreso un percorso che unisce attività pratica e stimolazione sensoriale.

Si tratta del progetto “Radici Vive”, presentato alla stampa nei giorni scorsi, un’iniziativa innovativa di orti terapeutici che mira a migliorare il benessere di 30 ospiti diurni e stabili della struttura. Il progetto è nato dalla collaborazione tra il Rotary Club Faenza, la Residenza S. Umiltà, il Consorzio Blu, l’Associazione Alzheimer Italia di Faenza e il Consorzio Agrario di Faenza,.

La cura dell’orto li aiuta a mantenere e rafforzare le capacità motorie attraverso movimenti precisi e coordinati, mentre la varietà di colori, profumi e consistenze delle piante stimola la percezione sensoriale, favorendo il benessere cognitivo ed emotivo.

«Studi scientifici – commentano dalla residenza – dimostrano che l’ortoterapia favorisce la neuroplasticità, contribuendo a rallentare il declino cognitivo e migliorare il benessere psicofisico degli anziani. Il contatto con la natura, la manualità e la stimolazione olfattiva e visiva delle piante aiutano a preservare le capacità cognitive e motorie, offrendo un’esperienza terapeutica completa».

Il progetto “Radici Vive” rappresenta una naturale evoluzione del service “Coltiviamo il Futuro”, conclusosi pochi giorni fa e incentrato sulla promozione degli orti terapeutici negli istituti primari. Se con “Coltiviamo il Futuro” il Rotary ha coinvolto i più piccoli, educandoli alla cura della terra e stimolando il loro apprendimento attraverso il contatto con la natura, con “Radici Vive” si estende ora questo stesso principio agli anziani, un’altra categoria particolarmente vulnerabile.

Una mostra quasi commovente che intreccia la storia delle donne con quella del volo

La mostra di Lugo dal titolo programmatico Le figlie di Icaro – realizzata da Mauro Antonellini e Giulia Garuffi in collaborazione col Comune, il Museo Francesco Baracca, la squadriglia del Grifo e la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – è quasi commovente. Ed è la dimostrazione di come si possa fare una esposizione con budget controllato – tramite un allestimento di semplici pannelli fotografici accompagnati dalle biografie delle prime aviatrici del mondo – e a grande successo.

La mostra intercetta infatti un bisogno di conoscere la storia delle donne e quella del volo. E risponde anche a desideri precisi che superano la visione mainstream delle capacità femminili tradizionali favorendo la proiezione in donne che hanno sfidato convenzioni e stereotipi per affermare le proprie passioni. Per cui – ancor meglio di Icaro che sfidando i limiti imposti agli umani peccò di hybris facendo una bruttissima fine – queste figlie di Iris, la dea messaggera alata, o dell’altrettanto potente Nike, divinità della vittoria nei cieli, formano una costellazione indimenticabile.

Sono più di 50 biografie molto interessanti per cui la selezione verrà fatta con criteri rabdomantici, interrogando un po’ le biografie, un po’ le bellissime immagini che mostrano queste pioniere in divisa al timone dell’aereo, mentre mettono mano ai motori dei mezzi precari su cui volano, col casco in testa, la tuta imbottita o la divisa della propria pattuglia, i giubbotti antivento, occhialoni e berretti per non congelare durante il volo in velivoli ancora privi di carlinga chiusa.

Figlie Icaro Mostra
Raymonde De Laroche

La prima non può che essere la parigina Elise Deroche – meglio conosciuta come Raymonde de Laroche – una donna affascinante, appassionata fin da giovane di automobili e motociclette, che intraprende con successo la carriera di attrice teatrale. Nel 1908 assiste ai voli di Wright su Parigi e ne rimane talmente colpita da decidere di prendere lezioni di volo. Nel 1910, a Eliopoli in Egitto, ottiene il brevetto da pilota, il primo ottenuto da una donna e il 36° rilasciato dalla Federazione aereonautica mondiale, praticamente a distanza da soli sette anni dal primo volo dei fratelli Wright negli Stati Uniti. Nonostante Deroche nel 1913 batta il record di durata in volo e di distanza a circuito chiuso – aggiudicandosi la coppa Femina, istituita tre anni prima – allo scoppio della I guerra mondiale le viene proibito, come a tutte le donne pilota, di volare in azioni di guerra. Ancora in volo, nel 1919 termina la sua vita in fase di un atterraggio, la più pericolosa assieme al decollo, sia oggi che specie allora, sui fragili antenati degli attuali aerei da diporto.

Le prime pilote appartengono alle generazioni che vivono il periodo della Belle Époque quando le donne si aggiudicano una prima visibilità pubblica approdando ad attività fino allora impensabili per il mondo femminile. Non a caso si diffondono riviste riservate alle donne che le sostengono per nuovi ruoli: fra queste apre il nuovo secolo il periodico francese Femina che dopo aver evidenziato le donne in vari sport, nel 1910 lega il proprio nome al premio riservato alle aviatrici internazionali per gare annuali di distanza di volo.

Tornando alle protagoniste dei cieli, colpisce la foto della statunitense Blanche Scott che vola con calosce che sembrano articoli ortopedici sopra scarpette col tacco. Assieme a una grande passione per ciclismo, motociclismo e automobili, nel 1910 Scott è la prima a volare in una manifestazione aerea pubblica, priorità a cui si aggiunge l’entrata in una pattuglia acrobatica – celebri i suoi passaggi a volo radente, passaggi sotto i ponti e il “tuffo della morte”, fatto in picchiata da 1.200 metri – e la prima attività a contratto nel 1912 come collaudatrice di velivoli. Inutile ricordare la mancata evidenza del binomio donne e motori.

Dopo di lei, incantano le mani inanellate strette attorno alla cloche della belga Hélène Dutrieu che, dopo varie esibizioni in gare automobilistiche, consegue il brevetto d’aviazione appena un mese dopo la prima collega. Nel 1910 vola trasportando passeggeri, vince su tutti alla Coppa del Re di Firenze nel 1911 e risulta la prima al mondo a guidare un idrovolante.

Seguono varie biografie e foto di donne che partecipano a pattuglie acrobatiche, attraversano la Manica e poi oceani in solitaria, ottengono record per altezza, velocità o durata di volo, vincono gare internazionali e dirigono compagnie di aviazione, aprono scuole di volo riservate alle donne o apportano modifiche ai prototipi di aerei che fanno costruire in proprio. Eccezionali anche quando scompaiono in mare come l’ormai mitica Amelia Earhart durante la trasvolata del mondo; anche quando partecipano alla guerra come la sovietica Marina Raskova che seleziona mille pilote volontarie e altre donne come meccaniche e ausiliarie in modo da costituire il 122° gruppo aereo tutto al femminile, di cui Marina diviene comandante. Famose per il bombardamento notturno, le “streghe della notte” – come vennero definite con ammirazione dai comandi tedeschi – furono una vera spina nel fianco a bordo di piccoli biplani costruiti in legno e tela, i famosi “aerei da granturco” utilizzati in agricoltura prima della guerra e durante le 24.000 missioni che il gruppo portò a termine.

Aloisa Matteucci
Aloisa Matteucci

Un ricordo va in chiusura alle italiane che hanno costituito un esempio per le nuove generazioni come consapevolmente scriveva Rosina Ferrario, prima italiana a conseguire nel 1913 il brevetto di volo. Di casa nostra è Aloisa Guarini Matteucci, nata a Forlì nel 1906, che prende il brevetto nell’aereoclub Ridolfi nel 1937, appena un anno dopo l’apertura della scuola di volo. La chiusura è invece dedicata alle contemporanee: a Fiorenza De Bernardi – prima donna in Europa a pilotare dal 1967 in una compagnia civile aerea, prima comandante di flotta in Italia e fondatrice dell’Associazione Donne dell’Aria che promuove la presenza femminile nell’aereonautica – e alla grande, ammiratissima Samantha Cristoforetti. Trentina del 1977, ingegnere aereospaziale, ha viaggiato 200 giorni in missione nello spazio fra 2014-15 ed è diventata la prima donna europea comandante della Stazione Spaziale Internazionale. Semper ad astra, carissima.

“Le figlie di Icaro” – Lugo, Palazzo Cassa di Risparmio e Fondazione del Monte, Piazza Baracca 24
Ffino al 22 giugno – orari: GI-VE 15.30-18.30; SA-DO 10-12 e 15.30-18.30
Ingresso gratuito – per info e visite guidate: Museo Francesco Baracca 0545-299105

Ribellarsi senza mettersi in mostra. “Del coraggio silenzioso” di Marco Baliani

Doveva essere un reading allestito per una sola occasione; è diventato uno spettacolo che gira dal 2016 e cambia ogni volta il suo tappeto sonoro. Del coraggio silenzioso di Marco Baliani sarà in scena il 16 giugno alle 21 al Teatro Alighieri, con un nuovo accompagnamento musicale scritto apposta per il Ravenna Festival.

Marco Baliani, che cosa significa “coraggio silenzioso”?
«È la forma di coraggio di chi non aspira a essere riconosciuto come un eroe. È il gesto di un essere umano che sente l’obbligo di aiutare il prossimo, senza pretendere di avere spettatori né provare il bisogno di essere elogiato. È una forma di dignità etica. Il coraggio silenzioso non presuppone una tempra guerriera e non si aspetta ricompense o esaltazioni; bensì agisce in modo sommesso e spontaneo, per pura necessità».

Perché ha deciso di parlarne?
«Nel 2016 il Comune di Bergamo mi ha chiesto di lavorare sulla parola “coraggio”, nell’ambito delle celebrazioni per il suo patrono. Ogni anno la città assegna una parola diversa a un artista, chiedendogli di declinarla a modo suo, e quella volta è stata commissionata a me. Il coraggio inteso come atto eroico non mi interessava, perciò ho preferito accostargli l’aggettivo “silenzioso”. Ho scritto un testo che è diventato un reading, accompagnato dalle note per violino scritte dal compositore Mauro Montalbetti. Doveva essere un evento unico, invece mi è stato chiesto di replicarlo in altri contesti. Quindi ho iniziato a portarlo in giro, sempre con musicisti diversi che trovavo sul posto, e a cui chiedevo di improvvisare sulla base delle ispirazioni provenienti dal testo».

Quale musica la accompagnerà al Ravenna Festival?
«Per questa replica ci sarà un ritorno alle origini, con le musiche di un altro compositore, Mirto Baliani, eseguite dal vivo da un ensemble di artisti molto diversi tra loro: Cristiano Arcelli al sax e clarinetto basso, Giacomo Gaudenzi al violoncello, Francesco Tedde alla chitarra e modulari; oltre allo stesso Mirto che si occuperà di harmonium e campionatori. Non si tratterà di musica di accompagnamento, come nelle altre repliche, bensì di una drammaturgia sonora pensata appositamente per lo spettacolo».

Di cosa parla il suo testo?
«Si tratta di cinque racconti su altrettanti esempi di coraggio silenzioso, più o meno noti. Rosa Parks, la donna nera che rifiutò di cedere il posto a un bianco sul bus; Palden Gyatso, il monaco tibetano che testimoniò all’Onu le torture e i massacri compiuti dalla Cina in Tibet; Zenzeri Abdelbasset, un pescatore tunisino che ha salvato alcuni migranti in mare; Khaled al-Asaad, il direttore del sito archeologico di Palmira che si è opposto all’Isis mentre distruggeva i monumenti storici; e Ilse Weber, poetessa e insegnante uccisa ad Auschwitz. Ogni racconto ha un linguaggio diverso, dal monologo al dialogo, dall’epica al reportage giornalistico».

Perché è importante, oggi, parlare di coraggio silenzioso?
«Spero sempre che questi racconti siano come semi che volano nel vento, pronti a diventare piante. Oggi l’idea di ribellarsi è associata alle raccolte firme online, ai post sui social, al clamore del gesto più che al gesto stesso. Tutto ciò è comprensibile, ma trovo molto più interessante l’esempio di chi riesce a portare avanti una battaglia da solo e senza mettersi in mostra. Con i miei cinque racconti, cerco di trasmettere questa idea. Che è poi la stessa di Albert Camus quando, ne Il mito di Sisifo, parla della ribellione come gesto per sfidare il mondo e se stessi, correndo il rischio senza ambire al potenziale ritorno che si potrebbe ottenere».

Con questo e gli altri suoi spettacoli, è sempre impegnato a raccontare le ingiustizie e le storie di chi sta ai margini. Cosa desidera trasmettere al pubblico col suo teatro?
«L’inquietudine. Penso che sia il migliore sentimento che il teatro possa lasciare. Cerco sempre di generare riflessioni, pensieri, critiche e forme di spavento; anche quando racconto una fiaba popolare. Lo spettatore non dovrebbe mai andarsene via soddisfatto e nemmeno dovrebbe sentirsi in pace con se stesso, solo perché è andato a vedere uno spettacolo che lo fa sentire dalla parte dei buoni. Questo non ci assolve affatto. È una modalità di indignazione che non serve a nulla».

Un gol del cervese Cesare Casadei manda l’Italia ai quarti di finale degli Europei Under 21

Un gol del cervese Cesare Casadei nel primo tempo basta all’Italia Under 21 per vincere (soffrendo) contro la Slovacchia e guadagnare matematicamente i quarti di finale dei campionati europei di calcio, in corso di svolgimento proprio in Slovacchia.

In campo per quasi tutta la partita anche il ravennate Matteo Prati.

Martedì è in programma l’ultima gara della fase a gruppi contro la Spagna che metterà in palio il primo posto (l’Italia aveva vinto anche al debutto, 1-0 contro la Romania). Il prossimo weekend i quarti di finale, con l’Italia che se la vedrà probabilmente con una tra Germania e Inghilterra.

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