lunedì
15 Giugno 2026

La biblioteca di Morigia, la mostra sull’architetto della tomba di Dante

Alla Classense fino a gennaio

Per rendere omaggio a Dante Alighieri nel 750° anniversario della sua nascita, la Biblioteca Classense e l’Opera di Dante hanno organizzato un’esposizione biografica d’eccezione: “La biblioteca dell’architetto Camillo Morigia. I libri, le incisioni, i disegni all’origine del progetto architettonico del sepolcro dantesco”. La mostra, curata da Claudia Giuliani, Donatino Domini e Alberto Giorgio Cassani, inaugura sabato 12 settembre, alle ore 17.30, alla Sala Muratori della Biblioteca Classense; sarà visitabile gratuitamente fino al 5 gennaio nell’Aula Magna dell’antica biblioteca camaldolese, dal martedì al sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17, con apertura straordinaria domenica 13 settembre, dalle 14 alle 17, in occasione del 694° annuale della morte del poeta (chiuso lunedì e festivi).

Nato nel lontano 1743, Camillo Morigia fu uno dei più noti e operosi architetti ravennati del secolo dei Lumi. Il suo stile raffinato e allo stesso tempo modesto è ammirabile in diversi luoghi di Ravenna, come le facciate della Chiesa di Santa Maria in Porto e del Palazzo dell’Orologio in Piazza del Popolo, entrambe realizzate secondo i canoni artistici del gusto neoclassico, all’epoca di moda.

Tuttavia, l’opera alla quale l’architetto deve la maggior parte della sua fama è il celebre Sepolcro dantesco: realizzato fra il 1780 e il 1782 su commissione e a spese dell’allora cardinale legato Luigi Valenti Gonzaga, il monumento costituiva in un semplice e nobile tempietto, volto a commemorare il luogo deputato alla sepoltura del sommo poeta, fino ad allora lasciato in uno stato di totale abbandono e deprecato dai turisti sia italiani che stranieri. Secondo il volere del Morigia, all’interno si mantenne l’originaria scultura quattrocentesca di Pietro Lombardo, sotto la quale si trova ancora oggi l’arca sepolcrale, con inciso sul fronte l’epitaffio del poeta Bernardo Canaccio, risalente al 1327. L’atmosfera è riscaldata da una lampada votiva perennemente accesa realizzata dall’artista triestino Giovanni Mayer, il cui olio viene donato ogni anno da Firenze durante la commemorazione della morte del poeta.

La fortuna della Tomba dantesca firmata dal Morigia tramontò nel XIX secolo in contrapposizione all’aumentare del culto del poeta esule: per l’occasione del centenario del 1921, si sentì infatti l’esigenza di rinnovare il tempietto, al quale vennero apportati rimaneggiamenti e modifiche che ne mutarono l’aspetto originario in quello tuttora ammirabile.

Nella mostra allestita alla Classense dedicata al Morigia si potrà nuovamente contemplare la forma primigenia del Sepolcro dantesco così come la volle l’architetto ravennate, riportata alla luce grazie ai disegni progettuali e alle prime immagini a stampa ritraenti uno dei monumenti più amati e visitati della città.
Del percorso espositivo fanno anche parte alcuni dei 1400 volumi della biblioteca morigiana, gli strumenti del mestiere usati dall’architetto stesso e una preziosa collezione di grafica e medaglie: l’ampio patrimonio, donato alla morte del Morigia – nel 1795 – all’antica biblioteca camaldolese, costituisce un’importante documentazione dell’intera storia dell’architettura occidentale.

Dalla biblioteca del Morigia al Sepolcro dantesco, dai suoi studi giovanili alla pratica e al progetto architettonico: la mostra biografica propone un percorso di lettura approfondito, studiato per rendere omaggio da un lato all’anniversario della nascita del poeta Dante Alighieri, dall’altro a una delle più importanti raccolte specialistiche, librarie e non solo, custodite dalla Classense.

La biblioteca di Morigia, la mostra sull’architetto della tomba di Dante

Alla Classense fino a gennaio

Per rendere omaggio a Dante Alighieri nel 750° anniversario della sua nascita, la Biblioteca Classense e l’Opera di Dante hanno organizzato un’esposizione biografica d’eccezione: “La biblioteca dell’architetto Camillo Morigia. I libri, le incisioni, i disegni all’origine del progetto architettonico del sepolcro dantesco”. La mostra, curata da Claudia Giuliani, Donatino Domini e Alberto Giorgio Cassani, inaugura sabato 12 settembre, alle ore 17.30, alla Sala Muratori della Biblioteca Classense; sarà visitabile gratuitamente fino al 5 gennaio nell’Aula Magna dell’antica biblioteca camaldolese, dal martedì al sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17, con apertura straordinaria domenica 13 settembre, dalle 14 alle 17, in occasione del 694° annuale della morte del poeta (chiuso lunedì e festivi).

Nato nel lontano 1743, Camillo Morigia fu uno dei più noti e operosi architetti ravennati del secolo dei Lumi. Il suo stile raffinato e allo stesso tempo modesto è ammirabile in diversi luoghi di Ravenna, come le facciate della Chiesa di Santa Maria in Porto e del Palazzo dell’Orologio in Piazza del Popolo, entrambe realizzate secondo i canoni artistici del gusto neoclassico, all’epoca di moda.

Tuttavia, l’opera alla quale l’architetto deve la maggior parte della sua fama è il celebre Sepolcro dantesco: realizzato fra il 1780 e il 1782 su commissione e a spese dell’allora cardinale legato Luigi Valenti Gonzaga, il monumento costituiva in un semplice e nobile tempietto, volto a commemorare il luogo deputato alla sepoltura del sommo poeta, fino ad allora lasciato in uno stato di totale abbandono e deprecato dai turisti sia italiani che stranieri. Secondo il volere del Morigia, all’interno si mantenne l’originaria scultura quattrocentesca di Pietro Lombardo, sotto la quale si trova ancora oggi l’arca sepolcrale, con inciso sul fronte l’epitaffio del poeta Bernardo Canaccio, risalente al 1327. L’atmosfera è riscaldata da una lampada votiva perennemente accesa realizzata dall’artista triestino Giovanni Mayer, il cui olio viene donato ogni anno da Firenze durante la commemorazione della morte del poeta.

La fortuna della Tomba dantesca firmata dal Morigia tramontò nel XIX secolo in contrapposizione all’aumentare del culto del poeta esule: per l’occasione del centenario del 1921, si sentì infatti l’esigenza di rinnovare il tempietto, al quale vennero apportati rimaneggiamenti e modifiche che ne mutarono l’aspetto originario in quello tuttora ammirabile.

Nella mostra allestita alla Classense dedicata al Morigia si potrà nuovamente contemplare la forma primigenia del Sepolcro dantesco così come la volle l’architetto ravennate, riportata alla luce grazie ai disegni progettuali e alle prime immagini a stampa ritraenti uno dei monumenti più amati e visitati della città.
Del percorso espositivo fanno anche parte alcuni dei 1400 volumi della biblioteca morigiana, gli strumenti del mestiere usati dall’architetto stesso e una preziosa collezione di grafica e medaglie: l’ampio patrimonio, donato alla morte del Morigia – nel 1795 – all’antica biblioteca camaldolese, costituisce un’importante documentazione dell’intera storia dell’architettura occidentale.

Dalla biblioteca del Morigia al Sepolcro dantesco, dai suoi studi giovanili alla pratica e al progetto architettonico: la mostra biografica propone un percorso di lettura approfondito, studiato per rendere omaggio da un lato all’anniversario della nascita del poeta Dante Alighieri, dall’altro a una delle più importanti raccolte specialistiche, librarie e non solo, custodite dalla Classense.

Torna la danza urbana di Ammutinamenti

Ecco il nostro speciale da sfogliare

Dal 12 al 24 settembre Ravenna ospita la diciassettesima edizione di Ammutinamenti, festival di danza urbana e d’autore, a cura dell’associazione Cantieri, con la direzione artistica di Monica Francia e Selina Bassini.

La rassegna ha da sempre promosso la parte più giovane e innovativa delle arti performative, ma è anche promozione e formazione inclusiva attraverso progetti site specific e partnership con le realtà più innovative e sperimentali italiane.

Ammutinamenti resta nella Darsena, ma ritorna anche dentro la città, nel centro, in quello spazio che è stato teatro delle prime invasioni di danza urbana, più di vent’anni fa.

Protagonisti più di 40 giovani danzatori e coreografi, tra artisti emergenti e artisti già affermati sulla scena nazionale ed internazionale. Tre i focus di questa edizione: il progetto Ravenna Dance Raids, che inaugura il festival con il suo repertorio di spettacoli, laboratori, eventi site specific nelle storiche piazze e strade del centro; la Vetrina della giovane danza d’autore (18-20 settembre – Almagià e altri luoghi della città), che vede protagonisti giovani autori e compagnie emergenti, selezionati da alcuni dei più importanti operatori della danza nazionale che fanno parte della rete Anticorpi XL; e il progetto Corpogiochi, laboratori dedicati all’interazione tra famiglie e giovani coreografi, assaggi di danza a scuola e prove urbane con protagonisti i bambini in collaborazione con La settimana del buon vivere.

Ammutinamenti si apre sabato 12 settembre con una ricca giornata di iniziative a cominciare dal laboratorio “La Cadenza”, tenuto da Claudia Castellucci della Socìetas Raffaello Sanzio. Tra gli eventi in programma nel ricco cartellone si segnala l’apertura del festival con il tour italiano di tre compagnie internazionali: Lali Ayguadé (Spagna), Physical Momentum Project (Spagna) e Gil Kerer (Israele). Di grande impatto poi lo spettacolo Animali senza favola della Compagnia Simona Bertozzi/Nexus (13 settembre ore 21.30 – Artificerie Almagià) e in anteprima per il festival L.A.N.D Where is my love? del coreografo Daniele Ninarello, vincitore del premio Collaboraction 2015 (14 settembre ore 21.30 – Artificerie Almagià). Al termine degli spettacoli si terrà un incontro aperto al pubblico con le compagnie condotto dal critico Fabio Acca.

Altro evento di grande impatto visivo ha per protagonista il gruppo Nanou, che omaggia la sua città, Ravenna, presentando un site specific per il progetto Baby Doe, nelle sale del Museo Nazionale ricoperte di antichi e luminosi mosaici bizantini (18 settembre).

Da segnalare anche le due mostre-installazioni fotografiche: Storie sui fili a cura di studio di comunicazione Image, in occasione della presentazione dell’omonimo libro di Carla Baroncelli (12 settembre, ore 19 via Magazzini Posteriori); Sogni perduti. Sogni ritrovati del fotografo Dario Bonazza e della performer Giulia Cesari (12 settembre ore 20.30, 22.00 e 22.30 E 24, Arteficerie Almagià prenotazione obbligatoria).

Conclude il Festival (dal 21 al 24 settembre) il progetto CorpoGiochi, dimostrazioni e assaggi di danza urbana con protagonisti i bambini con l’obiettivo di utilizzare e valorizzare il linguaggio del corpo nella scuola dell’obbligo, per ottenere un maggiore benessere dei bambini e prevenire fenomeni di disagio, dispersione e bullismo.

Info e prenotazioni: 0544 251966 / 320 9552632 e www.festivalammutinamenti.org.

Qui sotto tra gli allegati è possibile sfogliare in versione Pdf il nostro speciale di 4 pagine pubblicato sul numero del 10 settembre del settimanale R&D.

Decine di profughi in strada: costretti ad aspettare mesi per la domanda d’asilo

Li abbiamo incontrati: «Mangiamo alla Caritas ma i dormitori sono pieni, come faremo senza un letto?». In fuga da attentati e terroristi

Sono circa una trentina a muoversi in gruppo, ma possono talvolta arrivare fino a cinquanta, sono quasi tutti pakistani eccetto un ragazzo nigeriano, sono arrivati in città tra il 10 e il 15 agosto circa e ora dormono in strada e passano le giornate nella piazza del mercato o davanti alla stazione con in mano un foglio che indica la data in cui potranno finalmente andare in questura per presentare la domanda di asilo. Date comprese tra il 9 ottobre e il 16 febbraio 2016. Fino ad allora non possono avere accesso a nessun programma di accoglienza, non possono cercare un posto dove stare, non possono, ovviamente, lavorare perché per la legge sono come “sospesi”.

Li abbiamo incontrati una mattina in cui stazionavano sulle panchine di piazza Sighinolfi, perché raccontano di essere stati allontanati dalla vicina area davanti alla questura e dal giardino dell’anagrafe dove hanno trascorso varie notti. «Mangiamo alla Caritas, alle 11.30 e alle 17.30, ma poi i dormitori sono pieni e quindi siamo costretti a girare per la città, tutto il giorno e la notte, come possiamo pensare di andare avanti così per mesi?».

A Ravenna dicono di essere arrivati un po’ per caso, di non avere conoscenti o amici in grado di accoglierli. C’è chi prima aveva tentato di chiedere asilo a Bologna, ma un conterraneo gli avrebbe consigliato di venire a Ravenna dove i tempi sarebbero stati più rapidi. Sono arrivati – raccontano – via terra, prendendo treni senza biglietto, a piedi, chiedendo passaggi e ci dicono di non aver pagato nessuno, di essersi mossi da soli. Hanno età diverse, ma sono molti i giovani, anche giovanissimi, sono tutti maschi, parlano poco l’inglese e dicono di volersi fermare qui, di voler imparare l’italiano, di essere disposti a fare qualsiasi lavoro.

In Pakistan, dove hanno lasciato le famiglie di origine, raccontano che «la situazione non è sicura, in molte zone ci sono combattimenti, attentati, è pericoloso. Non possiamo tornarci, là non c’è futuro per noi».

Racconta invece di essere senza famiglia e solo al mondo il ragazzo nigeriano di fede cristiana che è con loro e che verrebbe dalla zona dove imperversa l’organizzazione terroristica Boko Haram.

Di fatto, dicono di non essere stati sottoposti nemmeno a una vera identificazione da parte della polizia, i nomi sui fogli di carta sarebbero quelli che hanno fornito loro stessi alla questura, essendo privi di soldi e documenti. «Ci hanno preso le impronte e fatto le foto, nient’altro».

Dunque non sono “clandestini”, non possono essere espulsi, in virtù di quel pezzo di carta che hanno in mano con un appuntamento per la semplice presentazione della richiesta di asilo. Una volta effettuata quella diventeranno richiedenti asilo e sperano di poter entrare in un programma di accoglienza in attesa della commissione che dovrà valutare la loro posizione e decidere definitivamente se hanno diritto all’asilo o se invece devono tornare a casa. Nel frattempo li aspettano mesi di limbo.

Tenta di rubare superalcolici al Conad Poi minacca il negoziante con un machete

Arrestato dai carabinieri mentre stava fuggendo a piedi

Si è presentato alla cassa del Conad di via Platone, a Cervia, con solo una confezione economica di vino, ma uno dei dipendenti del supermercato si è insospettito per la sua borsa a tracollo all’apparenza molto piena. Gli ha così chiesto se stesse nascondendo qualcosa e l’uomo, in tutta risposta, ha estratto un machete, urlando: «Io ho questo». Poi, riposta l’arma nella borsa, ha lasciato alla cassa alcune bottiglie di liquore di marca, dileguandosi a piedi.

Dal supermercato è quindi partito l’allarme ai carabinieri che poco dopo, grazie alla precisa descrizione, hanno individuato – e successivamente arrestato – l’uomo in via Roma. Si tratta di un 55enne barese, da anni residente nella nostra provincia e già noto alle forze di polizia, nullafacente e pluripregiudicato. Nella borsa aveva ancora il machete, lungo circa 40 centimetri.

L’appartamento diventa albergo abusivo Arriva la polizia, la droga dalla finestra

Gli agenti hanno trovato quattro vani chiusi a chiave dall’interno Identificate otto persone: denunce e decreti di espulsione  

Da quel condominio in via Garigliano a Ravenna c’era un via vai continuo anche a notte fonda: la polizia ha scoperto un appartamento di cinque vani trasformato in una sorta di albergo abusivo da un 30enne tunisino che l’aveva preso in affitto. Mentre i poliziotti bussavano alla porta i colleghi all’esterno hanno potuto assistere al lancio dalla finestra del bagno di diversi involucri contenenti cocaina e sostanze da taglio.

L’intervento della polizia è avvenuto nella mattina del 9 settembre. Quattro dei cinque vani erano chiusi a chiave dall’interno. Gli agenti sollecitavano l’apertura di tutti i vani da parte delle persone presenti all’interno, cosa che avveniva dopo pochi istanti: sono state identificate otto persone di cui tre italiani, due fratelli albanesi, due romeni ed il tunisino affittuario.

Oltre a quello volato dalla finestra, altro stupefacente veniva rinvenuto nella disponibilità di uno dei fratelli albanesi segnalato alla prefettura come assuntore di stupefacenti. Il questore ha munito entrambi i fratelli di foglio di via obbligatorio per il comune tarantino di Castellaneta in quanto la loro presenza a Ravenna non era giustificata per motivi leciti. Uno dei romeni già gravato da una espulsione per cittadini comunitari è stato accompagnato all’aeroporto di Fiumicino con destinazione Bucarest. Il secondo rumeno è stato invece formalmente espulso dall’Italia con decreto di allontanamento entro 30 giorni in difetto del quale sarà accompagnato dalla Polizia alla frontiera. L’affittuario tunisino è stato denunciato in quanto non aveva rispettato l’ordine del divieto di dimora nel comune di Ravenna.

Il Comune si costituisce parte civile nel processo a Josefa Idem per truffa

Alla sbarra la senatrice in concorso con il marito per un presunto danno da 8mila euro nel 2006 quando era assessore allo Sport

La giunta comunale di Ravenna ha deliberato la costituzione di parte civile nel processo al via a metà ottobre che vedrà imputata la senatrice Josefa Idem (Pd) con l’accusa di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico in concorso con il marito Guglielmo Guerrini. «Si tratta di un atto dovuto – si legge nella nota diffusa da Palazzo Merlato – in ragione dei fatti contestati che, qualora accertati definitivamente, avrebbero comportato un esborso non dovuto da parte del Comune. Tale scelta non comporta in alcun modo valutazioni di merito sui fatti contestati, in quanto sottoposti al vaglio autonomo della magistratura».

L’inchiesta della procura risale al 2013 e prende in esame quanto accaduto tra il 25 maggio e il 10 giugno del 2006, segnalato da un esposto del consigliere comunale e decano dell’opposizione Alvaro Ancisi. Nel mirino dei magistrati l’assunzione della campionessa come segretaria nell’associazione sportiva dilettantistica presieduta dal marito con un stipendio da duemila euro al mese. Secondo l’accusa fu un’assunzione fittizia perché Idem, appena concluso il primo mandato da assessore comunale con la seconda giunta Mercatali, sapeva già che avrebbe ottenuto il rinnovo dell’incarico nella prima giunta Matteucci (come in effetti avvenne il 10 giugno) e così facendo da quel momento i contributi previdenziali (all’Enpals, oggi Inps) non furono più a carico dell’associazione sportiva a dell’ente comunale. In totale 8.642 euro tra 2006 e 2007 perché a maggio di quell’anno Idem lasciò la giunta dedicandosi alla preparazione sportiva in vista delle Olimpiadi di Pechino 2008. Circostanza particolare è che nell’associazione sportiva nessuno venne assunto per rimpiazzare Idem durante il periodo in Comune.

La vicenda si muove sull’orlo della prescrizione. Fondamentale infatti sarà la collocazione del reato per definire i tempi. Il vantaggio per Idem è da collocare nel 2007 oppure nel momento della pensione? Un dettaglio non secondario. In ogni caso resta però sempre in campo la possibilità per la diretta interessata di rinunciare alla prescrizione e affrontare il processo.

Raccolti migliaia di articoli per la scuola Aiuteranno centinaia di studenti poveri

Grande successo per le donazioni nei negozi e supermercati In corso la distribuzione. Un anno fa aiuti per 370 ragazzi

Sono migliaia gli articoli di cartoleria donati durante l’estate dai ravennati che hanno aderito alla campagna “Tutti i bambini vanno a scuola”, promossa dal tavolo delle povertà con il coordinamento dell’assessorato alle Politiche sociali, a sostegno delle famiglie indigenti con figli di età scolare che potranno così iniziare l’anno scolastico con il corredo necessario. Lo scorso anno hanno beneficiato dei beni circa 200 famiglie con un numero di figli pari a circa 370. Le previsioni per quest’anno sono di un aumento almeno del 25 percento dei bisognosi. E le donazioni sono state di più rispetto al 2014.

I volontari delle associazioni Comitato cittadino antidroga, Caritas Centro di ascolto diocesano, Auser volontariato Ravenna, Rc Mistral, Croce Rossa, Rompere il silenzio, Punto di incontro francescano hanno raccolto i beni acquistati dai clienti dei supermercati, sensibilizzati sullo scopo della campagna. I materiali vengono attualmente distribuiti dai volontari dal punto d’incontro francescano. Si tratta di 120 scatoloni di vario formato che contengono: maxi-quaderni, che sono aumentati di oltre il 30 percento rispetto all’anno scorso con più di 4000 pezzi raccolti, mentre sono quasi raddoppiate le penne che hanno raggiunto quasi i 5000 pezzi; matite circa 2400, gomme circa 850 pezzi, colla stick circa 550 pezzi, copriquaderni circa 500 pezzi, confezioni pastelli oltre 400 pezzi, confezioni pennarelli oltre 300 pezzi, confezioni di fogli da disegno circa 80 pezzi, materiale per disegno (squadre, righe, goniometri) circa 250 pezzi, compassi circa 50 pezzi, raccoglitori ad anelli circa 50 pezzi, confezioni fogli ricambio circa 100 pezzi, astucci e buste circa 90 pezzi. Leggermente meno produttiva rispetto allo scorso anno è stata la raccolta dei grembiuli e degli zaini usati, con un decremento del 15-20 percento: grembiuli usati circa 300 pezzi e zaini circa 100 pezzi, ma la raccolta proseguirà in modo continuativo alla Caritas.

I volontari del Punto d’Incontro Francescano hanno provveduto ad inventariare tutto il materiale ricevuto ed a prepararlo per la distribuzione, secondo criteri basati sul tipo di scuola e classe frequentata. «Quest’anno – spiegano gli stessi volontari – si è pensato di dare una particolare attenzione ai bimbi e ragazzi che iniziano un nuovo ciclo di studio, prima classe della Scuola Elementare o della Scuola Media, dando loro un articolo od una confezione speciale. Nonostante fosse stato comunicato che la distribuzione iniziava nel pomeriggio del 3 settembre, le persone si sono presentate già alle ore 8 del mattino, cosicché a fine giornata sono state oltre 30 le famiglie che hanno ritirato materiale, per un numero di figli quasi doppio».

Siamo al terzo anno della raccolta ed il trend della quantità di materiale raccolto continua ad essere in crescita anno su anno. In base alle previsioni sulle famiglie e figli che si presenteranno per il ritiro del materiale scolastico, alcuni articoli potranno essere insufficienti. Per fare fronte alle carenze si potrà contare sulle offerte in denaro che sono state raccolte a questo scopo da alcune Associazioni e nei negozi specializzati quali La Politecnica e TecnoDesign. «Sono molto soddisfatta del ricavato della campagna – dichiara l’assessora alle Politiche sociali e volontariato Giovanna Piaia – che di anno in anno vede aumentare la dotazione di beni di consumo scolastico. Ringrazio i volontari e tutti i cittadini che hanno voluto contribuire a questa iniziativa di solidarietà che farà felici tanti bambini e ragazzi»

Street art, annullato uno dei murales per le proteste di un residente

«Niente scarabocchi». Ma il condominio aveva detto sì all’opera 10×7
Intanto completato il lavoro di Tellas. Inaugurazione il 13 settembre

Saranno tre e non quattro, come inizialmente annunciato dagli organizzatori, i nuovi enormi murales realizzati su edifici urbani a Ravenna nella zona di via Trieste da artisti di calibro internazionale nell’ambito della seconda edizione del festival di street art Subsidenze in corso in questi giorni. Non verrà realizzata l’opera prevista su un condominio tra via Lanciani e via Postumia: gli organizzatori, in accordo con il collettivo Dissenso Cognitivo che avrebbe dipinto quella parete (10 metri per 6,75), hanno preferito rinunciare di fronte alle vibranti lamentele sollevate da un anziano residente quando al mattino sono arrivati sul posto gli artisti. Non voleva «scarabocchi» sul muro, è stato l’argomento con cui si è opposto. A metà agosto l’assemblea condominiale si era espressa con parere favorevole, un permesso sufficiente per procedere con l’intervento così come accade per tutti gli altri murales già realizzati o in corso di realizzazione, ma la linea adottata è stata un’altra: «Non imponiamo l’arte ma vogliamo che sia accettata volentieri da tutti», è il commento sintetico dall’associazione culturale Indastria che cura l’evento in collaborazione con il Comune di Ravenna.

Intanto prosegue il lavoro degli altri tre artisti giunti in città per il festival. Il primo ad aver completato l’opera è stato il cagliaritano Tellas (l’anno scorso inserito dall’Huffington Post tra i 25 street artist più geniali al mondo) su un muro di dimensione tra via Lanciani e via Umago con le stesse dimensioni di quello annullato (l’opera finita è nella foto in alto). In fase conclusiva il muro del tiro a segno all’incrocio con via Pag, affidato alla pittrice e illustratrice romana (nota anche per le sue pubblicità per Feltrinelli e la Scala di Milano) Camilla Falsini e quello del condominio praticamente di fronte alla sede storica della Cmc, affidato al celebre Gola Hundun, artista cesenate noto anche semplicemente come Gola, trapiantato ormai da oltre dieci anni a Barcellona e da poco al lavoro anche in Kazakhstan.

Per completare la mappa delle nuove opere in città con la secona edizione del festival si devono aggiungere i due muri dei mesi scorsi, come anteprime. Ad aprile l’artista tedesco Jim Avignon ha dipinto una parete muraria in via Gulli ripreso dalle telecamere di Sky Arte (foto sotto, il documentario realizzato per l’occasione verrà proiettato in anteprima domenica 13 settembre alle 21 al centro sociale La Quercia di piazza Medaglie d’oro); a luglio, invece, Pixelpancho, artista torinese conosciuto in tutto il mondo (tra i 25 dell’Huffington di cui sopra), ha realizzato in via Trieste “The Last Kiss”, un’opera di notevoli dimensioni già recensita sui maggiori portali di Urban Art (foto sopra).

La seconda edizione del festival di street art prevede anche altri momenti dedicati alla street art. Giovedì 10 settembre inaugura una mostra alla galleria Mirada di via Mazzini, in centro a Ravenna. Si tratta della personale di Camilla Falsini (al lavoro anche sul muro del Tiro a Segno di via Pag) dal titolo “Nemici immaginari”; resterà aperta fino al 27 settembre dal venerdì alla domenica dalle 15 alle 19 e il mercoledì dalle 10 alle 13. Fino al 2 ottobre resterà invece allestita la mostra collettiva con i lavori dei protagonisti di Subsidenze (Tellas, Gola, Jim Avignon, PixelPancho, Dissenso Cognitivo e la stessa Falsini) allo spazio Bonobolabo di via Centofanti 79. Il programma prosegue sabato 12 con i giovani artisti della regione (selezionati tramite bando pubblico) che inizieranno il proprio lavoro collettivo sul muro dell’ex ippodromo di via Marani. Domenica, invece, cala il sipario sul festival con la pedalata tra i murales appena realizzati con ritrovo alle 16 in piazza Caduti sul Lavoro (ingresso ex ippodromo). A seguire, alle 18.30 al centro sociale La Quercia di piazza Medaglie d’oro dibattito con David Diavù Vecchiato, curatore dei progetti RiFatto e MURo con Sky Arte e alle 20 l’inaugurazione della mostra temporanea RiFatto de Il Fatto Quotidiano presso l’area delle architravi della piazza, a cui seguirà un buffet-aperitivo.

Street art, annullato uno dei murales per le proteste di un residente

«Niente scarabocchi». Ma il condominio aveva detto sì all’opera 10×7 Intanto completato il lavoro di Tellas. Inaugurazione il 13 settembre

Saranno tre e non quattro, come inizialmente annunciato dagli organizzatori, i nuovi enormi murales realizzati su edifici urbani a Ravenna nella zona di via Trieste da artisti di calibro internazionale nell’ambito della seconda edizione del festival di street art Subsidenze in corso in questi giorni. Non verrà realizzata l’opera prevista su un condominio tra via Lanciani e via Postumia: gli organizzatori, in accordo con il collettivo Dissenso Cognitivo che avrebbe dipinto quella parete (10 metri per 6,75), hanno preferito rinunciare di fronte alle vibranti lamentele sollevate da un anziano residente quando al mattino sono arrivati sul posto gli artisti. Non voleva «scarabocchi» sul muro, è stato l’argomento con cui si è opposto. A metà agosto l’assemblea condominiale si era espressa con parere favorevole, un permesso sufficiente per procedere con l’intervento così come accade per tutti gli altri murales già realizzati o in corso di realizzazione, ma la linea adottata è stata un’altra: «Non imponiamo l’arte ma vogliamo che sia accettata volentieri da tutti», è il commento sintetico dall’associazione culturale Indastria che cura l’evento in collaborazione con il Comune di Ravenna.

Intanto prosegue il lavoro degli altri tre artisti giunti in città per il festival. Il primo ad aver completato l’opera è stato il cagliaritano Tellas (l’anno scorso inserito dall’Huffington Post tra i 25 street artist più geniali al mondo) su un muro di dimensione tra via Lanciani e via Umago con le stesse dimensioni di quello annullato (l’opera finita è nella foto in alto). In fase conclusiva il muro del tiro a segno all’incrocio con via Pag, affidato alla pittrice e illustratrice romana (nota anche per le sue pubblicità per Feltrinelli e la Scala di Milano) Camilla Falsini e quello del condominio praticamente di fronte alla sede storica della Cmc, affidato al celebre Gola Hundun, artista cesenate noto anche semplicemente come Gola, trapiantato ormai da oltre dieci anni a Barcellona e da poco al lavoro anche in Kazakhstan.

Per completare la mappa delle nuove opere in città con la secona edizione del festival si devono aggiungere i due muri dei mesi scorsi, come anteprime. Ad aprile l’artista tedesco Jim Avignon ha dipinto una parete muraria in via Gulli ripreso dalle telecamere di Sky Arte (foto sotto, il documentario realizzato per l’occasione verrà proiettato in anteprima domenica 13 settembre alle 21 al centro sociale La Quercia di piazza Medaglie d’oro); a luglio, invece, Pixelpancho, artista torinese conosciuto in tutto il mondo (tra i 25 dell’Huffington di cui sopra), ha realizzato in via Trieste “The Last Kiss”, un’opera di notevoli dimensioni già recensita sui maggiori portali di Urban Art (foto sopra).

La seconda edizione del festival di street art prevede anche altri momenti dedicati alla street art. Giovedì 10 settembre inaugura una mostra alla galleria Mirada di via Mazzini, in centro a Ravenna. Si tratta della personale di Camilla Falsini (al lavoro anche sul muro del Tiro a Segno di via Pag) dal titolo “Nemici immaginari”; resterà aperta fino al 27 settembre dal venerdì alla domenica dalle 15 alle 19 e il mercoledì dalle 10 alle 13. Fino al 2 ottobre resterà invece allestita la mostra collettiva con i lavori dei protagonisti di Subsidenze (Tellas, Gola, Jim Avignon, PixelPancho, Dissenso Cognitivo e la stessa Falsini) allo spazio Bonobolabo di via Centofanti 79. Il programma prosegue sabato 12 con i giovani artisti della regione (selezionati tramite bando pubblico) che inizieranno il proprio lavoro collettivo sul muro dell’ex ippodromo di via Marani. Domenica, invece, cala il sipario sul festival con la pedalata tra i murales appena realizzati con ritrovo alle 16 in piazza Caduti sul Lavoro (ingresso ex ippodromo). A seguire, alle 18.30 al centro sociale La Quercia di piazza Medaglie d’oro dibattito con David Diavù Vecchiato, curatore dei progetti RiFatto e MURo con Sky Arte e alle 20 l’inaugurazione della mostra temporanea RiFatto de Il Fatto Quotidiano presso l’area delle architravi della piazza, a cui seguirà un buffet-aperitivo.

Favorisce i vecchi e i ricchi Ecco quant’è di sinistra Renzi

Ha annunciato che abolirà le tasse sulla casa. Ma si tratta di un trasferimento di risorse…

Matteo RenziSì sì. Tutti parlano della notizia del giorno. Cioè l’eterno dibattito sul famoso articolo 2 delle riforma del Senato. Il Primo Ministro Matteo Renzi è stato esplicito: correzioni e modifiche si possono fare ma l’articolo 2, quello che esclude l’elezione diretta dei nuovi senatori, non si tocca. Si rivolge soprattutto alla minoranza Pd di Speranza e Bersani, cioè quelli che adesso gridano allo scandalo e sostengono che il Senato non eleggibile è una minaccia alla democrazia. Peccato che i minoranti del Pd quella riforma alla Camera l’hanno votata proprio così com’è, con il senato ineleggibile. Bah, miracoli della coerenza politica.

In realtà, della riforma del Senato non importa un fico a nessuno, tra gli elettori. Ai quali invece interessa molto l’altra proposta mirabolante del TurboPremier Renzi che in pompa magna a “Porta a Porta“ (e dove sennò?) ha annunciato che toglierà l’Imu e la Tasi sulla prima casa. Tutti contenti, che l’elettore è contento se gli togli le tasse.
Peccato che, come ha fatto notare il bravo Federico Fubini sul “Corriere della Sera“, non proprio tutti dovrebbero gioire. Basta guardare i numeri. Ogni volta che un governo cancella una tassa, c’è chi ci perde e chi ci guadagna. C’è chi beneficia dell’abolizione, perché il prelievo pesava molto su di lei o lui, e chi meno. E c’è chi ci perde, se prima non era soggetto a quel prelievo ma ora viene chiamato (indirettamente) a compensare con la fiscalità generale la quota di spesa pubblica che quella tassa defunta copriva.

Matteo nostro ha spiegato che l’addio alla «tassa annuale sui servizi indivisibili» sulle prime case e all’«imposta municipale unica» sulle residenze principali «di pregio» riguarda tutti o quasi: l’81% degli italiani. Secondo l’Istat nel 2013 viveva nella casa di proprietà 72,1% delle famiglie. Quindi il restante 27,8% delle famiglie, poco meno di un terzo dei cittadini italiani, resterà fuori dall’operazione Tasi e Imu, perché non le pagava, però dovrà coprire con le proprie tasse 3,5 miliardi di «compensazioni» spedite dal governo ai Comuni rimasti senza il loro gettito dagli immobili.

Chi ci guadagna? L’Istat dice che il 76% delle famiglie con capofamiglia dai 55 anni in su vive in casa di proprietà, dunque ci guadagna, mentre solo il 24% dei più anziani resta fuori. La situazione invece è rovesciata nelle famiglie con capofamiglia fino ai 34 anni di età: nei giovani solo il 44,7% vive in case “sue” e paga Tasi o Imu, tutti gli altri invece no e dovranno compensare con le loro tasse l’ammanco dei comuni. «Uno squilibrio simile si replica se si guarda ai livelli di istruzione o allo status professionale. Paga Imu o Tasi il 76,6% dei capifamiglia laureati, ma solo il 58,5% dei diplomati delle scuole medie. Versa la tassa sugli immobili l’85,3% dei dirigenti, ma solo il 47,5% degli operai. Più in generale, sono proprietari della casa in cui vivono e dunque ci guadagneranno ben nove italiani su dieci nel club composto dal 20% della popolazione che guadagna di più. Se si guarda invece al 20% della popolazione che guadagna meno, fra loro solo il 34% vive in casa di proprietà ed è candidato allo sgravio; gli altri due terzi fra i meno abbienti sono solo candidati a pagare per quello sgravio con il loro contributo alla fiscalità generale.

Nei termini più crudi l’abolizione di Tasi e Imu è dunque un trasferimento di risorse dai ricchi ai poveri, dai giovani agli anziani, dai meno istruiti ai più istruiti, e dagli immigrati agli italiani». Bravo Renzi, una bella riforma di sinistra.

Per scendere dal tetto della ditta ha ottenuto 18mila euro e un lavoro

La protesta di un camionista 55enne dopo il licenziamento ritenuto ingiusto. Oltre venti ore di trattative condotte tramite un negoziatore

È salito sul tetto dell’azienda che lo aveva licenziato meno di un mese prima indossando l’ex divisa e minacciando di buttarsi da una decina di metri se non avesse riavuto il posto, dopo una ventina di ore di trattative con un negoziatore è sceso intascando circa 18mila euro dall’ex datore di lavoro, un periodo di prova in una nuova impresa e il rischio blando di una denuncia per procurato allarme e interruzione di servizio. La zona artigianale Bassette l’8 settembre è stata il teatro del braccio di ferro tra una multinazionale olandese del settore della logistica che a Ravenna ha la sua unica sede italiana aperta nel 2008 e un 55enne camionista albanese con moglie e due figli in Italia da oltre quindici anni.

I termini dell’accordo fra le parti, trapelati nelle ore seguendi alla firma, sono il risultato di una estenuante trattativa mediata da un negoziatore dei carabinieri arrivato appositamente da Bologna avvalendosi sul posto del supporto della Cgil che aveva impugnato il licenziamento, della Cna che assiste l’azienda, dell’avvocato che tutela il lavoratore nel ricorso legale, del sindaco Fabrizio Matteucci e dei familiari dell’uomo. La conclusione è arrivata poco dopo la mezzanotte tra l’8 e il 9 settembre quando l’autista ha accettato l’ultima proposta ricevuta nel tardo pomeriggio direttamente dalla bocca del mediatore salito in cima al magazzino come già accaduto due volte nel corso della giornata, portato su dai vigili del fuoco con l’autoscala. Come fosse salito il lavoratore non è ancora chiaro: gli ex colleghi l’avevano trovato seduto sul cornicione all’apertura dei cancelli alle 7.40. Non essendoci accessi interni al tetto l’ipotesi è che sia stato aiutato da qualcuno per salire esternamente nottetempo. In uno zainetto un minimo equipaggiamento: un cappellino, una felpa, una bottiglia d’acqua, un ombrello.

Il momento più teso della giornata è stato proprio in occasione della terza visita sul tetto da parte del negoziatore. Il 55enne si è alterato sporgendosi con una gamba all’esterno del cornicione. Poco dopo si è deciso di sistemare il cuscino d’aria ai piedi del magazzino. Il punto di svolta nel testa a testa con i militari incaricati di mediare è arrivato in tarda serata quando figlia e moglie sono state allontanate dal cortile della ditta e in particolare la più giovane ha manifestato segni di cedimento per la grande tensione accumulata. La circostanza potrebbe aver avuto un suo peso nel smuovere gli intenti dell’operaio. Sarà la procura, informata sui fatti, a valutare se procedere con una denuncia a suo carico.

A scatenare il gesto, come detto, il licenziamento. Secondo il lavoratore arrivato ingiustamente. Secondo l’azienda inevitabile sanzione disciplinare per comportamenti sul luogo di lavoro. La vicenda era iniziata con una contestazione formale da parte della ditta: l’uomo aveva risposto tramite la Cgil, a cui è iscritto da un anno, ricevendo poi la comunicazione del licenziamento. Secondo quanto trapelato vi sarebbe stato anche uno scontro acceso con il direttore del personale sfociato in un litigio pesante. La normativa sul lavoro per le aziende con meno di quindici dipendenti, come questo caso, non prevede il reintegro in caso di sentenza per ingiusto licenziamento ma un risarcimento massimo di sei mensilità a cui sommare eventuali rimborsi se dimostrabili mancati guadagni in passato.

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