domenica
21 Giugno 2026

“Il volo“, la ballata del Teatro delle Albe sulla dignità del lavoro

Dialoghi e memorie su Ravenna e il suo porto

Lapide porto ravenna ZanniDebutto nazionale, giovedì 25 giugno al Teatro Rasi (ore 21), del nuovo lavoro del Teatro delle Albe dal titolo “Il volo. La ballata dei picchettini“, presentato in anteprima per Ravenna Festival. Lo spettacolo, una produzione originale di Luigi Dadina, Laura Gambi e Tahar Lamri, porta in scena due storie vere di morti bianche avvenute nel porto di Ravenna e si sviluppa tra narrazione e musica dal vivo. Sul palco, il regista e attore Luigi Dadina sarà affiancato dallo scrittore algerino Tahar Lamri, dai musicisti Francesco Giampaoli e Diego Pasini e dal rapper Lanfranco-Moder-Vicari.

L’idea dello spettacolo nasce da una voce che richiama l’attenzione di Luigi Dadina: è quella di Domenico Mazzotti, morto sul lavoro assieme al collega Marco Saporetti nel marzo del 1947, il cui ricordo è affidato a una lapide posta sotto l’unica gru rimasta in piedi nella vecchia Darsena di Ravenna. Peraltro, questa icona sbrecciata è stata “fissata“ poco tempo fa dal fotografo Adriano Zanni, nell’ambito del suo vasto e conturbante lavoro immaginifico “Cronache e visioni dal Deserto Rosso“, visibile nel suo blog su questo sito.

Gigio Dadina Tahar LamriIl caduto sul lavoro Mazzotti e Saporetti – di cui emblematicamente nella lapide manca anche il ritratto, scomparso nel tempo – sono fantasmi che ritornano fra i vivi per chiedere che la loro storia sia raccontata, «perchè parlare di lavoro, di operai, di incidenti e vite perdute, è ancora necessario» – afferma Dadina, che sottolinea le sue origini di figlio di operai, cresciuto in un villaggio operaio, quello dell’Anic, e per alcuni anni operaio a sua volta.
In scena non ci sono personaggi perchè Dadina e Lamri portano sul palco se stessi come narratori del passato e protagonisti del presente, con l’intenzione non solo di recuperare la memoria ma di trasmetterla alle nuove generazioni, come quella dei musicisti Francesco Giampaoli, Diego Pasini e Lanfranco-Moder-Vicari.

La riflessione sul tempo è il filo conduttore che lega insieme i tre momenti dello spettacolo, svela l’autrice Laura Gambi: «prima c’è il tempo del dubbio e dell’incertezza, la voce di un morto chiama ma non si capisce subito quale sia la sua richiesta, si avverte una mancanza senza riuscire a identificarla; poi c’è il tempo della “ri-memorazione”, in cui si racconta e, attraverso le parole, si rivive la tragedia della Mecnavi, la morte di tredici picchettini soffocati all’interno della nave “Elisabetta Montanari“ nel marzo del 1987; infine c’è il tempo della meraviglia, quello in cui si ritrova il senso delle cose del mondo e di se stessi».
La drammaturgia dello spettacolo è un percorso graduale dalla confusione dovuta alla dimenticanza fino alla chiarezza che deriva dall’aver ricordato, e nel movimento circolare, dal presente al passato per poi tornare al presente, si comprende che la memoria non serve tanto ai morti quanto ai vivi, che per non perdersi hanno bisogno dei punti di rifermento delle storie passate.

La cornice della narrazione è una “conferenza di marzo“, perchè marzo è proprio il mese che ha visto le morti di Mazzotti e Saporetti e degli operai della Mecnavi. I protagonisti si presentano dando le loro generalità: nati ad un giorno, e parecchi chilometri, di distanza, Dadina e Lamri non hanno lo stesso passato ma hanno lo stesso futuro, inevitabilmente legato a quello della loro città, Ravenna. I racconti intimi della vita di Lamri ad Algeri si intrecciano con l’identità ravennate di Dadina, un’identità fluida che viene definita non solo dalle coordinate geografiche ma soprattutto dalle persone incontrate, dalle esperienze vissute. E, come spesso accade, gli occhi dello straniero, che in quanto immigrato non può fare a meno di sentirsi sospeso, qui come ad Algeri, suggeriscono all’autoctono uno sguardo più lucido sulla sua città, non ancora annebbiato dalla familiarità e dall’abitudine.

Tragedia Mecanavi porto di RavennaI narratori sono accompagnati dai musicisti, la cui presenza in scena risponde ad una precisa scelta drammaturgica: “Il volo“ è uno spettacolo corale dove racconto e musica si alternano sostenendosi a vicenda, fino a fondersi nel rap. «Le sonorità, che partono dal blues, evocano sensazioni liquide, che rimandano all’acqua, alla palude, al ventre della nave – commenta il condirettore artistico del Ravenna Festival che ha seguito la genesi dello spettacolo – mentre i testi di Moder si ispirano alla severa e commovente omelia pronunciata in Piazza del Popolo ai funerali pubblici delle vittime della Mecnavi dal cardinale Ersilio Tonini. In particolare dove si denuncia l’esecrabile sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La narrazione diventa così una ballata e il canto assume una dimensione rituale in cui la musica si rivela come cura della memoria e della persona umana».

Sullo sfondo la città, Ravenna, e il porto che ne è fonte di nutrimento e allo stesso tempo luogo di fatica e anche di morte, un organo vitale, come una sorta di visceri, che però i ravennati continuano ad avvertire estraneo, come una parte che non si vuol guardare ma che custodisce l’essenza profonda e i drammi più significativi della comunità. Anche la città subisce lo scorrere del tempo, cambia volto velocemente disperdendo i fantasmi che la abitano, guardiani dei luoghi in cui è rimasto il segno delle generazioni che l’hanno cresciuta. E allora tocca alla memoria restare salda e alle nuove voci raccontare le vecchie storie.

Lo spettacolo si avvale delle scene, dei costumi e delle luci di Piero Fenati ed Elvira Mascanzoni, storici soci fondatori di Ravenna Teatro. Dopo il debutto al Ravenna Festival
“Il Volo“ andrà in scena a Milano il 27 e il 28 giugno (al teatro “La cucina”, per il festival “Da vicino nessuno è normale”) e a Codevigo-Padova, il 5 luglio per il festival “Scene di paglia”, diretto da Fernando Marchiori.

“Il volo“, la ballata del Teatro delle Albe sulla dignità del lavoro

Dialoghi e memorie su Ravenna e il suo porto

Lapide porto ravenna ZanniDebutto nazionale, giovedì 25 giugno al Teatro Rasi (ore 21), del nuovo lavoro del Teatro delle Albe dal titolo “Il volo. La ballata dei picchettini“, presentato in anteprima per Ravenna Festival. Lo spettacolo, una produzione originale di Luigi Dadina, Laura Gambi e Tahar Lamri, porta in scena due storie vere di morti bianche avvenute nel porto di Ravenna e si sviluppa tra narrazione e musica dal vivo. Sul palco, il regista e attore Luigi Dadina sarà affiancato dallo scrittore algerino Tahar Lamri, dai musicisti Francesco Giampaoli e Diego Pasini e dal rapper Lanfranco-Moder-Vicari.

L’idea dello spettacolo nasce da una voce che richiama l’attenzione di Luigi Dadina: è quella di Domenico Mazzotti, morto sul lavoro assieme al collega Marco Saporetti nel marzo del 1947, il cui ricordo è affidato a una lapide posta sotto l’unica gru rimasta in piedi nella vecchia Darsena di Ravenna. Peraltro, questa icona sbrecciata è stata “fissata“ poco tempo fa dal fotografo Adriano Zanni, nell’ambito del suo vasto e conturbante lavoro immaginifico “Cronache e visioni dal Deserto Rosso“, visibile nel suo blog su questo sito.

Gigio Dadina Tahar LamriIl caduto sul lavoro Mazzotti e Saporetti – di cui emblematicamente nella lapide manca anche il ritratto, scomparso nel tempo – sono fantasmi che ritornano fra i vivi per chiedere che la loro storia sia raccontata, «perchè parlare di lavoro, di operai, di incidenti e vite perdute, è ancora necessario» – afferma Dadina, che sottolinea le sue origini di figlio di operai, cresciuto in un villaggio operaio, quello dell’Anic, e per alcuni anni operaio a sua volta.
In scena non ci sono personaggi perchè Dadina e Lamri portano sul palco se stessi come narratori del passato e protagonisti del presente, con l’intenzione non solo di recuperare la memoria ma di trasmetterla alle nuove generazioni, come quella dei musicisti Francesco Giampaoli, Diego Pasini e Lanfranco-Moder-Vicari.

La riflessione sul tempo è il filo conduttore che lega insieme i tre momenti dello spettacolo, svela l’autrice Laura Gambi: «prima c’è il tempo del dubbio e dell’incertezza, la voce di un morto chiama ma non si capisce subito quale sia la sua richiesta, si avverte una mancanza senza riuscire a identificarla; poi c’è il tempo della “ri-memorazione”, in cui si racconta e, attraverso le parole, si rivive la tragedia della Mecnavi, la morte di tredici picchettini soffocati all’interno della nave “Elisabetta Montanari“ nel marzo del 1987; infine c’è il tempo della meraviglia, quello in cui si ritrova il senso delle cose del mondo e di se stessi».
La drammaturgia dello spettacolo è un percorso graduale dalla confusione dovuta alla dimenticanza fino alla chiarezza che deriva dall’aver ricordato, e nel movimento circolare, dal presente al passato per poi tornare al presente, si comprende che la memoria non serve tanto ai morti quanto ai vivi, che per non perdersi hanno bisogno dei punti di rifermento delle storie passate.

La cornice della narrazione è una “conferenza di marzo“, perchè marzo è proprio il mese che ha visto le morti di Mazzotti e Saporetti e degli operai della Mecnavi. I protagonisti si presentano dando le loro generalità: nati ad un giorno, e parecchi chilometri, di distanza, Dadina e Lamri non hanno lo stesso passato ma hanno lo stesso futuro, inevitabilmente legato a quello della loro città, Ravenna. I racconti intimi della vita di Lamri ad Algeri si intrecciano con l’identità ravennate di Dadina, un’identità fluida che viene definita non solo dalle coordinate geografiche ma soprattutto dalle persone incontrate, dalle esperienze vissute. E, come spesso accade, gli occhi dello straniero, che in quanto immigrato non può fare a meno di sentirsi sospeso, qui come ad Algeri, suggeriscono all’autoctono uno sguardo più lucido sulla sua città, non ancora annebbiato dalla familiarità e dall’abitudine.

Tragedia Mecanavi porto di RavennaI narratori sono accompagnati dai musicisti, la cui presenza in scena risponde ad una precisa scelta drammaturgica: “Il volo“ è uno spettacolo corale dove racconto e musica si alternano sostenendosi a vicenda, fino a fondersi nel rap. «Le sonorità, che partono dal blues, evocano sensazioni liquide, che rimandano all’acqua, alla palude, al ventre della nave – commenta il condirettore artistico del Ravenna Festival che ha seguito la genesi dello spettacolo – mentre i testi di Moder si ispirano alla severa e commovente omelia pronunciata in Piazza del Popolo ai funerali pubblici delle vittime della Mecnavi dal cardinale Ersilio Tonini. In particolare dove si denuncia l’esecrabile sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La narrazione diventa così una ballata e il canto assume una dimensione rituale in cui la musica si rivela come cura della memoria e della persona umana».

Sullo sfondo la città, Ravenna, e il porto che ne è fonte di nutrimento e allo stesso tempo luogo di fatica e anche di morte, un organo vitale, come una sorta di visceri, che però i ravennati continuano ad avvertire estraneo, come una parte che non si vuol guardare ma che custodisce l’essenza profonda e i drammi più significativi della comunità. Anche la città subisce lo scorrere del tempo, cambia volto velocemente disperdendo i fantasmi che la abitano, guardiani dei luoghi in cui è rimasto il segno delle generazioni che l’hanno cresciuta. E allora tocca alla memoria restare salda e alle nuove voci raccontare le vecchie storie.

Lo spettacolo si avvale delle scene, dei costumi e delle luci di Piero Fenati ed Elvira Mascanzoni, storici soci fondatori di Ravenna Teatro. Dopo il debutto al Ravenna Festival
“Il Volo“ andrà in scena a Milano il 27 e il 28 giugno (al teatro “La cucina”, per il festival “Da vicino nessuno è normale”) e a Codevigo-Padova, il 5 luglio per il festival “Scene di paglia”, diretto da Fernando Marchiori.

Trasferita l’edicola di piazza Kennedy Ecco le prime foto senz’auto

I lavori dureranno un anno. E Forza Italia continua a indignarsi

È stata spostata l’edicola storicamente posizionata in piazza Kennedy nel corso della prima mattinata di lavori nel parcheggio forse più noto del centro storico di Ravenna. Lavori che dureranno un anno e che trasformeranno il luogo in una piazza pedonale (tutti i dettagli tra gli articoli correlati) a disposizione per eventi o i tavolini delle (poche) attività che vi si affacciano.

L’edicola è stata spostata nella vicina piazzetta dell’orto botanico e a disposizione dei clienti è stato creato anche uno stallo di sosta breve, al termine del percorso pedonale che collega piazza Kennedy al duomo. Per questa prima settimana di lavori non sono da segnalare particolari modifiche alla viabilità (vedi sempre tra i correlati), mentre da lunedì prossimo, 29 giugno, entreranno in vigore modifiche più sostanziose. Intanto, per facilitare l’utilizzo di Largo Firenze, è stata “liberata” momentaneamente dalla Ztl via Guaccimanni, mentre da giovedì scorso è aperto il nuovo parcheggio di via Guidarelli, che resterà gratuito fino al 12 luglio.

Sul fronte politico, il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale continua a gridare allo scandalo su Facebook, sottolineando come Forza Italia sia sempre stata contraria alla pedonalizzazione, mentre all’interno della maggioranza di centrosinistra, continuano le critiche del Pri, mentre Sel, in una nota, ribadisce il proprio sostegno al progetto di pedonalizzazione.

Sciopero della fame contro il Ddl scuola: manifestazione in piazza a Ravenna

Arriva il libro rosso simbolico che raccoglie il dissenso

Dopo le fiaccolate, i cortei, le assemblee e lo sciopero degli scrutini, parte una nuova iniziativa di lotta contro il DdL scuola: lo
sciopero della fame a staffetta.

L’iniziativa si svolgerà a Ravenna in piazza del Popolo, e sarà caratterizzata da uno sciopero della fame a staffetta che coinvolgerà il personale della scuola, gli studenti, le associazioni e, scrivono gli organizzatori, «tutti coloro che hanno a cuore il futuro della scuola e del Paese».

Mercoledì 24 giugno Ravenna riceverà il testimone da Modena alle ore 10 circa per consegnarlo a Rimini il 26 giugno: un libro rosso simbolico che raccoglie il dissenso, ma anche aspettative, speranze, proposte di cambiamento concreto in difesa della scuola pubblica. «Ogni giorno – si legge in una nota firmata dalle organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals, Gilda, Cobas e Anief – ci alterneremo in piazza effettuando lo sciopero della fame e dimostreremo la nostra disapprovazione a tale DdL attraverso l’esibizione di cartelli sui quali ci saranno scritte frasi e pensieri di diniego a tale pseudo riforma. La partecipazione naturalmente è aperta a tutta la cittadinanza».

La manifestazione pubblica di protesta contro il Ddl scuola, si svolgerà a partire dalle ore 9 di mercoledì 24 e proseguirà per tutta la giornata di giovedì 25 giugno in piazza del Popolo a Ravenna.

Addio parcheggio in piazza Kennedy Si parte spostando l’edicola

Aggiunto un posto di sosta temporaneo. Come cambia la viabilità


È finita l’era del parcheggio in piazza Kennedy, in centro a Ravenna. Nella mattinata di lunedì, 22 giugno, in occasione dell’avvio dei lavori di riqualificazione, verrà per prima cosa spostata l’edicola della piazza, per essere trasferita di pochi metri nella piazzetta Serra (quella del giardino botanico).
L’operazione si svolgerà dalle 9 e avrà una durata di alcune ore durante le quali, per lasciare lo spazio necessario al mezzo utilizzato per il trasporto della struttura, non sarà possibile transitare in via Gioacchino Rasponi e via Guerrini.
In particolare, essendo inaccessibili via Rasponi, nel tratto compreso fra Piazza Duomo e Piazzetta Serra, e via Guerrini nel tratto compreso fra Via Gardini e Piazzetta Serra, verrà contestualmente istituito il doppio senso di marcia in via Garatoni.
È stato creato un posto per la sosta temporaneo, al termine del percorso pedonale che dal Duomo porta a piazza Ragazzini, che avrà disco orario breve per andare incontro – spiegano dal Comune – soprattutto ai clienti dell’edicola che verrà spostata.
L’accesso alla piazzetta sarà agevolato anche dal fatto che si toglierà una catena tra i fittoni.


Il cantiere. I lavori in piazza Kennedy si concluderanno tra circa un anno. La realizzazione del progetto a cura dell’impresa Cbr di Rimini avverrà sostanzialmente in 4 fasi, fatta salva la prima settimana durante la quale verranno effettuati interventi preliminari. Da lunedì, infatti, partiranno le prime modifiche, riguardanti i veicoli autorizzati sulle strade ztl in prossimità della piazza, a seguito della chiusura totale della piazza.
I veicoli autorizzati, per raggiungere il tratto di Via G. Rasponi, compreso fra Piazza XX Settembre e Piazza J. F. Kennedy potranno seguire, quale percorso alternativo, Via G. Pasolini e Via A. Zirardini, dove verrà invertito il senso di marcia nel tratto e nella direzione da via Luca Longhi a via IX febbraio; i veicoli autorizzati, diretti in Via IX Febbraio seguiranno il percorso di Via G. Pasolini, Via A. Zirardini, Via L. Longhi e Via M. di Savoia. L’uscita per tutti avverrà da Via M. Fantuzzi, Via R. Gardini e Via Guidone.
Tali deviazioni saranno segnalate da apposita cartellonistica stradale.
Durante la prima settimana sarà ancora possibile circolare in via D’Azeglio; dal 29 giugno, quando scatterà la prima fase dei lavori legati alla sostituzione dei collegamenti sotterranei e fognari per conto di Hera spa nelle via adiacenti piazza Kennedy, via D’Azeglio non sarà più un asse di transito. Tale fase avrà la durata di circa un mese.
Per le attività che vi hanno sede e per i residenti della ztl limitrofa, sono stati predisposti percorsi alternativi che verranno resi noti a breve.
Per tutta la durata dei lavori nella piazza: sarà garantito il percorso pedonale e ciclabile lateralmente a Palazzo Rasponi dalle Teste, a Palazzo Rasponi Murat e al Palazzo del Mutilato (solo pedonale); i quattro stalli riservati alla sosta di veicoli condotti da persone con disabilità saranno recuperati rispettivamente in Via L. Longhi, in via Gardini, in via Garatoni e piazza Duomo; in piazza Duomo l’area nel tratto compreso fra Via G. Rasponi e Via G. Garatoni verrà riservata alla sosta di motocicli e ciclomotori, così come verrà ampliata quella in via Via P. Costa.

Al parco naturale di Cervia l’invasione dei dinosauri

Fino ad autunno inoltrato una mostra di riproduzioni giganti delle creature preistoriche per la curiosità di grandi e piccoli

Dinosauro cerviaDal 20 giugno al Parco Naturale di Cervia è aperto al pubblico la mostra “Dai dinosauri ai giganti dell’era glaciale”, promossa e gestita dalla Associazione Paleontologica Appi. Dal Velociraptor al T-Rex, il percorso espositivo presenta tante affascinanti riproduzioni dei giganteschi dinosauri vissuti milioni di anni fa.Si tratta dei sauri dominatori dell’Era Mesozoica e di molte altre creature preistoriche, come i possenti mammiferi dell’era glaciale, immersi nella pineta cervese, per far vivere a grandi e piccoli un appassionante viaggio nella natura del lontanissimo passato del pianeta.
La mostra è stata realizzata dall’azienda veneta Geomodel, con la consulenza di due paleontologi professionisti, Simone Maganuco e Stefania Nosotti. Le riproduzioni iperrealistiche sono in scala 1:1 e sono accompagnate da fondali di ambientazione e pannelli didattici descrittivi e di approfondimento.
La rassegna di queste straordinarie riproduzioni sarà allestita all’interno dell’area “Nella vecchia fattoria” (resterà quindi intatta l’area a ingresso libero del parco) con il biglietto di ingresso alla mostra che includerà anche la visita appunto agli animali della fattoria. Il costo per l’ingresso è di 12 euro intero (10 ridotto per bambini da 6 a 10 anni, over 65, accompagnatori di portatori di handicap), omaggio invece fino a 5 anni compiuti e portatori di handicap. Ci sarà anche un biglietto famiglia (due adulti e due minori di 10 anni) a 36 euro.
La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni nei seguenti orari: da giugno ad agosto dalle 9 alle 19; a settembre dalle 9 alle 18. Da ottobre e novembre la mostra sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 14.30 alle 16.30, la domenica e i festivi dalle 9.30 alle 16.30. Per tutto il periodo di apertura la mostra chiuderà un’ora dopo l’ultimo ingresso. Scuole e gruppi su prenotazione potranno visitare i dinosauri anche in altri orari da concordare.
Info e prenotazioni: 0544 995671 e 347 1496519.

Come risuona oggi il barocco di Vivaldi

L’originale “recomposed“ di Max Richter

Max RichterApproda al Ravenna Festival – domenica 21 giugno, alle 21, al Pala De André – una delle più intriganti rivisitazioni di un capolavoro classico come le Quattro Stagioni di Vivaldi, fimata da Max Richter. Quel Vivaldi Recomposed, che mette mano alla geniale opera del “Prete Rosso“ per restituircela attraverso una sensibilità contemporanea che ne esalta cadenze e armonie, senza banalizzarla, com’è accaduto negli ultimi decenni, con jingle e siglette retoriche e ruffiane.

Arte del MondoLa serata del festival prevede un’esecuzione “classica“ affidata l’ensemble barocco L’arte del mondo, con Werner Ehrhardt maestro concertatore e Daniel Hope al violino solista e, a seguire, la composizione “neovivaldiana” di Richter. L’autore tanto per capire il suo approccio all’opera ha commentato che: «Non c’era bisogno di riscrivere Vivaldi ma si trattava di un’esigenza personale. Sono sempre stato innamorato delle Quattro stagioni, fin da piccolo. Poi crescendo ho incominciato a sentirle ovunque, nei centri commerciali e negli ascensori, nelle segreterie telefoniche e in pubblicità. A un certo punto ho smesso di amarle, le ho odiate, anzi… Riscriverle è stato come guidare attraverso un meraviglioso paesaggio conosciuto usando una strada alternativa per apprezzarlo di nuovo come la prima volta».
   
Il britannico Max Richter, in effetti, è un compositore colto, di impronta estetica minimalista, noto anche per le sue colonne sonore. Il compito e l’ambizione di riscrivere letteralmente, con tanto di orchestra, Le Quattro Stagioni di Vivaldi, risalendo alle note dell’epoca lo hanno portato a trasformare (e scartare) ben tre quarti degli spartiti originali. Il risultato è di gran livello ma non certo di rottura rispetto alla maestria della partitura originaria, se non per una moderna epicità che a qualcuno potrebbe ricordare le sonorità del gruppo post-rock scandinavo dei Sigur Ros.

Werner EhrhardtIl Vivaldi “rivisitato“ di Richter è solo l’ultimo capitolo della serie “Recomposed“ della storica etichetta tedesca Deutsche Grammophone. Non è la prima volta che si cerca di dare nuova vita a qualcosa di antico e non è la prima volta che l’elettronica abbraccia la musica classica. Certo, però, che questa è la volta più clamorosa. Perché sulla copertina degli album c’è il marchio giallo inconfondibile della casa di produzione della musica classica quasi per antonomasia, con alle spalle oltre un secolo di attività. Il marchio blasonato – nonostante il genere in cui è specializzato – continua ad avere le antenne sintonizzate anche sul mondo della musica contemporanea, al punto da dar vita a una collana quasi autonoma in cui (più o meno) giovani compositori già affermati nel campo dell’elettronica si cimentano a “coverizzare“ – direbbero gli appassionati di rock – alcuni storici brani del suo catalogo.

Una vera e propria rivisitazione, quando non una ricomposizione – la serie si chiama per l’appunto “Recomposed” – che ha l’obiettivo forse di ricordare a un target più giovane l’esistenza di capolavori spesso ingiustamente snobbanti anche dagli appassionati di musica più aperti, e viceversa quello di portare i cultori della classica a confrontarsi con qualcosa di davvero nuovo per loro. Ne è nata naturalmente una lunga discussione sul web e sulle riviste specializzate, alcune addrittura scandalizzate nell’ascoltare un Ravel, tanto per dire, in versione techno, ma l’obiettivo della storica etichetta tedesca si può dire invece raggiunto in pieno, almeno dal punto di vista dei risultati, altalenanti forse, ma sicuramente sempre interessanti.

Daniel HopeLa serie parte nel 2005 con il producer tedesco Matthias Arfmann alle prese con un mostro sacro come Herbert von Karajan e in particolare le sue incisioni con i Berliner Philharmoniker, con un risultato a tratti marcatamente house e non proprio riuscitissimo.
L’anno successivo le cose vanno un pochino meglio con il “recomposed” di Jimi Tenor, polistrumentista finlandese dallo stile solitamente al limite del kitsch che invece in questa occasione è quasi trattenuto, ambient e più astratto che mai, dando nuova vita a musiche di Steve Reich, Esa-Pekka Salonen, Pierre Boulez, Edgar Varese, Georgi Sviridov e Erik Satie.
Il capolavoro della serie, almeno per chi scrive, è invece quello del 2008, a opera del duo composto da Carl Craig – dj di Detroit tra i pilastri della musica techno nonché uno dei suoi precursori – e il polistrumentista tedesco Moritz Von Oswald. Qui il battito elettronico si fa molto più presente e ne esce un viaggio quasi psichedelico ispirato alle composizioni di Ravel e Mussorgsky in chiave minimal techno (Von Oswald fa pur sempre parte anche di uno dei migliori collettivi di sempre di questo genere, Basic Channel). Da applausi.
Due anni dopo sarà la volta di un altro big della scena elettronica mondiale come il britannico Matthew Herbert che ha ricomposto la X Sinfonia di Mahler senza, in realtà, metterci troppo del suo, per un giudizio finale positivo ma non straordinario come poteva essere. Poi l’apprezza impresa vivaldiana di Richter, che vanta oltre un milione di ascolti su Spotify. Chissà in futuro chi verrà “ricomposto“ a merito della storia della musica occidentale e delizia per le nuove generazioni. 

Adesso il Basket ha anche uno sponsor In A2 giocherà l’OraSì Ravenna

Annunciato l’accordo con l’Unigrà di Conselice. L’assessore: «La prima partita al Pala De André resterà nella storia della città» 

Arriva il lieto fine, ancora prima di iniziare la stagione agonistica, nella vicinda legata alla pallacanestro a Ravenna che, dopo la crisi dell’Acmar, storico sponsor della società, è stata in qualche modo sedotta e abbandonata dalla Piacentini Costruzioni (vedi articoli correlati) e per qualche giorno è stata a rischio l’iscrizione al prossimo campionato di A2. Dopo l’ottima risposta della città, con 100mila euro raccolti e donati alla società in quattro giorni lavorativi, il Basket Ravenna ora comunica di aver raggiunto un accordo di sponsorizzazione con Unigrà, che sarà il main sponsor della squadra con il marchio OraSì nella prossima stagione. «Questo è un momento straordinario per la stabilizzazione del progetto del Basket Ravenna – ha dichiarato il presidente Roberto Vianello –. Ci tengo a ringraziare Acmar, che oggi chiude un rapporto lungo quattordici anni, durante i quali ha permesso alla realtà del Basket Ravenna di vivere e di svilupparsi, e alla quale auguro di superare rapidamente l’attuale momento di difficoltà. Rivolgo il mio benvenuto ad Unigrà, un vero e proprio colosso alimentare che ci affiancherà permettendoci di guardare al futuro con maggiore fiducia. Questo è un passo importante per il prosieguo della nostra attività: dopo la reazione della città, che ha risposto al nostro appello raccogliendo centomila euro in soli quattro giorni lavorativi e che sta continuando a portare il proprio sostegno, l’arrivo di Unigrà e gli scenari sul Pala de Andrè ci permettono guardare al futuro con rinnovato ottimismo». I vertici della società hanno infatti incontrato negli ultimi giorni il Comune di Ravenna, «che si è impegnato per fare realizzare in tempi rapidi i lavori di ristrutturazione sportiva necessari per omologare il campo del Pala De André per ospitare la serie A2 – annuncia Vianello –, e il gestore Metrò, che ha confermato la disponibilità dell’impianto». «Siamo contenti e orgogliosi di annunciare il nostro contributo al Basket Ravenna – sono invece le parole di Gianmaria Martini, amministratore delegato di Unigrà –. L’iniziativa trae origine in primis dalla mobilitazione della città, a testimonianza che questa squadra è la reale espressione del territorio. Il secondo aspetto riguarda il coinvolgimento di questa società verso i bambini e il settore giovanile; inoltre il legame con il presidente Vianello è estremamente solido e soddisfacente, ed il suo impegno è garanzia di qualità. Per questi motivi siamo estremamente orgogliosi di intraprendere questa avventura. La nostra azienda è molto legata a Ravenna e al suo territorio: siamo di Conselice, operiamo sul porto e ci sentiamo a tutti gli effetti ravennati, pertanto abbiamo pensato di raccogliere questa sfida e di legare al Basket Ravenna il marchio OraSì. Si tratta di una nuova linea di prodotti a origine vegetale, che ha quali elementi di punta un latte di soia e un latte di riso, che ha il proprio punto di forza nell’integrazione del mondo agricolo e l’industria agro alimentare. OraSì è prodotto attraverso una filiera interamente italiana e controllata e sancisce il debutto di Unigrà sulla grande distribuzione, così come è nuovo il desiderio di investire sulla comunicazione. Portiamo con noi entusiasmo e solidità, con l’augurio che il nostro sostegno permetta all’azienda, alla squadra e alla città di crescere insieme». «Ho accettato con piacere di essere al fianco di Vianello – ha dichiarato infine l’assessore allo Sport del Comune, Guido Guerrieri –, sia dal punto di vista personale, perché sono grande tifoso della squadra, sia dal punto di vista istituzionale, in quanto ritengo che l’amministrazione debba seguire una realtà come il Basket Ravenna. L’appello ai tifosi ha restituito una risposta imprevedibile e straordinaria, a sostegno e testimonianza di una squadra che è riuscita ad attecchire nel cuore dei ravennati. Quanto accaduto va oltre lo sport, sostenuto da una politica verso i giovani che non privilegia soltanto la filiera di eccellenza, ma offre la possibilità di emergere anche ai semplici appassionati. Per questo motivo credo che l’amministrazione debba avere un occhio di riguardo nei confronti di chi ha guadagnato sul campo i galloni dell’interesse cittadino. A tale proposito, ringrazio l’amministrazione comunale e Metrò che hanno lavorato per rendere disponibile il Pala de Andrè. Sarà molto emozionante vedere il basket entrare al palasport dalla porta principale, portando in dote un torneo nel quale Ravenna può giocare alla pari con delle realtà storiche quali la Fortitudo Bologna, la Mens Sana Siena o Treviso. Questa società è cresciuta in modo costante negli ultimi tre anni, mantenendo buone basi a discapito di alcuni momenti di reale apprensione. Per questo credo che ci sia un’altra lettura interessante di questa storia, legata alla valorizzazione del merito: tutti noi abbiamo sempre ritenuto giusto che il Basket Ravenna potesse trovare uno sponsor sulla base di quanto di buono avesse fatto fino ad oggi. E’ per questo che sono estremamente contento dell’intervento di Unigrà, che non poteva scegliere un modo più bello di presentarsi alla città. Credo che la prima partita al Pala de Andrè della OraSì Ravenna sarà un grande appuntamento, che resterà nella storia dello sport di questa città».

Adesso il Basket ha anche uno sponsor In A2 giocherà l’OraSì Ravenna

Annunciato l’accordo con l’Unigrà di Conselice. L’assessore:
«La prima partita al Pala De André resterà nella storia della città» 

Arriva il lieto fine, ancora prima di iniziare la stagione agonistica, nella vicinda legata alla pallacanestro a Ravenna che, dopo la crisi dell’Acmar, storico sponsor della società, è stata in qualche modo sedotta e abbandonata dalla Piacentini Costruzioni (vedi articoli correlati) e per qualche giorno è stata a rischio l’iscrizione al prossimo campionato di A2. Dopo l’ottima risposta della città, con 100mila euro raccolti e donati alla società in quattro giorni lavorativi, il Basket Ravenna ora comunica di aver raggiunto un accordo di sponsorizzazione con Unigrà, che sarà il main sponsor della squadra con il marchio OraSì nella prossima stagione.

«Questo è un momento straordinario per la stabilizzazione del progetto del Basket Ravenna – ha dichiarato il presidente Roberto Vianello –. Ci tengo a ringraziare Acmar, che oggi chiude un rapporto lungo quattordici anni, durante i quali ha permesso alla realtà del Basket Ravenna di vivere e di svilupparsi, e alla quale auguro di superare rapidamente l’attuale momento di difficoltà. Rivolgo il mio benvenuto ad Unigrà, un vero e proprio colosso alimentare che ci affiancherà permettendoci di guardare al futuro con maggiore fiducia. Questo è un passo importante per il prosieguo della nostra attività: dopo la reazione della città, che ha risposto al nostro appello raccogliendo centomila euro in soli quattro giorni lavorativi e che sta continuando a portare il proprio sostegno, l’arrivo di Unigrà e gli scenari sul Pala de Andrè ci permettono guardare al futuro con rinnovato ottimismo». I vertici della società hanno infatti incontrato negli ultimi giorni il Comune di Ravenna, «che si è impegnato per fare realizzare in tempi rapidi i lavori di ristrutturazione sportiva necessari per omologare il campo del Pala De André per ospitare la serie A2 – annuncia Vianello –, e il gestore Metrò, che ha confermato la disponibilità dell’impianto».

«Siamo contenti e orgogliosi di annunciare il nostro contributo al Basket Ravenna – sono invece le parole di Gianmaria Martini, amministratore delegato di Unigrà –. L’iniziativa trae origine in primis dalla mobilitazione della città, a testimonianza che questa squadra è la reale espressione del territorio. Il secondo aspetto riguarda il coinvolgimento di questa società verso i bambini e il settore giovanile; inoltre il legame con il presidente Vianello è estremamente solido e soddisfacente, ed il suo impegno è garanzia di qualità. Per questi motivi siamo estremamente orgogliosi di intraprendere questa avventura. La nostra azienda è molto legata a Ravenna e al suo territorio: siamo di Conselice, operiamo sul porto e ci sentiamo a tutti gli effetti ravennati, pertanto abbiamo pensato di raccogliere questa sfida e di legare al Basket Ravenna il marchio OraSì. Si tratta di una nuova linea di prodotti a origine vegetale, che ha quali elementi di punta un latte di soia e un latte di riso, che ha il proprio punto di forza nell’integrazione del mondo agricolo e l’industria agro alimentare. OraSì è prodotto attraverso una filiera interamente italiana e controllata e sancisce il debutto di Unigrà sulla grande distribuzione, così come è nuovo il desiderio di investire sulla comunicazione. Portiamo con noi entusiasmo e solidità, con l’augurio che il nostro sostegno permetta all’azienda, alla squadra e alla città di crescere insieme».

«Ho accettato con piacere di essere al fianco di Vianello – ha dichiarato infine l’assessore allo Sport del Comune, Guido Guerrieri –, sia dal punto di vista personale, perché sono grande tifoso della squadra, sia dal punto di vista istituzionale, in quanto ritengo che l’amministrazione debba seguire una realtà come il Basket Ravenna. L’appello ai tifosi ha restituito una risposta imprevedibile e straordinaria, a sostegno e testimonianza di una squadra che è riuscita ad attecchire nel cuore dei ravennati. Quanto accaduto va oltre lo sport, sostenuto da una politica verso i giovani che non privilegia soltanto la filiera di eccellenza, ma offre la possibilità di emergere anche ai semplici appassionati. Per questo motivo credo che l’amministrazione debba avere un occhio di riguardo nei confronti di chi ha guadagnato sul campo i galloni dell’interesse cittadino. A tale proposito, ringrazio l’amministrazione comunale e Metrò che hanno lavorato per rendere disponibile il Pala de Andrè. Sarà molto emozionante vedere il basket entrare al palasport dalla porta principale, portando in dote un torneo nel quale Ravenna può giocare alla pari con delle realtà storiche quali la Fortitudo Bologna, la Mens Sana Siena o Treviso. Questa società è cresciuta in modo costante negli ultimi tre anni, mantenendo buone basi a discapito di alcuni momenti di reale apprensione. Per questo credo che ci sia un’altra lettura interessante di questa storia, legata alla valorizzazione del merito: tutti noi abbiamo sempre ritenuto giusto che il Basket Ravenna potesse trovare uno sponsor sulla base di quanto di buono avesse fatto fino ad oggi. E’ per questo che sono estremamente contento dell’intervento di Unigrà, che non poteva scegliere un modo più bello di presentarsi alla città. Credo che la prima partita al Pala de Andrè della OraSì Ravenna sarà un grande appuntamento, che resterà nella storia dello sport di questa città».

Da Cervia, la figlia della Contessa: «Il Goya ritrovato in Lussemburgo è mio»

Vale 15 milioni. Ritrovato in una banca, passato da San Marino

Non sarebbe dello Stato né in comproprietà, ma solo suo il quadro di Goya confiscato in Lussemburgo dai carabinieri di Ancona, nucleo Tutela Patrimonio, valutato 15 milioni di euro.
Come scrive l’Ansa, lo rivendica da Cervia, attraverso l’avvocato Carlo Benini, la figlia della “Contessa del Bidente”, ovvero Anna Maria Beltramini morta nel 2008 a 64 anni, che assieme al compagno riuscì a farsi restituire l’opera, un olio del 1789 attribuito a Goya venduto per un milione che però non sarebbe arrivato alla famiglia.
Di dimensioni 100×138 cm, raffiugura un “Personaggio seduto, di famiglia spagnola decorato con croce cavaliere di Malta e accreditato presso la corte di Spagna” e fa parte di una serie di 16 ritratti di gentiluomini, di cui solo 14 erano di ubicazione certa.
Il quadro si trovava in una banca a Lussemburgo, esportato illecitamente, dopo aver attraversato inosservato San Marino. Le indagini compiute dai carabinieri dorici hanno permesso di far luce sugli ultimi anni del dipinto, che dalla fine degli anni Ottanta ad oggi sarebbe transitato nelle mani di un cardinale, di esponenti della malavita e di un amministratore delegato della società di San Marino che per ultima ha gestito l’opera d’arte e che avrebbe tentato di piazzarlo proprio per coto della figlia della Contessa.

Da Cervia, la figlia della Contessa: «Il Goya ritrovato in Lussemburgo è mio»

Vale 15 milioni. Ritrovato in una banca, passato da San Marino

Non sarebbe dello Stato né in comproprietà, ma solo suo il quadro di Goya confiscato in Lussemburgo dai carabinieri di Ancona, nucleo Tutela Patrimonio, valutato 15 milioni di euro.
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Di dimensioni 100×138 cm, raffiugura un “Personaggio seduto, di famiglia spagnola decorato con croce cavaliere di Malta e accreditato presso la corte di Spagna” e fa parte di una serie di 16 ritratti di gentiluomini, di cui solo 14 erano di ubicazione certa.
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Il russiano Mirko Valdifiori al Napoli Guadagnerà 800mila euro all’anno

Il presidente De Laurentiis posta la foto della firma del contratto Pagato quasi sei milioni. La nostra intervista al centrocampista

L’unico giocatore di calcio della provincia di Ravenna militante in serie A, il 29enne russiano Mirko Valdifiori, è stato acquistato da una selle più ambiziose e importanti società del campionato italiano, il Napoli. L’ingaggio del centrocampista che ha debuttato in serie A solo nella passata stagione è stato ufficializzato oggi (sabato 20 giugno) dal club azzurro con un tweet del presidente Aurelio De Laurentiis: “Benvenuto Valdifiori, primo tassello del nuovo Napoli”, ha scritto il patron azzurro pubblicando una sua foto insieme al calciatore al momento della firma del contratto. Stando alle news dei siti dedicati al calciomercato, Valdifiori sarebbe stato pagato quasi sei milioni di euro all’Empoli e avrebbe firmato un contratto quadriennala da 800mila euro di stipendio a stagione. Tra gli articoli correlati qui sotto la nostra lunga intervista a Valdifiori, pubblicata in occasione del suo esordio in Nazionale di pochi mesi fa.

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