sabato
23 Maggio 2026

Due giovani aggrediti su una panchina: insulti e ferite con coltello e cocci di vetro

Un’aggressione contro due persone sedute su una panchina in darsena a Ravenna si è conclusa con due feriti, un arresto e una denunciato. La vicenda è accaduta nei giorni scorsi, i carabinieri l’hanno resa nota oggi, 20 aprile. I due aggressori sono stranieri entrambi già noti alle forze dell’ordine, rispondo di lesioni personali e porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. Per l’arrestato il giudice ha disposto la misura dell’obbligo di firma e il divieto di avvicinamento alla vittima.

L’intervento è scattato a seguito di una chiamata al 112 che segnalava una lite in corso tra quattro giovani nei pressi del sottopasso ferroviario pedonale. I militari intervenuti hanno avuto non poche difficoltà perché uno dei giovani coinvolti ha assunto un atteggiamento particolarmente aggressivo e violento verso i carabinieri, rendendo necessario l’utilizzo del taser.

Secondo la ricostruzione del nucleo operativo radiomobile, anche grazie alle testimonianze delle parti coinvolte e alle immagini del sistema di videosorveglianza, l’episodio è iniziato in zona Darsena dove l’arrestato ed il complice hanno preso di mira, per futili motivi, altri due ragazzi seduti su una panchina. Prima con semplici offese verbali e poi estraendo un coltello a serramanico e un collo di una bottiglia con cui li ferivano.

«Nei Cpr ci si ammala. In Italia 120-140 medici nella campagna contro l’invio di migranti nelle strutture»

Per quanto riguarda le visite mediche alle persone straniere irregolari in Italia per accertare la loro idoneità a essere trattenute nei centri per il rimpatrio (Cpr), l’anomalia che la magistratura dovrebbe indagare non sta nei certificati che impediscono l’ingresso nelle strutture, ma sta in quelli che danno il via libera. È la sintesi del pensiero di Nicola Cocco, medico ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) che da tempo porta avanti una campagna di sensibilizzazione chiamata “Mai più lager – No ai Cpr”.

L’infettivologo milanese ha espresso la sua posizione in occasione di un intervento pubblico al circolo Arci di Brisighella il 13 aprile in cui ha parlato anche della nota vicenda giudiziaria che vede il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna sotto inchiesta. Otto medici indagati (di cui tre sospesi per dieci mesi) per falso ideologico. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero firmato certificazioni false per impedire che i migranti destinati all’espulsione dall’Italia venissero inviati in uno dei dieci Cpr in funzione in Italia. Cocco non è tra gli indagati.

La spiegazione del pensiero di Cocco su quali certificati dovrebbero finire sotto la lente si poggia su una opinione netta a proposito dei Cpr: «Sono luoghi patogeni, dove ci si ammala, a volte si muore e chi ne esce non è certo in ottime condizioni di salute». Se questi sono i Cpr – è il senso del ragionamento – quale medico può approvare l’invio di una persona in quell’ambiente? «È come se un medico sapesse che su un tavolo c’è una bottiglia d’acqua avvelenata e vede qualcuno che sta per bere. Credo abbia il dovere di avvisarlo. A Ravenna è successo che chi ha segnalato l’acqua avvelenata è stato messo sotto inchiesta».

All’incontro di Brisighella, Cocco ha parlato a braccio per due ore, con il supporto della proiezione di slide e di dati da varie fonti, davanti a una quarantina di persone che si sono radunate al circolo Arci locale che lo aveva invitato per approfondire gli aspetti medici e legali connessi alla gestione degli stranieri extracomunitari.

Nel dibattito pubblico scaturito dall’indagine giudiziaria tutt’ora aperta, secondo il medico c’è stata una grande mancanza di cui ritiene responsabile anche una parte della stampa: «La vera questione da affrontare è cosa sono i Cpr e perché siano strutture inaccettabili anche se legali perché previste dalla legge». Cocco usa un paragone con i manicomi: «Prima della legge che li chiuse nel 1978 erano strutture legali. Franco Basaglia (psichiatra e neurologo ispiratore della legge 180/1978 che introdusse la revisione degli ospedali psichiatrici, ndr) è stato il primo a non firmare le autorizzazioni alle legature dei pazienti che erano procedure previste e ammesse».

Per sostenere la criticità dei Cpr, Cocco ha riportato fonti autorevoli. A partire dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che a gennaio 2026 ha pubblicato il resoconto di un lavoro di raccolta di pareri professionali. Nella premessa della pubblicazione si dice: “Dove sono disponibili dati c’è evidenza di effetti negativi sulla salute dovuti all’impatto della detenzione amministrativa”.

Nei dieci Cpr italiani ogni anno entrano circa seimila stranieri (meno dalla metà vengono poi effettivamente rimpatriati nei Paesi di origine). «Nel triennio 2022-2024 – ha detto Cocco – si sono registrati 169 atti di autolesionismo, 103 tentativi di suicidio e due suicidi. Il 70 percento delle persone all’interno assume almeno uno psicofarmaco, il 17 percento ne prende due. E ricordiamoci che siamo di fronte a zero diagnosi di patologie psichiatriche, altrimenti non avrebbero avuto l’idoneità all’ingresso. Allora quel 70 percento è pura sedazione».

Anche altri Stati europei hanno l’equivalente dei Cpr italiani. All’estero sono meno patogeni? Cocco parla della Svezia: «Hanno stanze singole, pulite, con la tv, la possibilità di ricevere posta e tenere il telefono. Eppure dopo 50 giorni di permanenza sono stati misurati crolli di tutti i parametri di salute psicologica». Questo, secondo l’infettivologo, dimostra che il fulcro su cui intervenire è a monte dei Cpr e sta nella norma giuridica che li istituisce: la detenzione amministrativa, cioè la condizione dei migranti destinati all’espulsione dall’Italia. «Se c’è questo tipo di privazione della libertà, non può esserci salute. Ognuno poi decida se questo è compatibile con la Costituzione, con l’etica professionale, con l’etica individuale e con la politica».

L’infettivologo ha cercato di mostrare anche paradossi, contraddizioni e lacune della detenzione amministrativa. «Nell’estate 2025 al Cpr di Gorizia un dermatologo ha diagnosticato un caso di scabbia e la persona è stata rilasciata. Altre persone hanno cominciato a manifestare sintomi simili. Ma la dirigenza della struttura, pur di non certificare un focolaio di scabbia che avrebbe intaccato la funzionalità del Cpr, ha preferito rilasciare i contatti del primo caso con delle diagnosi psichiatriche, senza cenni alla scabbia. Quindi uscivano persone che si grattavano in maniera ossessiva, ma ufficialmente avevano disturbi mentali».

Questione cruciale a proposito dei Cpr non può che essere il livello dell’assistenza sanitaria (c’è chi ha parlato di «buchi neri»). Medici e infermieri sono assunti dagli enti privati che hanno vinto le gare per la gestione delle strutture. «In buona sostanza il diritto alla salute è una voce del capitolato d’appalto. È facile capire che così diventa un servizio su cui si può anche tagliare per ridurre i costi e migliorare i dividendi del gestore. Alla prova dei fatti nei Cpr c’è una infermeria dove solo gli infermieri sono operativi h24. I medici sono presenti da 3 a 8 ore al giorno in base al numero di detenuti. E quindi per qualunque necessità viene chiamato il 118». Essere dipendenti del gestore, poi, mette i medici in una condizione di limitata libertà d’azione: «C’è una certa facilità a somministrare psicofarmaci perché questo aiuta a tenere tranquillo l’ambiente, nell’interesse del gestore».

Come detto, da tempo la Simm si batte per sensibilizzare la comunità medica sulla patogenicità dei Cpr. Cocco ha fornito qualche numero di quanto fatto finora in Italia: oltre mille medici contattati, 120-140 medici certificatori coinvolti e 230-250 certificazioni di inidoneità riconducibili alla campagna. L’indagine di Ravenna prende in esame il periodo da settembre 2024 a gennaio 2026 ipotizzando 34 certificati falsi su 64 rilasciati in totale.

Cocco, come detto, non è tra i medici indagati. Ma il suo nome compare spesso nelle carte dell’indagine, soprattutto per i messaggi via chat scambiati con i medici di Ravenna. Uno di quei messaggi in particolare, riportato dalla stampa, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica: “Facciamo il culo a questi sbirri maledetti”. L’infettivologo ne ha parlato a Brisighella: «Nell’estate 2025 una dottoressa di Ravenna mi chiama e mi dice che è stata convocata in questura a Ravenna e sta ricevendo pressioni per una valutazione di inidoneità. Ho sentito un legale e le ho dato qualche consiglio su come interfacciarsi con la polizia, perché vi assicuro che di fronte alla polizia è normale sentirsi nervosi per chiunque. E poi ho scritto quella frase, con termini che non uso mai. Ho sbagliato a scriverla? Sì. Magari è stato un momento di tensione, ma resta una chat privata tra due medici».

In conclusione, il medico ha espresso la sua opinione sui Cpr: «Non sono migliorabili, non sono monitorabili, l’unica cosa da fare è chiuderli. Ma non solo: va abolita anche la detenzione amministrativa. Perché come diceva Basaglia, il problema è l’idea del manicomio più che il manicomio in sé».

In sintesi, secondo la visione di Cocco, il certificato di inidoneità non può che essere la valutazione per qualunque caso: «A livello globale europeo si sta attuando un programma di razzismo istituzionale nei confronti dei migranti e un medico che si occupa della salute delle persone non può nascondersi dietro i tecnicismi. I medici di Ravenna sono il dito che indica la Luna e la Luna è la patogenicità dei Cpr. Sarebbe ora che gli ordini professionali prendessero posizione netta sulla patogenicità dei Cpr e non sui comportamenti dei singoli professionisti».

In provincia 131 morti sul lavoro dal 2010. Nel 2026 infortuni in aumento

Nel primo bimestre del 2026 in provincia di Ravenna sono stati denunciati 1.096 infortuni sul lavoro, in aumento del 5,3 percento rispetto allo stesso periodo del 2025. Non ci sono stati decessi (il primo di quest’anno è avvenuto l’11 aprile), così come successe nel 2025. Sono le statistiche più recenti disponibili nella raccolta dati dell’Inail (l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) e estrapolate dal sindacato Cisl.

I numeri relativi all’Emilia-Romagna nel complesso mostrano un incremento pari al 7,2 percento (si è passati da 11.126 a 11.924). L’aumento interessa l’intero territorio regionale, anche se con intensità diverse tra le varie province.

Nelle altre due province romagnole è più evidente rispetto a Ravenna. Forlì-Cesena passa da 1.021 a 1.150 casi, con un aumento del 12,6 perento, mentre a Rimini si sale da 637 a 739 infortuni, pari a un +16 percento. Nell’area emiliana l’andamento appare complessivamente più contenuto. Piacenza e Reggio Emilia registrano gli incrementi più elevati, rispettivamente superiori all’11,9 e al 10,2, mentre nelle altre province la crescita è più moderata. Parma si mantiene su un aumento limitato, poco sopra il 2 percento, mentre Bologna, Modena e Ferrara si collocano in una fascia intermedia, con variazioni comprese tra circa il 4 e il 7 percento.

Nel dato complessivo sugli infortuni, sono compresi gli eventi con esito mortale. Nei mesi di gennaio e febbraio 2025 si registrarono complessivamente 10 decessi in tutta la regione. Nel corrispondente periodo del 2026 il numero totale di infortuni mortali è sceso a sei: quattro casi a Bologna e un episodio a Parma e Rimini.

Se invece si guarda al 2025 della provincia di Ravenna nel complesso, le denunce sono state 7.052, lo 0,96 percento in meno rispetto al 2024. Ma le morti sono state 9, in crescita rispetto alle 8 del 2024.

L’Osservatorio regionale sugli Infortuni sul lavoro e le malattie professionali (Oreil) dell’Emilia Romagna mette a disposizione i dati dal 2010: negli ultimi sedici anni le vittime sul lavoro nel Ravennate sono state 131 (dato aggiornato al decesso della settimana scorsa). Non c’è mai stato un anno senza decessi: il minimo è stato 2 (2013 e 2019), il massimo nel 2011 con 15 morti.

La tendenza degli infortuni denunciati è in calo: gli 11.281 episodi del 2010 restano il valore più alto del periodo 2010-2025 esaminato. Il punto più basso con 5.943 nel 2020 (anno del lockdown per la pandemia Covid).

Il 2025 della provincia di Ravenna nel dettaglio: gli infortuni in agricoltura sono calati da 486 a 442 (-9,1 percento), nell’Industria e servizi sono cresciuti da 5.371 a 5.450 (+1,5), mentre per i lavoratori per conto dello Stato si registra un calo da 1.263 a 1.160 (-8,2). Gli infortuni in itinere sono aumentati da 880 a 975 (+10,80 percento).

Nel 2025, complessivamente, Forlì-Cesena ha registrato un incremento di infortuni del 6,1 percento e Rimini è rimasta stabile (da 5.201 a 5190). Il confronto con il dato regionale evidenzia come la Romagna si sia collocata in linea con l’andamento complessivo dell’Emilia-Romagna (+1,25 percento), ma con segnali di maggiore criticità per quanto riguarda gli infortuni in itinere e i casi mortali, che in alcune province sono cresciuti più della media regionale. (and.a.)

Torna il Coconino Fest: tra le novità, anche una scuola di fumetto aperta ai ragazzi

Quinto anniversario per Coconino Fest, il festival del fumetto d’autore che torna in città da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno (con un’anteprima la sera di venerdì 29 maggio). Come ogni anno, la rassegna presenterò alcune delle novità più interessanti della scena attuale del graphic novel italiana e internazionale, con incontri con i maestri e firmacopie, ma anche performance di disegno, musica e teatro e workshop.

Il Mar si rinconferma il cuore della manifestazione, con l’esposizione delle tavole originali di David Prudhomme, Olivier Schrauwen, Luz, Miguel Vila e della giapponese Yamamoto Miki, affiancata dalla mostra dell’autore e performer libanese Mazen Kerbaj alla Biblioteca Classense. Sabato 30 maggio, dopo l’inaugurazione dei due percorsi espositivi, è previsto un talk con un ospite a sorpresa. Gli eventi live proseguono anche nei giorni successivi, con la partecipazione del cantautore Vinicio Capossela per un dialogo tra fumetto e canzone popolare sul genere musicale greco del Rebetiko, con David Prudhomme; e del trombettista e compositore Paolo Fresu, in coppia con il fumettista Paolo Parisi per rendere omaggio a Miles Davis nel centenario della sua nascita.

Tra le novità di quest’anno, nuove collaborazioni sul territorio, come il debutto della Spring School: un percorso di una settimana (25 maggio – 2 giugno) rivolto a giovani fumettisti, illustratori e artisti interessati al linguaggio del fumetto che tra lezioni teoriche e pratiche, laboratori e masterclass avranno l’opportunità di approfondire i meccanismi del lavoro editoriale e i vari aspetti del processo creativo di un graphic novel. La nascita della scuola è stata resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e dei Musei Byron e del Risorgimento, che ospiteranno l’evento di chiusura: i giovani allievi, sotto la direzione di Pietro Scarnera, si cimenteranno con il racconto della figura di Lord Byron e martedì 2 giugno i lavori saranno in mostra al museo a lui dedicato. Un’altra nuova collaborazione è quella nata con il Ravenna Festival, che ha inserito nel suo cartellone l’evento di anteprima del Coconino Fest: venerdì 29 maggio alle ore 21, alle Artificerie Almagià, la compagnia Fanny & Alexander presenterà in prima nazionale assoluta Storia del nuovo cognome, lo spettacolo teatrale tratto dall’omonimo graphic novel di Chiara Lagani e Mara Cerri, adattamento a fumetti del celebre ciclo di romanzi L’amica geniale di Elena Ferrante. Seguirà un dialogo tra le due autrici e la scrittrice Claudia Durastanti.

La rassegna proseguirà poi sul tema “Rebels”. Dall’arte “degenerata” contro le censure del nazismo narrata dal graphic novel Due ragazze nude di Luz al grido di dolore e protesta di Mazen Kerbaj contro il massacro tuttora in corso a Gaza, fino ai manga di Yamamoto Miki con le sue potenti figure di donne in perenne lotta contro i vincoli del patriarcato: la ribellione è un tema ricorrente negli autori e nelle storie di questa edizione del festival. Un tema che si declina di volta in volta con toni e segni diversi, ma con il denominatore comune della volontà di difendere la democrazia e i diritti delle persone, di dire no alle guerre e alle pulsioni autoritarie, di opporsi sempre a chi riconosce solo la legge del più forte.

Il festival è promosso e curato dalla casa editrice Coconino Press, insieme al Comune di Ravenna, al Mar e alla Biblioteca Classense. Il manifesto di Coconino Fest 2026 è firmato da Zuzu, una tra le più affermate e amate autrici nel panorama del graphic novel contemporaneo. Nel suo disegno tornano come ogni anno il gatto Krazy Kat e il topo Ignatz, protagonisti della storica striscia a fumetti di George Herriman, in uno scenario che questa volta allude ai mosaici e ai preziosi tesori del Mausoleo di Galla Placidia.

Una manifestazione a Punta Marina per liberare Ravenna da armi e combustibile fossile

Gli artisti-attivisti della Red Rebel Brigade a Ravenna per protestare contro gli interessi della città legati a armi e fossili. Nel pomeriggio di domenica 19 aprile il gruppo internazionale di performer ha preso parte alla manifestazione sulla spiaggia di Punta Marina “Ravenna Libera da armi e combustibili fossili” organizzata dal movimento Extinction Rebellion al fianco del “Coordinamento ravennate della campagna Per il Clima Fuori dal Fossile” e del “Coordinamento popolare contro il traffico di armi nel porto di Ravenna”. A condividere le immagini della manifestazione sui social, la pagina di Ravenna in Comune, che collabora con il gruppo di opposizione al transito delle armi in città.

«Ravenna è snodo di rotte che alimentano guerra e crisi climatica. Fermarle è urgente, necessario, possibile. Da oltre un anno, la nave rigassificatrice BW Singapore è ormeggiata al largo della nostra città. Non è solo una scelta energetica: è il simbolo di un modello che ci tiene legati ai combustibili fossili e agli interessi economici e geopolitici che li sostengono – commentano gli organizzatori della protesta -. Il gas che importiamo, spesso da contesti di conflitto, alimenta un sistema in cui dipendenza energetica e guerra sono strettamente connesse, aggravando allo stesso tempo la crisi climatica. Ravenna è simbolo di questa conflittualità, essendo snodo di traffici di armi, e ospitando infrastrutture come il rigassificatore e il progetto di cattura e stoccaggio della Co₂ (Ccs), che prolungano la dipendenza dal fossile invece di superarla. Tecnologie presentate come soluzioni, ma che in realtà contribuiscono a mantenere in vita lo stesso modello che genera crisi climatica, conflitti e disuguaglianze».

Iniziati i lavori per la ristrutturazione della caserma di Bagnacavallo: l’intervento da 890mila euro

Al via i lavori per la ristrutturazione della caserma dei Carabinieri di Bagnacavallo: l’intervento da 890mila euro sarà inizialmente sostenuto dal Comune, che verrà in seguito risarcito da parte del Ministero dell’Interno – Prefettura di Ravenna, con il canone di locazione dovuto alla proprietà, fino al raggiungimento dell’intero importo sostenuto.
I lavori, infatti, sono resi possibili grazie all’accordo bilaterale tra il Comune e la proprietà dell’immobile di via F.lli Bedeschi 10, coordinato dalla Prefettura di Ravenna, e comprenderanno in particolare l’impermeabilizzazione del tetto e del terrazzo, il rifacimento degli impianti, la sistemazione dei pavimenti e la realizzazione di pareti divisorie, oltre a interventi di efficientamento energetico e miglioramento sismico dell’edificio. La consegna dei lavori è avvenut questa mattina (20 aprile) e la chiusura dei cantieri è prevista per fine anno.
Presenti il sindaco Matteo Giacomoni, l’assessore ai Lavori pubblici Francesco Ravagli, il maggiore Cosimo Friolo, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Lugo, il luogotenente Giuseppe Lettini, comandante della Stazione dei Carabinieri di Bagnacavallo, il direttore dei lavori Antonio Tassinari, il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune Gabriele Bellini e i rappresentanti del consorzio Cear di Ravenna, incaricato delle opere.
«La ristrutturazione della caserma dei Carabinieri rappresenta un momento fondamentale per la nostra comunità – osservano il sindaco Giacomoni e l’assessore Ravagli –. L’avvio dei lavori è stato reso possibile dall’accordo tra tutti i soggetti coinvolti, con la regia della Prefettura e il confronto continuo con l’Arma. I Carabinieri, il cui impegno in questi anni complessi è sempre stato massimo, potranno così contare entro fine anno su una caserma rinnovata e più funzionale».
Per la durata dei lavori il comando dei Carabinieri di Bagnacavallo continuerà a essere operativo presso la sede temporanea di Cotignola, mentre nel territorio comunale restano attive la caserma di Traversara, appena inaugurata dopo i lavori di ristrutturazione seguiti all’alluvione, e quella di Villanova.

In arrivo a Ravenna la “Carovana Ecologista” contro l’uso delle energie fossili

Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata da Pippo Tadolini, portavoce del Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” in riferimento alla tappa ravennate della “carovana ecologista”, attesa  sabato 23 maggio a Punta Marina e Casal Borsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei nostri territori.

«In Colombia, a Santa Marta, dal 24 al 29 aprile, si tiene il summit globale per l’uscita dai fossili, promossa da Paesi Bassi e Colombia, al quale parteciperanno quarantacinque Stati (stranamente ci sarà anche l’Italia). È un appuntamento del quale si sta parlando pochissimo. Eppure, la situazione mondiale catastrofica che nelle ultime settimane ha preso soprattutto la forma dei “nuovi” sviluppi della guerra mediorientale, con tutta la drammaticità della “questione Stretto di Hormuz” che il legame guerre-dipendenza dai fossili, non solo è strettissimo, ma è la ragione stessa dell’esplodere dei conflitti, dei massacri, dei genocidi. Pur di mettere le mani su quanto più petrolio e gas possibile, la maggior parte dei criminali che guidano il mondo, è disposta a rischiare la distruzione del genere umano, intanto, la crisi climatico-ambientale avanza a passi da gigante battendo sempre nuovi record, configurando così una sorta di derby su chi, fra guerre e impazzimento della situazione ecologica, riuscirà per primo a mettere fine all’avventura umana sul pianeta Terra.

Santa Marta ospiterà la prima conferenza globale interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili, con l’obiettivo esplicito di colmare il divario tra impegni dichiarati e politiche effettivamente perseguite, divario che ha caratterizzato (anche molto prima dell’avvento dell’era Trump) le scelte della maggior parte dei governi e di moltissime forze politiche, non solo delle destre negazioniste. In qualche modo in risposta all’inefficacia e alle estenuanti trattative nei vertici COP, Santa Marta cerca (almeno si spera) di costruire strumenti  e alleanze mirati ad accelerare davvero la transizione energetica, al fine di portare confronto e scelte dalle dichiarazioni alle decisioni operative. Con l’obiettivo dichiarato e primario della progressiva eliminazione di carbone, petrolio e gas.

In questo periodo, siamo di fronte all’evidenza della spirale disastrosa in cui ci porta il mantenimento della dipendenza dal fossile; crisi energetica e tensioni geopolitiche risultano strettamente intrecciate al controllo delle risorse fossili, e l’energia continua a essere il più importante fattore di conflitto e di ridefinizione degli equilibri globali. La scelta di molti governi di rafforzare la dipendenza da fonti fossili (anche se, in teoria, nel breve periodo), rallentando gli investimenti nella transizione, non fa che peggiorare la situazione. Santa Marta proverà a rilanciare un’agenda alternativa, fondata sulla progressiva dismissione dei combustibili fossili come condizione non solo ambientale, ma anche politica ed economica per una maggiore stabilità globale, chiedendo ai vari Paesi di aderire a un percorso vincolante. La crisi climatica non può essere affrontata solo attraverso la gestione delle emissioni, ma richiede un intervento diretto sulla produzione e sull’uso delle fonti, causa prima del problema. Una specifica attenzione sarà dedicata ai temi della giustizia climatica, della redistribuzione dei costi della transizione e del ruolo della finanza, per unire al superamento dell’era fossile una nuova prospettiva di eguaglianza e di giustizia sociale.

Fra i Paesi che parteciperanno, concordi nella convinzione di dare ascolto alla scienza e di procedere, in modo urgente e coordinato, verso l’eliminazione di gas, carbone e petrolio, si dovrà cercare di costruire una coalizione internazionale capace di tenere insieme la riduzione delle emissioni e la gestione delle dinamiche sociali legate all’abbandono delle fonti fossili. In questa prospettiva, giunge inattesa la partecipazione dell’Italia, considerato che negli ultimi mesi il governo ha operato scelte energetiche difficilmente conciliabili con gli obiettivi della conferenza:  principalmente, il rinvio della chiusura delle centrali a carbone fino al 2038, il ruolo centrale attribuito al gas, le posizioni espresse in sede Ue per la soppressione degli Ets.  Quello che interessa di più, ad ogni modo è la presenza significativa della società civile, rappresentata da reti internazionali, movimenti climatici, organizzazioni sindacali e realtà territoriali, per un totale di oltre 2.600 le organizzazioni. La Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile sarà presente con una sua delegazione. In Italia organizzazioni ambientaliste, movimenti per il clima, sindacati e realtà della società civile, stanno promuovendo percorsi di mobilitazione e pressione istituzionale, che sostengono di fatto gli obiettivi della conferenza, legandoli alle realtà e alla vita quotidiana dei territori.

In Emilia Romagna, l’11 aprile è partita una Carovana promossa da Reca (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e da Amas-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna). Dopo le prime due tappe a Piacenza e a Parma, e dopo gli attesi appuntamenti nelle altre province emiliane, dalla metà di maggio la Carovana approderà in Romagna, con iniziative – nell’ordine – a Faenza, Imola, Forli e Cesena,Ravenna e infine a Rimini; per poi continuare nelle settimane successive verso Ferrara e convergere definitivamente a Bologna con un importante convegno regionale il 14 e 15 di giugno.

La tappa ravennate avrà luogo sabato 23 maggio, con appuntamenti a Punta Marina e a Casalborsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei nostri territori e con la richiesta netta e pressante di avviare, anche in sede locale, un percorso di riduzione, finalizzata all’eliminazione, delle fonti fossili. E l’auspicio che una vera pianificazione gestita democraticamente possa portare alla loro sostituzione quanto più possibile rapida con un nuovo modello, basato sulle rinnovabili, sulla produzione decentrata e diffusa, su un vero piano di risparmio, efficientamento e moderazione dei consumi energetici. È chiaro che, in questo quadro, il messaggio che emerge sia dalle mobilitazioni locali e generali, sia da importanti iniziative multipolari come il vertice di Santa Marta, è che si apra un ciclo politico che metta realmente al centro la questione energetica e la transizione ecologica. Ma per costruire questo scenario, bisogna che prenda forza una visione complessiva in cui il settore dell’energia venga “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Non è più sostenibile che le necessità vitali delle persone e degli ecosistemi debbano dipendere ed essere subordinate alle speculazioni finanziarie, alle bufere geopolitiche e in generale ad una logica di mercato, nella quale gli interessi di pochi sopravanzano di gran lunga quelli di intere popolazioni. La posta in gioco va oltre Santa Marta. Nel contesto di oggi, segnato da crisi e disuguaglianze crescenti, la transizione oltre i combustibili fossili è questione prioritaria, e riguarda non solo la sfida climatica, ma anche la stabilità internazionale, la giustizia sociale e la democrazia».

Pippo Tadolini*

 

*medico e portavoce del Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”.

Marionette e burattini in città per la 51esima edizione di Arrivano dal Mare!

È tutto pronto per lo “sbarco dei burattini” in Darsena: torna dal 20 al 24 maggio la 51esima edizione di Arrivano dal Mare!, festival del teatro di figura che quest’anno si prepara a offrire circa 50 eventi tra Ravenna e Gambettola, sempre in dialogo con il contesto che li ospita. Nella programmazione sarà centrale infatti il ruolo di Ravenna come Capitale Italiana del Mare, con eventi intrecciati a manifestazioni come “De Portibus” – Il festival dei porti che collegano il mondo e un programma culturale dedicato alla Lituania.

Il tema che guiderà l’edizione è quello del nomadismo, inteso come viaggio, incontro e trasformazione. In programma, spettacoli di burattini e marionette, ibridazioni con musica e danza contemporanea (come nel caso di The False orchestra; Critters, Voodoo; Ai Ai Ai Pinocchio). e sperimentazioni con l’intelligenza artificiale. Al cartellone degli spettacoli e al focus sulla Lituania si aggiungono poi due mostre, incontri letterari e workshop, In programma anche i progetti collaterali Cantiere, Senza fili, 3 Unima Ecosostenibilità Costruttori/Costruttrici di Italia, Spagna e Francia; Parole in figura, il percorso di alta formazione Animateria, E Bal – Palcoscenici per la danza contemporanea. Le diverse performance spaziano tra riflessioni sull’identità (Alice’s dream); il mito e la natura come forze di distruzione e di rinascita (Golem, vincitore del BandoRegia Under 35 alla Biennale di Venezia); alcune crepe della memoria collettiva del XX secolo (Herat & Chimney); i primi passi nel mondo (Small Words, Out); l emigrazione verso le terre promesse (The Walker); il viaggio come metafora surreale (Antipodi); l adolescenza e la difficoltà di comunicazione fra le generazioni (Versipelle); la seduzione del guadagno facile a discapito dell’ambiente (Bertuccia e i signori del fango). Le performance si rivolgono a pubblici di diverse età, compreso quello adulto. Tra le novità di quest’anno, il contributo di Ater Fondazione, impegnata nel sostenere l’internazionalizzazione degli artisti in arrivo da Repubblica Ceca, Serbia, Lituania, Macau, Giappone, Usa e Canada, Finlandia, Portogallo, Germania, Scozia, Slovenia, Bulgaria, Bosnia-Erzegovina e Montenegro. «Siamo particolarmente lieti di avviare una collaborazione con il Festival – afferma Antonio Volpone, Direttore di Ater Fondazione. – Il nostro contributo si concretizza nel sostegno e nell’accoglienza di una delegazione internazionale di operatrici e operatori, direttrici e direttori di Festival di teatro di figura
provenienti da numerosi Paesi. Inoltre, il teatro di figura non solo rappresenta lo spettacolo dal vivo, ma incarna allo stesso tempo una forma di artigianato artistico che affonda le radici in una lunga e ricca tradizione, capace ancora oggi di essere tramandata tramite nuove generazioni di artisti e di
affermarsi come linguaggio contemporaneo nel contesto internazionale».

Come da tradizione, il festival sarà itinerante e diffuso, con appuntamenti in città tra Artificerie Almagià, La Casa delle Marionette, Palazzo Rasponi dalle Teste, Biblioteca Classense, Teatro Rasi, Museo Mar e Rocca Brancaleone (oltre che in biblioteca, in teatro e alla Stazione degli Artisti di Gambettola, dove l’evento principale sarà una giornatan ricordo di Romano Danielli e la sua ‘Sandroneide’). A Ravenna, l’evento cuore della manifestazione, con lo “sbarco dei burattini” in barca a vela e la parata in Darsena, è atteso per sabato 23 maggio. Il programma completo degli spettacoli sarà presto disponibile online.

«Grazie a una rete di collaborazioni locali e internazionali, “Arrivano dal Mare!” si conferma un appuntamento capace di valorizzare un patrimonio artistico unico, rendendolo accessibile e vivo – commentano gli organizzatori di Teatro del Drago -. Un’esperienza che unisce comunità e culture diverse, dimostrando come l’arte possa ancora essere uno strumento di dialogo e crescita collettiva».

Il rapper di Secondigliano: «È la passione che ti salva dalla strada»

Nato a Secondigliano nel 1989, Giuseppe Sica esordisce nel rap game italiano come PeppOh nel 2015, con un’uscita targata Full Heads Records. Dalle barre si apre anche al teatro, partecipando a Mal’Essere di Davide Iodice, riscrittura dell’Amleto in slang napoletano, e oggi lo ritroviamo nei panni di Yodi in Malavia, ultimo film di Nunzia De Stefano, prodotto da Matteo Garrone per Archimede e Rai Cinema. La storia è quella del tredicenne Sasà (Mattia Francesco Cozzolino) diviso tra la passione per il rap, l’amore per la madre e il richiamo della vita di strada, che inizia a farsi largo tra problemi economici e dinamiche di periferia. Yodi, rapper della vecchia scuola partenopea, cercherà di guidare il giovane verso un futuro migliore.
Si tratta della prima esperienza davanti alla macchina da presa sia per Sica che per Cozzolino, in una sceneggiatura che ha voluto mettere al centro coloro che hanno vissuto quotidianamente le realtà più ombrose di Napoli per portarle sullo schermo senza sconti né filtri, ma tendendo lo sguardo verso la redenzione. Giovedì 23 aprile, Sica accompagnerà la proiezione in due sale della provincia: al Mariani di Ravenna e al Sarti di Faenza. Al Mariani è previsto anche un incontro nella mattinata di venerdì 24, dedicato ai ragazzi delle scuole della città.

Sica, Malavia segna il suo esordio sul grande schermo, com’è stata l’esperienza da attore?
«Stupenda e al tempo stesso molto faticosa. Avevo già recitato in teatro, tra prosa e musical, ma davanti alla telecamera è tutto diverso: girare un’intera giornata per una sola scena, restare fermi per ore senza uscire mai dal personaggio e, soprattutto, recitare senza avere un riscontro immediato del proprio lavoro, per me che sono abituato all’esibizione dal vivo, è straniante. Ti fidi ciecamente di regia e maestranze e devo dire che sono stato molto fortunato: ho trovato una produzione stupenda, capace di mettere gli attori al centro e far sentire sempre tutti a proprio agio per performare al massimo. La difficoltà più grande credo sia stata girare in estate con abiti invernali: quando mi chiedono di sintetizzare l’esperienza in una parola rispondo con “sudore”, in tutti i sensi».

Quanto della sua esperienza personale nel rap ha portato in questo ruolo?
«Tutta, questo mi ha aiutato molto. Nel film sono il mentore di Sasà, qualcuno che prova a spiegargli come funziona la musica, ma anche un po’ la vita: è quello che faccio tutti i giorni nei miei laboratori di rap, che coinvolgono scuole e cooperative sociali. Spesso capita di lavorare con ragazzi definiti “difficili”, che in realtà sono i più semplici di tutti, quelli che ti danno il cuore».

In Malavia, come in altre narrazioni analoghe, la musica ha un ruolo salvifico per i giovani che rischiano di avvicinarsi a cattive strade. Per la sua esperienza, è davvero così?

«Si, ma non è tanto la musica, è la passione a salvarti. Quando ti appassioni in qualcosa e credi in te stesso, il tempo che investi in ciò che fai è tempo sottratto alla strada. Vale anche per il calcetto, lo studio, la politica, ma la musica è sicuramente più immediata: scrivere è terapeutico, una pratica di autoanalisi. Esporre il proprio lavoro a amici e familiari poi richiede coraggio, è come mettersi a nudo senza togliersi i vestiti»

Quali riferimenti o ispirazioni hanno guidato la realizzazione di Malavia?
«Si parte dall’old school napoletana: lo stesso Yodi è stato scritto sul rapper Speaker Cenzou (il rapper napoletano Vincenzo Artigiano ndr), che a sua volta è stato il mio mentore. Il personaggio di Sasà, invece, è in qualche modo ispirato al figlio di Nunzia: anche lui un rapper, con qualche momento di “up and down” nella vita e molto protettivo nei confronti della madre. Più in generale però, direi che si ispira alla realtà».

Quanto fedelmente il film ricalca la quotidianità delle periferie di oggi?
«Tanto, anche perché sarebbe stupido ignorare quel lato della città. Sia io, che Nunzia, che Mattia, veniamo dalla periferia e siamo cresciuti guardando da vicino le realtà del film. È giusto raccontare questa parte di Napoli, perché nascerci significa scegliere ogni giorno che strada prendere. È stato fatto un lavoro importante sull’accuratezza: la rap battle del film fu veramente organizzata da me nella metropolitana di Scampia, senza sapere che Nunzia era tra il pubblico. Mi chiese di collaborare con la produzione come consulente, per assicurare la correttezza di lessico, musica e dinamiche. Yodi è arrivato dopo».

Su Napoli si è scritto, girato e cantato tanto. C’è una parte della città o di chi la vive che non è ancora stata raccontata o che meriterebbe più spazio?
«Credo che questo film risponda proprio a questa domanda: racconta persone e personalità che fino adesso non sono mai state narrate. Può sembrare una storia già sentita, ma non vuole essere l’ennesimo prodotto di massa napoletano. Un plot twist come quello di Sasà, il dramma di una madre che lavora in nero per tirare avanti, la storia di Cira (Francesca Argentile ndr) che scopre la propria sessualità non sono dinamiche portate spesso sullo schermo. È una storia che racchiude infinite storie».

Sta accompagnando il film nelle sale italiane: cosa colpisce maggiormente il pubblico lontano da Napoli?
«Il finale probabilmente, che ti lascia dentro una sensazione di positività. La domanda che arriva più spesso però è: “avete filmato davvero in quei posti?”. La risposta ovviamente è sì, perché sono luoghi che ci appartengono e che abbiamo voluto portare sullo schermo senza filtri. Il messaggio che cerchiamo di trasmettere è che, a prescindere dal contesto, i ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati, e magari capiti. Questo vale per tutti loro, ma come adulti tendiamo a dimenticarcene».

Com’è cambiato il rap dall’old school di Yodi a quello della nuova generazione di Sasà? È ancora un mezzo di riscatto sociale?
«Certo, e credo che lo sarà per sempre. Il rap nasce dalla parola, e la parola nasce dal bisogno di farsi ascoltare. Il rap traduce in musica l’esigenza di urlare al mondo chi sei. Il cambiamento più evidente riguarda l’apertura della nuova scuola: una volta il rap era una nicchia, voleva restare solo nostro. Questo forse è stato l’errore dell’old school. È vero che oggi i ragazzi danno meno peso alle parole, ma non hanno paura di aprirsi al mondo: non si formalizzano sulle etichette e hanno creato un melting pot con gli italiani di seconda generazione; il risultato sono brani contaminati da suoni arabi, batterie americane e violini europei. Anche l’approccio alla lingua è cambiato, un tempo un pezzo rap in napoletano faticava a superare i confini regionali, oggi può raggiungere un pubblico globale».

Mercato Coperto: 30mila euro per tinteggiare la facciata, ora il bando per assegnare 7 box

Si sono conclusi i lavori di tinteggiatura della facciata esterna del Mercato Coperto di Russi in piazza Gramsci. L’intervento è costato circa 30mila euro ed è stato realizzato dopo le opere di sistemazione degli spazi interni ultimate lo scorso anno a seguito dell’incendio che nel maggio 2025 aveva danneggiato la struttura.

Nei giorni scorsi è stato anche pubblicato il bando per la concessione per 6 anni dei box sfitti (sette, più uno non immediatamente disponibile). Verrà data priorità alle attività commerciali con le quali verrà stipulato un contratto di locazione; solo in caso di assenza di offerte e in via subordinata, sarà offerta la possibilità di assegnare in comodato gratuito, fino a un massimo di 2 box mediante comodato alle Associazioni no-profit / ETS (Enti del Terzo Settore) che, oltre alla normale attività istituzionale, svolgono anche attività di scambio/commercio.

Le domande vanno presentate al Comune di Russi entro e non oltre il 22 maggio 2026 via Pec (pg.comune.russi.ra.it@legalmail.it) oppure vanno consegnate a mano all’Ufficio Protocollo, in Piazza Farini 1 (piano terra), dal lunedì al venerdì, ore 8.30-12.30; martedì e giovedì, ore 15-17.

Il Mercato Coperto fu costruito nel 1935 sulle fosse interrate del Castello, dove sorgeva il vecchio torrione centrale del lato nord della cinta muraria. In termini stilistici, l’edificio si allinea alle opere realizzate a Russi nella seconda metà dell’Ottocento, in particolare, al Pantheon Baccarini nel cimitero, alla Torre dell’orologio e al Teatro comunale, mantenendo un’impronta neoclassica che tende a considerare soprattutto gli aspetti funzionali.

«Con la conclusione degli interventi di ritinteggiatura – sottolinea la sindaca Valentina Palli – restituiamo alla città uno spazio rinnovato, che rappresenta non solo un luogo storico della nostra comunità, ma anche un presidio fondamentale di socialità e servizio. Il Mercato Coperto è un punto di riferimento per i cittadini e un’opportunità concreta per le attività commerciali locali: per questo abbiamo voluto accompagnare i lavori con la pubblicazione del bando per l’assegnazione dei box sfitti, con l’obiettivo di favorire nuove aperture e rilanciare la vitalità economica del centro».

L’ambizione del Ravenna Fc: «Arriveremo in Serie A». Ma c’è l’allarme strutture: «Lontani dai nostri competitor»

«Il primo intervento sarà sulle strutture, ma dal lato sportivo vogliamo raggiungere la Serie A, non sappiamo quanti anni ci vorranno, ma cercheremo di farlo il prima possibile». È una dichiarazione che ha fatto da filo conduttore a tutta la serata, più volte richiamata da Paolo Scocco e Davide Mandorlini durante l’incontro con la dirigenza del Ravenna Fc (presenti anche il responsabile della comunicazione Luca Zignani, quella delle sponsorizzazioni Stefania Miscioscia e il delegato ai rapporti con la tifoseria Lorenzo Zitignani) andato in scena domenica sera al Circolo dei Forestieri nell’ambito della rassegna “Storie di Sport”.

A entrare nel merito della stagione è il direttore sportivo Davide Mandorlini, che parte da un bilancio sportivo positivo ma con margini di rimpianto: «Già dal ritiro sapevamo di aver costruito una squadra competitiva, da prime quattro o cinque posizioni, pur con un budget inferiore rispetto alle prime due. Ora ci andremo a giocare i playoff come miglior terza anche se con qualche punto in più potevamo restare agganciati fino alla fine per la vittoria del campionato». Mandorlini allarga poi lo sguardo al contesto generale trovato al momento dell’entrata in società di Cipriani: «Siamo partiti non da zero ma da sotto. Sul piano delle strutture siamo molto indietro, anche rispetto ad altre realtà regionali. Ad esempio in questa stagione abbiamo dovuto girare mezza provincia per trovare campi adeguati, e questo inevitabilmente incide su tutto, anche sugli infortuni e sulla continuità di lavoro».

Sul piano tecnico, Mandorlini racconta anche il recente avvicendamento in panchina tra Marchionni e il padre Andrea: «Non è stato semplice prendere mio padre come allenatore, sapevo che ci sarebbero state critiche. Ma mi serviva un tecnico competente, che migliorasse i giocatori e capace di gestire un gruppo con personalità importanti che comporta scelte difficili». E aggiunge: «Con lui e mio fratello Matteo abbiamo armonia e un rapporto di grande fiducia nonostante sia un bel martello». Mandorlini spende anche parole al miele per il vicepresidente Ariedo Braida: «Per me è fondamentale. Ha una conoscenza del calcio incredibile: gli altri lavorano con i dati, a lui basta un’occhiata per capire le potenzialità di un giocatore. Mi confronto sempre con lui sulle scelte di mercato».

Aiutata dai risultati del campo, la risposta della città alla nuova proprietà è stata subito forte, ma per Mandorlini va coltivata: «L’obiettivo era riportare entusiasmo e ci stiamo riuscendo. Vedere tanti giovani e tante ragazze allo stadio è un segnale importante. Vogliamo creare una cultura sportiva, un’identità forte tra squadra e tifosi, anche quando ci saranno stagioni difficili». E chiude il proprio intervento parlando del futuro: «Il nostro obiettivo è portare il Ravenna il più in alto possibile nel minor tempo possibile».

A raccontare il lato societario è il direttore generale Paolo Scocco, che ripercorre la nascita della “love story” tra il gruppo Cipriani e il Ravenna: «Tutto parte 8-9 anni fa, a New York, dove Ignazio ed io abbiamo iniziato a lavorare insieme dopo esserci conosciuti da bambini». Un legame personale diventato poi progetto imprenditoriale: «Dopo anni di lavoro insieme e tante attività aperte ci siamo detti che sarebbe stato bello fare qualcosa per la nostra città», così il passaggio decisivo arriva al rientro in Italia, nel 2020: «Avevo voglia di tornare per stare vicino alla famiglia e al mare. Non conoscevo la situazione del Ravenna Fc, poi mi sono informato e così abbiamo deciso di comprare il club». Da lì la trattativa con la vecchia proprietà, definita «aperta e collaborativa», fino alla nuova gestione. «Oggi siamo qui e ci godiamo il momento, ma con progetti importanti per il futuro». Scocco sottolinea la linea scelta dal club: «Io e Davide (Mandorlini ndr) abbiamo affiancato per circa un anno la vecchia proprietà dal lato operativo e proprio per questo abbiamo deciso di mantenere il 99% delle persone già presenti e gran parte degli allenatori del settore giovanile. Non volevamo stravolgere tutto, ma proprio sul lato vivaio siamo molto lontani rispetto a ciò che vorremmo essere».

Uno dei segnali più evidenti del cambiamento arriva dal pubblico: «Siamo passati da circa 800 spettatori a una media di oltre 4.000. Il Benelli è stato sold out più volte (7 volte su 18 per l’esattezza ndr): è un entusiasmo che ci dà energia ma che va alimentato con continuità anche il coinvolgimento delle scuole». A proposito di Benelli, Scocco ha parlato di uno stadio che raddoppierà la propria capienza, arrivando in futuro a 10mila sedute (nonostante con il primo stralcio di lavori si arriverà solo a 6345). Sempre sulle strutture, il dirigente entra più nel dettaglio: «L’obiettivo è creare un centro moderno a Fosso Ghiaia per il settore giovanile, con 4 campi di cui due in sintetico, palestra e ristorante, non stile Viola Park ma più come il centro di Martorano (sede delle giovanili del Cesena ndr)». Per la prima squadra, invece, «si investirà su Glorie per migliorare qualità del centro e attrarre giocatori ancora più importanti».

Il concetto chiave resta la sostenibilità, garantita anche dalle 140 aziende attualmente sponsor dei giallorossi: «Il Ravenna deve crescere, ma senza fretta di arrivare – dice Scocco -. Siamo un gruppo determinato, ambizioso e che sogna. Io sono convinto che noi ce la faremo ad arrivare in Serie A: non so in quanti anni ma sono convinto di riuscirci per il gruppo di lavoro che siamo». Una Casa Cipriani anche a Ravenna? «Ci stiamo lavorando, ma le grandi potenzialità della città di Ravenna sono in parte vanificate dalle difficoltà di collegamento. Speriamo in un collegamento tra Milano e Ravenna con i treni ad alta velocità».

Festa rimandata per l’Olimpia Teodora, al Pala Costa passa Campagnola al tie-break

È rimandata la festa promozione in A3 dell’Olimpia Teodora. Sabato al Pala Costa, infatti, le ravennati hanno incassato la loro quarta sconfitta stagionale (su 23 partite), arrendendosi al tie break contro la terza in classifica Campagnola (25-16, 23-25, 28-26, 22-25 e 12-15 i parziali). La vittoria di oggi (domenica 19 aprile) della Pediatrica Bindi, quarta in classifica, tiene ancora aperti i giochi, a tre giornate dal termine.

La capolista Teodora, infatti, ha 8 punti di vantaggio sul quarto posto e saranno promosse in A3 direttamente solo le prime tre classificate.

Festa rimandata probabilmente a sabato prossimo, 25 aprile, con l’Olimpia attesa nel palazzetto del Volley Team Bologna.

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