Riceviamo e pubblichiamo una nota firmata da Pippo Tadolini, portavoce del Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” in riferimento alla tappa ravennate della “carovana ecologista”, attesa sabato 23 maggio a Punta Marina e Casal Borsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei nostri territori.
«In Colombia, a Santa Marta, dal 24 al 29 aprile, si tiene il summit globale per l’uscita dai fossili, promossa da Paesi Bassi e Colombia, al quale parteciperanno quarantacinque Stati (stranamente ci sarà anche l’Italia). È un appuntamento del quale si sta parlando pochissimo. Eppure, la situazione mondiale catastrofica che nelle ultime settimane ha preso soprattutto la forma dei “nuovi” sviluppi della guerra mediorientale, con tutta la drammaticità della “questione Stretto di Hormuz” che il legame guerre-dipendenza dai fossili, non solo è strettissimo, ma è la ragione stessa dell’esplodere dei conflitti, dei massacri, dei genocidi. Pur di mettere le mani su quanto più petrolio e gas possibile, la maggior parte dei criminali che guidano il mondo, è disposta a rischiare la distruzione del genere umano, intanto, la crisi climatico-ambientale avanza a passi da gigante battendo sempre nuovi record, configurando così una sorta di derby su chi, fra guerre e impazzimento della situazione ecologica, riuscirà per primo a mettere fine all’avventura umana sul pianeta Terra.
Santa Marta ospiterà la prima conferenza globale interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili, con l’obiettivo esplicito di colmare il divario tra impegni dichiarati e politiche effettivamente perseguite, divario che ha caratterizzato (anche molto prima dell’avvento dell’era Trump) le scelte della maggior parte dei governi e di moltissime forze politiche, non solo delle destre negazioniste. In qualche modo in risposta all’inefficacia e alle estenuanti trattative nei vertici COP, Santa Marta cerca (almeno si spera) di costruire strumenti e alleanze mirati ad accelerare davvero la transizione energetica, al fine di portare confronto e scelte dalle dichiarazioni alle decisioni operative. Con l’obiettivo dichiarato e primario della progressiva eliminazione di carbone, petrolio e gas.
In questo periodo, siamo di fronte all’evidenza della spirale disastrosa in cui ci porta il mantenimento della dipendenza dal fossile; crisi energetica e tensioni geopolitiche risultano strettamente intrecciate al controllo delle risorse fossili, e l’energia continua a essere il più importante fattore di conflitto e di ridefinizione degli equilibri globali. La scelta di molti governi di rafforzare la dipendenza da fonti fossili (anche se, in teoria, nel breve periodo), rallentando gli investimenti nella transizione, non fa che peggiorare la situazione. Santa Marta proverà a rilanciare un’agenda alternativa, fondata sulla progressiva dismissione dei combustibili fossili come condizione non solo ambientale, ma anche politica ed economica per una maggiore stabilità globale, chiedendo ai vari Paesi di aderire a un percorso vincolante. La crisi climatica non può essere affrontata solo attraverso la gestione delle emissioni, ma richiede un intervento diretto sulla produzione e sull’uso delle fonti, causa prima del problema. Una specifica attenzione sarà dedicata ai temi della giustizia climatica, della redistribuzione dei costi della transizione e del ruolo della finanza, per unire al superamento dell’era fossile una nuova prospettiva di eguaglianza e di giustizia sociale.
Fra i Paesi che parteciperanno, concordi nella convinzione di dare ascolto alla scienza e di procedere, in modo urgente e coordinato, verso l’eliminazione di gas, carbone e petrolio, si dovrà cercare di costruire una coalizione internazionale capace di tenere insieme la riduzione delle emissioni e la gestione delle dinamiche sociali legate all’abbandono delle fonti fossili. In questa prospettiva, giunge inattesa la partecipazione dell’Italia, considerato che negli ultimi mesi il governo ha operato scelte energetiche difficilmente conciliabili con gli obiettivi della conferenza: principalmente, il rinvio della chiusura delle centrali a carbone fino al 2038, il ruolo centrale attribuito al gas, le posizioni espresse in sede Ue per la soppressione degli Ets. Quello che interessa di più, ad ogni modo è la presenza significativa della società civile, rappresentata da reti internazionali, movimenti climatici, organizzazioni sindacali e realtà territoriali, per un totale di oltre 2.600 le organizzazioni. La Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile sarà presente con una sua delegazione. In Italia organizzazioni ambientaliste, movimenti per il clima, sindacati e realtà della società civile, stanno promuovendo percorsi di mobilitazione e pressione istituzionale, che sostengono di fatto gli obiettivi della conferenza, legandoli alle realtà e alla vita quotidiana dei territori.
In Emilia Romagna, l’11 aprile è partita una Carovana promossa da Reca (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e da Amas-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna). Dopo le prime due tappe a Piacenza e a Parma, e dopo gli attesi appuntamenti nelle altre province emiliane, dalla metà di maggio la Carovana approderà in Romagna, con iniziative – nell’ordine – a Faenza, Imola, Forli e Cesena,Ravenna e infine a Rimini; per poi continuare nelle settimane successive verso Ferrara e convergere definitivamente a Bologna con un importante convegno regionale il 14 e 15 di giugno.
La tappa ravennate avrà luogo sabato 23 maggio, con appuntamenti a Punta Marina e a Casalborsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei nostri territori e con la richiesta netta e pressante di avviare, anche in sede locale, un percorso di riduzione, finalizzata all’eliminazione, delle fonti fossili. E l’auspicio che una vera pianificazione gestita democraticamente possa portare alla loro sostituzione quanto più possibile rapida con un nuovo modello, basato sulle rinnovabili, sulla produzione decentrata e diffusa, su un vero piano di risparmio, efficientamento e moderazione dei consumi energetici. È chiaro che, in questo quadro, il messaggio che emerge sia dalle mobilitazioni locali e generali, sia da importanti iniziative multipolari come il vertice di Santa Marta, è che si apra un ciclo politico che metta realmente al centro la questione energetica e la transizione ecologica. Ma per costruire questo scenario, bisogna che prenda forza una visione complessiva in cui il settore dell’energia venga “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Non è più sostenibile che le necessità vitali delle persone e degli ecosistemi debbano dipendere ed essere subordinate alle speculazioni finanziarie, alle bufere geopolitiche e in generale ad una logica di mercato, nella quale gli interessi di pochi sopravanzano di gran lunga quelli di intere popolazioni. La posta in gioco va oltre Santa Marta. Nel contesto di oggi, segnato da crisi e disuguaglianze crescenti, la transizione oltre i combustibili fossili è questione prioritaria, e riguarda non solo la sfida climatica, ma anche la stabilità internazionale, la giustizia sociale e la democrazia».
Pippo Tadolini*
*medico e portavoce del Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”.
Ravenna



