domenica
17 Maggio 2026

Don Ciotti alla Don Minzoni per parlare di legalità con i ragazzi delle classi terze

Nel ricordo del sacerdote ravennate ucciso cento anni fa

Giornata importante, oggi (3 ottobre), per i ragazzi della scuola secondaria di primo grado “Don Giovanni Minzoni” di Ravenna, che hanno celebrato il ricordo del parroco cui è dedicata la loro scuola incontrando don Luigi Ciotti.

La dirigente scolastica dell’Istituto, Marilisa Ficara, e il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, hanno accolto il fondatore di “Libera”, associazione contro le mafie, e con lui hanno incontrato i 201 ragazzi delle classi terze, ricordando il sacerdote ravennate ucciso cento anni fa.

Don Ciotti ha poi colloquiato con i ragazzi affascinandoli con il racconto della sua esperienza e del suo impegno in difesa degli ultimi.

La giornata che si è conclusa con la piantumazione nel cortile della scuola di un “Un albero per il futuro – Un bosco per la legalità diffuso”, nell’ambito della campagna promossa dal Nucleo Tutela della Biodiversità dell’Arma Carabinieri della Regione Emilia-Romagna, rappresentati dal maresciallo Fabrizio Bellini.

«Parlare di legalità a scuola è molto importante per due motivi – ha commentato il sindaco De Pascale -. In primo luogo perché la cultura della legalità parte dalle piccole cose, dal nostro comportamento quotidiano e dalle tante singole scelte che ciascuno e ciascuna di noi ogni giorno fa nel rispettare le regole, nel capire perché esistono e nel portare avanti valori positivi. L’altra ragione invece è legata alla figura di Don Minzoni, che oggi insieme ai ragazzi e alle ragazze abbiamo ricordato nel centenario della sua morte. Oggi per noi affermare i valori della legalità ha un prezzo piccolo ma ci sono tanti luoghi, nella storia e nel nostro tempo, nei quali affermare i principi della legalità si paga con il prezzo della propria vita. Per questo abbiamo il dovere morale di affermare questi valori con decisione, convinzione e grande senso di responsabilità».

Il programma tv “4 Ristoranti” di Alessandro Borghese a Ravenna: ecco i concorrenti

Dal 3 al 6 ottobre in centro storico a Ravenna le riprese del programma televisivo “4 ristoranti” con Alessandro Borghese: in gara l’Antica Bottega, il Corte Cabiria, il Cairoli e il Cerchio

Il noto programma televisivo “4 Ristoranti” condotto dallo chef Alessandro Borghese, arrivato alla nona stagione in onda su Sky e Now dal 2015, fa tappa a Ravenna. La troupe della società di produzione Banijay Italia è arrivata in città stamani, 2 ottobre, e da domani fino al 6 ottobre girerà le riprese in quattro locali del centro storico: il 3 ottobre all’Antica Bottega da Felice in via Matteucci, il 4 ottobre alla trattoria Al Cerchio in via Cerchio, il 5 ottobre al ristorante Corte Cabiria in via Mordani e il 6 ottobre al ristorante Cairoli nell’omonima via Cairoli. La puntata verrà trasmessa nelle prossime settimane.

Il furgone con il marchio della trasmissione è stato visto da molti in centro e si è scatenata la caccia ai nomi dei concorrenti, con la pubblicazione di alcune notizie e post sui social rivelatisi poi inesatti.

La preparazione della puntata è cominciata lo scorso giugno. La produzione ha preso contatti con l’ufficio Turismo del Comune che da qualche tempo ha deciso di formare del personale interno per facilitare l’attività sul campo delle produzioni televisive, considerandole un veicolo di promozione del territorio. Un’ordinanza del Comune dispone modifiche alla viabilità nelle strade dei locali per consentire le riprese.

Alessandro BorgheseLa formula del programma è ormai nota. Ognuno dei ristoranti in gara ospita per un pasto gli altri tre e Borghese. I commensali commentano le portate che assaggiano e poi stilano la propria pagella assegnando un punteggio da 0 a 10 a location, menù, servizio e conto, oltre alla quinta categoria, il cosiddetto “special”, differente in ciascuna puntata: per Ravenna potrebbe essere il cappelletto. Il giudizio di Borghese viene svelato solamente al termine della puntata: i suoi voti possono confermare o ribaltare l’intera classifica uscita dalle votazioni dei partecipanti. Il ristorante vincitore di puntata si aggiudica cinquemila euro da investire nel locale, una assicurazione per un anno e – secondo quanto riporta Wikipedia – un allarme h24, una macchina sottovuoto, due cantinette per vini, una lavastoviglie e attrezzature.

Non è la prima volta che Borghese viene in Romagna e in provincia di Ravenna con il suo programma. Il 29 dicembre andò in onda una puntata dedicata alla cozza di Cervia con il Marè di Cesenatico, il Ricci di Mare di Rimini, il Cala Zingaro e il Perittima di Milano Marittima.

Dieci anni di bus elettrico in centro a Faenza, risparmiati 800mila litri di gasolio

Il servizio Green Go Bus è partito nel 2013 con una linea e quest’anno ne ha aggiunta una seconda, a bordo sono saliti 1,3 milioni di passeggeri

GGB1Oltre 1,3 milioni di passeggeri, 800mila litri di gasolio risparmiati, evitata la dispersione nell’aria di 233 tonnellate di diossido di carbonio, uno dei gas serra più pericolosi. Sono i numeri che fotografano i dieci anni di Green-go bus, il servizio pubblico di trasporto elettrico della città di Faenza. In municipio stamani, 2 ottobre, una conferenza stampa per riassumere i risultati dell’iniziativa.

Il servizio nasce nel 2013 attraverso un accordo fra il Comune di Faenza e il Gruppo Erbacci per il piano di sosta, con l’inaugurazione della linea A da piazzale Pancrazi (Parco Bucci) a via Pistocchi. Da quest’anno è in funzione anche la linea C dal Centro commerciale Borgo di via Fornarina a via Barilotti (alle spalle del Duomo), che ha portato la flotta ad un totale di 7 mezzi ed una copertura del servizio che ha permesso al Green-Go di essere l’unico mezzo pubblico a poter raggiungere il centro storico nei mesi successivi alla drammatica alluvione dei primi di maggio.

«Il Green-go bus è una tipologia di servizio unico in Europa – scrive il Comune –. Le batterie elettriche vengono ricaricate con energia proveniente direttamente dal sole attraverso un grosso impianto di pannelli fotovoltaici voluto dal Gruppo Erbacci per fare in modo che il servizio avesse un impatto ambientale pari a zero. Il totale dell’autoproduzione di energia elettrica è pari 158,47 MWh».

Il 51esimo anno di storia del Piteco comincia con una serata pro alluvionati

L’11 ottobre la riapertura della discoteca in via Faentina: il ricavato dell’ingresso a offerta libera sarà destinato al Comune per aiutare le famiglie colpite dagli allagamenti. Il primo artista nel 1972 fu il comico Alighiero Noschese

CS 223 Piteco ClubIl 51esimo anno di storia della discoteca Piteco Club di Godo inaugura con una serata favore delle famiglie colpite dall’alluvione. Mercoledì 11 ottobre, infatti, l’ingresso a offerta libera sarà destinato al Comune di Russi.

«A nome dell’amministrazione comunale – commenta la vicesindaca Grazia Bagnoli – ringraziamo i gestori della discoteca per questa iniziativa. Dopo l’alluvione tutto il territorio si è mobilitato per portare il proprio contributo; ogni singolo gesto non solo ha aiutato la nostra comunità, ma l’ha resa più forte e unita di prima».

Il programma della serata di apertura prevede musica e ballo con l’Emilia Romagna Band composta da Marco Tagliavini (sax contralto), Daniele Donadelli (fisarmonica e tastiere), Gabriele Zaccherini (clarinetto in Do), Pier Martinetti (chitarra), Loris Bresciani (basso), Raffaele Calboli (batteria). Inoltre, intermezzi di boogie-woogie, balli di gruppo e musica 60-70-80 con Renato Tabarroni.

L’inaugurazione del locale in via Faentina alle porte della piccola frazione di Godo avvenne il 16 settembre 1972. Solo il Covid ha fermato la corsa per due anni.

L’idea partì da due amici bolognesi che, dopo aver visionato alcune zone della Romagna, ritennero che Godo di Russi fosse la location ideale per partire con quell’avventura: lo slogan della serata inaugurale era “Nel cuore della Romagna”. Dopo qualche anno l’avventura si trasformò in professione e poi in impresa e portò all’apertura di altri locali.

Ezio Rizzoli è il patron del locale: «Ricordo il primo artista che venne ospitato: l’imitatore e comico Alighiero Noschese. Si partì con le serate canoniche del sabato e della domenica di disco-music inserendo anche attrazioni di rilevanza quali ad esempio: Fred Bongusto, Mia Martini, Marcella Bella, Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Fausto Papetti, Riccardo Cocciante, Antonello Venditti, Alice, Pupo, Sabrina Salerno, Alberto Camerini e tanti altri ancora. Sempre di sabato, eventi di grande richiamo furono gli spettacoli di Beppe Grillo e di Gigi Sabani, allora agli albori della loro carriera».

Tra i big passati dal Piteco anche Claudio Villa e Nilla Pizzi: «In occasione delle giornate di pre-festività comandate, ad esempio la sera precedente l’Epifania, si optava per grandi personaggi».

A un certo punto, oltre al fine settimana, venne la volta della serata feriale del mercoledì con il genere romagnolo. L’orchestra di “Carlo Venturi” insieme a quella di “Vittorio Borghese”, inaugurarono ed aprirono la strada del “mercoledì del liscio”: «Dopo pochi mesi l’affluenza era così alta che diverse volte fummo costretti a chiudere le porte del locale per evitare un sovraffollamento». Ospiti del Piteco Club sono stati anche importanti gruppi musicali: «Solo per citarne qualcuno: i Pooh, New Trolls, i Nomadi, i Rockets, i Ricchi e Poveri».

De Pascale: «Vanno ridate funzioni alle Province. Terzo mandato? Non mi ricandiderò»

Il presidente dell’Upi sul progetto di riforma degli enti locali

Mdp

Per qualche mese è sembrata una delle priorità di questo governo e le frequenti visite di Michele de Pascale, presidente della Provincia di Ravenna e dell’Upi (Unione province italiane), a Roma per incontrare il ministro Roberto Calderoli con delega alle Autonomie facevano pensare a una rapida conclusione. Invece, di recente, la riforma delle Province sembra un po’ meno urgente nell’agenda di governo anche se il tema verrà sicuramente rilanciato con forza a L’Aquila, dove si terrà l’assemblea nazionale dell’Upi il 10 e 11 ottobre, alla presenza del Presidente della Repubblica e, auspica de Pascale, «di uno o più ministri del governo».

In realtà si tratta di una legge di iniziativa parlamentare particolarmente cara sia a molti amministratori, sia alla Lega di Salvini, in questo momento in commissione al Senato. Uno dei pochi temi su cui sembrava davvero possibile un’intesa bipartisan, come del resto sarebbe auspicabile quando si parla di architettura delle istituzioni.

«L’intenzione comune – ci spiega de Pascale – era restituire funzioni e dignità alle Province per più ragioni. La prima è che oggi c’è una profonda sperequazione tra le città metropolitane e il resto dei territori e, all’interno dei territori, tra Comuni capoluogo e non capoluogo. Per i Comuni minori infatti oggi manca la regia per i piani strategici. Qui abbiamo tentato di ovviare con Romagna Next, dove abbiamo messo insieme tutti i territori della Romagna (il piano fu presentato all’indomani della prima alluvione di maggio e per questo è passato un po’ sotto silenzio, ndr) ma è un caso isolato. Dobbiamo poi sempre ricordare che la nostra provincia non è rappresentativa, con appena 18 Comuni e ben due Unioni. La normalità è invece quella di territori con tantissimi piccoli Comuni che non possono occuparsi di pianificazione».

De Pascale da tempo sostiene che le Province vadano ripotenziate. «Lo pensavo prima dell’alluvione, lo penso ancora di più adesso: in quei giorni sarebbe stato meglio avere un’altra persona che potesse dedicarsi all’incarico perché io per cinque giorni non ho potuto lasciare il Comune di Ravenna e il Coc. Più in generale, come possiamo pensare che un piccolo Comune di montagna si occupi delle strade dissestate dalle frane? O, anche, per l’ordinario, che un Comune come Riolo possa occuparsi di un istituto come l’Alberghiero che è frequentato da studenti provenienti da un’area molto più vasta?».

Nell’idea di riforma c’è il ritorno all’elezione diretta del presidente che avrebbe la possibilità di circondarsi di una vera e propria giunta di assessori con tanto di deleghe e relativi compensi (vedi box in basso sulla situazione attuale). E l’Anci aveva chiesto di inserire in quel quadro anche la possibilità del terzo mandato consecutivo per i sindaci. «Personalmente  – dice de Pascale – ho posizioni un po’ eretiche: secondo me dieci anni per un sindaco sono più che sufficienti per lasciare la propria impronta. Un primo cittadino ha molti poteri, secondo me al termine dell’eventuale secondo mandato è auspicabile un ricambio. Personalmente non ho dubbi sul fatto che, in ogni caso, nel 2027 non mi ricandiderò».

E per la Regione? Ci sono voci secondo cui Bonaccini stesso starebbe valutando la possibilità. «Al momento non è possibile, né per i Comuni, né per le Regioni. Ma trovo sbagliato avvicinare le due questioni, perché i compiti e le deleghe della Regione sono molto diversi, più simili a quelli di un ministero». 

E a proposito di Regioni, tiene invece banco il tema della “autonomia differenziata” osteggiata per esempio dalla Cgil, un’altra riforma cara alla Lega ma che aveva visto anche l’Emilia-Romagna in prima linea con una propria proposta autonoma rispetto a quella leghista. «Si tratta di una legge slegata da quella sulle Province su cui credo ci sia stato un grande fraintendimento – risponde De Pascale -. Per parte mia, ho sempre creduto nell’autonomia solidale. Come Regione, chiedo al governo di darmi più competenze ed esattamente i soldi che lo Stato mi avrebbe comunque dato per poterli gestire direttamente e spenderli meglio. Diversa è l’idea di una Regione ricca che chiede di poter gestire direttamente i propri introiti occupandosi magari di questioni cruciali per l’unità dello Stato, come la scuola, sul modello leghista. Un’idea in realtà lontanissima dal centralismo della destra di Fratelli d’Italia, da quello di una presidente del Consiglio che quando va a visitare un luogo colpito da un’alluvione invece di contattare il sindaco chiama il capogruppo del suo partito in consiglio comunale. È un atteggiamento che dice molto su come si concepisce l’autonomia che va innanzitutto riconosciuta. Comuni, Province e Regioni non sono uffici decentrati dello Stato, ma parti integranti della Repubblica prevista dalla Costituzione. Credo che su questi temi stia emergendo la differenza di fondo tra Lega e Fratelli d’Italia». 

Qualunque sia la ragione che ha “raffreddato” lo slancio verso la riforma delle Province, iniziano a stringere i cosiddetti tempi tecnici nel caso si volesse andare al voto in concomitanza con le regionali e le amministrative del giugno 2024, come inizialmente prospettato, chissà se da L’Aquila arriverà la spinta tanto auspicata da molti.

Il compenso che non c’era, che c’è e che ci sarà. La riforma delle Province a cui si sta lavorando prevede un compenso per il presidente pari a quello del sindaco del Comune capoluogo, come accadeva prima delle riforma che nel 2014 (governo Renzi) le trasformò in un ente di secondo livello, cioè non elettivo. Un compenso che in realtà è già stato reinserito dal governo Conte 2 ma che riguarda solo quei presidenti che già non sono anche sindaci del capoluogo: incassano la differenza tra il loro stipendio da sindaco e quello del primo cittadino del Comune capoluogo.

I compensi, come noto, sono stati fortemente rivisti al rialzo. Nel 2024 per il primo cittadino di Ravenna si arriva a 11mila euro lordi al mese. Lavorano invece attualmente totalmente gratis le persone che De Pascale ha chiamato ad affiancarlo quali Maria Luisa Martinez, Gianni Grandu (presidente consiglio comunale di Cervia), Valentina Palli (sindaca di Russi) e Nicola Pasi (sindaco di Fusignano). Quest’ultimo in particolare, avendo la delega alle strade, ci tiene a sottolineare De Pascale, «ha svolto e sta svolgendo un lavoro particolarmente gravoso dopo l’evento alluvionale di maggio». Con la riforma e l’elezione diretta del Presidente e del Consiglio, si tornerebbe invece a una squadra autonoma, non più “in prestito” dalle attuali giunte.

In ottobre in provincia di Ravenna sfiorati i 30 gradi

Mentre si è chiuso il terzo settembre più caldo della storia recente

Mare Ottobre
Un tuffo sui lidi ravennati il 1° ottobre 2023

Il primo giorno di ottobre, mese autunnale per eccellenza, in provincia di Ravenna ha visto sfiorare i 30 gradi. Il termometro ha infatti superato i 29 gradi nelle stazioni di San Pietro in Vincoli e Sant’Agata sul Santerno.

Una temperatura estiva che ha portato diversi ravennati e turisti a fare il bagno al mare.

Intanto si è chiuso il terzo settembre più caldo della storia (almeno dal 1950), come sottolinea sui social l’esperto Pierluigi Randi (solo il settembre 2011 e quello del 1987 hanno fatto registrare temperature più elevate), con un’anomalia di temperatura media di 2,7 gradi superiore rispetto alla media 1981-2010.

Il Ravenna vince ancora ed è primo in serie D. Aspettando il cambio di proprietà

Aumentano le ambizioni nell’ambiente giallorosso, in vista anche dell’arrivo del gruppo Cipriani

Ravenna Fc
L’esultanza del Ravenna davanti ai propri tifosi dopo il 2-0 a fine partita contro il Fanfulla

Il Ravenna Fc vince 2-0 in casa del Fanfulla la quarta giornata del campionato di serie D e si piazza al primo posto del girone D insieme alla Sammaurese.

Un grande inizio per i giallorossi che in quattro giornate hanno collezionato tre vittorie (tra cui anche quella contro la favorita Pistoiese) e un pareggio (nel campo difficile di Prato).

Un periodo improvvisamente felice per la Ravenna del calcio, che si appresta a dare il benvenuto al gruppo Cipriani, in procinto di acquistare la società (la firma è attesa entro il mese, o comunque non oltre la fine del 2023). Stando a quanto trapelato, i Cipriani avrebbero intenzione di rinforzare ulteriormente la squadra, per quanto possibile, se i risultati dovessero continuare a essere positivi, così da provare a tornare tra i professionisti già quest’anno.

La prossima domenica sfida al vertice al Benelli contro il Corticella, terzo a -1 dai giallorossi.

Le imprese: «Manca la manodopera, l’immigrazione deve essere una risorsa»

L’appello delle associazioni di categoria. Lucchi (Legacoop): «Possiamo mettere a disposizione il peso della cooperazione». Bozzi (Confindustria): «Formare capitale umano nei Paesi più soggetti a emigrazione»

raccolta frutta

Torna ogni anno, in particolare in estate, il dibattito sul cosiddetto “decreto flussi”, la legge che permette l’ingresso in Italia ad alcune categorie di lavoratori stranieri. Dopo il via libera del Senato è arrivato nelle scorse settimane l’ok anche della Commissione Affari Costituzionali della Camera sulla programmazione per il triennio 2023-2025 che prevede complessivamente 452 mila ingressi – la metà rispetto al fabbisogno dichiarato dagli imprenditori e da altre categorie. Coldiretti, per esempio, sottolinea come in Italia un prodotto agricolo su quattro venga raccolto da mani straniere, con 358mila lavoratori provenienti da ben 164 Paesi diversi che sono impegnati nei campi e nelle stalle fornendo più del 30 per cento del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, secondo il Dossier Idos. «I lavoratori stranieri occupati in agricoltura – continua la Coldiretti – sono per la maggior parte provenienti da Romania, Marocco, India e Albania, ma ci sono rappresentanti di un po’ tutte le nazionalità. Si tratta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero e che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese spesso stabilendo delle durature relazioni professionali oltre che di amicizia con gli imprenditori agricoli». 

Abbiamo chiesto un parere anche ai presidenti di Legacoop e Confindustria della Romagna.

«Proprio in questi giorni – sono le parole di Paolo Lucchi di Legacoop Romagna – abbiamo presentato i dati del nostro osservatorio sul mercato del lavoro. Il fabbisogno occupazionale per il prossimo semestre delle cooperative associate è di oltre 3.300 persone. Nei primi 8 mesi del 2023 le cooperative hanno attivato 7.532 contratti di lavoro,  circa 4 su 10 in provincia di Ravenna. Ma quello che le cooperative continuano a segnalare in tutti i settori e a tutti i livelli e la difficoltà a reperire personale. Occorre che il Paese faccia un salto in avanti culturale e uno sforzo per andare oltre le posizioni ideologiche preconcette che ci sono da una parte e dall’altra. L’immigrazione può diventare una grande risorsa per tutti, se governata in modo efficace. Bisogna, però, non avere paura di affrontare le questioni che essa porta, lasciando spazio in questo modo a posizioni xenofobe se non dichiaratamente razziste. Questo significherebbe ripensare la rete dei servizi sul territorio, in termini di politiche abitative, politiche sanitarie e servizi alle famiglie, in particolare quelle più fragili. Noi possiamo mettere a disposizione la storia e il peso che la cooperazione ha, ma serve uno sforzo a livello nazionale».

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Confindustria Romagna, Roberto Bozzi: «La manodopera oggi è risorsa rara, è la vera materia prima che scarseggia ed è la principale: le imprese vorrebbero assumere perché senza persone, semplicemente, non si possono soddisfare gli ordini». Secondo le stime, nei prossimi cinque anni andranno in pensione in Italia più 2,7 milioni di persone, in pratica il 12% dei lavoratori oggi in attività, fa notare Bozzi.

«Confindustria ne ha già parlato a livello nazionale: come ha ricordato il presidente Bonomi, nessuna democrazia occidentale può pensare di crescere con una curva demografica come la nostra. Il tema è strettamente connesso a quello dell’immigrazione: l’obiettivo comune deve essere un percorso virtuoso di gestione del fenomeno migratorio, attivando iniziative per formare capitale umano, possibilmente nei Paesi soggetti a emigrazione».

Bozzi conclude citando il sociologo Stefano Allievi, che ha affermato recentemente «che servirebbe un ministero della mobilità umana», ed è «una suggestione interessante. Una piccola azienda che chiude perché non ha manodopera, così come un paesino che si svuota perché nessuno ci vive più, sono segnali di allarme da non sottovalutare».

Dal Senegal senza sapere l’italiano, dopo 14 anni è insegnante alle scuole superiori

«Difficile ignorare gli sguardi di sufficienza dei genitori degli studenti» 

Dienge

È arrivato a Ravenna dal Senegal quattordici anni fa e ha cominciato la scuola in terza elementare senza capire una parola di italiano, oggi è un insegnante alle superiori. Hamed Dieng ha 25 anni, vive a Mezzano e insegna laboratorio tecnico all’istituto professionale Callegari, dove si è diplomato. «Il rapporto con gli alunni è splendido – dice il giovane insegnante –, la vicinanza di età mi dà modo di capirli e di comunicare con loro in modo efficace ed è bello vedere come le nuove generazioni siano abituate alla multiculturalità. Le classi sono composte da alunni di nazionalità diverse, già dall’asilo, è una cosa normale e nessuno studente si è mai mostrato intollerante». Con i genitori però è diverso: «Alcuni sono stupiti di vedermi dietro alla cattedra, ed è difficile ignorare gli sguardi di sufficienza e sospetto. Dicono di essere meravigliati dalla mia giovane età; io non credo che il motivo sia quello, ma tanto non lo ammetterebbero mai».

Nato e cresciuto a Louga, città di 80mila abitanti nelle campagne senegalesi, nel 2009 Dieng si è trasferito con la madre e i quattro fratelli nel ravennate, dove il padre già lavora come autista dalla fine degli anni ’80. «Quando sono arrivato in Italia mi sono sentito come un pesce fuor d’acqua. Ho iniziato la terza elementare ed ero confuso, non conoscevo nessuno e non capivo niente di ciò che mi veniva detto. Ho avuto la fortuna di avere mio fratello gemello in classe con me e quella di essere affiancati da un mediatore culturale messo a disposizione dalla scuola. Siamo stati i primi alunni neri dell’istituto, ma non abbiamo mai subito episodi di razzismo dai compagni, solo tanta genuina curiosità».

Dopo il diploma al Callegari, Dieng ha inviato una richiesta di Mad (Messa a Disposizione) per la cattedra di laboratorio tecnico dell’istituto: «A ottobre 2019 sono stato assunto per una sostituzione durata fino all’estate, e poi sono stato richiamato ogni anno. Non avrei mai pensato di fare il professore, ma durante le superiori ho scoperto la passione per le materie tecniche di indirizzo del laboratorio Lte come saldatura o disegno tecnico al computer e già negli ultimi anni di scuola organizzavo ripassi di classe nelle ore buche o offrivo qualche ripetizione». 

L’anno scolastico appena iniziato è il primo di Dieng come professore ordinario, grazie al concorso pubblico straordinario dedicato agli insegnanti con esperienza di almeno tre anni. Passare in così poco tempo dai banchi alla cattedra dello stesso istituto ha permesso al senegalese di instaurare un rapporto diverso con i colleghi: «All’inizio non sapevo se chiamarli per nome o “prof”, come avevo sempre fatto da studente. Conoscere così bene l’istituto e i colleghi mi ha permesso di inserirmi nel mondo lavorativo senza problemi».

L’ambiente scolastico però sembra un’eccezione, secondo l’esperienza di Dieng: «La città di Ravenna non è mentalmente aperta come sembra. Soprattutto in ambito sportivo, giocando a calcio e calcetto, mi è capitato spesso di ricevere insulti razzisti dagli spalti, la dimensione scolastica invece sembra lontana da queste dinamiche».

Ciclista investito in via Ravegnana, ricoverato gravissimo al Bufalini

Nella prima mattina di domenica, illesa la ragazza alla guida della vettura. È intervenuta l’elimedica d’urgenza

IMG 20231001 WA0021Nelle prime ore di domenica 1 ottobre, in via Ravegnana, poco dopo l’incrocio con via Gambellara, un uomo di 30 anni è stato urtato violentemente mentre si stava dirigendo verso Forlì da un, auto, una Citroen, che procedeva alle sue spalle. L’uomo è stato sbalzato di sella ed è atterrato sul parabrezza della vettura, guidata da una ragazza, illesa.

Il personale medico accorso ha rilevato che condizioni dell’uomo sono sembrate critiche, ed è stato trasferito in elicottero d’urgenza al Bufalini di Cesena, con il codice di massima gravità.

La Regione e i sindaci chiedono più fondi per l’accoglienza e meglio ripartiti

Un documento condiviso dagli amministratori dell’Emilia-Romagna e discusso con il ministro dell’Interno: no ai grandi centri che concentrano gli immigrati

De Rosa Portcorsini

La giunta regionale dell’Emilia-Romagna e i sindaci delle nove città capoluogo hanno definito un documento condiviso per ribadire al governo Meloni le richieste già avanzate nei mesi scorsi in tema di accoglienza dei migranti. Nei giorni scorsi il documento è stato presentato al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Sette i punti principali: l’istituzione di un tavolo tra Stato e Regioni per condividere informazioni e attività necessarie a fronteggiare lo stato di emergenza e il coordinamento regionale con prefetti e Comuni; il ripristino e la salvaguardia di un’equa distribuzione dei migranti sul territorio nazionale come previsto dall’accordo tra Stato, Regioni ed enti locali del 2014 e riconfermato nel 2016; la riaffermazione della piena centralità e il conseguente potenziamento del sistema dell’accoglienza diffusa (Cas e Sai) a partire dall’adeguamento dei contenuti economici dei capitolati di gara per i posti Cas (con un incremento pari ad almeno il 50 percento).

E ancora una netta opposizione all’allestimento di grandi centri di accoglienza. Per gli amministratori dell’Emilia-Romagna, così come quelli di altre regioni che hanno già espresso opinioni simili, i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) non sono la risposta ai problemi della gestione degli ingressi né a quelli dell’accoglienza, che hanno portato il Governo a proclamare lo stato di emergenza nazionale. Particolare urgenza richiede infine il rafforzamento del sostegno economico ai Comuni per l’assistenza ai minori non accompagnati.

Secondo il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, è necessario proseguire su un modello di accoglienza diffusa: «Va potenziata, mettendo le risorse necessarie affinché i capitolati siano economicamente sostenibili. Oggi le gare per la gestione vanno deserte perché i capitolati sono totalmente inadeguati sia per reperire gli spazi, sia per erogare i servizi indispensabili affinché ci possa essere un minimo di integrazione nel territorio. Se non si fa questo poi si arriva alle tendopoli e noi qui non le vogliamo».

Riguardo ai Cpr, Bonaccini ha sottolineato come lo stesso ministro abbia chiarito nei giorni scorsi che non sono pensati per accogliere: «Dunque nulla c’entrano con i problemi che stiamo affrontando nelle città».

Infine, la richiesta di un’equa distribuzione dei migranti sui territori: «L’Emilia-Romagna fa la propria parte, come ha sempre fatto. Ma se a oggi stiamo accogliendo il numero più alto di persone in relazione alla popolazione, e nonostante la drammatica alluvione di maggio, ci chiediamo se questo vuol dire però che qualche altra Regione non stia facendo lo stesso sforzo. Il Governo ha il dovere di riequilibrare la distribuzione nei territori, anche a livello di singole Province e singoli Comuni».

Dal 1° ottobre vietato l’alcol in Piazza Baracca e dintorni

Valide dalle 8 alle 18, previste per i trasgressori sanzioni fino a 500 euro

Consumo Alcol Strada

Da domenica 1 ottobre fino al 31 marzo 2024 entrano in vigore in Piazza Baracca e strade limitrofe due ordinanze, una prevede il divieto di vendita e somministrazione di alcolici dalle 18 alle 8; l’altra quello del consumo di alcolici in qualsiasi contenitore e quello del consumo di qualsiasi alimento e bevanda in bottiglie di vetro e lattine. Il provvedimento arriva a seguito dell’omicidio del 20 settembre, avvenuto al culmine di un litigio iniziato proprio in Piazza Baracca.

«Si tratta di misure preventive – spiega il vicesindaco (con delega alla Polizia locale e al centro storico) Eugenio Fusignani –, l’episodio criminale resta un caso isolato che non pregiudica la sicurezza generale dell’area. Nuove azioni allo studio tra cui una modifica al regolamento di Polizia urbana».

Nel dettaglio, la prima ordinanza prevede, dalle 18 alle 8, per gli esercizi commerciali, artigianali e pubblici esercizi, il divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche o superalcoliche, anche se effettuata tramite distributori automatici. Tale divieto non si applica nelle aree attrezzate e di pertinenza degli esercizi pubblici o degli esercizi artigianali.

La seconda ordinanza prevede il divieto del consumo di alcolici in qualsiasi contenitore e quello del consumo di qualsiasi alimento e bevanda in bottiglie di vetro e lattine. Anche in questo caso il divieto non si applica negli spazi destinati alla somministrazione degli esercizi pubblici di somministrazione bevande e, ove dotati e regolarmente allestiti, negli spazi per il consumo sul posto degli esercizi commerciali e delle attività artigianali del settore alimentare.

Per entrambe possono essere ammesse deroghe in concomitanza con particolari eventi di interesse per la cittadinanza, previa autorizzazione del sindaco e sentito il comando di Polizia locale, e per entrambe la zona di applicazione è la medesima: viale Baracca nel tratto ricompreso tra via Oberdan e piazza Baracca, piazza Baracca, porta Adriana e il tratto iniziale di via Maggiore, ricompreso tra porta Adriana e le circonvallazioni via Fiume Montone Abbandonato e via San Gaetanino, e il tratto iniziale di via Cavour, ricompreso tra porta Adriana e le vie Gianbattista Barbiani e Manfredo Fanti.

Sono inoltre vietati, nell’ambito della stessa zona, il consumo di alimenti e bevande stazionando su scalinate, marciapiedi e arredi urbani; l’abbandono di bottiglie di vetro, lattine e contenitori in genere. Le sanzioni pecuniarie previste dalla prima ordinanza vanno da 150 a 450 euro; quelle previste dalla seconda da 200 a 500 euro.

«I due provvedimenti – sostiene Fusignani – si sono resi necessari per arginare lo stazionamento di soggetti problematici dediti al consumo smodato di bevande alcoliche, che sfocia in comportamenti contrari alla pubblica decenza e provoca fenomeni di degrado urbano e ambientale. Tuttavia la zona è in una condizione di generale sicurezza e l’episodio criminale che vi si è verificato resta un caso del tutto isolato e imprevedibile. Le due ordinanze messe in campo, con intenti preventivi più che repressivi, sono tese ad elevare i margini di sicurezza. Con tale obiettivo intensificheremo le misure e i sistemi di videosorveglianza con telecamere di ultima generazione soprattutto nell’area di piazza Baracca e costanti controlli nelle aree sensibili in perfetto coordinamento con Prefettura, Questura, Carabinieri e Forze di Polizia statale e locale.

Un altro provvedimento che proporrò, dopo aver aperto il confronto con le associazioni di categoria ed espletato i passaggi in consiglio comunale, è quello dell’adeguamento del regolamento di polizia urbana, approvato nel 2020, da integrare con la gestione in senso restrittivo del consumo di alcol e di ogni altro tipo di bevande in contenitori atti ad offendere, nel momento in cui dovessero verificarsi casi di intemperanza. L’intento è anche quello di valorizzare il commercio e la qualità della vendita; siamo una città turistica e va presa in considerazione ogni iniziativa utile a migliorare la vivibilità cittadina. Con la modifica non ci sarebbe più bisogno di emanare ordinanze che, tra l’altro, hanno una validità limitata nel tempo».

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