Ferita anche una passante, travolta mentre si trovava a piedi nella pista ciclabile
Incidente in via Faentina – all’altezza del distributore Agip vicino alla Coop – nella mattinata di oggi, sabato 2 settembre.
Ad avere la peggio, un ragazzo che era in sella, come passeggero, a una Ducati Monster, che per cause ancora in corso di accertamento è stata colpita da un’auto, una Citroen C3. Il 23enne è stato trasportato d’urgenza in elicottero al Bufalini di Cesena, dove non sarebbe però in pericolo di vita.
I due in sella alla moto, rovinati sull’asfalto, hanno travolto anche un’anziana a piedi che si trovava in quel momento lungo la pista ciclabile. Il centauro e la donna sono finiti in ospedale a Ravenna con lesioni considerate di media gravità.
Tra gli ospiti della rassegna di Fondazione Cassa e Accademia della Crusca anche Giancarlo Giannini, Maurizio Ferrini e il direttore generale della Banca d’Italia. Il programma dal 13 al 17 settembre
Torna a Ravenna l’unico festival interamente dedicato al Poeta: dal 13 al 17 settembre è in scena Prospettiva Dante, nuova veste e XII edizione della manifestazione promossa (inizialmente con il nome Dante 2021) dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna con il sostegno della direzione scientifica dell’Accademia della Crusca.
Sotto il verso «mentre che la speranza ha fior del verde» (Purgatorio III, v. 135) – chiaro riferimento alla ripartenza post alluvione – si raccolgono cinque giorni di incontri e spettacoli a ingresso libero, intreccio di ricerca, alta divulgazione e arti. Casa del festival gli Antichi Chiostri Francescani, ma il calendario include una giornata al Mercato Coperto, una serata al Teatro Alighieri e un incontro alla Casa Matha.
Giancarlo Giannini
L’apertura del festival è mercoledì 13 settembre, alle 17.30 agli Antichi Chiostri Francescani, con i saluti di apertura della manifestazione affidati a Ernesto Giuseppe Alfieri (presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna), Paolo D’Achille (presidente dell’Accademia della Crusca) e Domenico De Martino (direttore di Prospettiva Dante). Le parole del Poeta risuoneranno grazie a un ospite del calibro di Giancarlo Giannini, tra i più amati e premiati interpreti del cinema, del teatro e della televisione italiani.
Segue l’incontro con Innocenzo Cipolletta, presidente di Confindustria Cultura che fra i passati incarichi conta quello di direttore generale di Confindustria, presidente de Il Sole 24 Ore e dirigente dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Con l’ironico e dubitativo titolo “Impresa e cultura: questo matrimonio (non) s’ha da fare”, la riflessione si sviluppa a partire dal riconoscimento del valore educativo, formativo e anche ricreativo della cultura, a cui si accompagna la capacità di generare ricchezza, impiego e innovazione, con importanti ricadute sul tessuto sociale del Paese e sull’immagine dell’Italia all’estero. Partecipano alla conversazione Filippo Vaghetti di Confindustria Ravenna e l’imprenditore Antonio Serena Monghini.
Alle 21.30 Maurizio Ferrini incontra Dante: il comico che ha conquistato il pubblico del piccolo schermo con il personaggio della Signora Coriandoli si confronta con l’immaginario del Sommo Poeta.
Giovedì 14 settembre la seconda giornata del festival si apre con il dialogo tra Luigi Federico Signorini, direttore generale della Banca d’Italia, e Antonio Patuelli, presidente della Cassa di Ravenna S.p.A. e di Abi – Associazione Bancaria Italiana. Sotto il titolo «legge, moneta, officio e costume» (Purgatorio VI, v. 146), alcuni passi della Commedia diventano lo spunto per ragionare, da diversi punti di vista, non solo di moneta ed economia ma, come nel verso dantesco, di leggi, di istituzioni e di morale e comportamenti. Coordina l’incontro Agnese Pini, direttrice di QN Quotidiano Nazionale, La Nazione, il Resto del Carlino e Il Giorno.
Alle 21 l’appuntamento «Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene…» è con Davide Guerra, autore della ricerca – di cui è in uscita la seconda edizione per Biblion – dedicata agli echi danteschi nella canzone italiana del XX e XXI secolo. Complici del percorso sono Alessandro Di Puccio (direttore del Dipartimento Jazz dell’Accademia Musicale di Firenze), che ha arrangiato i pezzi ed è al pianoforte, e NicoNote, al secolo Nicoletta Magalotti, cantante riminese che si muove disinvolta nei territori di musica, teatro e installazioni.
Linus
Venerdì 15 settembre, il festival conquista il Mercato Coperto, dalle 18, con una serie di performance che uniscono musica, recitazione e danza, con particolare attenzione al mondo giovanile. In scena la Q Dance Company (direzione artistica di Carlotta Silvagni, coreografie di Sara Buratti) con Arianne Lafita Gonzalvez e Vittorio Galloro, la soprano Vittoria Magnarello, Lorenzo D’Alessio all’arpa, Marco Saccardin alla tiorba, l’attore Amerigo Fontani e GRV Italia. L’intero evento prevede l’interazione con radio RSE Live Streaming di Ravenna.
Alle 21 è tempo per uno dei più attesi appuntamenti della tradizione del festival: quest’anno il Premio Dante-Ravenna è attribuito a Linus, direttore artistico di Radio Deejay e direttore editoriale del polo radiofonico del gruppo Gedi, tra i maggiori protagonisti della storia della radio italiana degli ultimi decenni. La premiazione sarà introdotta dall’intervento di Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell’Accademia della Crusca, su “La lingua della radio”.
Alle 22.30 appuntamento con Cricca, giovanissimo cantante di Riccione che si è fatto notare nel talent show Amici; al suo fianco la Q Dance Company. La serata si conclude con il dj set con Artemis di RSE Live Streaming.
Sabato 16 settembre si ritorna agli Antichi Chiostri Francescani in compagnia di Carmine Abate, scrittore di etnia arbëresche (italo-albanese) che per romanzi e racconti spesso attinge alle tradizioni delle origini e all’esperienza come emigrato in Germania per riflettere sul possibile e necessario dialogo fra culture. Vincitore del Premio Campiello nel 2012 e in lista per il Premio Strega nel 2022, Abate ha scelto di raccontare «lo pane altrui» (Paradiso XVII, v. 59), mettendo in dialogo i versi con cui l’avo Cacciaguida predice a Dante il doloroso esilio da Firenze – il sapore amaro del «pane altrui» di cui dovrà nutrirsi – alla propria esperienza di “esule” migrante tra culture diverse. La tessitura musicale dell’appuntamento è affidata all’Ensemble Mosaici Sonori.
Patty Pravo
Alle 21 al Teatro Alighieri, la performance di Amerigo Fontani e Vincenzo De Angelis dal titolo Guido, i’ vorrei (il dialogo di Dante con «il primo de li miei amici») precede un momento immancabile di ogni edizione: il Premio Parole e Musica 2023 è per Patty Pravo, icona della canzone nata sotto la stella di Dante. Nicoletta Strambelli scelse infatti il nome d’arte al termine di una serata al leggendario Piper di Roma, quando – circondata da ragazze inglesi che si chiamavano quasi tutte Patty – citò il grido di Caronte «Guai a voi, anime prave!» (Inferno III, v. 84), ricordo degli studi al Conservatorio di Venezia con l’indimenticato professor Chiarini.
A introdurre la premiazione Un saluto per Patty con il critico letterario Franco Zabagli (Gabinetto Vieusseux di Firenze).
Domenica 17 settembre, alle 11 l’appuntamento di chiusura del festival è alla Casa Matha con Emanuele Banfi (Università di Milano Bicocca, Accademia della Crusca). Glottologo e linguista, si è dedicato allo studio del greco moderno, delle lingue dei Balcani e dell’Estremo Oriente.
Dal 14 al 16 settembre, il cammino di Prospettiva Dante si intreccia a L’ora che volge il disìo, la lettura perpetua della Commedia alla Tomba di Dante: per tre giorni, sempre alle 17, saranno infatti tre “voci” del festival – rispettivamente Domenico De Martino, Linus e Amerigo Fontani – a rinnovare l’incontro con il capolavoro.
Con tanto di stand gastronomico. Nel frattempo è stato definito il girone D: tornano i derby con Forlì e Imolese
L’esperto portiere ravennate Gian Maria Rossi, tra i tanti volti nuovi del Ravenna Fc
A pochi giorni dal fischio di inizio del campionato di serie D, il Ravenna Fc è pronto per raccogliere il primo abbraccio dei propri tifosi. La prima squadra infatti verrà presentata ufficialmente alla città nella serata del 5 settembre a partire dalle 20.30 al centro sportivo di Fosso Ghiaia.
La sede scelta non è casuale, l’evento infatti si terrà al “Vaienti”, impianto che nel corso degli ultimi mesi è stato dato in concessione al club giallorosso e che diventerà il centro nevralgico delle attività del settore giovanile (continuando comunque a ospitare anche le attività del Fosso Ghiaia).
Per tutta la durata della presentazione sarà attivo lo stand gastronomico dove i tifosi potranno anche intrattenersi per conoscere i giocatori.
La stagione del Ravenna inizia già oggi (sabato 2 settembre) con il primo impegno ufficiale a Budrio (ore 15) contro il Mezzolara, in Coppa Italia.
Il campionato invece partirà il 10 settembre. Il Ravenna si appresta a disputare il terzo anno consecutivo (dopo la retrocessione) nel girone D, con le altre romagnole Forlì, Imolese, Sammaurese e Victor San Marino (mentre lo United Riccione è stato inserito nel girone F con squadre del centro Italia).
Ecco il girone D nel dettaglio: Fanfulla Lodi, Sangiuliano city Milano, Sant’angelo Lodigiano, Borgo San Donnino, Carpi, Corticella, Forlì, Imolese, Lentigione, Mezzolara, Progresso, Ravenna, Sammaurese, Victor San Marino, Aglianese, Certaldo, Pistoiese e Prato.
Annunciate manifestazioni di protesta in occasione del ritorno dell’Omc a Ravenna
Una protesta di Greenpeace all’Omc
Nel corso dell’estate il coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” annuncia di aver lavorato per un autunno di impegno e di mobilitazione «per la giustizia climatica e la salvaguardia del pianeta».
Riceviamo e pubblichiamo un testo che segnala la prima iniziativa in corso di preparazione.
«Nel momento in cui anche il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assieme ad altri Capi di Stato, sente l’impellente necessità di lanciare un appello accorato affinché si agisca con urgenza per rallentare il più possibile e da subito l’ebollizione globale del pianeta (la definizione non è nostra, ma del Presidente delle Nazioni Unite António Guterres), a Ravenna e in altre parti del Paese il mondo economico e istituzionale procede, quasi compatto, come se nulla fosse e la crisi climatica non esistesse».
«Così, dopo aver deliberato – proprio l’indomani della devastante alluvione – la cementificazione di svariate altre decine di migliaia di metri quadri di suolo e, dopo aver avviato i lavori propedeutici a ospitare e mettere in funzione il rigassificatore “BW Singapore” (che darà un valido contributo al peggioramento della qualità dell’aria, all’aggravamento del surriscaldamento globale e al rischio incidenti), i poteri locali rilanciano il vertice OMC – Offshore Medenergy Conference and Exhibition, la “manifestazione dell’energia”; una kermesse che periodicamente porta a Ravenna i massimi esponenti del mondo dell’estrattivismo oil&gas. Come ampiamente annunciato dai mezzi di comunicazione, il vertice Omc si propone per affrontare le tematiche della transizione ecologica, decarbonizzazione e sostenibilità. Esprimiamo seri dubbi che persone e aziende, protagoniste dei lavori del vertice, abbiano intenzione: – di ribadire quello che la scienza va dicendo ormai da decenni, e cioè che le emissioni climalteranti sono in grandissima parte correlate alle attività estrattive e a tutta la filiera dell’utilizzo delle fonti fossili, e che il metano è uno dei gas maggiormente climalteranti; – di proporre lo stop ai sussidi che, con sperpero di denaro pubblico, garantiscono risorse, profitti e potenza alle aziende protagoniste dell’estrattivismo; – di chiarire che il consumo del gas sta costantemente diminuendo da alcuni anni, e che, di conseguenza, gli ingenti investimenti in nuove strutture metanifere (non solo i rigassificatori, ma anche i nuovi enormi gasdotti, il potenziamento e l’estensione delle trivellazioni, i depositi di GNL e altro ancora) sono totalmente ingiustificati; – di sentir dire che le aziende e le competenze che si occupano dell’energia debbano essere trasferite dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni; – di ammettere che la contesa per il controllo delle risorse energetiche contribuisce enormemente ad aggravare le tensioni geopolitiche, e quindi l’insistenza a potenziare senza limite i flussi energetici legati alle fonti fossili non farà che mortificare le possibilità della Pace, in innumerevoli aree del Pianeta; – di convergere in un grande piano per una produzione energetica decentrata diffusa, controllata democraticamente e governata anche dal basso, basata sul passaggio graduale ma deciso e irreversibile al sistema delle rinnovabili e in particolare delle comunità energetiche, sostenibili e solidali».
Nel prossimo mese di ottobre, contestualmente allo svolgimento del vertice Omc-Med Energy, il movimento ambientalista e le realtà femministe del territorio saranno nelle strade e nelle sale della città per manifestare «la propria volontà di contrasto alla deriva fossile che in mille modi ci sta distruggendo». Oltre alla presenza fisica nei pressi della sede in cui si riunirà il vertice, «costruiremo occasioni di studio, approfondimento e discussione con tutte le persone interessate al futuro, con la presenza di esperti del mondo scientifico e rappresentanti di varie comunità territoriali anch’esse in lotta, per fare il punto della situazione, esaminare le correlazioni esistenti tra la catastrofe climatica e la generalità dei drammi ambientali (come le recenti alluvioni) e approfondire le possibilità già oggi esistenti delle alternative energetiche».
Dopo settimane di lavori, il punto dell’Amministrazione in vista del nuovo anno scolastico
Il nuovo allestimento del centro sociale Il Tondo
Un intenso agosto di lavori per arrivare, lunedì 4 settembre, all’apertura delle prime scuole che accoglieranno i bambini di nidi e materna comunale; il 15 settembre aprirà l’anno scolastico per la scuola dell’infanzia statale e tutti gli altri gradi di istruzione.
A fare il punto è il Comune di Lugo, pronto per il nuovo anno scolastico nonostante i danni dell’alluvione, grazie alla solidarietà delle realtà che hanno sostenuto il ripristino degli edifici scolastici e al lavoro dei propri uffici.
La scuola dell’infanzia comunale Capucci, dove è attivo il cantiere della Fondazione Specchio dei Tempi che sta realizzando il rifacimento del pavimento (lunedì 4 settembre inizia la rimozione dei legni) con sottostante impianto di riscaldamento, avrà due nuove sedi provvisorie.
Le due sezioni dei bimbi più piccoli saranno accolte dalla scuola dell’Infanzia Fondo Stiliano dove il pavimento, reso inagibile dall’alluvione, è stato ripristinato durante l’estate grazie al sostegno di Cia Conad.
Tre sezioni di bimbi più grandi della scuola dell’infanzia Capucci saranno invece accolte nell’edificio del centro sociale Il Tondo trasformato in una vera e propria scuola dove le pareti, compresa una parete divisoria realizzata ad hoc, sono state impreziosite da decori floreali realizzati appositamente da Marilena Benini. Le sedi provvisorie ospiteranno bimbi, insegnanti e personale ausiliario fino a Natale quando il cantiere della scuola Capucci sarà concluso. Sia a Fondo Stiliano che alla sede provvisoria della scuola Capucci in queste ore fervono i preparativi da parte degli insegnanti, del personale ausiliario e di altre maestranze. Un’area del parco del Tondo viene delimitata in queste ore con una recinzione per consentire ai bambini di avere a disposizione del parco esterno dedicato. I lavori di recinzione saranno conclusi per lunedì 4, in questo modo una parte del parco non sarà fruibile dalla cittadinanza ma il “sacrificio” sarà, appunto, temporaneo.
L’Amministrazione Comunale ringrazia «il centro sociale Il Tondo e la cooperativa San Vitale per la grande sensibilità mostrata verso l’allestimento della sede temporanea della scuola Capucci».
L’alluvione ha determinato danni anche negli altri edifici che hanno riaperto già lo scorso 25 maggio per consentire la fine dell’anno scolastico. Gli effetti degli eventi vissuti sono stati oggetto di lavori di manutenzione straordinaria. Il nido Corelli, la scuola dell’infanzia La Filastrocca, le scuole primarie Codazzi e Garibaldi sono gli altri edifici nei quali, nel mese di agosto, si è lavorato grazie alla solidarietà dei lettori del gruppo editoriale Monrif che ha destinato una quota della raccolta fondi avviata dopo l’alluvione al Comune di Lugo.
Nel nido Corelli si è intervenuti sugli intonaci e i battiscopa, su alcuni sollevamenti e fessurazioni del pavimento di gomma. Nella scuola dell’infanzia La Filastrocca sono stati ripristinati gli intonaci e i battiscopa dei muri del seminterrato dove si erano formate muffe, oltre a realizzare il nuovo pavimento della cucina e quello dello spazio armadietti. Anche la centrale termica ha subito alcuni danni e verrà riparata. Nella scuola primaria Codazzi sono stati sistemati tutti i muri di ambito dove si erano verificati distacchi localizzati di intonaco, di battiscopa e, ugualmente, sono stati ripristinati alcuni pavimenti che avevano subito sollevamenti e fessurazioni. In questo caso verrà sostituito completamente il gruppo termico. L’intervento nella scuola primaria Garibaldi ha riguardato la palestra dove sono state sostituite le porte dei magazzini ed è in corso di ripristino il rivestimento delle pareti in linoleum e la riparazione della pavimentazione che era stata lesionata in alcuni punti. Sono state messe in sicurezza anche le lastre di marmo perimetrali, esterne al cappotto, che si sono distaccate a causa dell’alluvione.
Anche Croce Rossa Italiana, sezione Bassa Romagna, contribuisce al ripristino delle scuole con una donazione che riguarda il futuro acquisto di arredi per la scuola di Fondo Stiliano.
Respinto il ricorso della sala in via Secondo Bini che dovrà chiudere definitivamente perché troppo vicina a una sala cinematografica
Anche i cinema sono configurabili come luoghi sensibili. A ribadirlo è il Consiglio di Stato, nel respingere l’appello del gestore della sala in via Secondo Bini a Ravenna, confermando quanto già affermato dal Tar dell’Emilia Romagna.
Al centro della questione, ricorda Agipronews, la legge regionale del 2013 sul distanziometro, che vieta l’installazione di apparecchi da gioco a meno di 500 metri da determinati luoghi sensibili, in questo caso una sala cinematografica.
I giudici spiegano che la delibera del Consiglio Comunale di Ravenna che aveva disposto al chiusura della sala nel complesso del Cinemacity “ha inteso semplicemente specificare che, tra i luoghi di aggregazione che offrono attività di richiamo per minori e adolescenti, sono ricompresi anche tali locali che, per un dato di comune esperienza, sono infatti particolarmente frequentati dai giovani”. Proprio per questo tali luoghi devono essere “tenuti in considerazione per il rispetto delle distanze minime delle sale da gioco”.
In risposta alla tesi secondo cui i minori di 18 anni sarebbero già sufficientemente tutelati dal divieto di ingresso nelle sale, Palazzo Spada afferma che “tra i luoghi sensibili la legge prevede anche tutti gli istituti scolastici, che sono frequentati in maggioranza da studenti ancora minorenni”.
La specificazione delle sale cinematografiche tra i luoghi sensibili, effettuata nella deliberazione del Comune di Ravenna, rappresenta “una quanto mai opportuna precisazione in rapporto ad uno dei posti di frequentazione più utilizzato dai giovani, senza che osti a tale conclusione il fatto che i relativi locali possano essere frequentati anche da altri soggetti di diversa età o persino dalla collettività indifferenziata”.
Per questo il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello del gestore, confermando che la sala dovrà chiudere.
Il progetto di Eni e Snam a Ravenna sarà il primo in Europa, utilizzando i giacimenti esauriti di gas
Già nei primi mesi del 2024 è previsto l’avvio della “fase 1” dell’hub di stoccaggio della Co2 di Ravenna (Porto Corsini), progetto promosso da Eni e Snam e che sarà il primo tra i nuovi di Ccs a partire in Europa, utilizzando i giacimenti esauriti che contenevano gas al largo della costa ravennate.
L’obiettivo, in questa prima fase, è quello di catturare e stoccare 25 mila tonnellate di C02.
L’avvio della “fase 2”, quella prettamente industriale, è previsto invece entro il 2026 con una capacità di stoccaggio che raggiungerà 4 milioni di tonnellate di C02 al 2030, fino ad arrivare in futuro a 16 milioni di tonnellate l’anno, ma con la possibilità di ulteriori espansioni e una capacità complessiva stimata in oltre 500 milioni di tonnellate sfruttando i giacimenti di gas esauriti e quelli in via di esaurimento negli impianti offshore.
Il progetto dell’hub di Ravenna, secondo i promotori, finirà con il generare 1,55 miliardi di euro di valore aggiunto al 2050 (29,9 miliardi di euro cumulati tra il 2026 e il 2050) e oltre 17 mila posti di lavoro al 2050.
Sono i dati riportati dall’agenzia di stampa Radiocor Plus nel giorno della presentazione dello studio “Carbon Capture and Storage: una leva strategica per la decarbonizzazione e la competitivita’ industriale“, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Eni e Snam, presentato il 1° settembre a Cernobbio. Studio secondo il quale la cattura e lo stoccaggio del carbonio (Ccs) rappresenta una soluzione indispensabile per ridurre le emissioni delle industrie Hard to Abate, ovvero quelle ad alta intensità energetica, salvaguardando così la sopravvivenza e competitività di importanti settori economici.
Grave incidente nella mattinata di ieri (1 settembre) al porto di Ravenna.
Un operaio di 44 anni di origini rumene, residente a Fosso Ghiaia, è rimasto schiacciato, trafitto da un semiasse di un camion che stava riparando durante il suo turno di lavoro in officina alla 3B Logistic.
Come raccontano con ulteriori dettagli i due quotidiani locali in edicola oggi, non ci sarebbero testimoni oculari. I colleghi sono stati attirati dalle urla dell’uomo, poi trasportato d’urgenza in elicottero al Bufalini di Cesena, dove è tuttora ricoverato con una prognosi di 30 giorni.
Secondo quanto riportato dal Corriere Romagna, l’uomo ha subìto una semiamputazione della gamba sinistra.
Barattoni: «La Festa dell’Unità non è sottotono, utile a costruire un’aternativa a questa destra»
Alessandro Barattoni
Segretario provinciale del Pd da marzo 2017, Alessandro Barattoni è alla terza festa nazionale dei dem a Ravenna, in un momento quanto mai complicato per il territorio che sta attraversando il post-alluvione. Gli spazi per stand, dibattiti e spettacoli sono per la prima volta tutti concentrati sulla sinistra del Pala de André complici il cantiere del palazzetto e gli stand montati per l’Omc (tra cui quelli a ridosso della celebre scultura di Burri) in origine prevista a maggio e poi slittata a ottobre per gli eventi climatici estremi della scorsa primavera.
Segretario, siamo alla terza festa nazionale del Pd a Ravenna, anche se quest’anno appare forse un po’ sottotono? Colpa anche gli spazi ridotti?« «No, non è una festa sottotono, è più compatta negli spazi, ma c’è tutto come gli altri anni con tanti volontari e la voglia di creare un momento di socialità e dibattito. Siamo felici della scelta del Pd nazionale di tornare a Ravenna, in questo caso per tenere accesa l’attenzione sull’alluvione, ma anche perché sappiamo, dagli anni precedenti, che la festa comporterà una ricaduta anche in termini economici su tutto il territorio. Ci saranno tante persone che verrano per partecipare o assistere ai vari eventi. Ho sentito critiche sulla programmazione degli spettacoli, che per alcuni non sarebbe all’altezza di un evento nazionale, ma abbiamo cercato di unire qualità alla possibilità di mantenere l’accesso libero e senza biglietto a tutte le serate. Così come abbiamo cercato di limitare al massimo gli aumenti, nonostante l’inflazione e il costo delle materie prime, sui due piatti simbolo della festa: cappelletti e pizza fritta. Una piccola cosa, forse, ma per noi importante. Inoltre, come sempre, ci saranno appuntamenti per persone di tutte le età, compresi i più piccoli, e tornerà la tombola, per la prima volta dentro il Pala de André».
A differenza delle scorse edizioni nazionali, non sono stati invitati esponenti del centrodestra. Perché? In particolare sull’alluvione, ma non solo, non si dovrebbe cercare un’unità perlmeno di intenti? «Tutte le sfide che abbiamo davanti richiedono l’impegno di tutte le istituzioni a tutti i livelli. Purtroppo però basta leggere le dichiarazione dei parlamentari romagnoli già dopo la prima alluvione, quella dei primi di maggio, per capire che non c’è possibile confronto. Alice Buonguerrieri, Marta Farolfi, Galeazzo Bignami hanno raccontato bugie cercando solo di sfruttare quanto è accaduto per demolire i governi locali. Non si può avere un confronto con chi vuole mistificare e fare solo campagna elettorale. Noi come Pd in tutte le aule istituzionali ai diversi livelli abbiamo cercato il dialogo in uno spirito collaborativo e di unità, le risposte che abbiamo ricevute sono pubbliche. Anche per questo si è preferito concentrare la Festa sulla costruzione dell’alternativa a questa destra».
Esponenti del Pd, come il sindaco De Pascale, hanno puntato inizialmente il dito contro gli ambientalisti che avrebbero in questi anni difeso le pericolose nutrie e impedito l’abbattimento di alberi negli alvei dei fiumi… «Personalmente credo che il problema di fronte a fatti come questi lo ponga chi nega il cambiamento climatico e non chi lo denuncia da tempo».
Il Pd non nega il cambiamento climatico e lei dice che avete mostrato spirito collaborativo, ma parliamo di territori dove voi governate su un tema in cui in particolare la Regione ha deleghe importanti, di cui peraltro si è occupata anche la segretaria del Pd Elly Schlein da vice di Bonaccini. Davvero non c’è nessuna autocritica da fare rispetto alla gestione del territorio e del rischio idrogeologico? «Non ho mai detto né pensato che siamo infallibili. Ma c’è un modo per discutere di tutto. Innanzitutto, bisogna distinguere le cause dagli effetti. E le cause del disastro di maggio sono la straordinarietà secolare dell’evento e il cambiamento climatico che, soprattutto nell’area del Mediterraneo, sta causando fenomeni di tropicalizzazione del clima: lunghi periodi di siccità seguiti da eventi estremi sono sempre più frequenti e non solo qui, come ci mostrano le cronache. Di questo bisogna tener conto. La destra invece nega questo dato. Ed è un atteggiamento pericoloso per il futuro di questa terra: perché davanti ad eventi che potrebbero ripetersi non riconoscerne le cause è il modo migliore per non migliorare nella gestione dell’emergenza e nelle politiche di mitigazione e contrasto ai cambiamenti climatici. Del Pd si può dire che si poteva fare di più, ma non che non abbia coscienza del problema. Ora si tratta di agire di conseguenza».
Intanto Ravenna è in vetta alle classiche per consumo di suolo negli anni del Covid, in città apre un nuovo supermercato ogni quindici giorni, nuovi insediamenti abitativi stanno sorgendo in moltissimi lidi. Davvero sulla pianicazione urbanistica va tutto bene così, in un’ottica anche di salvaguardia del territorio e riduzione del danno? «Sulla pianicazione urbanistica c’è da riflettere a lungo, ma la premessa deve essere che il disastro di maggio non è dovuto alla cementificazione, che può essere semmai considerata corresponsabile, insieme a un sistema fognario costruito spesso con criteri legati a eventi temporaleschi diversi da quelli attuali, degli allagamenti quando si verificano le cosiddette “bombe d’acqua” perché il suolo impermeabilizzato non è in grado di assorbire tutta la pioggia che cade in poco tempo. Ma qui sono franate intere colline e sono straripati tutti i fiumi contemporaneamente portando acqua e detriti. Non è stata certo la cementificazione di Casola o Brisighella a creare il disastro, né qualche albero nell’alveo del fiume. Bisogna quindi ripensare misure di mitigazione del danno che da oggi devono diventare prioritarie. Questo porta con se ragionamenti sulle politiche per le aree interne e collinari per evitare lo spopolamento e anche sull’urbanistica».
Però a Ravenna il Pug non è stato approvato e non sappiamo nemmeno quando lo sarà, anche perché la Regione non ha dato termini… «Il Pug va fatto bene e approvato a breve. L’urbanistica è una questione fondamentale perché intreccia fattori diversi, ambientali, sociali, economici, di qualità della vita. E oggi anche Ravenna soffre sul tema della casa, che rischia, se non governato di diventare un bomba sociale».
I dati parlano di un problema abitativo già presente a Ravenna per chi vuole venire a lavorarci o a studiare… «Vero, non ci sono abbastanza abitazioni in affitto in una città che ha ragioni di attrattività dovute all’università e a importanti investimenti anche di aziende private, in particolare nel settore del porto, che hanno bisogno di nuovi lavoratori. Siamo una città con piena occupazione, anche grazie a salari non sempre adeguati, e la questione abitativa rischia inoltre di esplodere a fronte dell’inflazione che erode la capacità di spesa di chi vive di un reddito fisso. A questo si aggiunga il caro mutui che rende sempre più difficile l’acquisto di una prima casa. Un dato recente ci dice che stava aumentando l’indebitamento delle famiglie per far fronte alle spese correnti già prima dell’alluvione. Dobbiamo evitare che Ravenna diventi una città “respingente” per chi desidera trasfervisi come abbiamo visto accadere a tante altre città, con insediamenti universitari o a vocazione turistica. Sicuramente l’urbanistica è una delle leve fondamentali per riuscirci. C’è bisogno di un intervento su più livelli: un patto per l’affitto, un intervento sull’edilizia popolare, oltre a misure per incentivare l’acquisto della prima casa».
E perché la giunta di Ravenna non lo sta facendo? In fondo, siete voi al governo della città. «La giunta di Ravenna in questi anni ha fatto molto per cercare di temperare le conseguenze del Covid e tenere alto il sistema di assistenza dei servizi sociali. Queste sono sfide nuove e fino a poco tempo fa sconosciute, che devono coinvolgere istituzioni su più livelli, ma che certo dovranno vedere anche gli enti locali in prima fila».
Sono temi anche da campagna elettorale, peraltro alle porte per 14 dei 18 comuni della provincia, tutti più o meno toccati dall’alluvione e che andranno al voto nel 2024. «I sindaci eletti quattro anni fa hanno dovuto affrontare ciò che nessuno poteva immaginare: Covid, crisi energetica, effetti devastanti del cambiamento climatico, non solo l’alluvione ma anche la tromba d’aria, se pensiamo ad Alfonsine, Voltana e Savarna. La nostra campagna elettorale dovrà intrecciare e declinare sui territori i temi che il Pd metterà in campo a livello nazionale per le europee, che saranno concomitanti, ascoltare le esigenze di cittadini e imprese e, insieme ai nostri alleati, fare una nostra proposta credibile, come abbiamo sempre fatto che ci porti innanzitutto a uscire da questo stato di calamità. Temo infatti che le mancate risposte del governo nazionale possano generare nuove incertezze e una perdita di competitività dei nostri territori sul piano economico».
A che punto siamo con l’individuazione dei candidati? In molti comuni anche importanti, come Bagnacavallo e Lugo, siamo al termine del secondo mandato. Per ora sappiamo chi correrà per succedere al primo candidato di Cotignola, altri nomi? Primarie in vista?
«Si stanno facendo riunioni e il percorso è iniziato ma credo che in questa fase sia importante che a gestire l’uscita dalla fase emergenziale siano i primi cittadini in carica. E credo che debba essere per tutti la priorità al momento. Anche per questo non immagino al momento situazioni in cui saranno necessarie le primarie, qualora dovessero emergere, valuteremo. Ma mi auguro che i candidati possano essere scelti o riconfermati in una discussione e un confronto ampio con gli alleati che portino a scelte unitarie».
Le ultime primarie furono a Cervia, dove nel 2019 l’attuale sindaco Medri si candidò in una situazione un po’ di emergenza per il partito e con la prospettiva allora dichiarata di fare un solo mandato. Intanto Cervia resta il comune dove alle politiche la destra continua a vincere. Cosa succederà nel comune costiero? «Al momento si è tutti molto concentrati sul portare a termine nel migliore modo possibile una stagione turistica particolarmente difficile, oltre al pieno recupero delle saline, dopo l’alluvione. Ci confronteremo presto in totale accordo con il sindaco che, vorrei ricordare, in questi anni ha dovuto affrontare anche gli effetti di due trombe d’aria».
Stagione turistica difficile sulla costa e Bolkestein alle porte. Quindi il 31 dicembre le spiagge andranno a gara? Influirà anche questo sulla campagna elettorale? «È l’ennesimo caso in cui il governo ha fatto promesse che non è stato in grado di mantenere e ora ha smesso di occuparsi della questione. Credo che per gli operatori il problema maggiore sia l’incertezza e che proprio questa incertezza possa aver portato, oltre a un rallentamento degli investimenti da parte dei gestori, anche a un aumento dei prezzi dei servizi».
C’è chi dice che Bonaccini sia tentato dall’idea di candidarsi per Bruxelles nel 2024 e che per questo la Regione abbia approvato un regolamento per cui, se accadesse, non sarebbero necessarie elezioni anticipate. «Non so quali siano le intenzioni del presidente della Regione, mi auguro che porti a termine il suo mandato a Bologna, come tutti coloro che ricoprono un incarico grazie al voto dei cittadini».
Prenderà il via il 22 settembre il nuovo corso base per aspiranti volontari soccorritori a cura di Pubblica Assistenza Città di Ravenna.
Negli ultimi mesi l’attività dell’associazione si è concentrata prevalentemente nel soccorso alle popolazioni alluvionate con i mezzi e i modi disponibili; ora che la situazione di emergenza è sotto controllo, è pronta a riprendere anche la tradizionale attività di formazione.
«Innanzitutto voglio ringraziare tutti i volontari, dipendenti e collaboratori perché grazie a loro, senza tanta enfasi o pubblicità, ma con molta sostanza, abbiamo gestito un periodo che speriamo – sottolinea Renzo Angeli, presidente della Pubblica Assistenza Città di Ravenna – diventi presto un ricordo, pur con tutte le ferite che ha creato e lasciato. Le cose più belle sono stati i sorrisi ed il semplice “grazie” delle persone a cui abbiamo dato una mano, che ci hanno fatto dimenticare le fatiche di intere giornate passate in mezzo a fango e acqua e ripagato di tutti i sacrifici».
Il corso in avvio apre le porte dell’associazione a tutti i cittadini e cittadine che vogliono mettersi in gioco per aiutare gli altri nelle varie situazioni, attraverso un percorso formativo, necessario e obbligatorio per diventare autista-soccorritore ed essere un attore imprescindibile per il volontariato sanitario e per il terzo settore. Anche gli operatori di Pubblica Assistenza, volontari o dipendenti, svolgono tutti gli anni dei percorsi formativi, abilitanti o di retraining, per essere in grado di garantire sempre una prestazione sicura e professionale, in ogni ambito.
Il corso ha una durata di circa 2 mesi e prevede lezioni su argomenti sanitari di primo soccorso, traumatologia, anatomia e fisiologia dell’apparato muscolo-scheletrico, cardiocircolatorio, respiratorio e del sistema nervoso centrale. Ci sarà l’occasione anche di conoscere e vedere da vicino la dotazione delle ambulanze, di effettuare prove pratiche di attrezzature e di presidi sanitari e svolgere simulazioni di soccorso. Sono previsti anche i corsi per la rianimazione cardio-polmonare di base e defibrillazione precoce per adulti e bambini (BLSD e PBLSD) e vi sarà la possibilità di iniziare esercitazioni in ambulanza, dove l’aspirante volontario sarà a bordo del mezzo con altri due membri dell’equipaggio e sarà seguito e valutato da un tutor.
Il corso è a numero chiuso e la partecipazione è libera e gratuita, per iscrizioni telefonare allo 0544 400888 oppure scrivere a formazione@pubblicaassistenza.ra.it.
Nella mattinata di domenica 3 settembre si svolgerà un piccolo ma importante evento: la liberazione di una tartaruga chiamata Finisterre, che era in cura al Cestha – il Centro sperimentale per la tutela degli habitat di Marina di Ravenna – e che, guarita, verrà liberata in mare.
Finisterre, una tartaruga di 45 chili, ha ricevuto per settimane le cure degli operatori del Cestha.
Domenica mattina verrà portata fino al bagnasciuga del bagno Finisterre dentro ad una vasca: le persone potranno vederla prima che venga caricata su un pattino della Cooperativa Spiagge Ravenna, e portata in mare aperto per riprendere la sua vita libera.
Fino al 30 settembre, alla Classense, “City. Opere 2002-2013”. Sabato 2 l’inaugurazione e la presentazione del catalogo generale dei suoi lavori artistici
Dal 2 settembre alle 17.30 nella Manica Lunga della biblioteca Classense di Ravenna inaugura una mostra di Antonio Marchetti (Pescara 1952 – Rimini 2013), intitolata “City. Opere 2002- 2013”. Contestualmente nella Sala Muratori sarà presentato il catalogo dell’opera completa dell’artista. La mostra rimarrà aperta fino al 30 di settembre da martedì a venerdì dalle 15 alle 18.30, sabato dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.30.
«Vario son da me stesso»: questo è il motto, tratto dall’Arcimboldo, che Antonio Marchetti aveva fatto suo per rappresentare l’indefinibile complessità della sua vita e, aggiungerei, della sua ricerca artistica. Artista raffinato e proteiforme, ha sperimentato le più diverse tecniche, dalla grafite al carboncino, dall’acrilico all’olio, dalla terracotta alla maiolica, dal metallo agli spilli da entomologo (un omaggio a Ernst Jünger?), al legno, alla cera, agli stracci.
Dopo aver frequentato l’appena fondata Facoltà di Architettura di Pescara, che gli darà quel senso dello spazio che si ritrova in tutte le sue opere successive, si trasferisce a Ravenna, che diventa la sua città d’elezione. Qui insegna per molti anni al Liceo Artistico, sperimentando sempre una didattica innovava. Ma la docenza non può bastargli, e Marchetti inizia un’attività culturale che lo porta a fondare la rivista Stilo, aperta al confronto tra le più avanzate ricerche artistico-letterarie degli anni Ottanta e che, nel titolo, gioca sul duplice significato di “colonna” (ancora l’architettura) e dello strumento con cui i romani scrivevano su tavolette di cera. Ma Stilo ha inevitabilmente a che fare anche col problema dello “stile”. Uno stile, appunto, che Marchetti non ha mai voluto inseguire nel corso della sua ricerca poetica, varia quant’altre mai, ma sempre fedele a un principio di rigore e di continua, inesausta, investigazione.
Antonio Marchetti ritratto in occasione della sua mostra “La camera verde” (Cripta Rasponi di Ravenna, 1997)
Agli anni ravennati è legata anche la straordinaria esperienza del circolo Gramsci, nato da una sua intuizione e portato avanti per due lustri, nel corso degli anni Novanta, assieme a un gruppo di amici. Il circolo opera libero da vincoli ideologici e vede tra gli ospiti i nomi dei maggiori filosofi, intellettuali e critici d’arte di quegli anni. Terminata quell’avventura Marchetti si trasferisce a Rimini, dove inizia una nuova fase artistica e di vita.
Come artista, Marchetti non è mai stato inquadrabile in nessuna corrente, se non, genericamente, nel composito movimento del “post-moderno”. Dagli anni Ottanta in avanti egli è presente in tutte le più importanti scene dell’arte contemporanea italiana, dalle edizioni di “Fuori Uso” a Pescara, alla rassegna bolognese “Materialmente. Scultori degli anni ’80”, alle mostre sulla scultura a Volpaia organizzate da Luciano Pistoi, fino alla Biennale Arte di Venezia nel 2011. Il suo apice è raggiunto quando Renato Barilli lo chiama a far parte di quel gruppo di artisti che espone all’epocale mostra “Anni Novanta”, allestita dal 28 maggio all’8 dicembre 1991 ai Musei Comunali di Rimini e all’Ex-colonia Le Navi di Cattolica, nel cui splendido scenario futuristico-espressionista Marchetti esibisce le sue ironiche installazioni.
Egli è stato inoltre un raffinato scrittore: ricordiamo soltanto il postumo Il miracolo dell’ostia consacrata (LietoColle, 2015), nonché la serie di fulminanti articoli e saggi brevi pubblicati sul suo sito “Vario son da me stesso” e sulla rubrica “Kriptonite”, da lui curata per la rivista online Aracne, e raccolti poi da Virginia Cardi nel 2014 in un bellissimo volume dal titolo Disegno dal vero, per i tipi di Pendragon.
La mostra che si apre alla Manica Lunga della Classense il 2 settembre, per la cura di Virginia Cardi, Umberto Palestini e di chi scrive, è l’omaggio che gli deve una delle sue città più amate. Il tema non poteva che essere la città, declinata anch’essa in tutta la sua varietas, tra visioni notturne, periferie e omaggi ai suoi maestri (Aldo Rossi e Louis I. Kahn, tra i primi), a chiudere emblematicamente il cerchio di una esperienza fecondissima, iniziata appunto nel nome dell’architettura, nella sua città natale.