mercoledì
20 Maggio 2026

Quelle montagne di rifiuti che assediano Fornace Zarattini

Nella zona artigianale alle porte di Ravenna la ripulitura ha generato enormi accumuli spazzatura che Hera deve smaltire

Nella zona artigianale in fondo a via Braille, in una Fornace Zarattini che si sta cercando di riprendere dall’alluvione, sono nate delle montagne. Sono quelle dei rifiuti prodotti dal fango e dall’acqua che hanno travolto la località. Hera coordina la raccolta e sistema i rifiuti il più lontano possibile, ma comunque inevitabilmente a ridosso delle aziende.
Decine di metri di una discarica a cielo aperto che rende bene l’idea dei danni subìti da aziende e famiglie di Fornace.

Due ditte con 12 mezzi per riparare un tratto di 80 metri dell’argine del Santerno

Saranno posizionate le palancole per consentire ai cittadini della frazione di riavere la disponibilità delle case

Proseguono i lavori a Ca’ di Lugo, in provincia di Ravenna, per impermeabilizzare e poi sistemare gli argini del fiume Santerno, dopo i danni causati dall’alluvione. Nei pressi dell’incrocio tra via Fiumazzo e via Leonelli ha ceduto l’argine il 16 maggio scorso, causando anche il crollo della casa di un 93enne.

A fare il punto sui lavori è stata la vicepresidente della Regione, Irene Priolo, impegnata il 2 giugno in un sopralluogo con il sindaco Davide Ranalli: «Quello a Ca’ di Lugo è uno dei cantieri più complessi, in cui il fondo alveo si è occluso a causa del cedimento interno delle sponde provocato dall’enorme quantità di acqua caduta».

Due ditte stanno lavorando con 12 mezzi tra escavatori, ruspe, rulli, dumper e mezzi per posizionare le palancole – in questa prima fase ne saranno posizionate per circa 80 metri – e permettere così ai cittadini di rientrare il prima possibile nella piena disponibilità delle proprie abitazioni.

L’acqua migliora: il divieto di fare il bagno resta solo nei lidi nord

Da Marina di Ravenna verso sud il mare torna balneabile

Mare Lido AdrianoL’esito degli ultimi controlli effettuati da Arpae in relazione alla balneabilità delle acque dei lidi ravennati e cervesi, temporaneamente vietata l’altro mercoledì 31 maggio, in diversi punti a causa delle conseguenze della recente alluvione, restituisce un quadro in miglioramento.

Da Marina di Ravenna (compresa) andando verso sud fino a Lido di Savio (compreso) e i lidi cervesi (compresi) le acque sono tutte balneabili.

Viene quindi revocato il divieto per Marina di Ravenna, Punta Marina, Lido Adriano, Lido di Dante. Quello per la Bassona era già stato revocato giovedì, mentre le acque prospicienti la spiaggia libera sud di Lido Adriano, Lido di Classe e Lido di Savio non erano state oggetto di divieto in quanto i valori erano risultati nella norma fin dal primo controllo.

Nella parte nord della costa permane il divieto a Porto Corsini, Marina Romea e Casal Borsetti (tratto cento metri a nord dalla foce del canale Destra Reno) mentre viene revocato nel tratto di mare 200 metri a sud del confine del poligono di tiro di Foce Reno.

«Continuano a migliorare le condizioni dell’acqua delle spiagge della riviera ravennate – dichiarano il sindaco Michele de Pascale e l’assessore al Turismo Giacomo Costantini – siamo fiduciosi che entro pochi giorni potremmo recuperare totalmente la balneabilità; Ravenna, le sue spiagge e i suoi operatori sono già pronti per la stagione estiva e per accogliere i turisti con un’altissima qualità dei servizi e con la proverbiale accoglienza.  Il quotidiano monitoraggio delle acque che stiamo effettuando è la dimostrazione di quanto ci stia a cuore la qualità della nostra offerta turistica e balneare».

Adolescenti napoletani in scena con la prima commedia di Aristofane

Il 3 giugno all’Alighieri “Acarnesi”, nuovo progetto (triennale) della non-scuola di Marco Martinelli. Un inno alla pace quanto mai attuale

Sabato 3 giugno, al Teatro Alighieri alle 21, va in scena, nell’ambito delle anteprime del Ravenna Festival lo spettacolo Acarnesi Stop the War!, una riscrittura da Aristofane per la drammaturgia e la regia di Marco Martinelli, con musiche di Ambrogio Sparagna e in scena adolescenti di Pompei, Torre del Greco e Castellammare di Stabia.

Si tratta infatti di un nuovo progetto della non-scuola che Marco Martinelli torna a praticare, a Napoli e dintorni ,dando inizio, dopo il prologo di Uccelli del 2022, a un nuovo triennio dedicato ad Aristofane.
Acarnesi è la prima commedia del commediografo greco, scritta in giovane età: Diceopoli, vecchio contadino ateniese, non sa convincere i concittadini a smetterla con la guerra, e decide per una “tregua separata” con gli Spartani. Così se ne torna nel suo podere a celebrare Dioniso mentre la città è in fiamme. Gli Acarnesi gli si oppongono, ma Diceopoli (“il giusto cittadino”) spiegherà loro che servire la patria significa cercare la Pace.
Un inno scenico quanto mai attuale, in questo millennio funestato come allora dall’incubo della guerra.

De Pascale: «Oggi cara Repubblica la Romagna ha tanto bisogno di te…»

Il discorso del Sindaco in occasione della festa istituzionale: «Ti vogliamo vicina come siamo stati noi vicini a te in questi 77 anni»

De Pascale Festa Repubblica 2023

Di seguito pubblichiamo il discorso del sindaco di Ravenna e presidente della Provincia, tutto incentrato sulla drammatica situazione dell’alluvione che ha colpito duramente il ravennate e tutta la Romagna.

«Cara Repubblica, auguri per i tuoi 77 anni, io credo non ci sia un’altra zona d’Italia come la Romagna, che ti ha voluto e ti ha amato così tanto.
Il contributo di queste terre durante l’esperienza della Repubblica romana, nell’Unità d’Italia, nella lotta al nazifascismo, e poi il contributo determinante il 2 giugno del 1946 per la vittoria della repubblica sulla monarchia; nei nostri municipi ci sono ancora i risultati di quel referendum, di quella scelta che ci ha donato la nostra Repubblica.

Ecco cara Repubblica, sono passati tanti anni, oggi la Romagna è ferita e piange le sue vittime, oggi la Romagna ringrazia gli uomini e le donne del nostro territorio e venuti da tutta Italia per salvare tante persone sopravvissute anche grazie a gesti eroici.
Oggi la Romagna ringrazia quanti stanno dando una mano a pulire, a risistemare, ad aggiustare, ma oggi cara Repubblica la Romagna ha tanto bisogno di te, che questa festa di oggi sia un segno di unità. Unità fra le forze politiche, perché questa emergenza sia affrontata a livello nazionale con grande spirito di coesione, unità fra i diversi livelli della Repubblica, costituita dai comuni – quelli grandi con una storia gloriosa come quella di Ravenna, quelli piccoli che in questo momento sono stati devastati e feriti o dalle frane in collina o dalle alluvioni in pianura – dalle province, dalle regioni, dallo Stato, e anche da tutti gli altri luoghi in cui la Repubblica vive: perché il cuore della Repubblica batte in chi in questi giorni ha fatto la propria parte da singolo cittadino, batte nelle associazioni di volontariato e in chiunque si sia messo a disposizione.

La Romagna chiede poco rispetto a quello che ha dato in tanti anni di vita della Repubblica, chiede che chi ha avuto danni, siano famiglie o imprese, possa ripartire e possa essere messo nella condizione di essere di nuovo in piedi con le proprie gambe, perché le famiglie e le imprese romagnole quando saranno nuovo in piedi cammineranno da sole con la forza e la determinazione di questa terra; poi la Romagna chiede di poter ricostruire come prima e meglio di prima, perché questa terra torni sia ad essere bella com’era fino a pochi giorni fa, ma anche più sicura e più forte per difendersi dall’acqua e dalle frane.

Cara Repubblica da 77 anni questa comunità ti sostiene ed è al tuo fianco nelle sfide, ora ti vogliamo vicina come siamo stati noi vicini a te in questi 77 anni».

Fornace Zarattini sommersa dall’esondazione del Lamone a 20km di distanza

Il Consorzio di bonifica spiega gli allagamenti della frazione alle porte di Ravenna con mille residenti e imprese che occupano migliaia di lavoratori: l’acqua convogliata dai canali Valtorto e Via Cupa

Alluvione Fornace Zarattini

Gli allagamenti per l’alluvione nel comune di Ravenna hanno riguardato una super­ficie di 60 km quadrati soprattutto a ovest e nord della città, un decimo dell’estensione totale del comune che è il secondo più grande d’Italia dopo Roma (60 kmq equivalgono, ad esempio, a un terzo del comune di Bologna e di Milano).

Nelle zone sommerse c’è la frazione di Fornace Zarattini: in soli tre kmq di asfalto e cemento, a cavallo di un tratto di 4 km di via Faentina (tra lo svincolo con l’A14 Dir e il cavalcaferrovia), hanno sede circa duecento attività e imprese con qualche migliaio di posti di lavoro, oltre a un insediamento residenziale con circa 1.600 abitanti. L’acqua ha raggiunto l’abitato nel pomeriggio del 18 maggio e in alcuni punti è rimasta anche più di una settimana. Cosa è successo a Fornace Zarattini? L’abbiamo chiesto all’uffi­cio tecnico del Consorzio di boni­fica della Romagna.

Qual è la provenienza delle acque che hanno causato gli allagamenti di Fornace Zarattini?
«Le acque che hanno invaso le aree ravennati sono arrivate dalla rotta dell’argine destro del fi­ume Lamone nel Faentino, fra Reda e Prada. Le acque si sono riversate nel territorio a monte del Canale emilia-romagnolo (Cer) invadendolo e sono arrivate alle porte di Ravenna passando per Russi, San Pancrazio, Godo, Villanova e si sono dirette a Fornace perché è l’abitato attraversato dai canali Valtorto e Via Cupa, posizionati nei punti più bassi del territorio proprio per poter drenare i terreni, che hanno raccolto e recepito le acque dell’esondazione. Il canale Via Cupa, pensile, ha fatto barriera e ha impedito che l’acqua arrivasse a Ravenna».

Quali sono i principali canali di scolo nel territorio di Fornace?
«Valtorto e i suoi affluenti da monte (Giannello, Canalette di Villanova e Manzone). Il Via Cupa, canale pensile, passa a latere dell’area di Fornace e scarica a gravità le acque di pioggia – non è dedicato a recepire acqua dei ­fiumi come successo nell’evento del 16-17-18 maggio – nella Pialassa della Baiona».

Qual è il profilo geografico e la funzione di questi canali?
«Il Valtorto nasce nelle campagne fra Godo e Russi, è lungo circa 14,5 km, con portata di 4.500 litri al secondo (l/sec) e ha la funzione di collettare a mare, tramite impianto idrovoro (Canale Valtorto) le acque di pioggia. Il Via Cupa parte dalla via Emilia (fra Faenza e Forlì) e arriva alla Pialassa Baiona percorrendo il territorio per circa 36 km (portata di circa 50mila l/sec stimati da calcoli in quanto, essendo a deflusso naturale non c’è un misuratore di portata). I nostri canali sono dimensionati per recepire le acque di pioggia con una distribuzione temporale e quantitativa “normale” (20/40 mm di pioggia nelle 24 ore e non 450 mm di pioggia nelle 48 ore più le acque di esondazione dei ­fiumi)».

Nel pomeriggio del 18 maggio, mentre gli allagamenti coprivano la campagna a sud della linea ferroviaria, nelle zone residenziali di Fornace l’acqua ha cominciato a uscire dai tombini in strada. C’è una spiegazione?
«Le fognature bianche che raccolgono le acque meteoriche gravitano sui canali Giannello e Valtorto già pieni di acqua di pioggia e di esondazione del Lamone, e questo ha provocato un rigurgito dai tombini».

Come mai il vicino abitato di San Michele è riuscito a evitare gli allagamenti?
«Sono terreni più alti e il percorso dell’acqua era diretto quindi verso la dorsale/direttiva fra il canale Via Cupa, a quote più alte, e il canale Valtorto. I terreni di Fornace sono a un livello inferiore, si trovano nell’ex valle del Manzone, terre “basse” di bonifi­ca».

Che cosa ha determinato lo scorrere delle acque da Fornace verso nord di Ravenna e non altrove?
«La direzione delle acque dipende dalle quote dei terreni; quindi, si sono dirette prima a Fornace, insediata nei pressi della valle del Manzone, a quote inferiori rispetto alle aree circostanti, e hanno proseguito il cammino fi­no alla chiusura del bacino di bonifi­ca, ossia l’impianto idrovoro Canala/Valtorto che scarica nella pialassa della Baiona».

Perché il defl­usso da Fornace ha avuto tempi così lunghi?
Il quantitativo di acqua riversata dai ­fiumi è stato enorme rispetto alla potenzialità dei nostri sistemi di boni­fica. L’idrovora Canala/Valtorto ha una capacità di sollevamento e smaltimento delle acque di monte di 12mila l/sec, adeguati alle normali piogge ma inadeguati a sollevare precipitazioni così abbondanti che hanno provocato l’alluvione e portato nel nostro sistema le acque del Lamone. Ne consegue che per asciugare i territori, nonostante l’aiuto di una cinquantina di pompe idrovore mobili (portata totale 26mila l/sec), i tempi diventano molto lunghi.

Se non si fosse rotto l’argine del Lamone, il reticolo di bonifica sarebbe riuscito a gestire le piogge ed evitare allagamenti?
«Diffi­cile dirlo. Forse avremmo avuto una situazione simile al 2015 con campagne allagate ma ripristinate in pochi giorni».

Quali interventi sono stati fatti per aiutare Fornace Zarattini?
«Il consorzio ha posizionato circa 50 motopompe provenienti da altri consorzi italiani, che ci sono venuti in soccorso, in punti strategici per poter riversare le acque nel Via Cupa alleggerendo il sistema Canala/Valtorto. Essendo il Via cupa pensile e a deflusso naturale, riusciva a scolare e avere un discreto franco di sicurezza, mentre non era possibile scaricare nello scolo Canala, già in piena e per non aumentare il carico dell’impianto idrovoro Canala/Valtorto in zona Bassette alla chiusura di bacino, che ha lavorato per giorni oltre le sue capacità di pompaggio».

Ci sarebbe stata la possibilità di evitare l’allagamento di Fornace intercettando le acque a monte e indirizzandole verso altri canali?
«No, i canali recettori sono quelli che abbiamo descritto prima e il percorso delle acque è condizionato dalle quote: i canali che le intercettano sono stati costruiti nelle quote più basse del territorio proprio per tale motivo. Qualsiasi altra strategia avrebbe aggravato e allargato le aree di allagamento già in atto».

Fornace Zarattini, una notte in barca per le vie diventate canali

Yuri Ghetti è il presidente del comitato cittadino, ha lasciato l’abitazione allagata per aiutare i residenti: «Cento persone soccorse nei primi giorni, poi acqua rimossa con i camion cisterna»

Fornace Zarattini Foto Adriano Zanni
Foto di Adriano Zanni

Quando l’acqua ha allagato Fornace Zarattini nella notte tra il 18 e il 19 di maggio, tra le vie diventate canali girava una barchetta da pesca con due persone a bordo per aiutare i residenti più in dif­ficoltà. Uno dei due in barca era il 24enne Yuri Ghetti, presidente del comitato cittadino nato lo scorso novembre. «Abito in via Giannello e al piano terra mi sono ritrovato un metro e mezzo di acqua. Con un amico ci siamo messi sulla barca: la prima persona aiutata è stata una donna di 104 anni».

Le strade dove l’acqua è arrivata alle altezze maggiori sono quelle tra via Faentina e la linea ferroviaria: «Nei punti a ridosso dei binari si misuravano due metri di acqua». Dalla notte dei primi allagamenti sono cominciate 48 ore di soccorsi senza sosta: «Nei primi due giorni ci siamo arrangiati fra cittadini perché non c’è stato molto aiuto dalle autorità. Poi sono arrivati i sommozzatori della polizia e li ho assistiti perché i residenti (circa 1.600 gli abitanti e 170- 180 le imprese della frazione, ndr) chiamavano sul mio cellulare che avevano tutti ed era più facile prendere la linea rispetto al 115. In totale abbiamo aiutato un centinaio di persone». Gente che aveva scelto di ignorare l’ordine di evacuazione disposto dal Comune e comunicato casa per casa anche dalle forze dell’ordine: «Non si aspettavano davvero una cosa di questa portata».

Per rivedere emergere l’asfalto c’è voluta una settimana: «Visto che il deflusso era lento, abbiamo organizzato un servizio di pompaggio con tre camion cisterna del Consar da 30mila litri ognuno che hanno fatto la spola continua tra Fornace e i canali di scolo alle Bassette».

I residenti hanno svuotato le case e tutto quello che era la quotidianità di tante famiglie è diventato una catasta di rifi­uti nella vicina via Ricci Curbastro. Per le strade stanno passando gli interventi di disinfestazione. Ora c’è da costruire la ripresa: «Consultando anche gli esperti del Comune o della protezione civile, ci è stato consigliato di non mettere mobili nelle case prima di un paio di mesi perché i muri sono inzuppati. Io sono fortunato perché ho un’altra casa a Ravenna dove vivo ora, ma c’è tanta gente che ha perso tutto. Cercheremo di aiutare il più possibile, anche grazie a un camion di arredamenti donati dalla Toscana che arriverà il 5 giugno».

Il Grande Teatro di Lido Adriano: in scena un paese e un’idea di comunità

Persone di ogni età, tante lingue, musica e collaborazioni sopra e dietro il palco per Mantiq At-Tayr-Il Verbo degli Uccelli

Gran Teatro Lido Adriano

Al suo debutto, Il Grande Teatro di Lido Adriano non tradisce le premesse del nome che si è dato: a essere in scena è infatti non è un semplice spettacolo, ma un intero paese e, anche meglio, la rappresentazione che una certa idea di paese o comunità che dir si voglia è possibile. Il Ravenna Festival ha preso il via quest’anno da una delle località decentrate della città, quel lido che negli anni ha assunto tante identità diverse e dove da anni opera con coraggio e successo il Cisim, in seno al quale è nato questo nuovo progetto pluriennale. La prima produzione è dunque Mantiq At-Tayr, il verbo degli uccelli (in scena ­fino al 2 giugno, alle 20). Un testo di Farid Ad Din Attar, autore persiano del XII secolo, la drammaturgia è dello scrittore da Tahar Lamri, per la regia dell’attore e autore fondatore delle Albe Luigi Dadina.

Un’apertura del Festival, dunque, senza grandi star internazionali, che celebra un’esperienza di coinvolgimento della cittadinanza “dal basso”. In scena, a impersonare gli uccelli, ci sono infatti bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne letteralmente di tutte le età, capaci di parlare una moltitudine di lingue, tutte rappresentate in scena (incluso il dialetto romagnolo in uno dei momenti sicuramente più divertenti e riusciti dello spettacolo).

Dopo un suggestivo prologo sulla spiaggia, il palcoscenico è quello ovviamente del centro culturale di via Parini 48 che offre una scenogra­a di grande impatto, grazie anche alle luci e a tappeti a terra che fanno pensare a magici tappeti volanti. Raccogliendo e rielaborando l’esperienza un po’ della non-scuola, un po’ della chiamata pubblica che avevamo visto per La Divina Commedia (con Marco Martinelli ed Ermanna Montanari), lo spettacolo dà spazio a tante voci guidate in scena da un attore professionista quale è Lorenzo Carpinelli, come sempre bravissimo.
Parte integrante dello spettacolo sono le musiche, suonate dal vivo (coordinamento di Francesco Giampaoli), e i brani rap dell’acclamato Moder (tra i fondatori peraltro dello stesso Cisim), e le magni­che interpreti femminili. Uno spettacolo capace di mescolare non solo gli attori più o meno protagonisti, ma anche il pubblico, fatto di appassionati di teatro, curiosi, famigliari degli attori e l’emozione di tutti è palpabile nel guardare i corpi in movimento, i gesti scenici, le parole di una storia che parla di ricerca, di coraggio, collettività e individualità, tensione verso il giusto, a tratti mistica, a tratti poetica, sempre fortemente simbolica e dal valore universale e popolare.

Come davvero universale del resto appare questo esperimento di comunità che mette insieme persone apparentemente così diverse in una periferia di provincia che si fa esempio e perché no modello di una possibile condivisione e convivenza nel nome dell’arte e dello scambio reciproco, dando vita a un linguaggio nuovo che racconta un’Italia nuova, capace di accogliere e per questo di rinnovarsi e dar vita all’inedito, senza timori di contaminazioni.

Del resto non è solo ciò che si vede sul palco a raccontare molto del Gran Teatro di Lido Adriano, ma anche tutto ciò che è ruotato attorno alla realizzazione dello spettacolo a cui hanno collaborato realtà artistiche e artigianali e associative di tutta la città, tutte insieme, mescolando saperi e competenze.
Che dire? Grazie, continuate così.

Attivato protocollo di sorveglianza sanitaria regionale per l’alluvione

Le indicazioni della Regione a tutte le Ausl su attività di prevenzione e gestione del rischio. Nelle zone alluvionate nessun aumento di infezioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

SyringeContinua l’attività di sorveglianza sanitaria e prevenzione del rischio attivata in Emilia-Romagna in seguito all’alluvione. L’assessorato alle Politiche per la salute ha inviato una serie di indicazioni alle Aziende sanitarie territoriali per continuare a tenere alta l’attenzione non solo sulle zone colpite, ma in tutta la regione, anche in considerazione dell’ampio coinvolgimento degli operatori del soccorso e dei volontari.

E proprio l’attività di sorveglianza evidenzia che non si registrano scostamenti nei dati, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sulle tre forme infettive – gastrointestinali, cutanee e respiratorie – più frequentemente correlate all’esposizione ad acque alluvionali o alle condizioni di vita conseguenti al danneggiamento delle abitazioni e al sovraffollamento. Dati che confermano che non esiste alcuna emergenza sanitaria, ma solo un potenziale rischio che il servizio sanitario regionale, con tutte le sue componenti, sta gestendo dai primi giorni dell’emergenza alluvione.

A partire dalla possibilità di effettuare la vaccinazione o il richiamo per l’antitetanica, che proseguirà e ha già coinvolto, prevalentemente nelle province romagnole, oltre 5mila persone. A Conselice, nel ravennate, su richiesta viene effettuata anche la vaccinazione contro l’epatite A. Vaccinazioni assicurate non solo alla popolazione, ma anche ad operatori, volontari e alla rete di 123 psicologi messi a disposizione dal servizio sanitario regionale – con la collaborazione di alcune associazioni – per dare supporto ai cittadini delle zone alluvionate.

Tra le indicazioni indirizzate alle Ausl, la necessità di sensibilizzare i servizi di Pronto soccorso e la medicina territoriale sulla sorveglianza rispetto ad eventuali episodi infettivi: in queste situazioni possono essere legati principalmente a infezioni gastrointestinali, cutanee, respiratorie, oculari e otiti, che generalmente si presentano nei primi giorni dopo l’esposizione alla sorgente del rischio.

Sul fronte della prevenzione, si ribadisce l’importanza di informare la popolazione, in particolar modo le persone fragili, sulle norme di comportamento utili alla prevenzione di malattie infettive trasmissibili attraverso il contatto diretto e indiretto con eventuali acque contaminate e fango, per via respiratoria (in particolare in condizioni di sovraffollamento) e attraverso la puntura di zanzare e altri insetti.
Proprio per questo la Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con il dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl della Romagna, ha diffuso un vademecum con le indicazioni e norme di comportamento per i residenti nelle zone alluvionate e i volontari coinvolti, consultabile – in forma sintetica o integrale – sul sito dell’amministrazione regionale.

È stato infine rafforzato infine il “Sistema di segnalazione rapida di eventi epidemici ed eventi sentinella nelle strutture sanitarie e nella popolazione generale”, attivo in Emilia-Romagna dal 2005 e perfezionato negli anni: in questi giorni è stato implementato attraverso fonti informative provenienti da flussi di Laboratorio e Pronto soccorso.

A Sant’Agata alluvionati un quinto del territorio e l’83 percento dei residenti

È ancora inagibile il municipio, iniziata la distribuzione dei moduli per un primo contributo fino a 5mila euro per chi ha avuto danni alle case. Il presidente della Regione in visita anche a Solarolo

Sopralluogo Bonaccini AlluvioneL’alluvione ha coinvolto il 23 percento della superficie del comune di Sant’Agata sul Santerno ma l’83 percento dei circa 2.500 residenti. Sono dati diffusi dalla Regione dopo il sopralluogo di oggi, 1 giugno, del presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. A Sant’Agata resta ancora inagibile il palazzo comunale.

Bonaccini ha fatto tappa anche a Conselice e a Solarolo, due dei comuni più colpiti dall’alluvione del 15, 16 e 17 maggio.

Accompagnato dall’assessore Andrea Corsini e dal presidente della Provincia di Ravenna, Michele de Pascale, Bonaccini ha incontrato il sindaco Enea Emiliani nella sede provvisoria del Comune di Sant’Agata, allestita nelle scuole medie di via Roma. Con Emiliani è stato fatto il punto sulle operazioni di sgombero dei rifiuti e di assistenza alla popolazione, portate avanti dalle forze dell’ordine e dai tantissimi volontari.

A seguire la tappa a Solarolo, dove Bonaccini ha incontrato in Comune il sindaco Stefano Briccolani. Anche qui l’alluvione ha colpito gran parte del centro abitato e delle zone produttive, con un impatto particolarmente forte sulle aree pubbliche e scolastiche.

Anche a Sant’Agata sul Santerno e Solarolo è iniziata la distribuzione dei moduli per la richiesta di un primo contributo per chi ha avuto danni alle proprie abitazioni, che può valere fino a 5mila euro.

 

«La forza e l’orgoglio di queste comunità è commovente. Pur in una situazione così drammatica – ha affermato Stefano Bonaccini – è chiara la voglia di ripartire e di lavorare insieme. Ribadisco il nostro impegno e quello del sistema regionale al fianco di famiglie, persone e imprese colpite, è necessario garantire il risarcimento dei danni subiti».

Le frane hanno spostato gli ulivi secolari di Brisighella, molti irraggiungibili

Il presidente della Cab Terra, Sergio Spada: «I nostri uliveti secolari sono irraggiungibili. Forte la preoccupazione per la prossima campagna olearia»

Danni Cab Terra BrisighellaGravi danni agli ulivi secolari e alle colture della Cab Terra di Brisighella a causa delle frane che stanno colpendo il territorio romagnolo. Il presidente della cooperativa  analizza le conseguenze. «Nella zona di Brisighella – ha esordito Sergio Spada, presidente Cab Terra di Brisighella – si sono verificate oltre duecento frane, gravi esondazioni e interi impianti sono stati spazzati via dalla furia dell’acqua e del fango».

«I nostri uliveti secolari se, da una parte, hanno certamente contribuito – ha continuato Spada – ad arginare la gravità degli eventi che si sono abbattuti sulle nostre colline trattenendo e riducendo gli smottamenti, si trovano ora, in alcuni casi, isolati e irraggiungibili. Gli impianti più giovani sono stati, in alcuni casi, travolti dalle frane o trascinati lungo le dorsali collinari verso valle, passando persino da una proprietà ad un’altra. Anche nell’impossibilita attuale di una conta precisa dei danni è certa, sin da ora, la necessità di un prossimo nuovo censimento degli ulivi produttivi e della mappatura ex novo dei preziosi uliveti all’interno della zona Brisighella Dop».

«È immediatamente comprensibile la gravità della situazione delle coltivazioni dei nostri soci – ha concluso il presidente – ed è fortissima la preoccupazione per la prossima campagna olearia. La nostra Cooperativa, che strutturalmente non ha subito alcun danno, è stata da subito operativa, garantendo il servizio a clienti e soci».

Allagata la comunità per persone con problemi psichiatrici, via alla raccolta fondi

La struttura gestita dal Solco ospita 14 persone che adesso si trovano al centro diurno Garibaldi. La speranza è quella di rendere la struttura agibile entro la fine dell’estate

Comunità Psichiatrica Villanova Di RavennaAperta dal Consorzio Solco una raccolta fondi per la comunità alloggio per persone con problemi di salute mentale a Villanova di Ravenna, allagata a causa dell’alluvione che ha colpito il territorio.

La Comunità accoglie 14 ospiti, uomini e donne, dai 40 ai 70 anni, con problematiche di tipo psichiatrico, seguiti da uno staff composto da sei operatrici socio-sanitarie, tre educatori e una coordinatrice. La struttura è stata evacuata la mattina del 18 maggio scorso e adesso gli ospiti si trovano temporaneamente al centro diurno Garibaldi di Ravenna. Insieme a loro ci sono due ragazzi del servizio di Appartamento supportato di Santerno, che sono dovuti evacuare.

Gli enti gestori della struttura stanno lavorando per trovare un luogo alternativo al Centro diurno Garibaldi dove poter far trasferire gli ospiti in attesa che la loro Comunità, gestita dal consorzio ravennate insieme alla cooperativa Il Cerchio, torni agibile e funzionale. Il piano terra allagato ospitava la cucina, la sala comune, il bagno comune, gli uffici, la sala riunioni, il magazzino e la lavanderia. La speranza è quella di poter rendere di nuovo agibile la struttura entro la fine dell’estate.

«Siamo riusciti a prendere lo stretto necessario – ha raccontato Elena Baroncini, coordinatrice della Comunità – e a far salire tutti sui pulmini per il trasferimento senza incidenti di sorta. L’acqua è entrata poco dopo, occupando tutto il piano terra e raggiungendo il metro e mezzo di altezza».

«I trasferimenti e il doversi abituare a luoghi nuovi non aiutano – ha continuato Baroncini – e stanno generando degli scompensi. Abbiamo dovuto effettuare diversi accessi al pronto soccorso per accertamenti e richiesto molte consulenze psichiatriche per cercare di controllare le reazioni emotive che si stanno verificando nei nostri ospiti».

Per chi volesse effettuare una donazione in favore della Comunità di Villanova può fare un bonifico alla Coop Sociale Sol.Co. Iban IT76N0854213216000000100029, conto corrente attivo alla Bcc ravennate, forlivese e imolese, con causale “erogazione liberale a seguito alluvione”, oppure donare attraverso Satispay al Consorzio Solco.

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