giovedì
19 Marzo 2026

Dritti, rovesci e leggende: il Circolo Zavaglia racconta 94 anni di storia in un libro

Il tennis è probabilmente lo sport del momento, ma per alcuni lo era anche 94 anni fa. Grazie ad un’idea di Gastone Turri, dal 1931, dritti e rovesci si alternano in un luogo di culto dello sport ravennate, il Circolo Tennis Zavaglia. Mercoledì 17 dicembre, oltre cento tra soci, tennisti e curiosi si sono radunati in un gremito Circolo Ravennate e dei Forestieri per assistere alla presentazione del libro “Il Tennis come stile di vita. 1931-2025 storia passione e ricordi del Circolo Tennis Zavaglia” di Davide Amadori.

Il libro composto da 800 fotografie, aneddoti e cronache di vittorie memorabili dipinge tenniste e tennisti che hanno contribuito a scrivere la storia della terra rossa ai piedi della Darsena. Qui sono cresciute leggende come Angelo Zavaglia, Andrea Rizzo, Sandra Cecchini e Omar Urbinati, ora direttore della squadra che solo poche settimane fa ha ottenuto una difficile salvezza in Serie A. Allo Zavaglia, anche l’attuale presidente ATP Andrea Gaudenzi, ha iniziato la sua carriera tennistica. Oggi il circolo conta 110 soci senior e oltre 90 partecipanti alla scuola tennis che deve fare però i conti con lo spazio a disposizione: «Un onore essere il presidente del Circolo Tennis in questo momento – precisa il Presidente del Circolo Carlo Licciardi-. Non dobbiamo mai dimenticare che per fare questo bisogna alimentare le radici con le nuove generazioni. Anche con l’aiuto del sindaco dobbiamo trovare una soluzione per ampliare questo circolo e rispondere alle esigenze della città. Per la mancanza di campi, in questo momento siamo costretti a dire no a tanti ragazzi».

Alla presentazione è intervenuto anche il sindaco Alessandro Barattoni: «Negli ultimi 6 mesi ho incontrato diverse volte il mondo Zavaglia. In 94 anni il tennis è cambiato così come la città: è passato ad essere uno sport di élite ad una popolarità diffusa. Il tennis è il rispetto delle regole come gli altri sport, ma la grande differenza sta che ogni 15 mette in confronto con sè stessi. Il Circolo Tennis Zavaglia è un ambiente sano che contribuisce alla costruzione di una comunità che ha sempre bisogno di sostenere i valori sani. Inoltre risiede in una zona come la Darsena, sempre più ricca di attività sportive, come testimoniato dalla recente inaugurazione del Bike Park».

Raimondo Ricci Bitti della Federazione Italiana Tennis e Padel: «Tanti anni fa ho avuto l’onore di giocare in serie a con questo circolo e ora sono a portare il saluto del consiglio federale ad una delle realtà storiche del tennis italiano. Credo che gli attuali successi del tennis siano dovuti anche a circoli come questo, che curano i giovani nel dettaglio. Non è un caso se la provincia di Ravenna, come testimoniato dal libro, negli anni ha portato così tanti tennisti alla ribalta».

12 indagati per disastro colposo e pericolo attuale dopo l’alluvione. Tecnici e protezione civile sotto accusa

Il disastro di Traversara potrebbe essere frutto di negligenze accumulate negli anni e, anche a seguito delle alluvioni di maggio 2023 e settembre 2024, i lavori non sono stati svolti con le accortezze necessarie, rendendo più che concreto il rischio di un nuovo devasto in caso di piena del Lamone.
Lo stabilisce la procura di Ravenna in 12 rapporti di fine indagini, che corrispondono a 12 avvisi di garanzia nei confronti di alcuni vertici (passati e presenti) della protezione civile locale e regionale, direttori dei lavori e rappresentanti legali di ditte, accusati di disastro colposo e pericolo persistente. 

La notizia è riportata sui principali quotidiani in edicola oggi, dove si pone l’accento su piani ignorati da oltre 20 anni. Piani di cui gli indagati, secondo la procura «dovevano essere consapevoli, viste le responsabilità e i poteri che il ruolo ricoperto e le ordinanze commissariali attribuivano loro».

Già dal 2016 esisteva infatti una relazione idraulica che chiedeva un intervento sull’alveo del Lamone per risolvere le criticità del tratto, con l’ampliamento delle sezioni e il rifacimento della passerella pedonale, procedure mai eseguite. Anche nella fase di ricostruzione partita dopo maggio 2023 non sarebbero state adottate le giuste procedure, portando avanti lavori che ad oggi non escludono in rischio di collasso arginale e di nuove alluvioni.

«Un nuovo pubblico per la danza d’autore»

Lunedì 22 dicembre, a partire dalle 16, il gruppo archivia e l’associazione CorpoGiochi Asd presentano all’Almagià il micro-festival Ondine e altri sortilegi, una giornata di talk, laboratori, performance e musica, rivolta ad un nuovo pubblico della danza di ricerca composto anche da giovani e giovanissimi. Ci raccontano di cosa si tratta le due curatrici del progetto, Zoe Francia Lamattina e Ida Malfatti.

Dopo il successo dello spettacolo Fragolesangue al Ravenna Festival dell’estate scorsa, “archivia” torna con un altro tipo di proposta, di cosa si tratta?
Zoe Francia Lamattina:
«Quello di archivia è un progetto coreograco di ricerca, nato nel 2021, che crea un gruppo di autoformazione, particolare, perché non è un collettivo – pur facendo molte cose insieme – ma nemmeno un progetto di pura formazione in cui tutte noi impariamo da Monica Francia, coreografa di cui vogliamo trasmettere e trasformare il repertorio. Ondine e altri sortilegi è allora un primo passo, un piccolo squarcio di visione per mostrare al pubblico della città non solo i grandi progetti del gruppo di ricerca coreograca archivia, come appunto lo spettacolo Fragolesangue, ma anche le piccole onde che nascono, si agitano e si infrangono nell’ondata più grande. Durante la giornata del 22 dicembre saranno presentati alcuni esiti della ricerca autoriale delle artiste di archivia in una versione site-specific e strettamente connessa al laboratorio aperto a persone dai 15 ai 35 anni che si terrà nel pomeriggio».

La giovane età è sicuramente un aspetto importante di questo progetto.
ZFL:
«Sì, il progetto è realizzato grazie ai finanziamenti dell’Avviso Youz Officina che si rivolge alla fascia d’età 15-35 e noi, a partire dalle scuole nelle quali teniamo i laboratori del metodo CorpoGiochi, stiamo incontrando tanti giovani e giovanissimi. Mi sono accorta che nessuno di loro è mai venuto al festival Ammutinamenti, ad esempio, o aveva mai visto danza al Ravenna Festival prima di Fragolesangue, che invece ha portato un sacco di persone giovani. Da lì ci siamo dette che i nostri spettacoli li vogliamo fare per il pubblico, non per le persone del settore, e le componenti di archivia si sono trovate d’accordo nel voler proporre i propri lavori personali a un pubblico reale, della città, che conosce poco o nulla, e soprattutto giovane. Questa cosa nel teatro, a Ravenna, c’è di più, essendoci da tanti anni la non-scuola delle Albe che crea un pubblico giovane, ma nella danza di ricerca no. Quindi abbiamo pensato che occorreva iniziare a fare qualcosa, partendo da un laboratorio, con un pubblico nuovo che si diverte, in una giornata che sia un momento di convivialità».

Nello svolgimento del micro-festival il laboratorio e le performance appaiono molto integrati.
Ida Malfatti:
«Una cosa da sottolineare nella composizione della giornata è proprio il fatto che abbiamo posizionato il laboratorio prima delle performance, ed è un laboratorio chiaramente accessibile e aperto a tutte e tutti ma volto a preparare proprio alla visione successiva. Quindi non è che si imparano questioni specifiche ma ci si prepara ad avere strumenti per vedere le creazioni e magari per non giudicarle come oggetti estetici che ti devono piacere o meno, ma come esperienze, esperimenti di qualcuna e qualcuno del nostro gruppo. Tutto il pomeriggio è come un filone, un grande flusso in cui si passa attraverso insieme, una dinamica molto liquida. Nel gruppo del laboratorio diamo come delle piccole regole, un kit di sopravvivenza, e poi ci facciamo un piccolo viaggio tra performance molto brevi, piccoli squarci di visioni. Ci piacerebbe che tutto il pubblico partecipasse al laboratorio e a tutto il programma del pomeriggio»

La programmazione si apre con un talk a cura di Scuola elementare di fotografia, com’è nata questa collaborazione?
ZFL:
«Loro hanno un bellissimo gruppo di giovani che ne segue il lavoro e fanno sia eventi pubblici aperti a tutti (con presentazioni e inviti ad artisti anche molto noti), che una parte di laboratorio. Abbiamo pensato di collaborare con loro perché è molto interessante connettere il mondo della fotografia a quello della performance, perché scattare è una presa di posizione forte rispetto a come mi posiziono nello spazio. Li abbiamo invitati ad aprire la giornata con una presentazione da loro curata con gli artisti Angelo Vignali e Sofia Masini che esplorano il corpo come archivio vivente e la fotografia come materia da tagliare, piegare e riscrivere».

Il titolo del laboratorio è “allenamento per spettri”, perché?
ZFL:
«Al momento con archivia, nello specifico con il gruppo registico di Fragolesangue, ossia Ida, Monica Francia e io, stiamo facendo una ricerca sugli spettri, che da tanto tempo sono una questione molto importante nelle nostre pratiche e rappresentano la memoria del contatto, tutte le presenze invisibili con cui mi muovo. Il tema è il fulcro del prossimo progetto, al momento in lavorazione, in cui ci saranno vari soli con spettri. Qui vogliamo fare una piccola anteprima di questa ricerca tramite il laboratorio, continuare cioè la ricerca e portarla in scena non come sarà, ma con le e i partecipanti del laboratorio».

Il pomeriggio di Ondine e altri sortilegi si apre alle 16 con una conversazione a cura di Scuola elementare di fotografia dal titolo Corpi Latenti. Le pratiche artistiche di Angelo Vignali e Sofia Masini, cui segue alle 17 il laboratorio allenamento per spettri. Il laboratorio conduce all’azione performativa soli con spettri ed è gratuito con iscrizione alla mail recuperopratiche2022@ gmail.com. Alle 19 ecco quindi ondine e altri moti riottosi, dialogo di presentazione del micro-festival con Zoe Francia Lamattina e Ida Malfatti. Subito dopo, alle 19.15, Alba Nannini Urabayen, Frani Dibiase e Roberto Leandro Pau, Ida Malfatti e Chiara Cecconello presentano gli esiti performativi della loro ricerca. A seguire, l’azione performativa soli con spettri con archivia e le partecipanti al laboratorio. Infine, dalle 20.30, ci sarà un momento di ascolto musicale a cura di R.Y.F. (Francesca Morello) con irruzioni di letture distese.

Emergenza abitativa: verso un paradigma più inclusivo, integrato, sostenibile e possibilmente realista

L’11 e il 12 dicembre all’Hotel Cube di Ravenna si è tenuta la due giorni organizzata dalla Cooperativa sociale Solco dal titolo Avere casa. Idee e politiche per un nuovo abitare. «La partecipazione a questo evento è andata oltre le nostre aspettative – commenta Antonio Buzzi, presidente Solco Ravenna -. Abbiamo registrato il tutto esaurito con le iscrizioni e messo insieme un gruppo eterogeneo di partecipanti: operatori sociali, volontari, geometri, architetti, assistenti sociali, cooperanti dell’abitare, imprenditori edili, possibili finanziatori, amministratori e dirigenti pubblici. Questo dimostra quanto questo tema sia trasversale e tocchi molti aspetti del nostro assetto sociale ed economico, e soprattutto prova quanto sia urgente parlarne. Questa iniziativa è solo un primo stimolo per favorire la nascita di tavoli di discussione e decisionali su questo tema, dove siano presenti tutti i soggetti che hanno animato questo convegno e che hanno qualcosa da dire sul tema della casa. Noi siamo pronti».

La prima giornata dell’evento è servita per fare il punto sulle criticità maggiori, sulla condivisione di buone prassi e idee innovative e sul lavorare in maniera partecipata alla stesura di proposte da portare davanti a una platea di decisori pubblici e possibili soggetti finanziatori, presenti nella giornata conclusiva. «Nel pomeriggio di giovedì abbiamo costituito 5 tavoli di lavoro – continua Buzzi – dedicati alle diverse dimensioni dell’abitare e facilitati da esperte ed esperti del settore in vari ambiti». Tra le idee portate avanti dai tavoli ci sono state la necessità di creare un fondo mutualistico di prossimità abitativa per aiutare le persone che si trovano in difficoltà economica temporanea e che rischiano di perdere il proprio alloggio, e il modello Rent to own, per affrontare il problema dell’accessibilità alla locazione e al mutuo soprattutto per i giovani.

Tra le azioni urgenti da mettere in campo sono state sottolineate: la necessità di lavorare sul concetto di comunità attiva e corresponsabile, promuovendo l’accesso a forme di abitare collaborativo e sviluppando una nuova normativa specifica; lo sviluppo di una rete sinergica composta da soggetti eterogenei sui territori per aiutare le persone più fragili nella propria autodeterminazione, attraverso il sostegno all’inserimento lavorativo e il supporto ai servizi; il bisogno di superare il mismatch tra case vuote e persone senza casa, recuperando il patrimonio pubblico e privato inutilizzato con il coinvolgimento di finanza paziente. Nella seconda giornata, in rappresentanza degli enti decisori, erano presenti, tra gli altri, anche l’assessore alle Politiche abitative della Regione Emilia-Romagna Giovanni Paglia e l’europarlamentare Irene Tinagli a capo della Commissione speciale sulla crisi degli alloggi nell’Unione europea.

La sociologia affronta l’emergenza abitativa come un fenomeno complesso di esclusione sociale e disuguaglianza, analizzandone cause (precarietà economica, aumento dei costi, scarsità di alloggi popolari), impatti su gruppi vulnerabili (giovani, famiglie monogenitoriali, stranieri, poveri) e le diverse forme di povertà abitativa, dalla perdita dell’alloggio al sovraffollamento e a condizioni precarie, evidenziando l’insufficienza delle politiche pubbliche e la necessità di approcci integrati che includano il diritto costituzionale alla casa e soluzioni innovative come il social housing. Nei due giorni di lavoro è emerso che le politiche abitative richiedono un cambio di paradigma radicale, passando da un modello speculativo a uno sostenibile e inclusivo, con una forte sinergia tra governo pubblico e reti economiche e sociali, per creare soluzioni che mettano al centro la persona, la comunità e l’ambiente, trasformando il diritto alla casa da merce a bene comune, attraverso la collaborazione, l’innovazione e la co-progettazione, superando l’attuale sistema che genera esclusione e precarietà. Questo approccio, per quanto utopico, rappresenta una necessità

impellente, come ha in qualche modo voluto dimostrare questa iniziativa, promuovendo un confronto aperto tra esperte/i, istituzioni e cittadine/i per sviluppare strategie concrete e condivise. Se le nuove politiche abitative richiedono un passaggio da soluzioni emergenziali a strategie integrate e preventive – focalizzate su sostenibilità, inclusività e rigenerazione urbana, affrontando la crisi abitativa con un mix di intervento pubblico (welfare abitativo, edilizia sociale, rigenerazione patrimonio), incentivi privati (riqualificazione, affitti calmierati) e supporto alla domanda (sussidi, voucher), superando la logica della proprietà esclusiva verso un approccio multifunzionale (housing sociale, co-housing, intergenerazionale) – sarà allora indispensabile tenere conto anche di criticità pregresse riscontrate e non superate. La sinergia tra governo pubblico e competenze diffuse, sebbene auspicabile, si scontra troppo spesso con ostacoli pratici che minano la stabilità stessa del sistema. In sintesi, l’idea di un cambio di paradigma è necessaria, ma deve essere affrontata con un sano realismo. Perché il cambiamento funzioni, è fondamentale: garantire che i cosiddetti modelli di progettazione partecipata siano vincolanti e non solo consultivi; strutturare la collaborazione tra pubblico e privato sociale su basi solide, trasparenti e con ruoli chiaramente definiti; prevedere meccanismi di finanziamento stabili e accessibili.

«Serve una strategia o Ravenna resterà solo la città dei supermercati»

Un invito al sindaco e a chi amministra Ravenna per dare finalmente alla città una strategia di sviluppo urbanistico. È quello che arriva dall’architetto Emilio Rambelli, fondatore ormai 25 anni fa di Nuovostudio insieme a Gianluca Bonini, da noi intervistato. «Dal punto di vista urbanistico e dello sviluppo, Ravenna non ha seguito un progetto unitario, in questi anni – è il punto di partenza della riflessione di Rambelli -. I miei colleghi da fuori la chiamano la città dei supermercati. E d’altronde in questi anni abbiamo assistito quasi esclusivamente a espansioni immobiliari e a progetti legati alla nascita di nuove zone commerciali. Basta andare a Rimini, invece, per vedere quanto la politica possa “ribaltare”, in senso positivo, una città. In pochi anni hanno rifatto il lungomare, sistemato il centro storico, rigenerato l’area del ponte di Tiberio. Coinvolgendo architetti e professionisti esterni. A Ravenna negli ultimi trent’anni, tolta Marinara, cosa abbiamo fatto? Piazza Kennedy? Credo sia arrivato il momento di fare investimenti pubblici che debbano essere anche un volano economico per il territorio, creando valore urbano , e non destinare milioni di euro solo per uffici comunali o impianti sportivi».

L’architetto Rambelli prova a indicare tre fronti di lavoro. Il primo è legato al tanto discusso palazzetto dello sport, con i lavori in clamoroso ritardo e problemi tecnici di difficile risoluzione. «Siamo sicuri che sia il caso di finirlo? – dice provocatoriamente, ma neanche tanto, Rambelli – Ci conviene davvero continuare ad andare avanti con un’opera mal pensata, che avrà sicuramente anche costi enormi di gestione? Magari, piuttosto, fermiamoci un attimo e proviamo a capire se è ancora possibile lasciarlo aperto. Io, da architetto, guardando il cantiere, ho avuto delle idee, delle suggestioni. Penso allo stadio municipale di Braga, in Portogallo (dell’architetto De Moura, ndr) per esempio, Potrebbe diventare un’arena estiva, magari coperta con dei tendaggi, oppure impreziosita con schermi a Led. Sarebbe bello cambiare approccio: non tutto quello che è stato deciso in passato deve essere “necessariamente” portato avanti se si valuta che è inattuale».

E a proposito di stadi, secondo Rambelli va rilanciato il tema dello spostamento del Benelli. «Già negli anni novanta era previsto dai piani regolatori di spostare lo stadio. Si può ipotizzare l’area del quartiere San Giuseppe, o la zona del Cinemacity, o altre di pubblico interesse . Un progetto da realizzare con l’ausilio del privato, magari in project financing. Il Comune si ritroverebbe con alcuni isolati da riprogettare dove ora c’è lo stadio, penso a un parco, a servizi pubblici, non solo residenziale. Penso alla Potsdamer Platz di Renzo Piano, a Berlino: a Ravenna si potrebbe fare qualcosa del genere, in piccolo. Ripensare il quartiere coinvolgendo architetti, dando lavoro ad aziende del territorio e migliorando la vita ai residenti. Ma serve un chiaro indirizzo “politico” dal pubblico, dal Comune».

L’ultimo aspetto che tocca Rambelli è quello della tanto attesa riqualificazione della darsena di città. «Lo sappiamo, ci sono tanti proprietari privati. Ma l’ex dogana è pubblica e il Comune non ha trovato altro di meglio che metterci i vigili urbani (doveva essere una sistemazione temporanea, ndr). Il pubblico ha invece il dovere di creare lì un grande attrattore, per esempio una biblioteca di quartiere, o uno spazio per i giovani. Per non parlare del vicino Sigarone, ancora abbandonato. Il Comune dovrebbe parlare con la proprietà e trovare il modo di prendere in mano il Sigarone, farne quella piazza coperta di cui parlava Barattoni in campagna elettorale. Potrebbe essere il nuovo Pop Up, un luogo che rivitalizzerebbe tutta la zona. È questo quello che credo debba fare la politica: governare davvero, prendere decisioni qui e ora, non solo “amministrare” decisioni del passato».

L’ultima considerazione è per il mancato coinvolgimento degli architetti nelle grandi opere della città, palazzetto in primis. «Culturalmente, non è possibile che un nuovo palazzetto sia stato progettato dall’ufficio del Lavori pubblici del Comune, che si dovrebbe invece occupare della manutenzione della città, spesso invece tralasciata. È necessario tornare all’epoca in cui Ravenna era un esempio per il coinvolgimento degli architetti nelle opere pubbliche, tornare al tempo dei concorsi, coinvolgere i giovani professionisti e non che operano in città».

La foca monaca a Marina di Ravenna – VIDEO – «Se alzate il volume si sentono i suoi respiri»

La foca monaca della foce del Bevano è stata avvistata di nuovo nel Ravennate. Questa volta a Marina di Ravenna, dove sono intervenuti nella mattinata di giovedì 18 dicembre i biologi del centro ricerche Cestha, che pubblica il video sui social solo ora che l’animale non è più nella zona, per evitare disturbi.

«Le foto e i video prodotti – scrivono dal centro – suggeriscono che l’esemplare non sia in difficoltà. Le foto verranno analizzate e paragonate con l’individuo avvistato alla foce del Bevano, che da una prima analisi sembra lo stesso».

Cestha raccomanda chiunque dovesse avvistare una foca in mare di non cercare di avvicinarsi e se possibile di spegnere il motore. Fondamentale è avvisare le autorità competenti come la capitaneria di Porto di Ravenna.

Tra il rumore di uno scatto e l’altro della macchina fotografica «se si alza bene il volume del video (qui sotto, ndr) si possono sentire i respiri di questo incredibile animale», sottolineano dal Cestha.

Rinnovato il protocollo d’intesa per la sicurezza al porto

È stato rinnovato il protocollo d’intesa per l’implementazione del “Progetto per il miglioramento della sicurezza sul lavoro nell’ambito del sito portuale di Ravenna”. Il documento è stato sottoscritto in Prefettura a Ravenna, alla presenza del sindaco Alessandro Barattoni e del prefetto Raffaele Ricciardi. Entrambi hanno espresso grande soddisfazione per il lavoro svolto da tutti i soggetti coinvolti e coordinato dall’Autorità Portuale.

Si conferma quindi l’impegno che dal 2008 la comunità ravennate porta avanti per meglio tutelare il diritto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro. Fondamentale nella definizione dei contenuti di questo nuovo documento il ruolo di Ausl Romagna, chiamata a svolgere un ruolo di primo piano nel coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza messe in atto dagli enti pubblici, promuovere e facilitare l’individuazione delle priorità di intervento, e farsi parte attiva nel monitorare l’attuazione del Protocollo stesso.

L’obiettivo è quello di accrescere complessivamente la cultura e la pratica della sicurezza delle imprese e dei lavoratori per elevare in modo strutturale e permanente i livelli di sicurezza delle attività portuali, grazie alla realizzazione di azioni organiche e congiunte, nell’ambito delle rispettive competenze e responsabilità.

«Il Protocollo rappresenta, dunque, un valido strumento per la diffusione di questa cultura della sicurezza che passa attraverso una formazione specifica dei lavoratori e degli operatori in genere, azioni di vigilanza e contrasto, coordinamento tra soggetti, enti e amministrazioni pubbliche diversamente competenti in materia» commentano i firmatari. Il Protocollo è stato sottoscritto dall’autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale, Confindustria Romagna, Confimi Industria Romagna, Confartigianato, Cna, Confcooperative Romagna Estense, Legacoop Romagna, Agci, Cisl, Fitcisl, Cgil, Filt-Cgil, Uil, Uil Trasporti, Compagnia Portuale e Ausl Romagna.

Nuova legge regionale sugli affitti brevi: standard di qualità e mappatura delle aree

Da oggi (18 dicembre) i Comuni dell’Emilia-Romagna hanno a disposizione una legge che interviene sulla regolamentazione degli affitti brevi all’interno del loro territorio. L’Assemblea legislativa ha approvato il progetto di legge della Giunta, che disciplina gli immobili destinati a locazione breve. La legge introduce la destinazione d’uso urbanistica “locazione breve”, offrendo strumenti regolatori ai Comuni per governare il fenomeno degli affitti brevi sul proprio territorio. La legge nasce per regolamentare un fenomeno in crescita ma non ancora gestito da norme nazionali.

L’obiettivo è quello di distinguere gli immobili destinati a questo tipo di attività dal patrimonio abitativo ordinario. I Comuni non saranno obbligati a intervenire, ma avranno a disposizione uno strumento da attivare attraverso una variante urbanistica semplificata nel momento in cui la regolazione degli affitti brevi dovesse rendersi utile. Potranno così individuare aree del territorio dove consentire, limitare o incentivare queste attività in base a criteri specifici

Gli immobili utilizzati per affitti brevi dovranno, comunque, rispettare standard rigorosi di sicurezza, igiene, salubrità, efficienza energetica e conformità degli impianti, mentre i Comuni avranno la possibilità di richiedere ulteriori requisiti di qualità edilizia per elevare ulteriormente il livello dell’offerta. La proposta prevede inoltre di consentire ai comuni di poter inoltre ricorrere alla leva fiscale dei contributi di costruzione per incentivare o disincentivare l’insediamento delle locazioni brevi, adattando la disciplina alle caratteristiche locali. La nuova normativa permetterà di semplificare e rendere più uniforme la gestione del fenomeno e, al tempo stesso, garantirà la possibilità di riportare in qualsiasi momento un immobile dalla destinazione ‘locazione breve’ all’uso abitativo senza costi aggiuntivi, favorendo così il recupero di case per i residenti e sostenendo concretamente il diritto all’abitare.

«Un voto che conferma l’obiettivo principale – dichiarano l’assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni, e l’assessore regionale alla Casa, Giovanni Paglia – cioè, dare un quadro normativo che consenta ai Comuni, in base alle diverse necessità, di agire con maggiore efficacia, tutelando il diritto alla casa, ma anche preservando la vocazione turistica dei territori. Un modello flessibile, quindi, che tiene conto delle diversità territoriali. La legge approvata oggi va esattamente in questa direzione ed è frutto di un confronto, ampio e condiviso, con tutte le realtà del settore».

In comune il secondo incontro dell’Osservatorio dei prezzi al consumo

Si è svolto nella mattinata di oggi (18 dicembre) il secondo appuntamento dell’Osservatorio dei prezzi al consumo del Comune a Ravenna voluto dal sindaco Alessandro Barattoni.

Il tavolo si riunisce a cadenza trimestrale e permette alle istituzioni di ragionare insieme alle associazioni di categoria e alle forze sindacali per analizzare trend e congiunture su base stagionale e per condividere le strategie migliori con due obiettivi: difendere la competitività delle imprese e salvaguardare il potere di acquisto dei cittadini.

L’appuntamento di oggi  ha analizzato il periodo settembre – novembre 2025, tenendo conto anche di nuovi prodotti rilevati con un minimo di cinque quotazioni, che garantiscono una base informativa omogenea e coerente su tutto il territorio. Tra questi rientrano i costi di servizi diversi quali la mammografia, l’acquisto di una bara o il trasporto con ambulanza privata.
«Quello che emerge da questi dati – osserva il sindaco –,  è che dopo l’aumento indiscriminato di prezzi riscontrato durante l’estate, con l’incremento dei costi dei beni alimentari in testa, ora assistiamo ad un rallentamento, con un indice che a Ravenna si attesta sullo 0,6%. L’elemento, forte, che emerge, è la crescita delle spese per i servizi sanitari e per la salute effettuati privatamente, che è pari a + 2,2%. Anche analizzando l’andamento stagionale, l’anomalia è confermata dall’estate, con l’aumento dei beni alimentari».

Toccororo e Jasss per il ritorno di Club Adriatico all’Almagià

Club Adriatico torna alle Artificerie Almagià di Ravenna sabato 27 dicembre alle ore 23 per la serata conclusiva della prima stagione di Schiusa, nuova rassegna itinerante in Romagna curata da E Production. Il club techno, che ha organizzato oltre cento serate tra Ravenna, Bologna e Milano, offre il suo consueto party di fine anno con due ospiti dalla Spagna.

Dopo il warm up di Bangutot, dj resident di Club Adriatico fin dalle origini, si esibirà in consolle Toccororo, una delle figure chiave della nuova scena queer club spagnola. I suoi set si concentrano sulla musica elettronica latina da club come guaracha, acid guaracha, raptor house e tribal, mixata con stili ballroom, jersey club e hard techno.

A chiudere la serata sarà Jasss, dj e produttrice spagnola nota per il suo approccio sperimentale alle sonorità techno, electro e industrial. Nel giugno 2025 ha pubblicato il suo terzo album, Eager Buyers, che fonde influenze post punk, trip hop e post rock, spingendosi oltre le tipiche strutture techno con texture atmosferiche e un sound design sperimentale e riflessivo.

Le prevendite per l’evento sono acquistabili sulla piattaforma Dice.

Le Terme di Riolo chiudono l’anno in crescita. Tornano durante le feste gli eventi “Calici e Stelle”

Le Terme di Riolo si apprestano a vivere le ultime settimane di apertura all’insegna di un bilancio positivo e di eventi e iniziative di grande interesse. «Il 2025 è stato un anno estremamente positivo, che ha riconfermato e consolidato i risultati dell’anno precedente – commenta Emanuele Salvatori, direttore commerciale delle Terme di Riolo -. Il 2024 è stato per noi l’anno della ripartenza, anche grazie a una nuova gestione manageriale, che ci ha permesso di segnare un 20 percento in più tra percorsi di cura e benessere. Quest’anno siamo cresciuti di un ulteriore 5 percento: ci confermiamo tra i primi 5 stabilimenti in regione per servizi sanitari erogati in convenzione con Asl e anche i nostri eventi dedicati al benessere riscuotono grande successo, come dimostra l’appuntamento di Capodanno andato sold out in pochi giorni».

Tra i nostri punti di forza della struttura, la continuità del servizio. Le Terme di Riolo sono infatti tra gli ultimi centri in Romagna a chiudere i servizi di cura, per venire incontro alle esigenze di lavoratori e pendolari e anche i gli eventi benessere vengono portati avanti per gran parte dell’anno. Gli appuntamenti di “Calici e Stelle” proseguiranno infatti fino al 3 gennaio, poi le terme resteranno chiuse una ventina di giorni per i lavori di manutenzione e per prepararsi al resto della stagione invernale.
«Abbiamo la fortuna di essere circondati da attività e strutture alberghiere che assecondano il nostro passo, con aperture prolungate e servizi sempre a disposizione. Abbiamo creato un’ottima sinergia con altre realtà del territorio, che ci permette di valorizzare al meglio la nostra località».

«Siamo lieti di poter confermare il trend positivo che ha caratterizzato le ultime due stagioni – commenta invece Andrea Spalla, Ad di Terme di Riolo e managing director Padusa Spa -, con un incremento sia del fatturato che degli utenti. Risultati realizzati mantenendo una grande attenzione alla qualità dei servizi forniti. Abbiamo avuto riscontri estremamente positivi sia dai nostri clienti che da tutti gli stakeholders, ottenendo una notorietà che ci ha permesso di stringere importanti collaborazioni con eccellenze del territorio che ci rendono ottimisti anche per il futuro».

Tra queste va citata sicuramente quella con il Ravenna FC, che porterà all’organizzazione di ritiri delle squadre giovanili e alla definizione di un vero e proprio protocollo per migliorare la performance sportiva. In questo senso, va segnalata anche una nuova iniziativa rivolta ai tifosi giallorossi: fino al 6 gennaio, semplicemente presentando il proprio abbonamento al Ravenna, si otterrà uno sconto del 20 percento sul biglietto d’ingresso (valido per una mezza giornata in piscina termale, prenotazione obbligatoria via mail a info@termediriolo.it).

In questi ultimi giorni prima del Natale, inoltre, Terme di Riolo offre la possibilità di fare un regalo anche a fin di bene: una parte del ricavato delle vendite delle Gift Card (a disposizione in varie formule a partire da 30 euro su Termedirioloshop.it e sulle piattaforme di WelfareGroup) andrà infatti all’associazione Insieme a Te (nota per la Spiaggia dei Valori di Punta Marina) a supporto delle persone affette da malattie neuro-degenerative e delle loro famiglie.

Infine, come annunciato, proseguono gli eventi serali di “Calici & Stelle”, il format molto apprezzato che unisce il benessere al gusto, valorizzando le cantine locali con degustazioni a bordo piscina. Gli ultimi appuntamenti saranno quelli del 27 dicembre e del 3 gennaio.

Presentato sul bilancio di previsione 2026: priorità ai servizi e alla cura del territorio 

Il Comune di Ravenna presenta il bilancio di previsione 2026: la discussione sulla manovra si è aperta venerdì 12 dicembre, il dibattito finale e la votazione in consiglio comunale sono previste lunedì 22.

Sul bilancio incidono in maniera significativa i tagli dei trasferimenti statali al Comune, che per il periodo 2023 – 2028 saranno di 5,8 milioni, e i costi legati al rinnovo del contratto dei dipendenti degli enti locali, che a regime per il Comune di Ravenna ammonteranno a 3,4 milioni l’anno. 

«A fronte di tale situazione – dichiara il sindaco Alessandro Barattoni – Ravenna sceglie di continuare a investire su servizi educativi e sociali, contrasto alle fragilità e aumento delle risorse per le manutenzioni del territorio e investimenti. Abbiamo costruito una manovra che, tenendo conto delle risorse disponibili, si focalizzasse su queste priorità, che a nostro parere costituiscono fondamenta imprescindibili per una comunità solidale, inclusiva, sicura e vivibile per tutti i suoi cittadini e cittadine»

In questo quadro, la spesa corrente prevista nel bilancio 2026 è di 205,978 milioni di euro. Escludendo le somme per spese vincolate a usi specifici e spostate da anni precedenti, la spesa risulta in leggero aumento (più 0,72 per cento) legato in particolare ai maggiori costi dei servizi, soprattutto quelli socio-educativi e per l’infanzia.

Gli ambiti di spesa più significativi della parte corrente, cosiddette missioni, sono quelli relativi ai diritti sociali, alle politiche sociali e alla famiglia. In questo caso le risorse previste per il 2026, rispetto a quelle previste per il 2025, aumentano dell’8,3 per cento (da 26.096.684 a 28.270.901 euro) con un particolare riguardo all’appoggio scolastico e al sostegno alle persone fragili, disabili e minori. Anche sul fronte dell’istruzione e del diritto allo studio si conferma un’attenzione sempre crescente, con una previsione di spesa in incremento del 6 per cento (da 30.550.386 a 32.379.963 euro) così come per quanto riguarda le politiche giovanili, lo sport e il tempo libero (più 5,3 per cento, da 3.411.194 a 3.591.684 euro), lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio (più 5 per cento, da 6.387.675 a 6.709.153 euro) e il turismo (più 6 per cento da 1.536.532 a 1.630.654 euro).

Le previsioni di entrata restano sostanzialmente in linea con il 2025, con un consolidamento delle poste principali, anche in considerazione del mantenimento dell’attuale impianto tributario, accompagnato solo da qualche adeguamento sulle rette dei servizi educativi e sociali resosi necessario per coprire, seppur parzialmente, gli incrementi inflattivi registrati negli ultimi anni.

La spesa per investimenti prevista per il 2026 ammonta a 94,659 milioni di euroDi questi, 35,595 milioni è previsto che arrivino da contributi esterni, pubblici e privati, mentre la parte restante sarà coperta con risorse comunali sia libere che onerose. La somma totale va dunque oltre le disponibilità dell’ente, ma è strategico prevederla e con essa mettere in campo i relativi progetti, per poterli appunto candidare al reperimento dei necessari finanziamenti presso terzi. Metà della spesa prevista per gli investimenti, pari a 46,932 milioni di euro, riguarda la viabilità, le strade e l’illuminazione pubblica. Fondi significativi sono destinati anche alle strutture a rilevanza sociale (9,255 milioni), a scuole e nidi (6,460 milioni), al patrimonio storico e culturale (4,878 milioni), allo sport (4,730 milioni) e all’ambiente e alla tutela del territorio (4,632 milioni).

«Malgrado un quadro finanziario che richiede rigore e attenzione alla sostenibilità delle scelte – ribadisce l’assessora al Bilancio Francesca Impellizzeri – questo bilancio afferma con determinazione la volontà dell’Amministrazione di salvaguardare i servizi. Con la stessa priorità è assicurata la copertura delle risorse necessarie alla manutenzione del patrimonio comunale, che richiede un presidio costante per garantire decoro, sicurezza e benessere alla comunità».

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