La nuova vita di Gianni Bugno: il campione del ciclismo guida l’elicottero per Eni

Vive a Marina di Ravenna dove trasporta i lavoratori sulle piattaforme del mare Adriatico

Bugno Oggi ElicotteristaVive a Marina di Ravenna, a intervallo di una settimana sì e una no, con il compito di trasportare le persone che lavorano sulle piattaforme del mare Adriatico, tra Ravenna e Ancona. Una volta appesa al gancio la bicicletta, Gianni Bugno ha coronato uno dei suoi sogni, quello di diventare pilota di elicottero, totalizzando in quasi vent’anni più di 5mila ore di volo. Il tutto dando un taglio con un passato glorioso, al punto di regalare ai suoi amici e conoscenti, una volta terminata l’attività agonistica nel ’98, le maglie, le medaglie e i trofei conquistati in una carriera da fuoriclasse.

Buon Maglia TricoloreDa qualche anno, per l’esattezza dal 2012, l’ex doppio iridato (primo a Stoccarda nel ’91 e a Benidorm nel ’92) e vincitore del Giro d’Italia (nel ’90) è infatti di stanza in via del Marchesato, dove lavora per l’Eni («ma non fatemi domande su cosa penso sul “caos trivelle”, però…») e dove trascorre una vita molto tranquilla tutta dedicata al lavoro. «Casa mia è sempre a Monza – inizia – ma anche qui mi trovo bene. Faccio turni lunghi sette giorni, per cui appena posso vado dalla mia famiglia, facendo la spola tra Romagna e Brianza».

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Dove abita a Marina di Ravenna?
«In un appartamento a Marinara. C’è un po’ di gente nei weekend, mentre durante la settimana, se non è estate, è il deserto. Si tratta del posto ideale per uno come me, che non ha tempo libero e che pensa solo al lavoro. Esco giusto per fare la spesa, ogni tanto faccio un giro nei dintorni. Diciamo che non partecipo molto alla vita del paese…».
Quando è nato il desiderio di diventare pilota di elicottero?
«Fin da quando ero piccolo, ma poi c’è stato il ciclismo, che se da una parte mi ha dato enormi soddisfazioni, dall’altra mi ha lasciato pochissimo tempo per dedicarmi agli studi. Una volta terminata l’attività agonistica, ho preso la licenza di volo e ho iniziato a fare i concorsi per trovare un lavoro».
Quali sono state le sue prime esperienze?
«Ho cominciato a Torino, poi a Roma, Milano, Napoli e Catania, fino ad arrivare a Ravenna, dove ho un contratto con l’Eni. Il mio compito è trasportare le persone nelle piattaforme sul mare, fino ad Ancona. Alla guida dell’elicottero ho collaborato anche per la Rai, occupandomi delle riprese televisive del Giro d’Italia».
Un lavoro che sembra una vera e propria passione… Più della bicicletta?
«Adesso salgo davvero poco in sella. Mi dispiace, ma purtroppo ho poco tempo libero. Anche l’attività di elicotterista, però, mi permette di stare in forma».
E anche di vivere tra cielo e mare…
«Sì, è vero, anche se più di tutto amo la montagna».
Tante gioie, nella sua carriera da ciclista, sono arrivate proprio dalle salite. Lei ha vinto un Giro d’Italia ed è arrivato secondo al Tour de France. C’è un successo a cui è legato in particolare?
«A dir la verità no, perché ogni vittoria è stata importante per me e ha un posto nel mio cuore».
Diventando un mito dello sport italiano…
«Ma io non mi sento affatto un mito. Ho fatto solo un’attività sportiva ad alto livello, togliendomi tante soddisfazioni che hanno ripagato me e chi ha creduto in me».
Com’era la vita da ciclista?
«Amavo la bici, mi piaceva gareggiare. Era prima di tutto una passione, ma anche un impegno durissimo, che richiedeva tanti sacrifici».
Cosa ha imparato dall’esperienza da ciclista?
«Tante cose, ma prima di tutto mi ha insegnato a lottare per raggiungere a tutti i costi un obiettivo».
Le capita ogni tanto di incontrare vecchi compagni di avventure?
«A Ravenna ogni tanto vedo Roberto Conti e Gianpaolo Grisandi, con cui sono rimasto in ottimi rapporti. Sento spesso anche Davide Cassani. Ha tante attività in piedi e sta lavorando bene».
Cosa pensa del ciclismo di oggi?
«Continuo a seguirlo e ad amarlo. È cambiato nei mezzi e nella tecnologia, ma l’aspetto più importante resta sempre la testa. Senza quella, non si va da nessuna parte».
Le piacerebbe tornare nell’ambiente?
«Dopo il ritiro dalle corse ho collaborato per un po’ con la Shimano. Poi però ho preferito dare un taglio netto, dedicandomi solo all’attività di elicotterista. Non ci sono state più occasioni e adesso la mia strada è diretta verso altre direzioni».

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