Due giovani ravennati nelle Nazionali giovanili: «Obiettivo Mondiale 2026»

Raimondo (Under 18) e Giovane (Under 19) tra le speranze azzurre: «Qui ci sono troppi stranieri e si guarda troppo al fisico. Dateci la possibilità di sbagliare»

Raimondo Italia

Antonio Raimondo

Proprio nei giorni in cui la Nazionale maggiore stava preparando gli spareggi per i Mondiali in Qatar, clamorosamente mancati, due giovani ravennati (entrambi cresciuti nelle giovanili del Cesena) erano impegnati con le selezioni azzurre giovanili.

Si tratta di Antonio Raimondo – centravanti 18enne del Bologna, che ha già debuttato in serie A alla fine dello scorso campionato – e di Samuel Giovane, 19enne centrocampista dell’Atalanta.

Raimondo è stato impegnato in due amichevoli con l’Under 18 contro i pari età di Austria e Svizzera, segnando anche il suo primo gol in azzurro nel 5-1 finale contro gli elvetici. Giovane è invece ormai quasi un veterano delle nazionali giovanili e con la fascia da capitano al braccio ha guidato l’Under 19 alla vittoria del proprio girone del cosiddetto round élite, conquistando così la qualificazione alla fase finale dell’Europeo di categoria, in programma questa estate in Slovacchia.

Giovane Italia

Samuel Giovane

Li abbiamo contattati dai rispettivi ritiri (Raimondo a Novarello, Giovane in Finlandia), per una breve intervista doppia.

Cosa provi a indossare la maglia azzurra?
R.: «Un’emozione unica, che spero di riprovare tante altre volte in futuro».
G.: «Una grande emozione, perché so di rappresentare il mio Paese. Sono nel giro della Nazionale dall’Under 15, ma ogni volta è come se fosse la prima volta, impossibile da descrivere».

Ci sarai nell’Italia, al prossimo Mondiale che disputerà?
R.:
«Nel 2026 avrò 22 anni, la speranza di esserci c’è sempre, poi si vedrà…».
G.: «Avrò 23 anni, sono un ragazzo molto ambizioso: penso che ci sarò».

Come ti spieghi la mancata qualificazione dell’Italia per due mondiali consecutivi? Mancano i talenti?
R.:
«La mancanza di grandi talenti credo che nasca anche dal fatto che in Primavera ci sono tantissimi stranieri, che tolgono spazio a ragazzi italiani che magari avrebbero bisogno di più tempo per emergere».
G.: «Semplicemente, non me lo spiego, per un paese che vive di calcio come il nostro. Anche perché vedendo le prestazioni e i giocatori a disposizione, non lo meritavamo».

Perché i giovani italiani faticano a emergere?
R.: «Spesso in Italia nei settori giovanili si tende a dare più spazio a giocatori più pronti fisicamente rispetto ad altri più bravi tecnicamente ma più indietro fisicamente. E questo va a discapito di tutti, perché quando i più grossi non sono più così grossi rispetto agli altri, non riescono a fare più la differenza, e nel frattempo gli altri sono stati messi da parte…».
G.: «Come negli altri paesi, i talenti italiani ci sono ma qui non vengono valorizzati nel modo giusto e nel nostro calcio non si dà loro la possibilità di sbagliare».

Qual è la differenza, quando vi confrontate con loro, con i ragazzi di squadre straniere?
R.:
«All’estero fanno esperienza prima. Quando abbiamo giocato contro la Francia, per esempio, quasi tutti loro avevano già diverse presenze in prima squadra, in Ligue 1. Tra di noi, invece, praticamente nessuno ne aveva. Ed è quindi normale che loro siano molto più pronti».
G.: «Con squadre del nostro calibro estere non abbiamo mai fatto brutte figure, anzi, spesso le abbiamo messe in grossa difficoltà».

Obiettivi per questo finale di stagione?
R.:
«Visto che ho già debuttato in serie A, l’obiettivo è di giocarci qualche altra partita. E perché no, di fare il primo gol».
G.: «Recentemente sono stato convocato in prima squadra, all’Olimpico (per Lazio-Atalanta, ndr) ed è stata una grande emozione. Ma il primo obiettivo era qualificarmi con la Nazionale per l’Europeo di questa estate; ora è finire con grandi prestazioni nel mio club».

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