Provincia al lumicino: in un anno l’assemblea dei sindaci si è riunita due volte

Il bilancio del consigliere Spadoni (Civici) su quanto fatto da Piazza Caduti mostra numeri deludenti:  «Ci si limita all’ordinaria amministrazione, nessuna scelta di sviluppo economico»

Palazzo Provincia RavennaChe la Provincia fosse un ente a metà del guado, in un limbo tra l’abolizione e l’ordinaria amministrazione non lo ha nascosto nessuno negli ultimi tempi. Nemmeno il presidente, Michele de Pascale, che ha segnalato anche con un esposto la situazione dei conti sempre più in difficoltà a causa del calo dei trasferimenti statali. I numeri di un anno di attività istituzionale non smentiscono: in circa dodici mesi sono state fatte 14 sedute del consiglio, con 42 delibere approvate e 20 interpellanze. L’assemblea dei sindaci, uno dei due organi di indirizzo e controllo, è fermo a due sole sedute.

Molto critico a questo proposito è Gianfranco Spadoni:  «Non sono state compiute scelte di sviluppo economico – sociale soprattutto per evidenti ragioni legate alla sostenibilità finanziaria, tuttavia alcune attività prive di costi, tese ad esempio a favorire forme di esercizio associato di funzioni con altre province, potevano essere sperimentate. In questo senso si poteva promuovere una forte sinergia fra le tre province di Ravenna, Forlì – Cesena e Rimini per realizzare ‘economie di scala’ attraverso una razionalizzazione complessiva e, non ultimo, per creare le basi per la costruzione di un nuovo modello di governance territoriale». Secondo Spadoni, che è consigliere in piazza Caduti in rappresentanza dei civici, le province «non si trovano solo nell’impossibilità di predisporre i bilanci per un’evidente difficoltà di risorse, ma sono afflitte da una forte crisi d’identità che le costringe a rinunciare all’obiettivo di rilanciare l’ azione dell’ente stesso».

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